L’intelligenza artificiale per cure a domicilio? Ecco cosa ci aspetta nel 2019 e 2020

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Siamo pronti per l’intelligenza artificiale?

La risposta è assolutamente sì. L’Intelligenza Artificiale (AI) può supportare la medicina e permettere un’assistenza sanitaria più organizzata, precisa e predittiva. Le risposte sono destinate a diventare molto più adeguate e lo spazio per gli errori di valutazione a ridursi rapidamente. Ad oggi, in Italia, abbiamo oltre 1,2 milioni di pazienti affetti da disturbi cardiovascolari: l’AI potrebbe indicarci quali tra questi sono quelli che presentano un quadro clinico da trattare con una determinata terapia piuttosto che con un’altra. L’Intelligenza Artificiale è la chiave che ci consentirà di rispondere in maniera più rapida e precisa a tante domande come questa, forte di un potenziale virtualmente illimitato. Nei mesi scorsi, il Future Health Index, una piattaforma di ricerca creata dalla multinazionale olandese Philips, ha evidenziato il favore dei cittadini nei confronti della prossima rivoluzione digitale applicata alla medicina. Secondo i più, l’AI potrebbe guidare questo rinnovamento, a patto che riesca a fornire consigli e indicazioni personalizzati per ogni tipo di paziente. Per adesso, in Italia ad indicare la strada è l’IIT (l’Istituto Italiano di Tecnologia), che sta lavorando all’applicazione del robot R1, il quale sarà impiegato nell’assistenza (anche a domicilio) e nella riabilitazione dei pazienti presso la propria abitazione o in palestra.

Un mercato dal potenziale smisurato

L’Intelligenza Artificiale trasformerà sempre di più la sanità: le stime suggeriscono che dai 660 milioni di euro registrati nel 2014, si raggiungerà un giro d’affari pari a oltre 6,5 miliardi entro il 2021, con percentuali di crescita annue del 40%. A dirlo è uno studio di Frost & Sullivan, secondo cui l’AI applicata all’healthcare avrebbe un potenziale immenso, sia in termini di ricavi che dal punto di vista della diminuzione dei costi (le stime parlano di un risparmio del 50%). Prospettive rosee, soprattutto in un momento di sofferenza come questo, caratterizzato da una situazione sempre più complessa da gestire a causa del continuo incremento della spesa, delle inefficienze lamentate a più riprese da pazienti e addetti ai lavori e della mancanza di personale. L’intelligenza artificiale per cure a domicilio fa da contraltare ad una richiesta di cure in continuo aumento. Ma, soprattutto, sono aumentati rispetto a qualche anno fa coloro che desiderano cure di elevata qualità, possibilmente a domicilio. Anche le aziende private potranno confrontarsi sul tema dell’Intelligenza Artificiale, cercando sollievo proprio nella possibilità di ottenere informazioni ad alto valore aggiunto processando le enormi quantità di dati garantite dalle attività quotidiane e dalle cure somministrate ai pazienti. Niente di più utile: i medici, infatti, non hanno mai avuto accesso a un numero così elevato di informazioni ma, al contempo, hanno grosse difficoltà nel riuscire ad elaborarle efficacemente.

L’impegno di Philips

Internet of Things e Intelligenza Artificiale sono i due settori nei quali Philips investe già da diversi anni, perseguendo l’obiettivo dichiarato di progettare soluzioni in grado di rispondere positivamente alle necessità del personale sanitario e dei pazienti. L’intelligenza artificiale per cure a domicilio richiede soluzioni tese a migliorare la vita di questi ultimi mediante il continuum of care, un metodo in grado di garantire la terapia giusta, nel posto giusto e al momento giusto. La differenza con il passato sta proprio nella capacità della tecnologia di adattarsi alla gente e non viceversa. Ecco spiegato il motivo per cui la multinazionale olandese parla di “intelligenza adattiva” anziché di AI, partendo dal presupposto che non bastano i metodi statistici, ma resta necessaria un’attenta valutazione del contesto operativo e personale in cui questi strumenti vengono impiegati. Le migliori cure a domicilio si basano sul concetto di prevenzione e, ovviamente, aver cura della propria salute passa anche attraverso la necessità di mangiare meglio. Ecco perché Philips sostiene il progetto EAT, promosso in collaborazione con la Fondazione Gruppo Ospedaliero San Donato. Il programma è stato pensato per rafforzare il sistema immunitario dei pazienti, in modo che abbiano più energie a disposizione, riducendo l’assunzione di calorie e zuccheri.

Le migliori cure a domicilio passano attraverso l’impiego della tecnologia

L’obiettivodell’intelligenza artificiale per cure a domicilio nel prossimo futuro è supportare i clinici nel dare un senso al numero enorme di dati generato dai pazienti e dalle cure assegnate loro. L’AI sta lavorando per creare interrelazioni non sempre visibili all’occhio umano, ma intuibili soltanto dalla macchina, capace di indirizzare in maniera più adeguata l’iter terapeutico. L’AI può rendere migliori le cure a casa anche fornendo consigli e coaching alle persone in difficoltà, oppure facilitando l’erogazione di terapie connesse o aggiuntive oltre le mura dell’ospedale. Di recente, sono state realizzate nuove piattaforme dedicate alla creazione di modelli analitici innovativi, capaci di garantire infrastrutture tecnologiche progettate appositamente per l’assistenza sanitaria. In tema di monitoraggio e assistenza domiciliari, Philips ha realizzato una soluzione capace di facilitare la prevenzione delle ospedalizzazioni evitabili. Rivolta soprattutto agli anziani fragili, questa intuizione utilizza un sistema capace di prevedere quali persone potrebbero necessitare di cure d’urgenza nei successivi 30 giorni, con l’obiettivo di permettere a questi pazienti di accedere a interventi più economici e tempestivi.

AI e robotica: tante idee volte a migliorare le cure a domicilio

Presto, la robotica diverrà uno dei cardini dell’assistenza a domicilio: macchine intelligenti dotate di caratteristiche antropomorfe, capaci di interagire con il paziente e l’ambiente circostante. Tra i protagonisti del prossimo futuro figurano alcuni robot-caregiver come iCub, realizzato dall’IIT di Genova: un autentico gioiello della robotica, grazie alla capacità di sentire, vedere e spostarsi come un vero uomo. Può anche sedersi e afferrare una vasta gamma di oggetti grazie alle mani dotate di tatto. Gli oltre 4 mila sensori permettono ad iCub (qui un dettagliato articolo divulgativo di Focus sull’argomento) di imparare dalle esperienze passate e dall’interazione con gli esseri umani. Tra gli androidi badanti ce n’è anche uno dedicato agli anziani malati di Alzheimer. Il nome che i suoi sviluppatori gli hanno dato è Kompai, che in lingua euskara vuol dire compagno. È dotato di ruote, è in grado di evitare gli ostacoli e riconosce i gesti e il volto dell’assistito. Kompai interagisce grazie a un display touchscreen, ricorda appuntamenti, orari delle medicine e dei pasti, fornisce consigli circa la lista della spesa e gli esercizi da eseguire per tenersi in forma. Sul tronco possiede alcune maniglie che aiutano il paziente ad alzarsi e un tasto per lanciare eventuali allarmi. Se la persona dice di non sentirsi bene, Kompai avverte il medico o l’infermiere. Rileva eventuali perdite d’acqua, fughe di gas, guasti elettrici ed è integrato con gli impianti domotici presenti in casa.


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