Acidosi e alcalosi: il ruolo della respirazione e del metabolismo

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acidosi o alcalosi? il ruolo del metabolismo e della respirazione
acidosi o alcalosi? il ruolo del metabolismo e della respirazione

Acidosi o alcalosi? il ruolo del metabolismo e della respirazione per capire un aspetto fondamentale del benessere.

La respirazione e il ph del sangue

L’ossigeno è fondamentale, il nostro corpo ne ha bisogno per ottenere l’energia che dà origine a ogni processo vitale.

L’anidride carbonica è il prodotto di scarto di questo processo; essa viene assorbita dai globuli rossi per essere trasportata nei polmoni, dove verrà espirata.

La respirazione è quindi l’insieme di una serie di processi chimici e meccanici che svolgono una duplice funzione: apportano ossigeno alle cellule ed eliminano l’anidride carbonica.

Queste reazioni metaboliche hanno bisogno di svolgersi dentro parametri specifici come, ad esempio, il ph del sangue che deve essere compreso in un intervallo che va da 7,35 a 7,45.

Questo è il range ideale per assicurare il corretto rilascio di ossigeno ai tessuti; quando subisce una variazione (o alterazione) si parla di acidosi o alcalosi.

L’acidosi si verifica quando il valore del ph del sangue è inferiore ai 7,35 mentre con alcalosi si intende un’eccessiva basicità del plasma con ph superiore a 7,45.

Entrambe, come vedremo, si dividono in respiratorie e metaboliche.

Le prime sono causate da un’anomalia della funzione respiratoria mentre le seconde hanno origine da disturbi a carico dei reni, da alterazioni negli scambi tra ambiente e organismo oppure da alterazioni del metabolismo cellulare.

Acidosi respiratoria

Una persona in buona salute espelle l’anidride carbonica con la respirazione.

Il corpo mantiene la CO2 in un intervallo compreso tra 38 e 42 mmHg, bilanciando sia la produzione di questo gas che la sua eliminazione.

Quando si verifica un minore apporto di ossigeno ai polmoni (ipoventilazione), il nostro organismo inizia a produrre più anidride carbonica di quanta ne può eliminare.

Questo meccanismo va ad alterare il ph del sangue, rendendolo eccessivamente acido. In questo caso di parlerà di acidosi respiratoria.

Secondo il British Medical Journal è un disturbo abbastanza comune; uno studio italiano effettuato al momento del ricovero su un campione di 110 persone ha mostrato un’incidenza pari al 24%.

L’acidosi respiratoria è sempre legata a una patologia sottostante che implica una minore ventilazione.

Nelle forme croniche può dipendere dalla BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), da alcune malattie neuromuscolari come la distrofia o la sclerosi multipla, dalle forme più gravi di obesità o dalla presenza di un edema polmonare particolarmente importante.

La forma acuta invece è scatenata da una serie di cause che provocano una cattiva respirazione come una polmonite ad esempio, oppure in concomitanza con l’ostruzione delle vie aeree o in caso di arresto cardiaco.

Per curare l’acidosi respiratoria occorre quindi intervenire sulla patologia o evento che l’hanno scatenata.

Acidosi metabolica

L’acidosi metabolica, spesso legata a un processo patologico sottostante, è causata da un’impennata nella produzione degli acidi da parte dell’organismo oppure dalla perdita dei bicarbonati per via renale o intestinale.

Il ph diminuisce e l’organismo ha bisogno di aumentare la ventilazione a scopo compensatorio.

L’acidosi metabolica può essere di vari tipi. La diabetica si verifica nelle persone affette da diabete mellito quando l’organismo, per ricavare energia, inizia a bruciare i grassi invece dei carboidrati.

Questo meccanismo favorisce la comparsa dei chetoni, composti organici che rendono eccessivamente acido il sangue.

Puoi capire il concetto dei chetoni leggendo questo intervento della dott.ssa Filomena Vitale sulla dieta chetogenica.

L’acidosi metabolica ipercloremica invece è legata alla perdita del bicarbonato di sodio e può essere causata dalla presenza di episodi acuti di diarrea.

Nella cosiddetta “tubulare renale” i reni non ce la fanno a espellere l’acido contenuto nelle urine mentre in quella lattica è l’eccesso di acido lattico a provocare lo squilibrio del ph.

I sintomi sono tipici. L’alito sa di fruttato, soprattutto nell’acidosi diabetica, compare l’ittero, il paziente lamenta stanchezza, confusione, mancanza di appetito e la respirazione si fa rapida e superficiale.

L’intervento deve essere tempestivo in quanto nella forma acuta l’acidosi metabolica può compromettere seriamente il quadro clinico del paziente.

I trattamenti sono ovviamente basati sulla causa che ha scatenato l’acidificazione del sangue.

teleconsulto medico
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Alcalosi respiratoria

L’alcalosi respiratoria è scatenata dall’iperventilazione.

Quando il soggetto inizia a respirare in maniera troppo frequente e profonda, i livelli di anidride carbonica si abbassano e questo squilibrio incide direttamente sul ph sanguigno che da neutro diventa alcalino.

Lo stimolo respiratorio così accentuato elimina un quantitativo maggiore di anidride carbonica rispetto a quello normalmente prodotto dall’organismo.

Le cause che la scatenano sono molteplici. La più comune è legata alla presenza di un forte stato ansioso o da un attacco di panico.

A volte si verifica in gravidanza, in chi ha la febbre, in chi fa uso di droghe oppure può essere legata alla BPCO o all’edema polmonare.

I sintomi dell’alcalosi respiratoria vanno dalla confusione, alle palpitazioni, all’intorpidimento di mani e piedi fino a una sensazione generale di stordimento.

Alcalosi metabolica

L’alcalosi metabolica è un’alterazione riscontrata spesso nei pazienti ospedalizzati.

Il disturbo consiste in un disordine dell’equilibrio idrico ed elettrolitico, in un aumento primario della concentrazione di bicarbonato (HCO3) o in una scarsa produzione di ioni di idrogeno.

È una condizione senza dubbio grave che può compromettere la salute dei pazienti, generando ripercussioni sull’apparato cardiovascolare soprattutto se non interviene un’immediata compensazione chimica.

Le cause sono disparate. A volte l’alcalosi di tipo metabolico deriva dall’abitudine di ingerire forti quantità di bicarbonato o di antiacidi, per il vomito protratto o per l’abuso di diuretici.

In alcuni casi invece dipende dall’incapacità dei reni di mantenere l’equilibrio acido/base.

Questo disturbo può essere silente oppure manifestarsi con sintomi quali vomito, diarrea, edema periferico o, nei casi più gravi, convulsioni e coma.

Il meccanismo della compensazione

Quando l’anidride carbonica si mescola con l’acqua nel sangue, forma un acido ternario, chiamato acido carbonico.

L’acido carbonico si scinde in ione di bicarbonato (di natura alcalina) e idrogeno.

L’essere umano può modificare la velocità con cui respira ed è proprio grazie a questa facoltà che può aumentare o ridurre la concentrazione del bicarbonato alcalino trattenuto nel nostro sangue.

È un processo automatico, chiamato compensazione respiratoria, che il nostro corpo mette in atto per rispondere a un’improvvisa emergenza. Questo meccanismo è rapido ma non si traduce mai in una compensazione completa.

Nel caso dell’alcalosi respiratoria, il segnale è quello di rallentare il più possibile la frequenza respiratoria mentre nell’acidosi a livello polmonare il meccanismo di compensazione deve intervenire a placare la “fame d’aria” aumentando il livello di bicarbonato nel sangue.

La compensazione metabolica invece avviene a livello del rene ed è più lenta rispetto alla respiratoria. Nell’alcalosi l’obiettivo è quello di aumentare l’escrezione degli ioni di bicarbonato attraverso l’urina mentre nell’acidosi si verifica, sempre a livello dei reni, l’aumento dell’escrezione degli acidi sotto forma di ioni di ammonio per riassorbire in un secondo momento i bicarbonati.

Fonti:

MH Medical: Acidosis and Alkalosis

BMJ: Assesment of respiratory Alkalosis

Healthline:Respiratory Acidosis

MedScape

Renal Compensation

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