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Genitori anziani ingestibili

Genitori anziani ingestibili

Imparare a prendersi cura dei propri genitori: una sfida difficile ma necessaria

Gestire un genitore in là con gli anni può essere una sfida tutt’altro che semplice, soprattutto per chi ha un lavoro e dei figli ancora in età evolutiva a cui badare. Come si fa a conciliare gli impegni quotidiani con le crescenti necessità di, magari, genitori anziani ingestibili, a volte affetti da patologie che ne limitano l’autosufficienza? A tali difficoltà, spesso si aggiunge anche un profondo senso di colpa, che tende ad assalire tante persone quando realizzano che i genitori anziani stanno diventando quasi un peso. Una sfida davvero complicata, se non traumatica, a volte aggravata dall’aspetto emotivo della persona non autosufficiente, che tende a sviluppare una repulsione per le cure e per una condizione tutt’altro che piacevole. Per gli anziani non è affatto semplice accettare la vecchiaia e tutte le limitazioni che ne derivano, soprattutto se hanno sempre condotto una vita attiva e indipendente. Vista dalla prospettiva opposta, quella dei figli, la situazione non è certamente migliore: sono costretti a fare i conti con il progressivo decadimento fisico e mentale delle persone a cui sono più legate, che spesso rifiutano le terapie e faticano ad accettare aiuti provenienti dall’esterno.

Le necessità dell’anziano

Gli anziani tendono ad evidenziare due tipologie di urgenze: una dipendenza fisica (che varia in relazione alle loro condizioni di salute) e la necessità di conservare una propria identità adulta (possibile soltanto quando si mantiene una certa autonomia di base). Tali bisogni spesso tendono ad entrare in conflitto tra loro, segnando in maniera profonda la natura delle normali relazioni genitori-figli, gli ultimi indotti a pensare che si tratti di genitori anziani ingestibili. Per le persone anziane obbligate a fare i conti con una patologia invalidante è molto difficile accettare l’idea di aver bisogno di qualcun altro, di dover dipendere dai propri figli e, spesso, di dover accettare l’aiuto di un professionista esterno al nucleo familiare. La perdita di autosufficienza di un caro è un evento che mette alla prova qualsiasi famiglia e al quale può essere molto difficile abituarsi. L’anziano non più autosufficiente che rifiuta l’ospedalizzazione si ritrova costretto a tornare a vivere con i figli, i quali dovranno provvedere a creare un nuovo spazio a lui dedicato, ridefinendo la divisione della casa e sacrificando ambienti diversamente concepiti. Queste sono fasi della vita cui far fronte con coraggio e forza d’animo, ma soprattutto da gestire con consapevolezza ed intelligenza.

Una nuova vita

Quando si prende coscienza della malattia di un genitore, vicino o lontano che sia, è necessario prepararsi ad affrontare una nuova vita. Sarà importante imparare rapidamente a gestire le difficoltà, sia sanitarie che psicologiche, ma anche a condividere i momenti di gioia, magari con presunti genitori anziani ingestibili, coinvolgerli il più possibile nelle scelte e nelle decisioni comuni e chiedergli consigli. Far sentire gli anziani non più autosufficienti ancora importanti, ascoltati, necessari, ritagliandogli un ruolo all’interno della famiglia, è fondamentale. Darà loro l’idea di essere ancora utili. Ascoltare le loro opinioni sarà certamente d’aiuto per i genitori, che in tal modo si sentiranno ancora considerati, nonostante le difficoltà ad uscire di casa e a svolgere una vita normale, come quella che conducevano fino a pochi mesi prima.

E poi c’è il capitolo riguardante l’accettazione di un aiuto esterno, come gli OSS – Operaratori Socio Sanitari: un supporto valido e professionale, in grado di gestire la terapia farmacologica prescritta all’anziano e gli eventuali momenti di emergenza. L’idea di farsi aiutare da qualcun altro può non essere vissuta bene dai genitori, perché intesa come un metodo adottato dai figli per scaricarli, per liberarsi dalle loro responsabilità. Oppure semplicemente perché convinti di potercela fare ancora da soli.

Il supporto di un professionista è una risorsa spesso irrinunciabile

Richiedere un aiuto esterno è molto importante e non vuol dire abbandonare i genitori o considerarli genitori anziani ingestibili. Al contrario, questo genere di supporto va vissuto come una risorsa, una maniera per evitare problemi e complicazioni legate alla malattia e per limitare lo stress, che può colpire chi non ha dimestichezza con questo tipo di assistenza. Da parte dell’anziano, non accettarlo potrebbe significare costringersi a sacrificare molti aspetti della propria vita e di quella dei figli, aumentando il disagio all’interno della famiglia. Potrebbe venirne fuori un accumulo di tensione difficile da sostenere per entrambi. È per questo che EpiCura mette a disposizione infermieri a domicilio in grado di offrire un aiuto capillare, gestendo la terapia concordata col medico e i momenti più difficili. Inoltre, un supporto professionale è in grado di suggerire ai familiari del paziente allettato tutte le pratiche indicate per affrontare la situazione nel modo migliore e più efficace possibile. L’abitudine ad accudire un genitore può rafforzare la relazione, in quanto garantisce più tempo per stare insieme. Tuttavia, questo aspetto positivo può manifestarsi pienamente e crescere soltanto se il supporto viene condiviso con una figura di riferimento, poiché la gestione solitaria di una situazione tanto complessa rischia di mettere in discussione parte degli equilibri costruiti nel corso della vita.

L’assistenza agli anziani non pienamente autosufficienti

A seconda degli impegni personali o lavorativi e del rapporto esistente con l’anziano, ciascun familiare dovrebbe offrire il proprio contributo nell’assistenza al malato. Tra gli interventi più importanti che compongono il supporto quotidiano figurano l’ospitalità offerta all’anziano genitore presso il proprio domicilio, l’abitudine ad accompagnarlo dal medico o a fare la spesa, l’aiuto ad alzarsi dal letto e a lavarsi, la somministrazione dei pasti e il monitoraggio dei parametri vitali (pressione, temperatura corporea, etc.). I più pratici, inoltre, possono fornire al parente allettato eventuali terapie antalgiche o iniettive. L’assistenza ai genitori anziani ingestibili può includere anche interventi di medicazione, tesi a curare ferite chirurgiche, ustioni, lesioni neuropatiche o vascolari e lesioni da decubito. Tutto ciò senza dimenticare l’importanza di un sostegno psicologico e morale costante, volto a limitare l’aggravarsi delle condizioni psichiche del soggetto. Si consiglia di proporre costantemente all’anziano attività ricreative di tipo ludico, cinematografico, musicale o artigianale, in modo da stimolare efficacemente le sue attività cognitive. Per la gestione dei casi più complessi, invece, sarà opportuno richiedere l’assistenza di personale esperto, che sia un OSS o valutando la necessità di un Infermiere a domicilio se il problema è inserente ad aspetti sanitari sensibili, in grado di gestire disturbi gravi o situazioni da trattare con maggiore attenzione, quali la presenza di infezioni gravi, presidi intravascolari, cateteri, etc.

Epicura Digest: Le 10 tecnologie che migliorano l’assistenza a domicilio per anziani

Epicura Digest: Le 10 tecnologie che migliorano l’assistenza a domicilio per anziani

Questo è un momento molto lieto per Epicura, perchè il nostro innovativo modello per l’assistenza a domicilio per anziani ha ricevuto, settimana scorsa, un nuovo riconoscimento di grande rilievo. Citando l’ANSA e il sito di settore BeBeez :

Sono D-Heart, Epicura, Noon Care e VillageCare le quattro startup selezionate a valle dalla #CallForGrowth “Smart Aging: Care for Baby Boomers”, lanciata in ambito insurtech nel settembre scorso da Europ AssistanceAssicurazioni Generali e growITup, la piattaforma di Open Innovation creata da Cariplo Factory in collaborazione con Microsoft

Gli specialist di Epicura si occupano delle persone andando a supportarle direttamente a domicilio. Conosciamo bene le difficoltà dell’assistenza a domicilio per anziani, per cui vogliamo condividere con te le innovazioni che ogni giorno si sforzano di migliorare l’assistenza a domicilio, migliorando la vita di tutti: dai figli magari lontani e preoccupati, al personale sanitario che si trova ad affrontare sfide sempre più grandi.

La tecnologia al servizio dell’anziano

Nel nostro Paese, complice l’invecchiamento della popolazione, la spesa sanitaria cresce rapidamente. Gli indicatori dimostrano come tra gli elementi che incidono maggiormente, vi siano proprio la diffusione di alcune patologie e il cronicizzarsi delle stesse, conseguenze fisiologiche di un marcato invecchiamento demografico e di una speranza di vita sempre più elevata. Gli italiani oltre i 65 anni sono circa 13,5 milioni (pari al 22,5% della popolazione complessiva), di cui quasi otto su dieci alle prese con patologie croniche. Di questi, tre hanno a che fare con malattie gravi: percentuali importanti, che hanno reso l’assistenza a domicilio per anziani una necessità sempre più diffusa, spesso irrinunciabile.

Da parte di tutto l’ecosistema della sanità c’è una forte preoccupazione per questa nuova immensa sfida. La risposta avviene spesso da piccole realtà, imprenditori che cercano e sviluppano soluzioni innovative, con l’aiuto dell tecnologia, della competenza e del buon senso. Qui alcune delle nostre “scoperte”, se pensi che ce ne siano delle altre, non esitare a scriverle nei commenti.

Internet of Things

Un altro dato che dovrebbe invitare a riflettere è quello relativo al tasso di ospedalizzazione delle persone anziane, che in Italia oltrepassa abbondantemente il 20%. Ciò contribuisce a fare della spesa sanitaria uno dei costi più importanti che il nostro Paese è chiamato ad affrontare. A tal proposito, l’assistenza a domicilio è un intervento di prevenzione in grado di produrre un risparmio rilevante. Ed ecco che ancora una volta la tecnologia ci viene in aiuto, essendo molte le innovazioni realmente in grado di migliorare la vita all’anziano ipomobile, delle persone a lui care e di tutti coloro che se ne occupano, siano essi medici, OSS o infermieri. Una delle conquiste recenti più efficaci è il cosiddetto Internet of Things (IoT), neologismo che indica l’evoluzione dell’uso del web: gli oggetti acquisiscono “intelligenza” grazie alla capacità di poter comunicare dati e accedere ad informazioni esterne. Tra questi figura la poltrona smart realizzata da Ergotek (una delle aziende che ha collaborato al progetto Habitat), che permette di valutare la postura del paziente e facilitarne la seduta. I sensori di pressione di cui è dotata e il relativo modulo per l’elaborazione dei dati sono realizzati per prevenire posture scorrette e potenzialmente pericolose.

Le tecnologie che migliorano l’assistenza a domicilio per anziani

A quanto detto, si aggiungono innovazioni come la radio-frequenza e l’intelligenza artificiale. Lo scopo di questi sistemi è garantire un monitoraggio costante e affidabile di tutti i comportamenti tenuti dai soggetti fragili, che in tal modo possono facilmente restare connessi con gli assistenti sanitari e con le figure di riferimento familiari. Il controllo da remoto della persona allettata è reso possibile da un dispositivo situato di fianco alla postazione del paziente. Stiamo parlando di My Doro Manager: grazie a questo l’anziano può configurare una lista di numeri cui rivolgersi in caso di emergenza, restando in contatto con chi di dovere. La stessa azienda, leader nel settore della telefonia “semplificata”, ha creato anche una rete privata cui possono prendere parte soltanto utenti autorizzati. Grazie a questa, il paziente può chiedere supporto per alzarsi dal letto, per la spesa o per sbrigare altre mansioni domestiche. Il suo nome è Doro Connect & Care.

Le aziende italiane attive nel settore delle tecnologie rivolte agli anziani

Uno dei progetti più interessanti tra quelli presentati di recente è CollegaMENTI, ideato da Cba Group, società informatica con sede in provincia di Trento. L’obiettivo del sistema è realizzare una rete virtuale composta dai tre principali protagonisti dell’assistenza a domicilio, ovvero anziani, familiari e operatori, mettendoli in comunicazione tra loro. La piattaforma richiede l’inserimento di alcuni dati relativi allo stato di salute dell’anziano, onde permettere alle figure coinvolte di interagire e ai familiari di restare costantemente informati circa le condizioni dell’assistito, grazie alle notifiche inviate su smartphone. Non manca la possibilità di effettuare videoconferenze, alle quali possono partecipare tutti i soggetti coinvolti. Con App Storygram, ideata dalla stessa azienda, è possibile realizzare un album digitale dei ricordi, caricandovi racconti, foto e aneddoti: una sorta di diario virtuale teso alla stimolazione cognitiva dell’anziano.

WiMHome è il frutto di una startup nata da poco, tesa a sfruttare le tecnologie più recenti a vantaggio dell’assistenza a domicilio per anziani, favorendone l’indipendenza e la domiciliarizzazione. Il sistema consente di monitorare l’ambiente domestico e di ottenere informazioni circa la regolarità di tutte le attività casalinghe dell’anziano. WiMHome funziona grazie ad alcuni sensori ambientali e segnala anche eventuali anomalie (cadute, abbandono del letto, fuga dall’appartamento, etc.).

L’importanza di un monitoraggio costante

Sensor-Care è un’altra invenzione tutta italiana, pensata per consentire all’anziano di conservare la propria indipendenza. Il dispositivo opera in maniera discreta, rispettando la privacy dell’assistito. Non impiega microfoni o telecamere, ma riesce comunque a garantire informazioni H24, sia agli assistenti domiciliari che ai familiari. Il monitoraggio permette di individuare eventuali situazioni anomale, tra cui alterazioni improvvise dei ritmi alimentari, nell’igiene personale o nel rapporto veglia/sonno. Le informazioni vengono elaborate in tempo reale, segnalando automaticamente (mediante email, notifiche su smartphone o sms) le anomalie rilevate di recente, valutate tali in seguito alla comparazione con i dati storici. Al sistema possono essere collegati sensori opzionali, in grado di evidenziare eventi potenzialmente pericolosi, come la presenza di fumo, acqua o gas.

Anche Cardea nasce per migliorare il monitoraggio delle abitudini dell’anziano, la cui alterazione può costituire la spia di un problema. La diminuzione dell’attività motoria, ad esempio, potrebbe essere sintomo di una difficoltà a deambulare.

Infine, Carely è l’app che permette di tenere traccia di tutte le visite mediche dell’anziano (con i relativi risultati) e di condividerle con chiunque. In questo modo, i parenti possono collaborare nell’assistenza al malato evitando possibili incomprensioni.

Lo Specialista a casa dell’Anziano

Assistenza a domicilio per anziani, ambienti di vita assistiti e tecnologie in grado di migliorare la qualità della vita sono alcuni degli obiettivi che qualsiasi società progredita dovrebbe perseguire. Ed è ciò in cui da sempre si impegna EpiCura che, grazie all’operato dei propri specialisti, pratica assistenza domiciliare ad anziani e pazienti allettati su tutto il territorio italiano, in particolare assistenza domiciliare a Milano, Torino, Roma, Firenze, Bologna, Brescia, Napoli, Catania e Genova. In un’epoca durante la quale la tecnologia sta conquistando tutti i settori, anche l’assistenza domiciliare può e deve sfruttarne al meglio le enormi potenzialità.

Eccoci al termine di questa prima tappa, se pensi che ci siano altre innovazioni nei servizi o nelle tecnologie, utili per l’assistenza a domicilio dell’anziano, non esitare a scriverle nei commenti.

10 interventi che un infermiere a domicilio può fare per te

10 interventi che un infermiere a domicilio può fare per te

La comodità di poter disporre di un infermiere a domicilio

L’assistenza a domicilio è uno di quei servizi che la maggior parte dei pazienti allettati, dei disabili e degli anziani con problemi di deambulazione benedicono. E non soltanto loro, considerati i vantaggi che ne derivano anche per i familiari, i quali possono contare su un supporto professionale, efficace, ma soprattutto estremamente rapido. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’assistenza a domicilio come la possibilità di fornire direttamente presso l’abitazione del paziente tutti i servizi e gli strumenti in grado di contribuire al mantenimento dei massimi livelli di salute, funzione e benessere del soggetto in questione. In sostanza, l’assistenza a domicilio evita al paziente il ricovero in ospedale, ma con la garanzia di poter ricevere tutte le cure necessarie direttamente a casa, senza essere costretto a spostarsi e a rinunciare alle proprie certezze e abitudini. Questo genere di assistenza si distingue per l’ampio portfolio di prestazioni offerte, ciascuna legata a una differente necessità. È basata, inoltre, sulla coordinazione degli interventi presenti all’interno del programma assistenziale, stilato sulla base delle esigenze fisiche e psicologiche del malato. Ogni intervento viene gestito da figure multidisciplinari.

L’importanza del supporto professionale offerto da EpiCura

Tutte le figure professionali coinvolte (siano essi infermieri, OSS, fisioterapisti, osteopati, etc.) garantiscono la condivisione delle responsabilità e degli obiettivi, offrendo le risorse necessarie al raggiungimento dei risultati di volta in volta prefissati. L’assistenza domiciliare include numerose tipologie di intervento, articolate su vari livelli, a loro volta diversificati in relazione alle necessità del paziente e alla minore o maggiore intensità assistenziale concordata con i familiari. EpiCura garantisce la presenza di operatori dotati di competenze professionali specifiche, in grado di intervenire secondo modalità differenti, onde assicurare la totale efficacia del programma operativo concordato. L’erogazione delle prestazioni infermieristiche in regime domiciliare viene effettuata in seguito a valutazioni di carattere medico, psicologico e ad altre specifiche dell’utente. I cittadini e le famiglie, da alcuni anni a questa parte, stanno optando sempre più frequentemente per queste forme di assistenza, realmente in grado di contribuire a migliorare la qualità della vita dell’assistito, perché più vicine alle esigenze e ai bisogni individuali. L’assistenza a domicilio contribuisce a ridurre le ospedalizzazioni non indispensabili e, soprattutto, a fare in modo che il paziente non rinunci alla sua indipendenza e al suo nucleo familiare, pur potendo contare su un supporto costante e su interventi rapidi in caso di emergenze.

Le aree di intervento dell’assistenza domiciliare

L’infermiere a domicilio assicura a tutti i pazienti, che per ragioni fisiche o psicologiche desiderano ricevere le cure necessarie presso la propria abitazione, un’assistenza che annovera un’ampia gamma di prestazioni sanitarie. L’infermiere agisce allo stesso modo di quanto fanno i colleghi che operano presso i presidi sanitari, ma ha piena responsabilità circa l’assistenza infermieristica (che include la pianificazione e la gestione degli interventi, nonché la valutazione delle condizioni del paziente). Riguardo alle attività incluse nella sua sfera d’azione, egli possiede totale autonomia tecnico funzionale. Le principali aree di intervento riguardano la prevenzione, la cura, la riabilitazione e l’educazione. La natura degli interventi può essere: tecnica, relazionale ed educativa. Inoltre, l’infermiere a domicilio assicura l’applicazione di tutte le prescrizioni terapeutiche e diagnostiche offerte dai medici. Pertanto, gli interventi dell’infermiere a domicilio riguardano ciascuno degli ambiti che costituiscono l’assistenza al malato:

La valutazione dei bisogni del paziente

La pianificazione dell’assistenza mediante definizione qualitativa e quantitativa degli interventi

L’esecuzione e la valutazione degli interventi sia diretti (relazione, assistenza tecnica, educazione), che indiretti (relativi alla gestione organizzativa dell’iter assistenziale)

I principali interventi garantiti da un infermiere a domicilio

Ecco di seguito i 10 interventi che un infermiere a domicilio può erogare al fine di migliorare la qualità della vita dell’assistito.
1. Nutrizione del malato critico.
2. Interventi terapeutici quali terapia iniettiva, terapia antalgica e terapia infusiva.
3. Corretta gestione delle stomie: PEG, urostomie, tracheostomie, sondino gastrico, stomie del tratto digerente, etc.
4. Cura e prevenzione delle infezioni: cateteri vescicali, presidi intravascolari (catetere venoso), lesioni cutanee (ustioni, lesioni neuropatiche o vascolari, ferite chirurgiche, piaghe da decubito).
5. Assistenza in situazioni legate ad incontinenza e a irregolarità dell’alvo.
6. Prevenzione delle piaghe da decubito in situazioni che presentano un rischio medio o elevato.
7. Assistenza in caso di sindrome ipocinetica (anche conosciuta come “sindrome da immobilizzazione”, legata ad una prolungata permanenza a letto del paziente, il quale assiste a una netta riduzione delle funzionalità e della capacità di movimento).
8. Assistenza in caso di carenza di informazioni nell’utente o nei suoi familiari, circa la patologia in atto e la corretta gestione dei sintomi.
9. Educazione finalizzata alla gestione burocratica delle pratiche assistenziali, all’uso dei presidi o altri dispositivi medici in dotazione.
10. Educazione finalizzata alla corretta applicazione delle indicazioni farmacologiche e/o terapeutiche affidate alle figure di riferimento familiare.

La multidisciplinarietà del personale sanitario che opera per EpiCura

Se le strutture ospedaliere pubbliche e private garantiscono un’elevata stratificazione e differenziazione delle mansioni erogate dal personale di riferimento, lo stesso non può avvenire presso il domicilio del paziente. Causa la complessità del lavoro, infatti, in ambito domiciliare i confini tra le varie mansioni appaiono molto più sfumati.

interventi garantiti da un infermiere a domicilio

interventi garantiti da un infermiere a domicilio

L’operatore gestisce da solo il programma assistenziale stilato per l’utente in questione e, di conseguenza, si espone in prima persona, facendo leva sulle proprie conoscenze e sul proprio bagaglio tecnico. Per tale motivo, quello domiciliare è un ambiente particolare, in cui contano la professionalità dell’infermiere e il rapporto instauratosi tra l’operatore sanitario, il paziente e il nucleo familiare. Tutti i soggetti coinvolti sono chiamati ad individuare le necessità primarie dell’assistito, ma anche a cogliere i segnali, molto spesso nascosti, di malessere fisico, psicologico e sociale che possono insorgere nel malato, a loro volta causati dalle difficoltà di relazione e da una situazione di forte stress emotivo. L’infermiere a domicilio è una figura professionale a 360 gradi, in grado di gestire la situazione offrendo le risposte più adeguate in merito ad ogni emergenza, comprese quelle caratterizzate da un elevato grado di imprevedibilità, che a causa della loro natura non possono essere codificate preventivamente.

Mal di schiena, cervicalgia e torcicollo – Cause, sintomi e rimedi

Mal di schiena, cervicalgia e torcicollo – Cause, sintomi e rimedi

Un disturbo tanto diffuso quanto invalidante

La cervicalgia è una delle patologie più diffuse tra quelle a carico della schiena: interessa le sette vertebre superiori del rachide, poste a ridosso del collo e della testa. Colpisce maggiormente le donne e ad oggi costituisce una delle cause più frequenti di disabilità nel mondo occidentale. In genere, i forti dolori causano l’irrigidimento dei muscoli del collo e una netta diminuzione delle capacità di movimento. Questa forma di mal di schiena tende ad irradiarsi verso le spalle e le braccia e ad accompagnarsi con sintomi quali vertigini, mal di testa e disturbi sensoriali (all’udito e alla vista). Può insorgere in seguito a un ampio ventaglio di eventi traumatici, ma può essere legata anche a condizioni di forte stress, sedentarietà o a posture scorrette reiterate nel tempo. Per risolvere tale condizione è fondamentale inquadrare prima le cause e i sintomi, quindi avviare un trattamento specifico. In genere, il disturbo si risolve spontaneamente nel giro di una settimana. Superati i 7/10 giorni, oppure in presenza di recidive frequenti, sarà necessario rivolgersi ad un medico e concordare una terapia. La cervicalgia e torcicollo non vanno confusi. Quest’ultimo, infatti, è solitamente caratterizzato da violente fitte dovute a una contrattura improvvisa.

Le cause della cervicalgia

La cervicalgia interessa la parte alta della schiena, nota con il nome di rachide cervicale. Quest’area è formata da 7 vertebre che costituiscono il sostegno per il collo e la testa. Infiammazioni e dolori che colpiscono questa regione sono principalmente legati a traumi e possono coinvolgere le vertebre, piuttosto che le articolazioni o i muscoli che le sorreggono. In genere, questi traumi dipendono da posture scorrette reiterate nel tempo, come spesso accade a chi svolge professioni che costringono a restare seduti per molto tempo. Anche una scarsa attività fisica e un tono muscolare inadeguato possono predisporre a lesioni, strappi e contratture, soprattutto in caso di movimenti bruschi o carichi eccessivi, rimediati praticando sport o in seguito ad incidenti stradali. Da non sottovalutare lo stress, in grado di determinare forti tensioni muscolari, rendendo più sensibile l’area ad eventuali traumi o infiammazioni. Altre cause sono da ricercarsi in patologie quali la scoliosi, la lordosi lombare e la cifosi o in malattie come l’artrite reumatoide, l’osteoartrosi e l’ernia del disco. L’artrite causa il consumo progressivo dei dischi intervertebrali, i quali tendono a schiacciare le vertebre, causando rigidità e dolori. Non di rado, mal di schiena e mal di testa possono palesarsi in seguito a malocclusioni dentali, ovvero quando le arcate dentali non si chiudono in maniera corretta.

I sintomi della cervicalgia

I dolori alla schiena percepiti dai pazienti colti da cervicalgia sono variabili, sia in termini di intensità che di durata. In ogni caso, il dolore è costante e localizzato in aree specifiche del rachide superiore. La localizzazione può aiutare il medico e il fisioterapista a comprendere l’origine del problema, nonché l’eventuale coinvolgimento dei nervi. È possibile distinguere tre diverse categorie di dolori:

– La cervicalgia tensiva (o torcicollo), i cui sintomi riguardano soprattutto il collo. È caratterizzata da fitte violente, rigidità muscolare e da una limitata mobilità dell’area interessata. Può essere legata a traumi o colpi di freddo.

– La sindrome cervico-brachiale, caratterizzata da dolori che tendono ad irradiarsi verso spalle e braccia. Sensibilità eccessiva e formicolii agli arti sono gli indizi di un’anomala compressione dei nervi cervicali.

– La sindrome cervico-cefalica, che causa forti cefalee di tipo tensivo, ma anche vertigini, emicrania, disturbi all’udito e alla vista, vomito e nausea.

Per fortuna, i dolori tipici della cervicalgia durano soltanto pochi giorni, soprattutto se legati a traumi. Qualora non trattati in maniera adeguata, tuttavia, i sintomi possono ripresentarsi facilmente. Se la condizione dolorosa si protrae per mesi, può essere definita cronica.

La diagnosi del problema

La localizzazione e la natura dei dolori possono aiutare il medico a identificare l’origine del disturbo e le sue cause. Nel corso della visita, il medico specialista provvederà all’anamnesi del paziente, ponendo l’attenzione sulla tipologia di lavoro che svolge, sulle origini del dolore (progressivo o improvviso e quindi legato a traumi), sull’eventuale irradiazione del dolore verso spalle, braccia e mani. In seguito, sarà possibile procedere con l’esame obiettivo, che consiste in una valutazione neurologica e muscolo-scheletrica del paziente, utile ad escludere problematiche più serie, quali ernie o protrusioni in grado di sollecitare o comprimere oltremodo le strutture nervose. L’ortopedico o il fisiatra possono avvalersi di esami approfonditi quali radiografia, risonanza magnetica, TAC o elettromiografia. Una volta individuato il problema scatenante, il medico specialista indicherà la terapia più adatta, che può comprendere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o cortisonici (in caso di problemi più gravi o mal di schiena persistenti), oltre a un iter fisioterapico da effettuarsi in compagnia di un professionista come quelli che operano per conto di EpiCura.

Rimedi e prevenzione

La fisioterapia per i dolori alla schiena ci insegna tanto. La prevenzione del disturbo passa attraverso uno stile di vita sano: un’attività fisica costante aiuterà a tonificare e a rafforzare la muscolatura della schiena e del collo. Durante la fase acuta, alle terapie farmacologiche sarà opportuno affiancare alcuni accorgimenti: la zona colpita andrà tenuta a riposo e, qualora consigliato dal medico, il paziente dovrà indossare un tutore (il cosiddetto collare ortopedico). In seguito, bisognerà prestare molta attenzione alla postura, onde alleviare il carico su vertebre e articolazioni. La fisioterapia potrà aiutare a correggere eventuali difetti posturali e a ripristinare le funzionalità della regione colpita. Esercizi di rafforzamento e stretching, ma anche massoterapia e manipolazioni, possono aiutare il paziente a prevenire eventuali recidive. Il paziente dovrà eseguire regolarmente gli esercizi consigliati dal fisioterapista: ogni movimento andrà effettuato lentamente, evitando gesti bruschi, in grado di esacerbare il problema. Grazie al supporto dei professionisti che operano tramite EpiCura sarà possibile eseguire gli esercizi anche a domicilio. I movimenti consigliati riguardano:

– La rotazione del collo e della testa, da compiere effettuando tre giri verso sinistra e altrettanti verso destra.

– La flessione del capo, da eseguire inclinando la testa su un lato e dall’altro, cercando di avvicinare quanto più possibile l’orecchio alla spalla.

– L’estensione del collo in avanti, da effettuare cercando di toccare il torace con il mento.

Dolori alla Schiena media o Dorsalgia: cause, sintomi e rimedi

Dolori alla Schiena media o Dorsalgia: cause, sintomi e rimedi

La dorsalgia, un disturbo che interessa la parte centrale della schiena

Pur essendo legati a numerose cause scatenanti, i dolori alla schiena possono essere suddivisi in tre grandi gruppi: quelli alla bassa schiena, quelli che coinvolgono la parte superiore del dorso e quelli che colpiscono la zona mediana, comunemente detta dorso, da cui dorsalgia in casi di affezione patologica. La dorsalgia, pur essendo meno diffusa rispetto a lombalgia e cervicalgia, resta una delle patologie responsabili della maggior parte delle assenze sul lavoro. Interessa la colonna vertebrale e si manifesta attraverso un dolore costante e superficiale, localizzato nel tratto centrale della schiena, tra le vertebre D1 e D12. In genere, trae origine da problemi pregressi o sovraccarichi a danno delle strutture muscolo-scheletriche (costole, vertebre, tendini, muscoli), oppure da altre patologie a carico degli organi interni (il cuore, i polmoni, il fegato, etc). Le pubblicazioni scientifiche sull’argomento sono meno numerose rispetto a quelle relative ad altri disturbi che interessano la colonna vertebrale e i muscoli associati, probabilmente perché si tratta di una patologia più rara, anche se in grado di interessare ogni fascia d’età. La dorsalgia viene spesso confusa o associata alla lombalgia, un disturbo che può interessare tendini, muscoli e ossa della bassa schiena e del bacino, o alla cervicalgia, la cui sintomatologia colpisce il collo e le spalle.

Tutte le possibili cause delle dorsalgia

I fattori di rischio della dorsalgia sono numerosi, ma possono essere suddivisi in due grandi categorie. Alla prima appartengono tutte le cause legate a patologie e cattive abitudini in grado di gravare sulla condizione delle strutture muscolo-scheletriche, ovvero: microtraumi a carico dei muscoli e dei legamenti che irradiano la schiena, causati da movimenti ripetuti in ambito lavorativo o sportivo; posture scorrette (alla scrivania o alla guida dell’auto); patologie quali la cervicalgia (i dolori al collo e alle spalle tendono ad irradiarsi lungo la colonna vertebrale e a coinvolgere anche la zona mediana della schiena), l’artrosi, la scoliosi, forme gravi di osteoporosi, infezioni ossee (tra cui la “Malattia di Pott”, una rara forma di tubercolosi che attacca le vertebre) e alcune malattie reumatologiche (tra cui la spondilite anchilosante, una forma di artrite ad eziologia autoimmune e genetica). Più raramente, la dorsalgia può essere legata a problemi che colpiscono gli organi interni (contrattura del diaframma causata da sovraccarico fisico o condizioni di forte stress), oppure a prolungati stati di sofferenza gastrica (tra cui la gastrite).

I sintomi

La dorsalgia si manifesta attraverso dolori forti e persistenti, localizzati nel tratto mediano della schiena e più precisamente tra le vertebre D1 e D12. I dolori alla colonna vertebrale possono peggiorare e diventare particolarmente intensi qualora si assumano posizioni scorrette o si eseguano attività che impongono movimenti ripetuti. In alcuni casi il fastidio può irradiarsi lungo le coste e raggiungere il torace. Numerosi pazienti lamentano dolori che dal tratto cervicale tendono ad irradiarsi nella sezione mediana della schiena. I dolori che caratterizzano la dorsalgia possono essere acuti e cronici e a volte direttamente correlati a quelli che interessano la cervicale. Oltre al fastidio intenso e localizzato, la muscolatura del dorso tende ad irrigidirsi, con i muscoli più vicini alla colonna vertebrale contratti e dolenti. L’irrigidimento del dorso può accompagnarsi ad un indebolimento degli arti inferiori e a parestesie intercostali (intorpidimento, prurito e formicolii), che interessano tutta l’area di distribuzione della radice nervosa. Inoltre, una contrazione eccessiva dei muscoli che sostengono la colonna vertebrale può causare difficoltà di deambulazione e casi di ritenzione urinaria.

I principali rimedi contro i dolori alla schiena

Essendo la maggior parte delle dorsalgie di origine muscolo-tendinea, queste sono destinate a risolversi con la combinazione di una terapia farmacologica (assunzione controllata di antinfiammatori, antidolorifici e miorilassanti) e di una terapia fisioterapica mirata. Se la prima serve esclusivamente ad attenuare il dolore nella sua fase più acuta, la terapia riabilitativa, che consiste in alcune sedute di massoterapia o ultrasuoni, è utile a rilassare la muscolatura e ad allentare le tensioni. Nei casi più gravi può essere necessario un intervento chirurgico (frattura vertebrale causata da osteoporosi). Nella fase che segue la scomparsa del dolore acuto, è importante affidarsi ad uno specialista in grado di stilare un programma di lavoro utile a correggere eventuali posture scorrette o piccoli difetti anatomici. Per minimizzare il rischio di incorrere in pericolose recidive, è necessario eseguire tutti gli esercizi prescritti dal fisioterapista ed imparare a sollevare i carichi come conviene, senza mettere a repentaglio le strutture muscolo scheletriche della schiena. È buona norma prendere parte a sedute di chinesiterapia posturale e, nei casi più gravi, indossare un busto correttivo. I professionisti che operano per conto di EpiCura offrono interventi a domicilio, in grado di rendere più comode le sedute e migliorare l’applicazione del paziente.

L’importanza del fisioterapista

Il fisioterapista interviene per alleviare il dolore e le tensioni muscolari durante la fase acuta e per insegnare al paziente come prevenire le ricadute. In caso di dolori alla colonna vertebrale dovuti a traumi, problemi meccanici o sovraccarichi, è possibile ricorrere a diverse metodologie, tra cui: la tecarterapia, utile ad alleviare le tensioni dovute a posture scorrette e a carichi elevati, oltre che ad estinguere la conseguente infiammazione; la ginnastica posturale, necessaria per ristabilire un corretto equilibrio tra le tensioni fasciali e migliorare lo scarico del tratto dorsale, in modo da ottenere un’efficace decompressione delle vertebre e dei dischi intervertebrali; il trattamento osteopatico, che ricerca la causa del sovraccarico e valuta l’eventuale presenza di disfunzioni meccaniche o viscerali, allo scopo di risalire alla causa del problema. Il fisioterapista aiuterà il paziente ad allungare ed irrobustire i muscoli della schiena attraverso la pratica di esercizi mirati:

– Seduti a terra con le gambe incrociate, allargate le braccia mantenendole parallele al suolo con i palmi rivolti verso l’alto e facendo attenzione a non sollevarle oltre le spalle. Portate lentamente le braccia indietro arrivando fin dove è possibile e mantenendo la posizione per quindici secondi.

– In piedi con le braccia rilassate lungo il tronco, portate lentamente le braccia sopra la testa. Dopodiché girate i palmi verso l’esterno. Spingete il più possibile per cinque secondi e tornate nella posizione iniziale.