Come riconoscere il femore rotto? Alcuni consigli dai migliori medici ortopedici

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Come riconoscere il femore rotto? consigli dai migliori medici ortopedici
Come riconoscere il femore rotto? consigli dai migliori medici ortopedici

Il femore rotto è una delle fratture più comuni in traumatologia. Secondo recenti statistiche, sono più di 80.000 le persone, di cui la maggior parte donne che hanno superato i 70, che si rivolgono ogni anno al Pronto Soccorso per fronteggiare questa emergenza. Ma come si riconosce il femore rotto? Lo abbiamo chiesto ai migliori medici ortopedici.

Cos’è il femore?

Il femore è l’unico osso presente nella coscia ovvero la parte superiore della gamba. L’attenta osservazione di una radiografia ci illustra la sua divisione in tre sezioni ben distinte. L’estremità superiore, denominata testa del femore, si articola con le ossa del bacino. La seconda è costituita dalla parte centrale di questo osso che assume la curiosa forma di una clessidra. Infine, la parte finale, o estremità distale, si innesta con la tibia. Da questo punto in poi parte l’articolazione con il ginocchio.

Il femore è l’osso più lungo di tutto il nostro organismo ed è anche uno dei più importanti, ci sono infatti ben 22 muscoli che hanno origine dal femore o che terminano in esso. È fondamentale per la distribuzione del nostro peso corporeo sulle gambe ma anche per la locomozione. Su di esso infatti si innestano proprio quei muscoli che servono per camminare, saltare o correre.

In cosa consiste la frattura del femore?

Da un punto di vista strettamente medico-chirurgico per frattura si intende l’interruzione della continuità di un osso specifico a causa di una forza esterna capace di spezzare la resistenza dell’osso stesso. La frattura del femore può essere composta o scomposta. Nel primo caso, nonostante la rottura, le due estremità dell’osso sono allineate. In quella scomposta invece i segmenti ossei sono separati o “angolati”. Se l’epidermide è intatta si parla di frattura chiusa mentre se l’osso ha lacerato la pelle siamo in presenza di una frattura esposta.

Esistono 3 tipi di fratture femorali, determinate dal segmento dell’osso in cui si è verificata la rottura:

· Frattura prossimale del femore: l’evento riguarda la parte più alta dell’osso, quella vicino all’anca per intenderci

· Frattura della diafisi femorale: la frattura riguarda la parte centrale dell’osso e spesso è un trauma che deriva da incidenti automobilistici o da investimenti auto/pedone.

· Frattura del femore distale: la frattura in questo caso di divide in sopracondilare e femore distaletranscondilare a seconda che la rottura sia situata nella sezione appena sopra il ginocchio oppure se lo riguarda direttamente.

Cause della frattura al femore

Le cause della frattura al femore variano con l’età del paziente. Nella popolazione anziana è la combinazione di diversi fattori che spiega l’alta frequenza di questa frattura; oltre alla fragilità ossea, il rischio di cadere e fratturarsi questo osso così importante è legato spesso alle condizioni fisiche generali. Alcuni disturbi neurologici, visivi o altre patologie tipiche della terza età, sono accompagnate spesso da problemi quali la perdita di forza a livello muscolare o la mancanza di equilibrio che porta un anziano magari a inciampare sul tappeto o piuttosto a scivolare o cadere a causa di una buca sul manto stradale. I capogiri frequenti, i cali di pressione o l’abitudine di calzare scarpe non idonee sono dei motivi che accrescono vertiginosamente la possibilità di cadere e fratturarsi il femore.

Diverso è il discorso per quanto riguarda i giovani. Il femore rotto in questi casi è la diretta conseguenza di eventi traumatici forti e violenti quali, ad esempio, un incidente con l’automobile o la moto oppure può dipendere da cadute accidentali dall’alto (da una scala ad esempio). In molti casi la frattura è determinata da attività sportive che vanno a caricare troppo l’osso come nel caso dello sci di fondo o nel ciclismo.

Come si riconosce il femore rotto?

Abbiamo chiesto ai migliori medici ortopedici quali sono i segnali per capire se siamo in presenza di un femore rotto. Il primo sintomo, e anche il più inequivocabile, è la presenza di un dolore lancinante e acuto. Nella maggior parte dei casi il paziente che ha subito la frattura del collo femorale è soggetto a una totale impotenza funzionale ovvero non può alzarsi e nemmeno camminare. Il dolore è localizzato alla piega dell’inguine, in corrispondenza dell’anca, e si assiste anche a un accorciamento della gamba, correlato all’aumento della testa del femore e alla sua posizione in rotazione esterna.

La palpazione dell’anca o il solo movimento sono operazioni molto dolorose. In questo frangente gli ortopedici consigliano di effettuare un esame visivo o manuale con molta cautela per non provocare uno spostamento secondario della frattura. A volte l’evento traumatico può essere lieve e il paziente riesce ad alzarsi e camminare. Secondo i medici invece è necessario che la persona rimanga ferma e immobile in attesa dei soccorsi. Il rischio in questo caso è che un movimento possa provocare la scomposizione della frattura, aggravando un evento traumatico già estremante serio e invalidante per sua natura.

Il ricovero in emergenza al Pronto Soccorso è necessario per confermare la diagnosi con i raggi X. La valutazione radiologica infatti è l’unica che può dare l’esatta misura della frattura al femore. Parleremo ora dei modelli di trattamento dopo un evento traumatico.

Femore rotto: come si cura?

Il trattamento chirurgico è l’unico possibile in caso di frattura al femore. La sola eccezione è rappresentata dai neonati nei quali questo tipo di evento traumatico a volte viene risolto semplicemente con l’applicazione del gesso. L’operazione è controindicata soltanto in quei casi in cui la salute del paziente, seriamente compromessa, non potrebbe tollerare un intervento di questo genere. È fondamentale eseguire la procedura il prima possibile per dare alla persona le migliori possibilità di recupero. In linea di massima ci vogliono almeno sei mesi per rimettersi completamente dalla frattura del femore.

L’operazione chirurgica può essere di due tipi: osteosintesi e artroplastica. Nel primo caso l’ortopedico riallinea le parti fratturate attraverso dei chiodi endomidollari. Eseguita in anestesia generale, l’osteosintesi permette al paziente di caricare sin da subito, evitando così i disagi che derivano da un prolungato allettamento. L’artroplastica invece è la sostituzione della cervice e della testa del femore con una protesi.

Molto importante è la riabilitazione fisioterapica dopo un evento traumatico, come la frattura del femore. I migliori medici ortopedici consigliano una precisa prassi, anche intesa come riabilitazione a distanza.

Femore rotto: la prevenzione

Secondo i migliori medici ortopedici, è possibile prevenire la frattura del femore mantenendo uno stile di vita sano e attivo. Una camminata quotidiana di circa 30 minuti aiuta a mantenere una buona qualità muscolare e a rafforzare la struttura ossea . A tavola dobbiamo consumare almeno una volta al giorno cibi ricchi di proteine e di calcio, privilegiando quelli con un maggiore apporto di vitamina D. Un consiglio per le donne, particolarmente soggette alla frattura del femore. Dopo la menopausa è molto importante controllare regolarmente la quantità di calcio presente nelle ossa con la MOC per prevenire e curare l’osteoporosi. Anche rivolgersi ad un fisioterapista abilitato è una mossa importante per guarire nel migliore dei modi.

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