Fisioterapia per il reflusso gastroesofageo e per l’ernia iatale

0
210
Fisioterapia per l'ernia iatale e fisioterapia per il reflusso gastroesofageo
Fisioterapia per l'ernia iatale e fisioterapia per il reflusso gastroesofageo

Ernia iatale e reflusso gastroesofageo, due disturbi sui quali intervenire tempestivamente

Vediamo in questo articolo come impatta la fisioterapia per l’Ernia iatale e di conseguenza i risultati della fisioterapia per il reflusso gastroesofageo. Questi possono essere due disturbi indipendenti o legati tra loro. Chi è alla prese con una forma di ernia iatale, ha quasi sempre a che fare anche con il reflusso gastroesofageo, una condizione fastidiosa che nel lungo periodo può causare problemi piuttosto gravi, quali disfagia (difficoltà nella progressione del cibo lungo l’esofago), asma, raucedine, tosse cronica, esofagite (lesioni della mucosa esofagea) e persino vere e proprie perforazioni dei tessuti interessati (ulcere). Tuttavia, la malattia da reflusso gastroesofageo può presentarsi anche in maniera indipendente, causata da fattori ormonali, farmacologici o alimentari. L’ernia iatale, invece, dipende da fattori genetici o modificazioni anatomiche, che coinvolgono la regione compresa tra stomaco ed esofago, ovvero quella in cui è situato lo iato diaframmatico esofageo. L’ernia iatale è causata da un’estroflessione della parte alta dello stomaco, che fuoriesce dalla sua sede naturale per invadere l’area al di sopra del diaframma. A volte può trattarsi di una condizione silente, altre presenta sintomi fastidiosi o addirittura invalidanti. Per fortuna, esistono tecniche correttive specifiche, in grado di migliorare la qualità della vita del paziente. Tra queste figura anche la fisioterapia per l’ernia iatale, un approccio spesso necessario, grazie al quale evitare, o quantomeno ridurre, l’assunzione di farmaci.

Quali sono i rimedi più efficaci contro ernia iatale e reflusso gastroesofageo?

Abbiamo detto che ernia iatale e reflusso gastro-esofageo spesso vanno a braccetto, in quanto le modificazioni anatomiche che intervengono e causano il primo disturbo, facilitano la risalita degli acidi prodotti dallo stomaco. Non mancano rimedi efficaci, in grado di intervenire sull’ernia sia da un punto di vista meccanico che anatomico. Ma quali sono e perché è opportuno adottarli? La fisioterapia per l’ernia iatale è una pratica non molto diffusa e, purtroppo, ancora poco nota. Tuttavia, in Italia non mancano centri dedicati e specialisti, come i fisioterapisti che operano per conto di EpiCura, in grado di intervenire anche presso il domicilio del paziente. Possono ricorrere a questi trattamenti coloro cui è stata diagnosticata una forma di ernia iatale e che hanno ricevuto parere positivo dal gastroenterologo. Sarà lo stesso fisioterapista a valutare i disequilibri che hanno favorito la comparsa del reflusso gastroesofageo e a suggerirne i metodi di trattamento. Una delle tecniche più diffuse è il cosiddetto metodo Souchard, una tecnica propriocettiva di inibizione applicabile a diversi distretti anatomici. Con la fisioterapia per il reflusso gastroesofageo lo specialista e il paziente ricercano la posizione da cui trae origine la sintomatologia, facendola regredire man mano che le tensioni muscolari diminuiscono.

Il lavoro del fisioterapista

Il primo step è analizzare le quattro funzionalità principali collegate al muscolo diaframmatico, vero punto nevralgico dell’osservazione preliminare e della conseguente terapia: funzionalità digestiva, respiratoria, circolatoria (sia linfatica che vascolare) e meccanica (i muscoli della colonna vertebrale). Qualora il disequilibrio dovesse coinvolgere una o più di queste aree, allora il fisioterapista dovrà utilizzare tecniche utili a riequilibrare il disturbo nel rispetto delle suddette funzionalità, che devono sempre interfacciarsi in totale armonia. Il paziente viene sottoposto a un esame posturale, come avviene per la fisioterapia per i dolori alla schiena,, quindi ad alcune sedute successive, dedicate alla riabilitazione del diaframma e delle aree coinvolte. In molti casi, bastano pochi interventi per ottenere i primi miglioramenti. Il trattamento annovera tecniche specifiche, utili a riequilibrare il sistema fasciale, che copre e coordina il sottostante sistema muscolare. Grazie ai trattamenti in questione, è possibile liberare lo sfintere esofageo dalle tensioni anomale che si sono create, rinforzando al contempo il tono muscolare dell’area interessata, in modo che il cardias possa tornare ad esercitare al meglio la propria azione di “valvola anti-reflusso”. Gli esercizi e le manovre effettuate dal fisioterapista, inoltre, hanno il potere di distendere i muscoli del collo e del torace, anch’essi coinvolti nella deglutizione e nella digestione. Inoltre, il trattamento interviene anche sulla colonna cervicale, attraverso cui passano molti nervi che hanno un ruolo importante nel processo digestivo.

È davvero efficace la fisioterapia per l’ernia iatale?

La fisioterapia per il reflusso gastroesofageo può rivelarsi risolutiva. Grazie alle tecniche utilizzate è possibile migliorare la tenuta del cardias, nonché rendere più efficace la digestione. In molti casi, è possibile persino risolvere definitivamente le forme meno gravi di ernia iatale (ad esempio quella da scivolamento) e prevenire sintomi quali tachicardia da reflusso e dolori retro-sternali. Naturalmente, la fisioterapia va coadiuvata con una serie di comportamenti alimentari e non, in grado di limitare la comparsa dei sintomi più fastidiosi. Attraverso manovre specifiche, il fisioterapista può individuare e trattare buona parte delle disfunzioni meccaniche gastro-esofagee. Il compito del fisioterapista, che opera sempre in collaborazione con il gastroenterologo, è analizzare se sussistono alterazioni a carico delle aree su cui è possibile intervenire. Ad esempio, se un problema alle vertebre ha alterato le funzionalità diaframmatiche e gastro-esofagee, è possibile risolvere il problema alla base, eliminando la causa scatenante. Naturalmente, il quadro clinico risulta più semplice se l’alterazione è primaria, ovvero situata a livello del diaframma. Si complica quando le succitate alterazioni coinvolgono più sistemi interconnessi. Ecco perché tutte le correzioni devono essere collegate tra loro, concetto alla base del metodo RPG Souchard, strumento ideale per riequilibrare contemporaneamente e nella maniera più coordinata possibile tutti i distretti coinvolti, senza rischiare, come può avvenire con un trattamento analitico, di spostare il problema altrove.

Quali sono i trattamenti cui viene sottoposto il paziente?

Ogni programma viene stilato in base alle caratteristiche del paziente e ai disturbi rilevati in sede di anamnesi. Ciascun programma annovera interventi di correzione delle posture e manovre specifiche. Il processo di cura ha sempre una base soggettiva, tuttavia, i risultati ottenuti risultano stabili, poiché il fisioterapista interviene sulla causa scatenante. Quante sedute occorrono per osservare i primi benefici? Non esiste una regola valida per tutti: alcuni pazienti vedono risultati già dopo la prima seduta, mentre in altri il percorso può essere più lungo e articolato. Considerato il fatto che tali problemi possono coinvolgere molti apparati differenti, tra cui quello vertebrale, meccanico, respiratorio, cardiaco, viscerale e persino psicologico, per poter effettuare un trattamento corretto, è importante che il paziente venga seguito trasversalmente da vari professionisti, specializzati nei vari sistemi coinvolti e in grado di lavorare in equipe. Dopo aver escluso o preso atto di eventuali compromissioni primarie e secondarie (ad esempio del sistema cardiaco), lo specialista deve individuare la causa del disturbo e cercare di risolverlo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore scrivi il tuo commento qui!
Per favore inserisci il tuo nome qui