Cristian infermiere a Milano, ci racconta chi è e cosa fa l’infermiere

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L'assistenza domiciliare secondo Cristian infermiere a Milano. Foto di LuAnn Hunt da Pixabay
L'assistenza domiciliare secondo Cristian infermiere a Milano. Foto di LuAnn Hunt da Pixabay

Il servizio di infermieristica a Milano è stato una delle prime proposte di Epicura. Oggi poliambulatorio italiano più dinamico ed in crescita, annovera molti infermieri con collaborazioni ben strutturate. Abbiamo il grande piacere di ospitare il primo intervento di Cristian, infermiere a Milano, che introduce una serie di interventi su questa figura professionale.

Quando noi infermieri di Epicura ci siamo confrontati su come iniziare il nostro percorso di divulgazione scientifica sulla professione infermieristica ci siamo subito trovati d’accordo nell’analizzare la figura dell’infermiere.

 Chi è l’infermiere a Milano? Precisamente qual è il ruolo dell’infermiere a domicilio?

L’infermiere è la figura sanitaria più numerosa in Italia, sono circa 400.000 infermieri sul territorio italiano e ogni anno se ne formano circa 16.000 da tutti gli atenei d’Italia. Il percorso universitario che permette di praticare questa professione è lungo e pieno di ostacoli ma anche ricco di soddisfazioni. Rispetto a vent’anni fa la visione accademica dell’infermiere è cambiata molto: si è passati dal corso di formazione regionale ad un corso di laurea, ciò che però, purtroppo, non è cambiata è la visione dell’infermiere a livello sociale. Questo perché negli anni l’infermiere, per vari motivi, non ha saputo creare una propria identità professionale e valorizzare la sua centralità nell’ecosistema sanitario

A livello universitario le cose sono sì cambiate nei contenuti e nelle competenze richieste. Il percorso in Italia prevede tre anni di formazione con un programma ricco di contenuti per tre anni di studio. Questo non permette di approfondire tutte le possibilità lavorative che offre questa professione, concentrandosi solo nell’assistenza ospedaliera. Questa visione ospedalocentrica è ancora oggi radicata nelle menti della maggior parte delle persone. Questo porta poca considerazione dell’attività in libera professione e poca attenzione sulle cure domiciliari come opportunità di lavoro e di quello che può offrire sia all’infermiere nella sua carriera sia per la tutela della salute del cittadino sul territorio. In questo articolo vogliamo presentare quello che per Epicura è l’infermiere del futuro, che non è collegato solo ai servizi offerti sul territorio. Epicura con un’attenta selezione ha permesso di creare un network di professionisti che erogano servizi in maniera tempestiva su territori molto estesi e hanno radicato nel loro “modus operandi” una linea ben definita di quello che significa essere professionisti, confrontandosi e migliorando giorno per giorno l’assistenza fornita. 

“l’infermiere è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, è responsabile dell’assistenza generale infermieristica.”

Con il DM 739/94 l’infermiere per legge passa da mero esecutore a professionista intellettuale. Nel tempo grazie allo sviluppo di modelli assistenziali e di linee guida è stato definito non solo il profilo professionale dell’infermiere, che non dipende più da un mansionario e agisce in autonomia, ma si è cercato di costruire quella componente intellettuale che questa professione ancora oggi fatica a far emergere nella pubblica. In questo contesto non solo l’infermiere si avvale di piena autonomia decisionale ma coordina anche l’attività di diverse figure professionali attraverso una collaborazione multidisciplinare, migliorando  la qualità della vita dei pazienti nei suoi interessi sia fisici che mentali.  

Epicura vuole erogare il proprio servizio in quelli che sono gli ospedali del futuro ossia le proprie case. Nessuno lo dice ma l’età media della popolazione aumenterà da qui a trent’anni (da 45 a 65 anni) e non siamo pronti a livello organizzativo-strutturale per la gestione di tutti questi pazienti.

Cristian, Infermiere a Milano

Questo è un dato positivo ma ha una ripercussione molto importante sulle casse del sistema sanitario nazionale che ha portato nel tempo a una deospedalizzazione del paziente sempre più marcata per la scarsità di risorse per lunghi ricoveri di degenza. Questo ha portato alla richiesta di figure assistenziali sul territorio che sappiano gestire il paziente e i suoi bisogni. Attraverso l’analisi di questi dati, l’infermiere è la figura più idonea nei prossimi anni per la creazione di un network territoriale che permetta la presa in carico, non solo dei pazienti ma anche delle loro famiglie, affinché siano supportati sia a livello clinico, sia a livello tecnico nella gestione delle proprie pratiche sanitarie e burocratiche. 

Gli infermieri di Epicura sono altamente selezionati affinché tutti siano specializzati nell’assistenza domiciliare e nella presa in carico del paziente. 

Nell’immaginario collettivo l’infermiere è la figura che “fa le punture”, “cambia il pannolino”, “fa le medicazioni” ed è “l’aiutante del medico”. Gli infermieri di Epicura non sono nè missionari ne benefattori bensì sono professionisti laureati che operano in autonomia negli interessi del paziente al fine di migliorare la sua qualità della vita. In termini pratici l’infermiere tramite dei modelli assistenziali e delle linee guida ben definite opera al fine di identificare i bisogni dai quali poi pianificare interventi al fine di migliorare o raggiungere risultati specifici. 

infermiere a Milano, chi è e cosa fa Foto di Gerald Oswald da Pixabay
infermiere a Milano, chi è e cosa fa Foto di Gerald Oswald da Pixabay

Cosa fa un infermiere a Milano? Due casi concreti

Qui si vuole dimostrare in maniera concreta la valutazione infermieristica di un caso che hanno gestito i professionisti di Epicura. 

Si riceve una chiamata per due interventi 

somministrazione di eparina e cambio medicazione post-intervento di lobectomia.

In questo caso si vede bene il ruolo dell’infermiere a domicilio anche nella somministrazione dei farmaci.

Paziente di 50 anni che è stato sottoposto a intervento chirurgico di lobectomia viene dimesso con queste prescrizioni:

  • eparina 4000 u.I 1 volta die per 3 settimane 
  • Ginnastica respiratoria
  • Gestione del drenaggio in aspirazione (che non hanno rimosso perché perdeva) 
  • Medicazione della ferita chirurgica 1 volta ogni 2 giorni (con allegato protocollo di medicazione)
  • Attenzione a fare sforzi intensi 
  • Antibiotico terapia post infezione nosocomiale 1g Acido clavulanico per 5 die

Se una persona che non è nel campo sanitario viene dimessa in queste condizioni, che sono si stabili ma non ottimali, se non è preparata a gestire la sua situazione clinica rischia di fare più danni che benefici rischiando un ulteriore ricovero per scarsa gestione della propria salute. 

La colpa di chi è? Sua, che non è informato su come gestire un drenaggio? In quanti lo sono? 

In ben pochi, perché questo è il compito di una figura professionale, ossia l’infermiere a Milano specializzato in assistenza domiciliare. 

In questo momento so cosa vi state chiedendo “ma in ospedale non gli hanno detto nulla?”. Probabilmente si, ma probabilmente anche no, visti i ritmi a cui il personale sanitario deve sopperire per la mancanza di personale. Quindi ci troviamo un paziente dimesso al domicilio con delle condizioni precarie dove se viene gestito bene si riprende nell’arco di 1/2 settimane, viceversa il rischio è quello di un secondo ricovero per complicanze dovute alla scarsa gestione delle sue condizioni. 

Ed è qui che giace il ruolo chiave dell’infermiere, che da fuori può essere visto “fa la puntura di eparina e fa la medicazione”, ma queste sono solo la ciliegina sulla torta di un percorso assistenziale che prevede diversi step, e qui ve ne elenco alcuni.

Le Fasi che un infermiere a domicilio a Milano segue

Vediamo perchè molti ricorrono all’assistenza malati a domicilio con un infermiere a Milano

  • In primis il colloquio conoscitivo: mettere le mani sul paziente senza sapere il suo percorso che l’ha portato all’intervento ha poco senso perché si possono scoprire delle piccolezze che possono essere molto utili nel migliorare gli outcome. La lettura del referto di dimissione è essenziale anche perché da un quadro generale della situazione e inoltre permette di monitorare gli esami ematochimici che spesso sono allegati. Anche questa analisi risulta fondamentale per pianificare l’assistenza e gli interventi richiesti ad un infermiere a domicilio. 
  • Il paziente ha dolore? Una delle prime cose da valutare su una persona è il dolore che è altamente soggettivo.  Ciò che per me può essere 2 per l’altro può essere 10. Tramite apposita scala di valutazione si registra il dolore e da qui in base alla prescrizione medica si danno consigli sulla gestione della terapia e le modalità di assunzione. Quindi viene anche praticata un’educazione sulla gestione della mobilizzazione al fine di migliorare il dolore e di evitare posizioni non solo scomode ma dove si rischierebbe l’apertura della ferita. 
  • Il paziente è attendibile? Altro fattore determinante per la programmazione dell’assistenza è capire a chi dire le cose. Se il paziente non è attendibile o non si fida di un estraneo è bene identificare un parente o caregiver che viene preventivamente formato sulla gestione del caso e su tutte le possibili complicanze. 
  • Ginnastica respiratoria e mobilizzazione. Un intervento di lobectomia provoca un impatto sul sistema respiratorio non indifferente con conseguente ridotta capacità polmonare. La ginnastica respiratoria viene somministrata in ospedale proprio come terapia ma è molto difficile che il paziente la faccia costantemente e sopratutto capisca perché la deve fare. Anche qui nel colloquio conoscitivo si evidenzia l’importanza di tale tecnica e l’impatto che può avere sull’outcome finale del miglioramento delle condizioni di salute. 
  • Attenzione agli sforzi intensi: spesso vengono eseguiti interventi di microchirurgia oppure in laparoscopica che non comportano grosse ferite, ma non sempre è così. La gestione della ferita post-operatoria non solo deve tener conto di quella che è l’estetica della ferita (margini integri, arrossamento, infiammazione, dolore, edema) bensì siccome nella maggior parte dei casi vi è la lacerazione della parete muscolare il rischio di fare grossi sforzi nel post-operatorio potrebbe essere un problema, causando una riapertura della ferita non solo esterna ma anche interna. Anche qui il ruolo dell’infermiere è quello di educare il paziente nella gestione della quotidianità al fine che eviti determinati sforzi estremi. 
  • Eparina. La gestione dell’eparina a domicilio non comporta solo la classica “puntura sulla pancia”. Innanzitutto c’è una tecnica per l’iniezione e soprattutto sedi adatte per questa. Qui l’infermiere spiegherà come gestire l’auto-somministrazione del farmaco in maniera corretta oppure pianificherà la somministrazione in un orario ben definito e chiederà al paziente di stare attento ad assumere altri farmaci con effetto anticoagulante o a verificare che le ferite non sanguino molto. 
  • Gestione del drenaggio. Durante il colloquio il paziente riferisce di avere un drenaggio e non sa cosa deve fare. Qui l’infermiere dovrà educare sulla gestione del presidio e far monitorare che nelle 24h non perda più del dovuto, in base anche a quanti giorni sono passati dall’operazione.
  • Gestione dell’antibiotico terapia: anche qui è fondamentale educare il paziente affinché si ricordi di prendere la compressa ad un orario prestabilito e che completi il ciclo di terapia affinché l’infezione possa essere debellata e non ci sia il rischio di creare resistenze batteriche. Molti pazienti dopo aver preso l’antibiotico per 2/3 giorni si sentono meglio e interrompono la terapia. Anche qui l’infermiere ha il ruolo chiave del monitorare le competenze del paziente e del suo caregiver al fine di evitare complicanze. 
  • Per ultimo ma non meno importante è l’aspetto psicologico. Il paziente ha delle domande, ha dei dubbi di natura clinico/assistenziale? A chi si deve riferire? A google che nel 90% dei casi ti dice che stai per morire di peste? Qui il ruolo dell’infermiere è cruciale per sdoganare ogni dubbio e ridurre l’ansia che il ricovero ha creato. 

Ecco analizzato un semplice richiesta che apparentemente si mostra come la somministrazione di due interventi puramente esecutori “avrei bisogno la puntura di eparina e la medicazione della ferita ore 20.00 grazie”. 

Questi sono gli interventi pratici che sono stati erogati, ma dietro giace un’analisi approfondita dei bisogni assistenziali del paziente e una pianificazione affinché quegli interventi pratici abbiano un senso all’interno del quadro clinico. Un infermiere dovrebbe agire in questo modo, attraverso la giusta applicazione di teoria e pratica, basandosi su modelli assistenziali e linee guida che portino a raggiungere il miglior risultato per il paziente e per la sua salute. 

Il ruolo dell’infermiere nella società

Attraverso questo esempio voglio sottolineare l’importanza che questa figura ha sul territorio non solo per la persona con condizioni cliniche alterate bensì per chi gli sta accanto h24 che spesso si trova a gestire situazioni non di sua competenza con ripercussione psicologiche e sulla qualità della vita devastanti. 

Epicura non solo fornisce e crede in questo servizio bensì sta investendo e valorizzando tale figura per dargli l’importanza che merita e che ancora non ha. 

Concludo con la citazione di uno dei filosofi più importanti della storia Socrate: 

“The secret of change is to focus all of your energy,

 non in fighting the old, but in building the new”

E attraverso queste parole noi infermieri ci impegneremo nel futuro a cogliere i bisogni della popolazione e a sviluppare strategie per migliorare la loro assistenza e qualità della vita. 

Cristian, infermiere a Milano

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