Due casi di riabilitazione: frattura scomposta polso e frattura metatarso piede

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riabilitazione frattura scomposta polso e frattura metatarso piede
riabilitazione frattura scomposta polso e frattura metatarso piede

Frattura scomposta del polso: quali sono i tempi di guarigione?

Il polso è formato da otto ossa diverse, collegate, a loro volta, a quelle dell’avambraccio: l’ulna e il radio. Cerchiamo di capire cos’è la frattura scomposta polso. Nonostante l’espressione frattura scomposta del polso venga usata per indicare gli infortuni occorsi ad una qualsiasi di queste ossa, la maggior parte delle lesioni di questo tipo interessa il radio. E l’espressione medica utilizzata per indicare questi infortuni è frattura radiale distale. Prima di entrare nel dettaglio, è bene fare un distinguo. Le fratture possono essere composte o scomposte. Se nel primo caso le ossa restano nella loro sede naturale e il danno può essere contenuto applicando un semplice tutore, nel secondo le ossa coinvolte si rompono in più punti, causando la dislocazione dei vari frammenti. Quando si incorre in questo genere di infortuni è bene intervenire con prontezza, in modo da limitare dolore e gonfiori, ma soprattutto evitare eventuali deformazioni. In base all’entità della lesione, alcune fratture possono essere trattate chirurgicamente, ricorrendo a placche e fissazioni, oppure al cosiddetto filo di Kirschner, in modo da garantire la stabilità dei capi articolari. I tempi di recupero sono legati a diversi fattori, tra cui:
– l’età del paziente
– la gravità della frattura
– le condizioni di salute del paziente
– il programma di riabilitazione a cui il paziente decide di sottoporsi

In linea di massima, i tempi di guarigione per una frattura scomposta in un individuo giovane e in salute non superano i 3 mesi. Una persona anziana, invece, potrebbe impiegare anche 5 o 6 mesi. Se curate male, queste lesioni possono provocare ulteriori disturbi, quali tendiniti, artrite del giunto o tunnel carpale.

Riabilitazione frattura scomposta del polso: in cosa consiste?

Per recuperare tutte le funzionalità del polso, è opportuno sottoporsi a cicli di fisioterapia, la cui sfida più critica è evitare la rigidità articolare e la tumefazione della mano. Quest’ultima può essere limitata mediante un bendaggio compressivo del polso; la rigidità, invece, andrà controllata ricorrendo a una serie di esercizi di mobilizzazione attiva e passiva. Per conservare le funzionalità della mano può essere utile effettuare attività poco impegnative, quali leggere, mangiare, lavare i denti, etc. Per quanto riguarda la riabilitazione vera e propria, potrebbe essere opportuno ricorrere a terapie antalgiche ed antiinfiammatorie quali tecar, laser, crioterapia (in modo da ridurre l’edema) e magnetoterapia (in grado di stimolare la rigenerazione dell’osso). Trascorse 6/8 settimane dall’intervento, la frattura si sarà saldata. Durante la fase tardiva (8/12 settimane dopo l’infortunio), sarà possibile passare agli esercizi per rinforzare i muscoli: il recupero della forza e della piena mobilità sono gli obiettivi più importanti e possono essere conseguiti ricorrendo a particolari esercizi che prevedono l’uso della plastilina (utili a rafforzare la presa).

Frattura metatarso del piede: di cosa si tratta e come va curata?

Con l’espressione frattura del metatarso del piede si è soliti indicare la rottura di una delle ossa lunghe del piede, ovvero quelle che collegano la caviglia alle dita. Queste fratture sono tra le più comuni in assoluto e, in particolare, quella più facile da riscontrare è la rottura del quinto metatarso. Bambini, anziani affetti da osteoporosi e atleti sono gli individui più soggetti a questo tipo di infortuni. Uno dei sintomi tipici della frattura del metatarso del piede è il dolore fortemente localizzato, che tende ad aumentare quando si carica il peso del corpo sul piede. Altri segni tipici sono la tumefazione dell’area e la presenza di ematomi. Quando la frattura è causata da una lesione da stress (tipica degli atleti di endurance), solitamente non si riscontra alcun livido, né si avverte alcun rumore al momento della rottura. Le fratture metatarsali impiegano 6/8 settimane per guarire completamente, mentre per quelle da stress occorrono dalle 6 alle 12 settimane, a seconda dell’età del paziente e della gravità della lesione. La maggior parte dei pazienti riesce a recuperare pienamente la mobilità del piede e della gamba e ad effettuare le normali attività quotidiane, comprese quelle sportive. Tutto ciò, ovviamente, presuppone l’assenza di ulteriori complicanze.

Riabilitazione post frattura del metatarso del piede

Il programma fisioterapico cui sottoporsi in caso di frattura del metatarso è legato alle condizioni dell’arto e all’entità dell’infortunio. Trascorsi i primi 30 giorni, infatti, il fisioterapista può trovarsi a gestire complicazioni di vario genere, che andranno trattate in maniera specifica. Gli scopi principali della fisioterapia sono ridurre l’edema e restituire mobilità alla caviglia e alle altre strutture prossime alla lesione. Ovviamente, sarà necessario favorire anche un recupero muscolare dell’arto. Durante la fase iniziale può essere utile ricorrere al linfodrenaggio, in modo da controllare l’eventuale edema, mentre per gestire il dolore è consigliabile ricorrere alla terapia manuale o a tecniche quali il laser e la tecarterapia. In seconda istanza, sarà opportuno recuperare gradualmente la deambulazione, evitando di sovraccaricare la struttura. Purtroppo, la maggior parte dei pazienti tende a saltare questo step, rischiando di andare incontro a dolori al ginocchio o alla colonna vertebrale, dettati dall’adozione di posture errate. Gli esercizi proposti dallo specialista sono volti al recupero della muscolatura della coscia, del polpaccio e del piede, ma anche e soprattutto alla propriocettività, in modo da rinforzare i meccanismi di controllo del piede e della caviglia.

Riabilitazione in acqua: benefici

L’ambiente acquatico è particolarmente indicato per la riabilitazione in seguito a fratture e lesioni, in quanto i movimenti non provocano alcun dolore. Inoltre, se l’acqua viene portata ad una temperatura prossima ai 34° gradi, come avviene nelle piscine dedicate all’idro-chinesiterapia, l’effetto miorilassante dell’acqua tiepida favorisce il recupero fisico. L’idroterapia da qualche anno è entrata a far parte dei protocolli di riabilitazione in campo sportivo ed ortopedico. Fin dalla sua introduzione, ha registrato un consenso crescente, sia da parte dei fisioterapisti che dei pazienti. Inoltre, l’idroterapia è indicata sia come strumento di preparazione in vista dell’intervento chirurgico, sia come mezzo riabilitativo in fase post-operatoria. In quest’ultimo caso, la riabilitazione in acqua comincia subito dopo la desuturazione, allorquando gli esercizi normali sono ancora controindicati. Nonostante i movimenti siano molto simili a quelli previsti dagli esercizi tradizionali, i benefici che ne conseguono sono superiori, grazie ad alcuni principi, quali la capacità dell’acqua di alleggerire il peso sulle articolazioni, una maggiore resistenza al movimento ed una migliore ossigenazione dei tessuti, favorita dal calore.


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