Le cause dell’Alzheimer e sintomi di una malattia devastante per l’anziano

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Le cause dell’Alzheimer e sintomi di una malattia devastante per l’anziano
Le cause dell’Alzheimer e sintomi di una malattia devastante per l’anziano

Il morbo di
Alzheimer, la forma più comune di demenza degenerativa

Nel nostro Paese, la malattia di Alzheimer colpisce più di 700 mila persone e pesa per oltre 11 miliardi di euro sui costi dell’assistenza ospedaliera. Inoltre, ad oggi, la maggior parte delle spese resta a carico delle famiglie. La patologia colpisce il 5% degli over 60 e circa 10 milioni di persone ogni anno in tutto il mondo. Numeri che obbligano ad una profonda riflessione e che dimostrano quanto poco sia stato fatto in termini di studio, cura e prevenzione. Le cause dell’Alzheimer restano per gran parte sconosciute. Non è stato brevettato alcun farmaco in grado di bloccare o far regredire la patologia e i trattamenti disponibili puntano soltanto ad alleviare e contenere i sintomi. La malattia di Alzheimer è la tipologia più diffusa di demenza degenerativa, condizione provocata da un’alterazione profonda ed irreversibile delle funzioni cerebrali: chi ne è affetto può sperimentare grosse difficoltà nel condurre le normali attività quotidiane e nel ricordare avvenimenti, cose o persone noti. Nella maggior parte dei casi, la patologia esordisce in maniera subdola e graduale: i pazienti cominciano a dimenticare alcune cose, finché non riescono a riconoscere neppure i loro stessi familiari, necessitando di aiuto per sbrigare anche le più semplici attività quotidiane. Spesso si tratta di una delle cause scatenanti che portano a genitori anziani ingestibili.

La storia e le
caratteristiche di un disturbo dalle conseguenze terribili

La patologia prende il nome da Alois Alzheimer, neuropatologo tedesco che per primo ne descrisse sintomi e caratteristiche salienti. Era il 1907 quando, in seguito ad un esame autoptico, lo psichiatra notò alcuni segni provocati dalla malattia sulla superficie del tessuto cerebrale di Auguste Deter, una donna tedesca morta a causa del drastico peggioramento provocato da una malattia mentale non meglio identificata. Tra i sintomi descritti figuravano la perdita di memoria, una spiccata imprevedibilità nei comportamenti e problemi nell’articolare la parola. Il medico individuò nel tessuto cerebrale della donna la chiara presenza di alcuni agglomerati, indicati col nome di placche amiloidi, e di altrettanti fasci di fibre aggrovigliate, definiti “gomitoli” neurofibrillari. Oltre alle placche e ai “gomitoli”, il morbo di Alzheimer è causato da una perdita di connessione tra i neuroni, condizione attribuita all’attività della proteina beta-amiloide, che tende a depositarsi intorno ai neuroni stessi. Il morbo di Alzheimer provoca anche una notevole diminuzione di acetilcolina (un neurotrasmettitore che consente la comunicazione tra i neuroni, fondamentale per il corretto funzionamento della memoria e di altre facoltà intellettive). In seguito a tali trasformazioni, i neuroni non sono più in grado di trasmettere impulsi nervosi, favorendo la progressiva atrofia del cervello. A questo possono essere legati comportamenti difficili da gestire, anzhe psicologicamente, come incontinenza urinaria oppure la più famosa e caratteristica perdita di memoria nell’anziano.

Morbo di Alzheimer:
cause e diagnosi

Le cause dell’Alzheimer rimangono non meglio identificate, sebbene l’osservazione dei pazienti colti dal disturbo abbia aiutato medici e scienziati ad individuare alcune caratteristiche comuni. La maggior parte dei danni cerebrali inizia fare la sua comparsa già diversi anni prima che i sintomi risultino evidenti. I gomitoli neurofibrillari, infatti, cominciano a svilupparsi in un’area specifica e particolarmente profonda del cervello (la corteccia entorinale). In seguito alla formazione dei gomitoli e delle placche, i neuroni perdono gradualmente efficienza, comunicando con crescente difficoltà. La loro morte favorisce la comparsa dei sintomi più evidenti. È probabile che ad innescare questa lunga catena di eventi che interessa la materia cerebrale siano determinati fattori genetici, ambientali e legati allo stile di vita. Inoltre, esistono studi dai quali è emerso che eventuali traumi cranici e colpi alla testa sarebbero in grado di causare la malattia. Per effettuare una diagnosi certa, il medico deve osservare la presenza delle placche cerebrali. È possibile farlo attraverso:
tac, utile ad identificare i segni più evidenti della malattia;
esami clinici tradizionali, quali analisi del sangue, del liquido spinale e delle urine;
test neuropsicologici, atti a misurare la memoria, il grado di attenzione e altre funzioni cerebrali.

Tutto il mondo della medicina guarda con attenzione e una msurata speranza alle innvazioni sempre più rapide introdotte dall’intelligenza artificiale, capace di ananlisi predittive sempre più sofisticate.

Alzheimer: i
fattori di rischio

Se le cause dell’Alzheimer sono ancora poco chiare, ricerche approfondite hanno evidenziato taluni fattori di rischio in grado di aumentare la probabilità di sviluppare questa forma di demenza. Quelli più importanti riguardano l’età, il sesso e il corredo genetico, ai quali si uniscono la storia clinica del paziente, determinati fattori ambientali e lo stile di vita. L’età è l’elemento più significativo, tant’è che difficilmente la malattia di Alzheimer viene diagnosticata prima dei 65 anni. In particolare, dopo tale soglia anagrafica, il rischio di sviluppare la patologia tende a raddoppiare ogni 5 anni. L’influenza dell’età sembra legata a fattori quali la pressione alta, l’aumento dell’incidenza di alcune malattie cardiache, determinate trasformazioni del DNA, delle cellule nervose e della struttura cellulare, il progressivo indebolimento dei sistemi di riparazione. Secondo alcune statistiche, le donne avrebbero probabilità leggermente più elevate di sviluppare la malattia. La spiegazione sta nella limitata produzione di estrogeni che segue la menopausa.

Infine, anche la genetica sembra contare parecchio. I fattori associati a questa patologia sono: l’APP (la proteina precursore dell’amiloide), situata sul cromosoma 21; la presenilina 1, che si trova sul cromosoma 14; la presenilina 2, situata a livello del cromosoma 1; il gene per l’apolipoproteina (ApoE) situato sul cromosoma 19.

Alzheimer: i
sintomi

I sintomi della fase finale della malattia di Alzheimer possono essere riassunti come indicato di seguito.
Amnesia anterograda: incapacità nel ricordare eventi accaduti di recente, a differenza di quanto accade con le vicende passate
Agnosia: mancanza di capacità nel riconoscere cose e persone note
Aprassia: incapacità nel compiere azioni comuni quali cucinare, preparare il caffè, lavarsi, etc.
Mancanza di orientamento spazio-temporale: incapacità a rispondere in maniera esaustiva a domande semplici circa la data o l’ora corrente, il luogo in cui ci si trova, etc.
– Incapacità nel prestare attenzione alla cura della propria persona e rispettare le normali regole igieniche
Anomia: incapacità a ricordare e ad attribuire nomi ai vari oggetti d’uso comune
Agrafia: evidenti difficoltà di scrittura
Acalculia: perdita della capacità nel compiere operazioni matematiche basilari
Mutazioni improvvise dell’umore: chi è affetto da Alzheimer può accusare confusione mentale, depressione, ansia e paura, soprattutto al di fuori della propria “comfort zone”
Deficit cognitivi: incapacità nel ragionare in maniera fluida e coerente, nel pianificare le azioni quotidiane e nel giudicare in maniera lucida eventi, persone e oggetti

Nei prossimi articoli andremo ancora ad approfondire questo mondo,
nella sua evoluzione dignostica e nelle sue complessità gestionali, in particolare per le molte famiglie, anche famiglie con genitori anziani lontani, che si trovano ad affrontare questa difficile malattia.

Voglio comunque ricordare che molto viene fatto per supportare l’anziano a domicilio, come nella cura e progettazione della casa per l’anziano, su cui abbiamo scritto un articolo molto apprezzato.

Per altro rimandiamo ai nostri specialisti, quali operatori assistenziali ed infermieri, ai quali potete rivolgervi:


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