Infermiere a Torino: Simone e l’assistenza a domicilio per anziani

Simone ci racconta come l'infermiere a domicilio è presente e futuro della professione. L'infermiere a Torino spiega l'importanza dell'assistenza a domicilio per anziani e gli aspetti da tenere in considerazione.

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Infermiere a torino assisitenza domiciliare anziani
Infermiere a torino assisitenza domiciliare anziani

Simone ci racconta come l’infermiere a domicilio è presente e futuro della professione. L’infermiere a Torino spiega l’importanza dell’assistenza a domicilio per anziani e gli aspetti da tenere in considerazione.

Abbiamo chiesto a Simone, infermiere a Torino, di rilasciarci un’intervista. In particolare abbiamo voluto indagare il ruolo dell’infermiere per l’assistenza domiciliare per anziani.

Perché hai deciso di diventare Infermiere a Torino e come lo si diventa?

Per capire veramente cosa significa essere/fare l’infermiere, devi necessariamente provarlo sulla tua pelle in corsia e la prima occasione che hai per capirlo sono i tirocini.
Fino a quel momento hai solo una vaga idea di quello che sarà il tuo percorso lavorativo.
Fatta questa premessa la mia non è stata una scelta fatta per vocazione, ma un qualcosa di più personale: in quel periodo vedevo mio padre e i suoi fratelli darsi un gran da fare per aiutare i miei nonni che non erano più autosufficienti ma nonostante fossero in 3 a ruotare costantemente, erano sempre con l’acqua alla gola.
Da spettatore esterno mi chiedevo quale potesse essere per me (da figlio unico) la soluzione per  fronteggiare almeno una parte delle problematiche che avrebbero avuto i miei genitori a quell’età… ed eccomi qua: saper riconoscere i bisogni assistenziali,  le criticità principali nella vita di tutti i giorni ed avere gli strumenti per poter scegliere un operatore d’aiuto adeguato.
Questi erano gli obiettivi che mi ero prefissato.
Dal punto di vista formativo per diventare infermiere si deve conseguire la Laurea in Infermieristica.  Solo essa, infatti, unitamente al superamento di un esame di Stato e all’iscrizione all’ordine professionale, abilita all’esercizio della professione.
Il Corso di Laurea in Infermieristica è a numero programmato, il che significa che per accedervi occorre superare un test d’ingresso.  Il test d’ingresso o test di ammissione per Infermieristica viene svolto, con cadenza annuale, insieme al test d’ingresso per tutte le altre Professioni Sanitarie.
Dopo la laurea triennale in Infermieristica, l’infermiere ha la possibilità di seguire una formazione post-laurea che può prendere più direzioni: Master di specializzazione di primo e secondo livello,  Laurea Magistrale e Dottorato di ricerca.

Con il conseguimento del master di primo livello in management l’infermiere diventa coordinatore infermieristico, mentre con il conseguimento della Laurea Magistrale diventa un infermiere dirigente.

Da quanto tempo sei Infermiere e dove operi principalmente?


Mi sono laureato ad Aprile 2014, dal giugno di quell’anno ho iniziato a lavorare in alcune strutture per coprire le ferie estive dei colleghi e da lì fortunatamente non mi sono mai fermato.
Mi ritengo davvero fortunato perchè ho avuto la possibilità di vedere veramente di tutto.
La mia principale occupazione è da dipendente presso una Casa di Cura neuropsichiatrica, in libera professione invece si apre davvero un mondo: collaboro da anni con un centro di medicina dello sport e medicina del lavoro, mi occupo di servizi domiciliari in provincia di Torino, sono docente presso alcuni Corsi OSS, sono Istruttore BLSD e con un collega organizzo e svolgo corsi per insegnare al personale laico e sanitario le principali manovre di rianimazione e disostruzione delle vie aeree e come utilizzare un defibrillatore.
Diciamo che non mi annoio 🙂

Hai avuto modo di trattare gli anziani come categoria di pazienti specifica? Quali sono i problemi più frequenti che hai incontrato?


Quasi tutti gli infermieri all’inizio della carriera transitano dalle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) dove l’utenza è sostanzialmente composta da anziani non autosufficienti.
A dispetto di quanto si possa pensare, l’RSA è un posto di lavoro piuttosto insidioso a causa della complessità assistenziale dei pazienti che vi sono ospiti.
Solitamente un anziano ospedalizzato o istituzionalizzato è polipatologico, questo significa che con tutta probabilità il paziente è affetto da diverse patologie (diabete, ipertensione arteriosa, alzheimer, insufficienza renale etc…)  che rendono la gestione molto complessa.
Questo tipo di complessità è parzialmente arginabile soltanto da un intenso lavoro d’equipe, che consiste nella presa in carico del paziente da parte di un gruppo di professionisti ( Medico, Infermiere, Fisioterapista, OSS) che cura tutti gli aspetti medico – assistenziali.
Le difficoltà maggiori si incontrano a domicilio, soprattutto se l’anziano è solo o non ha una rete sociale / familiare che se ne possa prendere cura.

Cosa fa un infermiere a Torino per l’anziano, ossia come agisce l’infermiere per migliorare la vita dell’anziano e più in generale della famiglia a cui l’anziano fa comunque riferimento? In altre parole, cosa si possono (e non possono) aspettare le famiglie da una collaborazione con un infermiere?

In questo momento i servizi domiciliari dell’ASL (ADI) non sono in grado di coprire il reale fabbisogno assistenziale del territorio e questa situazione mette le famiglie nella condizione di doversi arrabattare con  soluzioni alternative.

Simone, Infermiere a Torino

Inutile dire che non sempre ci si affida ad operatori competenti o idonei a ricoprire determinati incarichi ma giustamente la maggior parte dei familiari non ha le competenze per poter scegliere la soluzione migliore o banalmente la più adatta.
Qui entra in gioco la figura dell’infermiere a cui ovviamente non spetta e non compete fare diagnosi, ma che sicuramente ha la professionalità e gli strumenti per capire qual è la soluzione migliore in un momento di criticità o più semplicemente nella gestione del quotidiano.
Spesso i parenti non sanno a chi affidarsi per prenotare un esame specifico, per cercare uno specialista o molto più banalmente non hanno idea delle reali necessità del loro caro ( la mobilizzazione dal letto e a letto al mattino e alla sera, il supporto durante il pasto o per l’igiene personale)  e quindi si mettono nelle mani del primo che trovano e che ha una parvenza di affidabilità, salvo poi scontrarsi con operatori non competenti che spesso fanno anche dei danni.
D’altro canto però, alcuni utenti scambiano l’infermiere volenteroso di turno per una “guardia medica ambulante”, cosa che non è giusta né per il professionista che non può garantire una copertura h24 – 7 giorni su 7 e non è neanche giusta per il paziente che deve comunque mantenere i riferimenti di base con il medico curante e in caso di eventi acuti deve recarsi in pronto soccorso dove ci sono  i medici competenti che hanno la possibilità di intervenire nel modo più adeguato e tempestivo.

Che cosa c’entra l’infermiere con l’assistenza a domicilio per anziani? Come e quando la consiglieresti?

In un futuro ormai imminente assisteremo alla quasi completa domiciliarizzazione dell’assistenza e come detto prima, se da una parte l’ASL non può garantire la copertura totale dei servizi domiciliari  non è neanche pensabile che un medico di base che ha 1500/1600 mutuati possa garantire un numero adeguato di passaggi per valutare nel modo migliore la situazione di ogni singolo paziente.

Gli infermieri hanno tutte le competenze del caso per fare una sorta di “triage” e dare un’indicazione valida e professionale rispondendo a quelle che sono le problematiche del caso siano esse legate a problemi di salute che di natura logistica/organizzativa.

Simone, Infermiere a Torino

Soprattutto per ciò che riguarda la gestione di situazioni che tendono alla cronicità una valutazione preliminare da parte di un professionista del campo limita l’insorgere di altre problematiche e garantisce alle famiglie un intervento efficace e strutturato nell’interesse del paziente e non solo del portafoglio.


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