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Cosè il linfodrenaggio

Cosè il linfodrenaggio

Il linfodrenaggio o drenaggio linfatico manuale (DLM) è una particolare tecnica di massaggio fisioterapico, utilizzata in alcune aree del corpo che presentano un malfunzionamento del sistema linfatico, ecco appunto cos’è il linfodrenaggio: drenare i liquidi in eccesso accumulati negli spazi interstiziali dei tessuti, ripristinandone la corretta defluizione.

Cos’è e a cosa serve il sistema linfatico?

Il sistema linfatico è uno dei migliori alleati del corpo umano: funziona infatti da scudo per il nostro organismo, poiché lo ripulisce da tutte le scorie, virus, cellule morte, proteggendolo anche da attacchi patogeni esterni.
Parallelo al sistema circolatorio, è formato dai linfonodi, deputati alla produzione dei linfociti, speciali globuli bianchi di cui il corpo si serve per eliminare microrganismi dannosi, da una complessa rete di vasi, simili a quelli venosi o arteriosi, dalla milza, dal timo e dal midollo osseo.

La linfa tuttavia non viene pompata dal cuore, così come succede nel sistema circolatorio, ma dall’attività dei muscoli, i quali contraendosi e rilassandosi funzionano come una vera e propria pompa: è infatti non raro notare un ingrossamento di alcune parti del corpo quando queste sono costrette all’immobilità, cioè quando i muscoli non vengono messi in funzione per molto tempo.

Può essere visibile l’attività dei linfonodi nel caso, per esempio, di infezioni: quando i linfonodi aumentano la produzione di linfociti, per combattere un’infiammazione, si ingrossano, da qui la comune l’espressione “avere i linfonodi ingrossati”.

I vasi linfatici più grandi presentano una serie di dilatazioni e restringimenti in concomitanza con valvole deputate al corretto defluire della linfa, così da evitare i reflussi. La linfa infatti scorre, contro la forza di gravità, dal basso verso l’alto, in un’unica direzione.


Quando è utile il massaggio linfodrenante?

Importante è capire cos’è il linfodrenaggio. Il drenaggio dei fluidi linfatici è particolarmente indicato in alcune situazioni mediche quali:

  • riassorbimento degli edemi;
  • cicatrizzazioni di ulcere e piaghe nei diabetici;
  • regolazione del sistema neurovegetativo.

Il linfodrenaggio è poi molto utilizzato nel campo della medicina estetica: non è raro leggere che questo tipo di massaggio permetta di dimagrire: non è del tutto vero in realtà, grazie appunto al drenaggio dei liquidi viene stimolato il corretto funzionamento del sistema linfatico, quindi non si manifesteranno i gonfiori tipici del malfunzionamento del sistema stesso (in ogni caso rimarranno sempre valide le raccomandazioni riguardo l’adottare una dieta sana e uno stile di vita dinamico).

Le donne, per esempio, lo richiedono come valido ed efficace aiuto per combattere gli inestetismi della pelle come la cellulite.

Ancora, questo particolare tipo di massaggio fisioterapico è suggerito a coloro che sono stati sottoposti a interventi di chirurgia estetica, come la liposuzione.

Inoltre, il linfodrenaggio è un valido alleato per combattere molti disturbi come:

  • linfedema
  • affezioni delle vie respiratorie
  • acufeni
  • emicrania
  • sinusite
  • affezioni dentarie
  • problemi alle tonsille
  • cicatrici e ustioni
  • acne
  • reumatismi di varia natura

Per finire, è particolarmente consigliato anche alle donne in gravidanza, proprio per la capacità di far defluire il ristagno dei liquidi.

Un po’ di storia per capire
cos’è il linfodrenaggio : da dove nasce il linfodrenaggio

Il drenaggio linfatico manuale viene ricondotto all’intuizione dei danesi Emil Vodder e Estrid Vodder, i quali però perfezionarono e diedero corpo alle basi del massaggio del dottor Alexander Von Winiwarter, il quale alla fine del XIX secolo, introdusse un particolare tipo di manipolazione per combattere il linfadema.

Ci si serviva di massaggi leggeri e compressioni, seguiti dall’elevazione delle estremità dell’assistito per, appunto, far defluire i fluidi linfatici.

Il successo di questo particolare tipo di massaggio non si ebbe però fino al perfezionamento eseguito negli anni ‘30 dai Vodder, i quali sperimentarono una tecnica per la cura delle gambe gonfie, il mal di schiena e per la stimolazione della circolazione linfatica.

Benefici del linfodrenaggio manuale

I benefici della terapia sono noti e osservabili sia a livello strettamente fisico sia a livello di benessere generale, grazie a:

  • rilassamento delle fibre muscolari;
  • eliminazione dei liquidi linfatici non utilizzati;
  • introduzione di leucociti e immunoglobuline nel circolo ematico
  • sensazione di leggerezza e rilassamento dei muscoli, che lavorano con meno carico linfatico
  • riduzione del gonfiore e della ritenzione idrica
  • prevenzione di possibili futuri ristagni dei liquidi
  • tonificazione dei muscoli
  • rigenerazione della pelle
  • rinforzo del sistema immunitario

Per capire ciascun tipo di trattamento, ti suggerisco di contattare uno specialista, gratuitamente ti aiuterà ad orientare meglio le tue scelte:

Quali tecniche si utilizzano quando si effettua il linfodrenaggio?

Il massaggio linfodrenante è un trattamento complesso, poiché è necessaria una conoscenza approfondita dell’anatomia del corpo umano.

Le manipolazioni del fisioterapista devono seguire il percorso della linfa, per questo motivo hanno sempre inizio dal collo, zona in cui sono posizionati i linfonodi e dove la linfa si mischia al flusso sanguigno.

Matteo, Fisioterapista Epicura

Varie sono le tecniche che si possono applicare, tutte differenti per esecuzione ma con il medesimo scopo, tuttavia i più utilizzati e conosciuti sono il metodo Vodder e il metodo Leduc.

Metodo Vodder: cos’è?

Il metodo del padre del linfodrenaggio consta di 4 tipi di movimenti:

  • circolari
  • rotatori
  • erogatori
  • a pompaggio.

Il massaggio comunemente comincia con movimenti circolari, dal collo, in maniera leggera ma decisa, soprattutto su viso, collo e linfonodi.

I movimenti a pompaggio sono quelli usati per “spingere” la linfa verso una precisa direzione, alterando la pressione dei tessuti con movimenti ovali, con l’ausilio del palmo. Viene principalmente eseguito sulle zone curve come braccia, fianchi e gambe.

Le spinte rotatorie, vengono fatte aiutandosi con il polso, e muovendo la mano sulla cute con movimenti circolari.

Infine con il polso vengono fatti dei movimenti rotatori, definiti spinte erogatrici, mentre con il pollice si segue il flusso linfatico.
Gli ultimi due movimenti vengono eseguiti soprattutto sulle zone centrali come schiena, ventre e petto.  

Metodo Leduc: in cosa consiste?

Due sono le sostanziali differenze fra il trattamento Vodder e il Leduc: minor numero di movimenti e il bendaggio, che non viene fatto nel primo metodo.

Le manovre applicate durante il massaggio Leduc sono:

  • manovra di richiamo
  • manovra di riassorbimento

Lo scopo della manovra di richiamo è svuotare i canali linfatici e viene quindi effettuata vicino alla zona interessata dal problema.
Con il secondo movimento invece si favorisce il riassorbimento dei liquidi all’interno della rete di vasi linfatici e viene fatta proprio sull’area interessata.

La seconda differenza rispetto al metodo Vodder è, come detto, l’applicazione di bende in corrispondenza dell’area da trattare. È importante che il bendaggio sia applicato dalle zone più periferiche e in maniera non compressiva.


L’intelligenza artificiale per  cure a domicilio? Ecco cosa ci aspetta nel 2019 e 2020

L’intelligenza artificiale per cure a domicilio? Ecco cosa ci aspetta nel 2019 e 2020


Siamo pronti per l’intelligenza artificiale?

La risposta è assolutamente sì. L’Intelligenza Artificiale (AI) può supportare la medicina e permettere un’assistenza sanitaria più organizzata, precisa e predittiva. Le risposte sono destinate a diventare molto più adeguate e lo spazio per gli errori di valutazione a ridursi rapidamente. Ad oggi, in Italia, abbiamo oltre 1,2 milioni di pazienti affetti da disturbi cardiovascolari: l’AI potrebbe indicarci quali tra questi sono quelli che presentano un quadro clinico da trattare con una determinata terapia piuttosto che con un’altra. L’Intelligenza Artificiale è la chiave che ci consentirà di rispondere in maniera più rapida e precisa a tante domande come questa, forte di un potenziale virtualmente illimitato. Nei mesi scorsi, il Future Health Index, una piattaforma di ricerca creata dalla multinazionale olandese Philips, ha evidenziato il favore dei cittadini nei confronti della prossima rivoluzione digitale applicata alla medicina. Secondo i più, l’AI potrebbe guidare questo rinnovamento, a patto che riesca a fornire consigli e indicazioni personalizzati per ogni tipo di paziente. Per adesso, in Italia ad indicare la strada è l’IIT (l’Istituto Italiano di Tecnologia), che sta lavorando all’applicazione del robot R1, il quale sarà impiegato nell’assistenza (anche a domicilio) e nella riabilitazione dei pazienti presso la propria abitazione o in palestra.

Un mercato dal potenziale smisurato

L’Intelligenza Artificiale trasformerà sempre di più la sanità: le stime suggeriscono che dai 660 milioni di euro registrati nel 2014, si raggiungerà un giro d’affari pari a oltre 6,5 miliardi entro il 2021, con percentuali di crescita annue del 40%. A dirlo è uno studio di Frost & Sullivan, secondo cui l’AI applicata all’healthcare avrebbe un potenziale immenso, sia in termini di ricavi che dal punto di vista della diminuzione dei costi (le stime parlano di un risparmio del 50%). Prospettive rosee, soprattutto in un momento di sofferenza come questo, caratterizzato da una situazione sempre più complessa da gestire a causa del continuo incremento della spesa, delle inefficienze lamentate a più riprese da pazienti e addetti ai lavori e della mancanza di personale. L’intelligenza artificiale per cure a domicilio fa da contraltare ad una richiesta di cure in continuo aumento. Ma, soprattutto, sono aumentati rispetto a qualche anno fa coloro che desiderano cure di elevata qualità, possibilmente a domicilio. Anche le aziende private potranno confrontarsi sul tema dell’Intelligenza Artificiale, cercando sollievo proprio nella possibilità di ottenere informazioni ad alto valore aggiunto processando le enormi quantità di dati garantite dalle attività quotidiane e dalle cure somministrate ai pazienti. Niente di più utile: i medici, infatti, non hanno mai avuto accesso a un numero così elevato di informazioni ma, al contempo, hanno grosse difficoltà nel riuscire ad elaborarle efficacemente.

L’impegno di Philips

Internet of Things e Intelligenza Artificiale sono i due settori nei quali Philips investe già da diversi anni, perseguendo l’obiettivo dichiarato di progettare soluzioni in grado di rispondere positivamente alle necessità del personale sanitario e dei pazienti. L’intelligenza artificiale per cure a domicilio richiede soluzioni tese a migliorare la vita di questi ultimi mediante il continuum of care, un metodo in grado di garantire la terapia giusta, nel posto giusto e al momento giusto. La differenza con il passato sta proprio nella capacità della tecnologia di adattarsi alla gente e non viceversa. Ecco spiegato il motivo per cui la multinazionale olandese parla di “intelligenza adattiva” anziché di AI, partendo dal presupposto che non bastano i metodi statistici, ma resta necessaria un’attenta valutazione del contesto operativo e personale in cui questi strumenti vengono impiegati. Le migliori cure a domicilio si basano sul concetto di prevenzione e, ovviamente, aver cura della propria salute passa anche attraverso la necessità di mangiare meglio. Ecco perché Philips sostiene il progetto EAT, promosso in collaborazione con la Fondazione Gruppo Ospedaliero San Donato. Il programma è stato pensato per rafforzare il sistema immunitario dei pazienti, in modo che abbiano più energie a disposizione, riducendo l’assunzione di calorie e zuccheri.

Le migliori cure a domicilio passano attraverso l’impiego della tecnologia

L’obiettivodell’intelligenza artificiale per cure a domicilio nel prossimo futuro è supportare i clinici nel dare un senso al numero enorme di dati generato dai pazienti e dalle cure assegnate loro. L’AI sta lavorando per creare interrelazioni non sempre visibili all’occhio umano, ma intuibili soltanto dalla macchina, capace di indirizzare in maniera più adeguata l’iter terapeutico. L’AI può rendere migliori le cure a casa anche fornendo consigli e coaching alle persone in difficoltà, oppure facilitando l’erogazione di terapie connesse o aggiuntive oltre le mura dell’ospedale. Di recente, sono state realizzate nuove piattaforme dedicate alla creazione di modelli analitici innovativi, capaci di garantire infrastrutture tecnologiche progettate appositamente per l’assistenza sanitaria. In tema di monitoraggio e assistenza domiciliari, Philips ha realizzato una soluzione capace di facilitare la prevenzione delle ospedalizzazioni evitabili. Rivolta soprattutto agli anziani fragili, questa intuizione utilizza un sistema capace di prevedere quali persone potrebbero necessitare di cure d’urgenza nei successivi 30 giorni, con l’obiettivo di permettere a questi pazienti di accedere a interventi più economici e tempestivi.

AI e robotica: tante idee volte a migliorare le cure a domicilio

Presto, la robotica diverrà uno dei cardini dell’assistenza a domicilio: macchine intelligenti dotate di caratteristiche antropomorfe, capaci di interagire con il paziente e l’ambiente circostante. Tra i protagonisti del prossimo futuro figurano alcuni robot-caregiver come iCub, realizzato dall’IIT di Genova: un autentico gioiello della robotica, grazie alla capacità di sentire, vedere e spostarsi come un vero uomo. Può anche sedersi e afferrare una vasta gamma di oggetti grazie alle mani dotate di tatto. Gli oltre 4 mila sensori permettono ad iCub (qui un dettagliato articolo divulgativo di Focus sull’argomento) di imparare dalle esperienze passate e dall’interazione con gli esseri umani. Tra gli androidi badanti ce n’è anche uno dedicato agli anziani malati di Alzheimer. Il nome che i suoi sviluppatori gli hanno dato è Kompai, che in lingua euskara vuol dire compagno. È dotato di ruote, è in grado di evitare gli ostacoli e riconosce i gesti e il volto dell’assistito. Kompai interagisce grazie a un display touchscreen, ricorda appuntamenti, orari delle medicine e dei pasti, fornisce consigli circa la lista della spesa e gli esercizi da eseguire per tenersi in forma. Sul tronco possiede alcune maniglie che aiutano il paziente ad alzarsi e un tasto per lanciare eventuali allarmi. Se la persona dice di non sentirsi bene, Kompai avverte il medico o l’infermiere. Rileva eventuali perdite d’acqua, fughe di gas, guasti elettrici ed è integrato con gli impianti domotici presenti in casa.


Cosa sono le Analisi del Sangue

Cosa sono le Analisi del Sangue

Cosa sono Le Analisi del Sangue

Le analisi del sangue o esami del sangue, sono fondamentali strumenti di diagnostica medica per la rilevazione di sostanze presenti nel sangue e, quindi, per l’individuazione di eventuali squilibri, indicatori di patologie e disturbi dell’organismo. Di solito vengono realizzate da personale qualificato infermieristico.

L’iniezione per il prelievo è una delle più basilari procedure mediche attraverso la quale viene prelevato un piccolo campione di sangue venoso, generalmente dalla vena del braccio, da analizzare poi in laboratorio.

Il campione prelevato verrà raccolto in un apposito contenitore, chiamato provetta, che sarà utilizzato per esami specifici. Alcuni tipi di provette, infatti, hanno particolari caratteristiche e possono essere utilizzate esclusivamente per determinate analisi, per esempio vi sono contenitori con sostanze conservanti e anti coagulanti, necessarie per la corretta riuscita del test.  

Tramite l’analisi clinica delle cellule ematiche, attraverso cioè lo studio della percentuale, della forma, delle dimensioni e della struttura di globuli rossi, bianchi e piastrine, il medico riesce a ottenere informazioni precise sulle condizioni di salute della persona e sugli eventuali problemi, ossia il quadro clinico del paziente, informazioni che dovranno anche tener conto delle caratteristiche dell’assistito quali età, etnia e sesso. Eco cosa sono le Analisi del Sangue, anche se queste possono non bastare, infatti non è raro che, tra gli esami richiesti di routine, vengano effettuati anche gli esami delle feci e delle urine.

Quali tipi di esami del sangue esistono?

Sulla base del tipo di informazioni che si vogliono ottenere si classificano i vari tipi di esame del sangue. Il servizio prelievo del sangue permette di ottenere numerose informazioni.

Il più comune è l’esame emocromo con formula (o emocromocitometrico), cioè l’esame del sangue classico. Da qui si possono ricavare informazioni riguardo a:

–          lo stato dei globuli rossi o eritrociti (RBC)

–          l’emoglobina, cioè la proteina deputata al trasporto dell’ossigeno (HGB)

–          il volume medio corpuscolare dei globuli rossi (MVC)

–          lo stato e il livello medio di piastrine o trombociti, a cui è assegnata la funzione di coagulante del sangue

–          il contenuto medio di emoglobina (MCH)

–          lo stato dei globuli bianchi o leucociti, fondamentali per la difesa dell’organismo (WBC)

Altri esami del sangue più dettagliati riguardano l’osservazione di:

–          Creatina: si esamina l’omonima sostanza di scarto prodotta dal nostro corpo, indispensabile per i muscoli, ma che deve essere smaltita. Un’alta concentrazione comporta dubbi sul funzionamento dell’attività dei reni.

–          Colesterolo: un test per la rilevazione di grassi nel corpo.

–          Elettroforesi sieroproteica o protidogramma: si rileva il grado di concentrazione delle proteine plasmatiche nel sangue. In dipendenza all’alta o alla bassa concentrazione si avranno tipi di problemi differenti. Per esempio, valori alti segnalano la possibilità di problemi al fegato o ai reni o malattie autoimmuni; quando invece sono bassi i problemi potrebbero essere legati all’intestino.

–          PT e PTT: test che misurano il tempo di coagulazione del sangue, importante per esempio prima della prescrizione di farmaci contenenti eparina.

–          Fosfatasi alcalina: è un test per individuare la concentrazione dell’omonimo enzima, legato anche questo al sistema epatico. Variazioni dei parametri indicano probabili complicazioni al fegato.

–          Trigliceridi: misura il tasso di grassi prodotti dal fegato o ingeriti con gli alimenti

–          Urea del sangue: serve a indicare alterazioni sul funzionamento dei reni, un’alta concentrazione può essere imputata a un regime alimentare squilibrato o alla disidratazione.

–          Bilirubina: i valori alti indicano la presenza di ittero, ciò significa che si potrebbe essere in presenza di patologie a carico del fegato (come epatite alcolica o reazione ad alcuni tipi di farmaci).

–          Glucosio nel sangue o glicemia: fondamentale per rilevare scompensi dovuti a patologie legate agli zuccheri nel sangue (i vari tipi di diabete, intolleranze ecc.).

–          Anidride carbonica: valori non ottimali indicano l’ipercapnia, sintomo di un mal funzionamento del sistema respiratorio.

–          Transaminasi: analisi utilizzate per individuare la presenza degli enzimi chiamati, appunto, transaminasi. Una concentrazione elevata può indicare problemi a livello epatico (fegato in primis).

–          Corticotropina (ACHT): valore che in concentrazioni squilibrate è legato a tumori, ma anche a gravidanza, ipoglicemia o utilizzo di medicine non indicate come insulina o amfetamine.

–          Albumina: fondamentale per il mantenimento costante della pressione sanguigna, un suo scompenso indica quindi problemi di bassa o alta pressione.

–          Elettroliti: questo esame è molto complesso poiché analizza la percentuale di concentrazione di varie sostanze come calcio, sodio, magnesio ecc. e le combinazioni di queste. Al variare di tali combinazioni e delle singole concentrazioni, sono associate varie patologie, per questo è sì il più complesso, ma anche uno dei più importanti.

–          Sideremia: con il quale si misura il livello di ferro presente nell’organismo, fondamentale per la struttura di tessuti e organi e per il trasporto dell’ossigeno nel sangue.

–          Azotemia: sempre per valutare il funzionamento dei reni, indica la concentrazione di azoto nel sangue.

–          Proteina C-Reattiva: prodotta dalle cellule adipose e dal fegato, la sua elevata presenza è sintomo di varie malattie, infezioni o infiammazioni, soprattutto durante il periodo post operatorio.

–          Velocità di eritrosedimentazione (VES): serve per ottenere informazioni sullo stato di salute dell’organismo attraverso lo studio della parte corpuscolata e liquida del sangue.

–          TSH – FT4 – FT3 cioè ormoni tiroidei: valutano il funzionamento della tiroide e, quindi, la diagnosi di molte patologie legate al suo scompenso.-          Ormoni femminili come il progesterone: per studiare il funzionamento dell’apparato riproduttore femminile.

Se pensi di aver bisogno di fare delle analisi:

Riabilitazione a domicilio, il futuro è ora. Intervista a David Tacconi, presidente CoRehab

Riabilitazione a domicilio, il futuro è ora. Intervista a David Tacconi, presidente CoRehab

Fredda giornata di gennaio, siamo a Trento, in mezzo alle Alpi. Un luogo d’incontro fra la cultura tedesca e quella italiana. Il Trentino è patria di atleti e sport che fanno della montagna il loro perno: grandi campioni del ciclismo, dello sci di fondo e di quello alpino. Poi le Champions con la pallavolo e ora la meraviglia di un club di basket che da cenerentola è arrivato per 2 campionati consecutivi a contendersi la finale scudetto. A fianco allo sport tanta cultura, una delle migliori università d’Italia e centri di ricerca d’eccellenza. Forse doveva proprio nascere qui, questa startup che ha avvicinato la tecnologia a tutti coloro che, per lo sport, hanno sacrificato qualcosa, anche in termini di salute. Infortuni anche gravi che sollecitavano una risposta, arrivata nel 2012 con CoRehab, l’azienda che sta dotando i fisioterapisti di tutto il mondo di un potente strumento per la cura continua del paziente con la riabilitazione a domicilio. A Trento incontriamo David Tacconi, dottore in Ingegneria ed ex ricercatore, ora a capo della missione CoRehab di curare con la fisioterapia a domicilio chi ne ha bisogno.

Ciao David, eccoci qui per capire assieme come le nuove tecnologie porteranno a migliorare la vita ai pazienti, diminuendo il più possibile i costi e i disagi degli spostamenti verso gli ospedali. Come nasce Co-Rehab?

Ho sempre giocato a calcio a livello agonistico, ma purtroppo, nonostante una grande passione, mi sono sempre scontrato con infortuni più o meno gravi che mi hanno limitato nel gioco e costretto a molte ore di fisioterapia e riabilitazione. Quando mi sono ritrovato a fare esercizi in clinica e a casa, mi sono reso conto che mancava qualcosa, uno strumento che permettesse ai fisioterapisti di vedere cosa stavo facendo e a me di misurare i miei progressi. Lì mi è venuto in mente che usando dei sensori indossabili e sviluppando dei software “intelligenti” si sarebbe potuto semplificare la vita di molti pazienti e permettere ai fisioterapisti di svolgere meglio il loro lavoro, senza che si potessero più lamentare perché i pazienti a casa non fanno gli esercizi. Ne ho parlato con Roberto, che è molto più bravo e capace di me con la tecnologia e il software, e abbiamo messo a punto un prototipo che usava la pedana della Wii e una fascia cucita in cantina da mia mamma. Con quel prototipo, senza vergogna, siamo andati da investitori, medici, abbiamo fatto test nella mia cantina con oltre 30 persone e abbiamo capito due cose: primo che quel prototipo andava buttato e rifatto da zero, secondo che però l’idea piaceva e poteva avere un mercato.

Abbiamo così incontrato i nostri soci, Andrea Cappelletti, Vittorio Dusini e Daniel Moran, che hanno creduto in noi e nella nostra idea e nell’ottobre 2012 siamo partiti, io, Roberto e i nostri primi 4 dipendenti con cui abbiamo creato Riablo. Due di loro sono ancora con noi, e oggi siamo in 11, con oltre 250 prodotti installati in 12 paesi nel mondo e un portafoglio prodotti che sta suscitando l’interesse di medici, fisioterapisti, assicurazioni e grandi aziende del settore che ci propongono di collaborare.

Riablo è basato su un’idea semplice: i sensori inerziali e una pedana di movimento si collegano via bluetooth a un laptop e misurano i movimenti del paziente nello spazio. Il fisioterapista ha la possibilità di preparare delle schede di lavoro grazie alla nostra web application, scegliendo tra centinaia di esercizi e personalizzando i parametri. Il software di Riablo trasforma questi esercizi in videogiochi semplici da eseguire ma anche motivanti, che sono comandati dal paziente e che lo “costringono” a fare il movimento correttamente, quasi senza accorgersene. I risultati sono poi disponibili sulla web app per essere consultati in seguito. Per come è costruito, Riablo funziona sia in clinica che come
riabilitazione a domicilio .

Certo, l’effetto e di motivare il paziente a fare gli esercizi a casa ed essere supervisionato dal fisioterapista, che potrà andarlo a trovare regolarmente. Un servizio d’eccellenza, un passo avanti per la fisioterapia e la
riabilitazione a domicilio. Chi sono i pazienti e perchè usano questa tecnologia?

Siamo partiti dall’idea che i nostri prodotti fossero adatti solo a pazienti come me, giovani e sportivi. Ma cominciando a installare Riablo nelle cliniche riabilitative e nei centri di fisioterapia abbiamo visto un grandissimo interesse da parte di paziente anziani, con problemi di natura ortopedica e neurologica. Abbiamo però ancora una buona fetta di sportivi che utilizzano anche delle valutazioni clinicamente validate che abbiamo implementato in Riablo.

Per quale motivo i Fisioterapisti utilizzano questi nuovi strumenti e come lo fanno?

I fisioterapisti fanno spesso fatica a motivare i loro pazienti, specialmente quelli anziani, cronicizzati o con problematiche di natura neurologica. L’esercizio e l’autotrattamento in genere è una delle parti più importanti di un percorso di recupero (laddove questo è possibile), ma è anche la parte più noiosa e dove i pazienti mollano prima. La tecnologia, come Riablo, contribuisce a rendere misurabile l’esercizio e a motivare i pazienti con videogiochi, meccanismi di gamification e confronti nel tempo che oggettivano i miglioramenti e quindi motivano sempre di più il paziente.

Alcuni dei nostri clienti, ci hanno raccontato di sfide in palestra tra pazienti anche over 75 o di come i pazienti che vedono i propri “colleghi” fare gli esercizi con Riablo, chiedano anche stizziti “perchè lui sì e io no?”. E’ anche per questo che abbiamo realizzato il Riablo Space, uno spazio dove più Riablo lavorano in parallelo, fornendo la possibilità di lavorare insieme a più pazienti e quindi anche di moltiplicare il tempo dei fisioterapisti.

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verifica risultati con il fisioterapista per la riabilitazione a domicilio Credit: corehab

Quanto conta oggi lasciare il paziente a casa e cosa funziona – e cosa no – nella riabilitazione a domicilio?

La riabilitazione a domicilio, anzichè solo in ospedale, con tecnologia è un settore emergente e noi di CoRehab siamo tra gli apripista in Italia e in Europa. Molti fisioterapisti e molti medici intuiscono che ci sia bisogno di tecnologia per garantire un efficiente monitoraggio dei pazienti a domicilio e aumentare la compliance. Riablo Home poi garantisce una convenienza per tutti: per i pazienti, perchè possono fare gli esercizi da casa, per i fisioterapisti, perchè possono garantire un’elevata compliance a fronte di un impegno ridottissimo. Purtroppo però i modelli organizzativi della sanità non prevedono questo tipo di trattamento e molto spesso, nonostante la voglia dei pazienti, dei caregiver e anche dei terapisti stessi, ci si scontra con una impossibilità logistica o di natura economico finanziara a offrire servizi come Riabl oHome per avere un miglior trattamento a domicilio.

Quali evoluzioni ci saranno nel prossimo futuro nell’ambito della riabilitazione a domicilio e come andranno a migliorare la vita delle persone?

Nell’esperienza accumulata in questi anni, abbiamo visto come il tempo di permanenza in ospedale per alcune tipologie di pazienti si stia riducendo sempre di più, arrivando a volte a pochi giorni. Per questi casi abbiamo pensato di implementare una soluzione più semplice e meno accurata, ma che garantisce comunque il risultato atteso.

Stiamo svolgendo alcuni importanti studi clinici e progetti pilota per validare questa nuova soluzione da un punto di vista clinico, cercando di dimostrare che si possono avere gli stessi risultati facendo
riabilitazione a domicilio con uno strumento che aumenta la compliance piuttosto che tenendolo in clinica a fare esercizi.

Se così fosse, possiamo convincere il paziente che grazie ai nostri prodotti e alla nostra metodologia si può spostare buona parte del lavoro a domicilio, con un risparmio di tempo e risorse per tutti.

PENSI CHE LA RIABILITAZIONE A DOMICILIO FACCIA AL CASO TUO?


Esercizi di Kegel per uomini giovani e anziani. Il parere del fisioterapista

Esercizi di Kegel per uomini giovani e anziani. Il parere del fisioterapista

Esercizi di Kegel per gli uomini: a cosa servono e quanto sono utili?

Nonostante siano stati ideati durante la prima metà del Novecento, negli ultimi tempi gli esercizi di Kegel stanno vivendo una notevole riscoperta, dovuta soprattutto alla loro utilità e all’attenzione crescente di medici e fisioterapisti. Questo tipo di ginnastica, la cui valenza è riconosciuta a livello scientifico, ha l’obiettivo di curare differenti disturbi causati dal graduale indebolimento del pavimento pelvico. Tali disturbi riguardano la incontinenza urinaria ed alcuni problemi relativi alla sfera sessuale, tra cui anorgasmia nelle donne e disfunzione erettile ed eiaculazione precoce negli uomini. Abbiamo trattato degli esercizi di Kegel per donne settimana scorsa, ora invece concentriamoci sugli esercizi di Kegel per uomini.

Gli esercizi di Kegel per uomini consistono in contrazioni volontarie dei muscoli del pavimento pelvico, ovvero l’area terminale della cavità addominale, che sostiene gli organi genitali, il retto, la vescica e l’uretra. Il muscolo più importante di questo distretto è il pubo-coccigeo, capace di regolare il flusso urinario e le contrazioni provocate durante la stimolazione sessuale e l’orgasmo. Sono tanti i fattori in grado di ridurre le funzionalità del muscolo pubo-coccigeo, primi fra tutti l’obesità e gli sforzi ripetuti.

La tecnica di base degli Esercizi di Kegel per uomini

Negli anni Quaranta del XX secolo, il ginecologo americano Arnold Kegel mise a punto una serie di movimenti ripetuti che costituiscono la soluzione più semplice e immediata per risolvere o tenere sotto controllo eventuali disturbi a carico della regione perineale. Tali disturbi possono colpire uomini appartenenti a qualsiasi fascia d’età. Gli esercizi di Kegel possono essere eseguiti ovunque e in qualsiasi momento della giornata; non creano nessun imbarazzo e sono utilissimi nel restituire il tono perduto ai muscoli che costituiscono il pavimento pelvico. La tecnica suggerita da medici e fisioterapisti può essere attuata soltanto dopo il completo svuotamento della vescica il rischio in cui si incorre contravvenendo a tale condizione è che gli effetti ottenuti siano opposti a quelli sperati, se hai dubbi:

Innanzitutto, è necessario individuare il muscolo pubo-coccigeo: per farlo, può essere d’aiuto provare ad interrompere il flusso urinario per pochi attimi durante la minzione. La contrazione effettuata indicherà l’esatta posizione del muscolo pubo-coccigeo. La ginnastica di Kegel consiste nel contrarre i muscoli del pavimento pelvico per 5-10 secondi, quindi nel rilasciarli e rilassarli per lo stesso numero di secondi. È necessario eseguire dieci ripetizioni totali, che possono essere portate a termine tre o quattro volte durante il corso della giornata. Durante l’esecuzione di questi movimenti è fondamentale rilassarsi e restare concentrati sulla respirazione. È altrettanto importante non esagerare e svolgere la propria routine sotto stretta osservazione di un medico o di un fisioterapista. Dolori o fastidi sono segnali che suggeriscono la necessità di interrompere immediatamente tale pratica.

Gli esercizi di Kegel: consigli ed accortezze

Chi prova ad eseguire la ginnastica di Kegel, inizialmente tende a contrarre anche i muscoli più vicini al pubo-coccigeo, tra cui l’addome e quelli che circondano l’ano. Tuttavia, col passare del tempo e affidandosi alle istruzioni di un fisioterapista con la giusta esperienza, sarà possibile acquisire una maggior dimestichezza ed isolare correttamente il muscolo pubo-coccigeo. Da un punto di vista strettamente medico, gli esercizi di Kegel sono utilissimi ad ogni età, nonostante di tanto in tanto possano causare alcuni effetti indesiderati. Proprio per il motivo appena espresso, prima di effettuare questo genere di attività, è consigliato rivolgersi a uno specialista, in modo da capire se la ginnastica di Kegel possa apportare benefici apprezzabili in relazione alla patologia o al disturbo di cui si soffre. È opportuno affidarsi ai consigli di uno specialista soprattutto in caso di incontinenza: contrazioni eseguite in maniera scorretta, infatti, possono contribuire a ridurre ancor di più la capacità della vescica e, con essa, la regolazione del flusso urinario. Alla lunga, potrebbero risentirne anche l’erezione e l’eiaculazione.

Il ruolo degli esercizi di Kegel in relazione ai problemi degli uomini in giovane età

Una delle disfunzioni più diffuse tra quelle riscontrate nei più giovani è l’eiaculazione precoce. Per capire meglio quali siano gli effetti positivi degli esercizi di Kegel in relazione a questo problema è necessario partire da una breve considerazione di carattere anatomico: i muscoli e i legamenti che costituiscono il pavimento pelvico ricoprono un ruolo fondamentale sia nel provocare che nel prolungare l’erezione. Inoltre, hanno un ruolo attivo anche durante l’eiaculazione. Ecco spiegati i motivi per cui gli esercizi di Kegel possono garantire un notevole giovamento a tutti coloro che hanno a che fare con disturbi della sfera sessuale. Se effettuati in giovane età e combinati con una terapia tesa a curare un problema abbastanza diffuso come l’eiaculazione precoce, gli esercizi di Kegel hanno un grado di efficacia molto elevato, pari al 60% dei casi. E i primi miglioramenti sono apprezzabili già a partire dalle prime due o tre settimane. Per risultati ottimali, che includono la risoluzione o l’attenuazione del problema, è necessario attendere almeno tre o quattro mesi. In base ai risultati di una ricerca svolta da un gruppo di andrologi dell’Università degli Studi di Milano, un trattamento fisioterapico dei muscoli pelvici può sortire effetti benefici evidenti, soprattutto in soggetti giovani colpiti da disturbi direttamente legati a un indebolimento del pavimento pelvico.

Il ruolo della ginnastica di Kegel nella terza età

Gli effetti positivi degli esercizi di Kegel sono tanti e accuratamente descritti da un’ampia letteratura medica. Nello specifico, la ginnastica di Kegel risulta particolarmente efficace nella cura e nella prevenzione dell’incontinenza urinaria, un disturbo tanto fastidioso quanto diffuso, soprattutto nei pazienti che hanno superato gli 80 anni d’età. Questa problematica influenza in maniera negativa la qualità della vita di coloro che ne soffrono e di chi è solito prendersene cura, i quali possono trarre giovamento dalle indicazioni e dal supporto costante di professionisti come quelli che operano per conto di EpiCura. Numerosi studi indicano come l’epidemiologia dell’incontinenza urinaria superi il 25% della popolazione maschile oltre gli 80 anni. In questo caso, gli esercizi di Kegel costituiscono lo step iniziale della terapia, tesa a rieducare e a ripristinare le funzionalità dei muscoli che costituiscono il pavimento pelvico. Muscoli pelvici in buona salute possono favorire un netto miglioramento delle funzionalità di vescica, sfintere urinario e intestino. Qualora tali esercizi non dovessero bastare a risolvere il disturbo in questione, allora l’intervento chirurgico potrebbe costituire la soluzione migliore.