Cosa significa dialisi, come funziona la dialisi e quali sono le conseguenze

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Cosa significa dialisi, come funziona la dialisi e quali sono le conseguenze
Cosa significa dialisi, come funziona la dialisi e quali sono le conseguenze

Cos’è la dialisi e quando è necessaria?

La dialisi è una terapia tesa a replicare la funzione dei reni e che si rende necessaria quando tali organi non sono più in grado di espletare il proprio lavoro (insufficienza renale). In particolare, non è possibile fare a meno della dialisi quando la funzionalità renale del paziente è compromessa per più dell’85%. I pazienti colpiti da insufficienza renale tendono ad accumulare tossine ed altre sostanze di scarto nel sangue, sono suffienti delle analisi del sangue per capire l’impatto dell’insufficienza renale, condizione in grado di causare sintomi debilitanti e potenzialmente letali. Ma come funziona la dialisi? La terapia aiuta a filtrare il sangue del paziente, trattenendo liquidi e altre sostanze di rifiuto allo scopo di migliorare il benessere della persona. Esistono due tipologie di dialisi, introdotte verso la metà degli anni ’40 ed entrate nell’uso comune alcuni decenni dopo, quando divennero procedure standardizzate, applicate in tutto il mondo. Grazie a questa terapia, migliaia di persone hanno la possibilità di vivere più a lungo, ma soprattutto in condizioni migliori. In sintesi, la dialisi serve a:

  • rimuovere liquidi, tossine e sali minerali in eccesso, impedendo loro di accumularsi nell’organismo;
  • tenere sotto controllo la pressione;
  • mantenere l’equilibrio di alcune sostanze nel sangue (sodio, potassio, bicarbonato, etc).

Le diverse tipologie di dialisi: la dialisi peritoneale

Esistono due tipi di dialisi: dialisi peritoneale ed emodialisi. La prima, anziché ricorrere a un filtro esterno, sfrutta il rivestimento interno dell’addome (il peritoneo, una sottile membrana che protegge gli organi addominali). Il peritoneo contiene un’infinità di vasi sanguigni, che lo rendono un’eccellente alternativa al filtro artificiale. Prima di dar via al trattamento, viene praticata un’incisione nei pressi dell’ombelico, all’interno della quale il chirurgo colloca un tubicino (il catetere), che penetra nello spazio interno dell’addome. Il catetere viene lasciato permanentemente in quella posizione, pertanto l’intervento va praticato una sola volta prima che la terapia abbia inizio. Durante il processo, il fluido dialitico viene introdotto nell’organismo tramite catetere, favorendo uno scambio di soluti tra il sangue presente nei capillari del peritoneo e il liquido di dialisi. Trascorse 4-6 ore, il liquido dializzato viene rimosso dalla cavità addominale. In questo modo, tossine e materiali di scarto vengono raccolti nel fluido di dialisi. Il vantaggio principale offerto da questo tipo di dialisi è la possibilità di gestire il procedimento in maniera autonoma, senza la necessità di recarsi in ospedale, con l’assistenza malati a domicilio. Inoltre, comporta meno restrizioni dietetiche rispetto a quelle imposte ai pazienti in emodialisi. Tra gli svantaggi, invece, vanno annoverati:

  • la necessità di ripetere la terapia quotidianamente;
  • il rischio di sviluppare una condizione detta peritonite (l’infezione della membrana di rivestimento addominale);
  • la possibilità di andare incontro ad una marcata riduzione delle proteine nel sangue e a gravi carenze nutrizionali.

Emodialisi

L’emodialisi è la tipologia di dialisi più diffusa; durante la procedura, il tubicino viene attaccato a un ago, a sua volta inserito nel braccio. In questo modo, il sangue estratto viene fatto passare in un dispositivo esterno, che procede alla filtrazione dello stesso. In ultima istanza, il sangue viene fatto fluire nuovamente nel braccio attraverso un secondo ago. Generalmente, le sedute settimanali prescritte dal medico sono tre; hanno una durata di almeno quattro ore ciascuna e vanno eseguite in ambiente ospedaliero. Il vantaggio più importante dell’emodialisi consiste nella possibilità di godere di quattro giorni settimanali liberi. Tuttavia, al paziente è imposto un regime dietetico scrupoloso, che include indicazioni precise relative anche ai liquidi da assumere. Tra i principali rischi vanno annoverati:

  • pressione bassa;
  • bocca secca;
  • nausea e vertigini;
  • disturbi del sonno;
  • prurito;
  • crampi muscolari (causati dalla rimozione dei fluidi);
  • dolori articolari;
  • dolori ossei;
  • calo del desiderio;
  • sepsi (una grave infezione del sangue);
  • ansia.

Quali sono le conseguenze della dialisi?

Fortunatamente, non sempre l’insufficienza renale è una condizione definitiva: alcune forme acute tendono a regredire grazie alla terapia. In alcuni casi si arriva alla dialisi a seguito di altre patologie croniche, come il diabete. Al contrario, non è possibile guarire dall’insufficienza renale cronica. L’aspettativa di vita di un paziente in dialisi varia a seconda delle sue condizioni di salute e della meticolosità con cui si attiene alle prescrizioni mediche e al regime alimentare consigliato; la media si aggira intorno ai 5-10 anni, sebbene numerosi pazienti siano riusciti a convivere con la dialisi anche per 20 o 30 anni. La maggior parte dei pazienti cui viene proposta la terapia si chiede se sottoporsi a dialisi faccia male o meno. In genere, il paziente avverte un leggero fastidio nel momento in cui vengono inseriti gli aghi. Il processo in sé, invece, è completamente indolore. La dialisi, purtroppo, può causare alcuni effetti collaterali; il più comune è l’abbassamento della pressione, che può essere corretto tramite un’adeguata assunzione di liquidi (è importante attenersi alle indicazioni del nefrologo). Inoltre, possono insorgere nausea e vomito, sintomi che spesso accompagnano le malattie renali, ma che possono peggiorare in presenza di pressione bassa e di un’eccessiva quantità di liquidi. Altre conseguenze più o meno spiacevoli sono legate alla comparsa di:

In che modo la dialisi può influenzare lo stile di vita del paziente?

Uno dei problemi più rilevanti della dialisi resta la sensazione di affaticamento, causata da alcuni aspetti critici quali: le restrizioni dietetiche imposte (soprattutto in caso di emodialisi); l‘ansia e lo stress legati a una situazione con cui è difficile imparare a convivere. Nonostante questo, la maggior parte dei pazienti che si sottopone a dialisi riesce a condurre una vita normale, tranne che nei giorni dedicati alla terapia. La dialisi contribuisce ad alleviare numerosi sintomi e disturbi connessi all’insufficienza renale, pertanto è in grado di migliorare notevolmente il benessere del paziente. Naturalmente, per abituarsi ai ritmi imposti dal trattamento è necessario un po’ di tempo. Ai pazienti dializzati è permesso:

  • continuare a lavorare o studiare (potrebbe sorgere qualche difficoltà solo nel caso di lavori fisicamente usuranti);
  • praticare attività fisica (una regolare attività fisica non solo è concessa ma, in maniera compatibile con le proprie condizioni di salute, è spesso incoraggiata dai medici, allo scopo di contrastare alcuni possibili effetti collaterali);
  • guidare;
  • viaggiare per lavoro o piacere (la terapia è standardizzata e i centri presso i quali poter effettuare la dialisi sono presenti praticamente ovunque).

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