La malattia di Alzheimer può avere importanti ripercussioni psicologiche anche sui familiari.

Alzheimer e ripercussioni psicologiche sui familiari: risponde la psicologa a Torino

EpiCura

Indice

1. Malattia di Alzheimer: le ripercussioni psicologiche2. Come influisce l'Alzheimer sulla psicologia dell'anziano?3. Come affrontare l'Alzheimer di una caro malato?4. Come psicologa, cosa consigli ai familiari con cari malati di Alzheimer?5. Perché è importante trovare del tempo per sè quando si assiste un malato di Alzheimer?6. Lasciare il lavoro per prendersi cura di un malato di Alzheimer ha ripercussioni psicologiche?7. Quali sono le conseguenze psicologiche derivanti dal ricovero del malato presso strutture?8. Come affrontare il senso di colpa derivante dal volere del tempo per sé? 9. Come instaurare un rapporto di fiducia con l'assistente familiare?10. Come tranquillizzare l’anziano malato di Alzheimer ansioso o aggressivo?

Malattia di Alzheimer: le ripercussioni psicologiche

La malattia di Alzheimer (pronunicato Alzaimer) è stata scoperta dal famoso psichiatra Alois Alzheimer all’inizio del secolo scorso.

Si tratta di un tipo di demenza senile che ha come risultato la graduale perdita dei ricordi e l’opacizzazione della personalità del paziente che ne è affetto.

Le ripercussioni psicologiche sulla persona che si prende cura del malato non sono da sottovalutare.

La sofferenza di una persona cara, spesso, è causa di ripercussioni abbastanza importanti sulla vita di chi se ne prende cura.

Chiara, psicologa a Torino, che collabora con Epicura, ci spiega in quest’intervista come reagire al meglio alla malattia del proprio caro. 

Come influisce l'Alzheimer sulla psicologia dell'anziano?

Possiamo dire che la malattia, essendo degenerativa e costringendo la persona alla graduale perdita di funzionalità, ha molta possibilità di affiancarsi alla depressione: quando ad esempio dopo aver cucinato la pasta al sugo per cinquant’anni la paziente confonde gli ingredienti, è normale che sorga la frustrazione.

Frustrazione e perdita possono essere molto provanti per il soggetto, che può quindi trovarsi a vivere stati depressivi, anche accompagnati da forte agitazione e irrequietezza.

La sofferenza psicologica maggiore derivante dalla decadenza cognitiva, tuttavia, riguarda il Caregiver, in quanto rispetto ai momenti di assenza dell’anziano malato resta sempre lucido.

Il carico psicologico è veramente pesantissimo: non essere riconosciuti da un genitore, ad esempio, è molto provante.

Come affrontare l'Alzheimer di una caro malato?

È necessario prendere coscienza del fatto che il problema che coinvolge la persona cara stravolge le regole relazionali instaurate in precedenza.

Come psicologa a Torino ho visto familiari litigare con il malato perché non ricordava determinati avvenimenti e questo veniva preso quasi come un attacco personale e tentavano a tutti i costi di forzarne il ricordo, tra l’altro con rabbia.

Risultato? L’anziano non ha ricordato e ne è uscito più confuso di prima!

È estremamente importante che, per la tranquillità di tutti, ci si impegni per conoscere, e quindi accettare gradualmente, la malattia.

È bene sforzarsi di accettare la normalità delle difficoltà dell’anziano, dato che è stata diagnosticata una demenza.

È bene che l’accettazione della malattia sia quotidiana, non basta che si spieghi la malattia ai familiari: è necessario che si comprenda che il malato non tornerà più ad essere la persona di un tempo. 

Nonostante questo triste cambiamento, ciò che non cambia è la possibilità di stare insieme e volersi bene.

Anche le figure degli assistenti hanno un ruolo importante nell’accompagnare la famiglia durante il percorso di malattia, che comunque ha una durata considerevole rispetto ad altre malattie che comportano un carico emotivo della medesima portata.

Come psicologa, cosa consigli ai familiari con cari malati di Alzheimer?

Attenzione ai primissimi sintomi Alzheimer.

Grazie all'esperienza di psicologa a Torino, credo che sia molto importante che la persona che soffre per la patologia di Alzheimer non venga isolata ma, piuttosto, che venga coinvolta nei momenti conviviali.

Questo coinvolgimento avrà effetti benefici sia sui degenti che sui familiari.

I momenti di normalità condivisa come i pranzi di famiglia in cui ci si riunisce e si sta vicini al malato alternati a momenti di distacco dal degente da parte dei caregiver sono delle necessità molto importanti secondo me.

Perché è importante trovare del tempo per sè quando si assiste un malato di Alzheimer?

La degenerazione cognitiva di un genitore affetto da Alzheimer piuttosto che di un altro parente catalizza completamente l’attenzione del caregiver: i compiti di cura sono molto richiedenti in termini energetici.

Questo è esattamente ciò che accade quando nasce un bambino. La differenza è che nel caso dell’evento della nascita il significato che si porta con sé è vitale, tutto incentrato sul futuro, mentre il significato dell’Alzheimer è mortifero, incentrato sul passato.

È  molto più probabile che ad “esaurirsi”, ovvero a sentirsi esageratamente affaticato dai compiti di cura, sia la persona che assiste il proprio caro malato piuttosto che un genitore. 

Molto spesso il Caregiver è un figlio e di conseguenza il fatto che si trovi a curare un genitore e che quindi ci sia un’inversione di ruoli può causare gravi conflitti interni, a livello affettivo.

Lasciare il lavoro per prendersi cura di un malato di Alzheimer ha ripercussioni psicologiche?

Abbandonare il proprio lavoro spesso non è gratificante e può comportare frustrazioni e sentimenti negativi che possono essere evitati, ad esempio, riducendo la quantità di ore lavorative senza rinunciare al lavoro in maniera definitiva solo per concentrarsi sul degente in maniera totalizzante. 

Quali sono le conseguenze psicologiche derivanti dal ricovero del malato presso strutture?

Dipende da caso a caso: generalmente i familiari ricercano il male minore trasferendo il malato in struttura, dove è assistito in maniera continuativa.

Contemporaneamente, la mente della famiglia italiana spesso è come fosse divisa a metà, come se parte necessitasse  di un po’ di respiro dalla gestione della malattia e l’altra parte si senta in colpa in quanto allontanare il malato dalla propria casa e dai propri affetti spesso è percepito come un torto o un segno di mancata riconoscenza.

Per questo penso che oltre al supporto del caregiver, una buona assistenza a casa del paziente, magari focalizzata sul rinforzare le abilità cognitive residue e sulla relazione, possa essere una valida alternativa alla casa di riposo sino agli stadi più avanzati della malattia.

Come affrontare il senso di colpa derivante dal volere del tempo per sé? 

Premetto che oggi ci sono modelli di diagnosi precoce dell’Alzheimer che vanno assolutamente considerati.

Come psicologa a Torino, so che gestire il senso di colpa può essere difficile: spesso il tempo da dedicare a sé stessi non risulta legittimo quando vi è un proprio caro a cui ci si sente in dovere di dare supporto e presenza.

Contemporaneamente, come in un’azienda è bene che i dipendenti abbiano delle pause e dei benefit per poter lavorare al meglio, così dovrebbe essere per un adulto Caregiver.

Un dipendente sereno e soddisfatto è più efficiente, così come un caregiver che abbia il tempo per poter svolgere tutto quello che è importante per la propria vita e realizzazione personale (a lavoro, coi figli, nello svago).

Questo semplicemente per il fatto che è più probabile torni al proprio caro malato di buonumore, ricaricato e propenso a dedicargli affetto e cure.

Come instaurare un rapporto di fiducia con l'assistente familiare?

Far entrare persone nuove tra le mura domestiche, specie per compiti così delicati come l’assistenza all’anziano e alla sua famiglia, non è semplice.

La diffidenza iniziale può essere abbattuta da entrambe le parti, secondo me, cercando di venirsi incontro e facendo il primo passo.

Se l’assistente familiare deve essere molto empatico, incline all’ascolto ed entrare “in punta di piedi” nelle situazioni delle famiglie che incontra, anche la famiglia è bene che cerchi di essere accogliente e di gettare un ponte tra sé e chi può aiutarlo.

Se si impostano bene e dall’inizio i tempi, i compiti, i confini oltre il quale la famiglia preferisce occuparsi dell’anziano, parlandone in modo chiaro, è facile che le cose migliorino.

Come tranquillizzare l’anziano malato di Alzheimer ansioso o aggressivo?

La malattia, col suo progredire, porta tipicamente ad una grande confusione e ad un senso di disorientamento riguardo agli spazi e al tempo: questo provoca molta agitazione e spesso una forte ansia.

Anche la capacità di gestire molti stimoli insieme diminuisce, per cui ambienti poco ordinati o rumorosi possono dare origini a reazioni difensive da parte del malato.

Vi sono molteplici trattamenti farmacologici mirati (quando la condizione è grave).

È importante che il caregiver non venga colto impreparato dai momenti di forte agitazione perché la sua pazienza e la sua comprensione sono fondamentali.

Essere un punto di riferimento per il paziente significa anche dimostrarsi disponibili a capire con lui che cosa lo mette a disagio, per cercare successivamente una soluzione o comunque permettergli di dar voce al proprio malessere.

Il supporto psicologico per il caregiver è importante ed Epicura ha appena attivato il servizio di psicologia e psicoterapia domiciliare, oltre che quello di assistenza domiciliare, per supportare ancor più i pazienti e le loro famiglie.

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