Come si riconosce l’ernia iatale da scivolamento e come si cura

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Come si riconosce l'ernia iatale da scivolamento e come si cura
Come si riconosce l'ernia iatale da scivolamento e come si cura

Abbiamo visto settimana scorsa cos’è l’ernia iatale, oggi con questo articolo cerchiamo di approfondire un aspetto specifico, quello dell’ernia iatale da scivolamento. Dopo una prima panoramica su questo fastidiosissimo disturbo, per altro diffuso ma di cui si parla ancora poco, andremo ad approfondire il come si cura ernia iatale da scivolamento.

Ernia iatale da scivolamento: un disturbo molto diffuso

L’ernia iatale consiste nella risalita di una piccola parte di stomaco dalla cavità addominale. Si tratta di un disturbo particolarmente diffuso, che interessa una parte consistente della popolazione, con percentuali di gran lunga più elevate tra gli over 50. Si stima che la quasi totalità di coloro che hanno superato gli 80 anni abbia a che fare con una forma di ernia iatale. Nonostante la letteratura scientifica suggerisca una diffusione pari al 10/15% del totale della popolazione, parecchi autori ritengono che il problema continui ad essere sottostimato. Oltre all’età, i fattori di rischio più importanti sono la gravidanza e l’obesità. Nonostante le percentuali di bambini interessati da ernia iatale da scivolamento siano bassissime, l’eventualità che questa possa presentarsi in pazienti al di sotto dei 15 anni esiste; quando presente, è, nella quasi totalità dei casi, una condizione congenita associata ad altre patologie. L’ernia iatale da scivolamento è la forma più comune e meno grave; colpisce soprattutto la popolazione femminile ed è una condizione dinamica, che vede il passaggio momentaneo della parte superiore dello stomaco attraverso lo iato diaframmatico esofageo. Tale movimento causa una spinta verso l’alto, che finisce col dar luogo al cosiddetto reflusso gastroesofageo, il sintomo più diffuso tra quelli provocati dalla malattia.

Riconoscere l’ernia iatale da scivolamento

Oltre al reflusso gastroesofageo, la sintomatologia tipica di questa condizione include dolore retro-sternale, tosse secca, alitosi e pirosi (bruciore di stomaco). Un altro sintomo tipico è l’eruttazione frequente, accompagnata alla presenza di reflusso acido. Alla base di questo fenomeno vi è un esagerato afflusso d’aria, introdotta durante la deglutizione nella porzione dello stomaco erniata (quella fuoriuscita dalla sua sede naturale). Ne consegue una forte sensazione di pesantezza a livello epigastrico, che spesso si trasforma in un dolore tanto intenso da somigliare a quello provocato da alcuni disturbi cardiaci. Proprio l’eruttazione può determinare un marcato sollievo dalla sintomatologia dolorosa; la sequenza fastidio-dolore-eruttazione può ripresentarsi di frequente, anche nella stessa giornata. A volte, la presenza di un’ernia iatale può accompagnarsi anche a tachicardia ed extrasistole, soprattutto in seguito a pasti abbondanti. È possibile riconoscere questa patologia anche per la presenza di disfagia, ovvero difficoltà a deglutire e a far passare il bolo alimentare attraverso la giunzione che unisce l’esofago allo stomaco. Talvolta, i pazienti affetti dal disturbo lamentano anche una sensazione simile alla presenza di un corpo estraneo in gola e un marcato aumento della salivazione. La risalita del contenuto gastrico attraverso l’esofago può provocare ulcerazioni ed erosione dei tessuti interessati, determinando la comparsa di esofagite, a sua volta responsabile di sintomi fastidiosi quali dolori toracici e bruciore alla gola.

Diagnosi

Se i sintomi lamentati dal paziente sono quelli indicati in precedenza, bisogna procedere con la diagnosi. Per farlo, è necessario ricorrere a taluni esami strumentali, in grado di eliminare ogni dubbio circa la patologia in atto. Va precisato, infatti, che la presenza di una parte della sintomatologia riportata in precedenza non permette di formulare alcuna diagnosi sicura, in quanto alcune manifestazioni cliniche risultano sovrapponibili a quelle di molte altre patologie che colpiscono l’apparato gastrointestinale. Per riconoscere l’ernia iatale da scivolamento, quindi, si rende necessaria una diagnosi differenziale, obbligatoria in presenza di condizioni quali reflusso gastroesofageo, ulcera peptica, esofagite, gastrite e patologie della colecisti. Per una conferma diagnostica è necessario ricorrere ad esami clinici quali:

  • Esofagogastroduodenoscopia (EGDS), in grado di evidenziare la presenza di ulcerazioni e abrasioni della mucosa causate dal reflusso acido. Tali formazioni possono provocare persino la genesi di condizioni pre-neoplastiche. Inoltre, con questo esame è possibile svelare la presenza di ulteriori patologie a carico del duodeno e dello stomaco, piuttosto frequenti nei pazienti affetti da ernia iatale.
  • Radiografia del tubo digerente a doppio contrasto. Questo esame impiega un mezzo di contrasto a base di bario, che il paziente deve ingerire in modo che i raggi X possano evidenziare lo stomaco, l’esofago e il duodeno, allo scopo di individuare eventuali danni o malformazioni.

Come si cura l’ernia iatale da scivolamento?

Il più delle volte, l’ernia iatale è una condizione asintomatica, pertanto non richiede alcun trattamento specifico. Tuttavia, può essere utile ricorrere a taluni interventi comportamentali, che riguardano lo stile di vita e l’alimentazione. Tra questi:

  • Evitare le abbuffate e consumare tanti piccoli pasti durante la giornata. I pasti abbondanti, soprattutto se ricchi di grassi, aumentano la permanenza del cibo nello stomaco incrementando il rischio di reflusso gastrico.
  • Ridurre il consumo di alcolici, cioccolato, caffè, frutta acida (agrumi), alimenti piccanti e cipolla.
  • Seguire una dieta bilanciata, grazie alla quale ridurre il tessuto adiposo, responsabile di un aumento della pressione sullo stomaco.
  • Nelle ore successive ai pasti principali è importante evitare di coricarsi o effettuare lavori pesanti, attività che, a causa della maggior pressione addominale e della posizione orizzontale, potrebbero facilitare la risalita degli acidi gastrici.
  • Smettere di fumare. Fumo e secchezza orale, infatti, favoriscono il reflusso acido.
  • Bere molti liquidi, capaci di proteggere le muscose dell’esofago dai succhi gastrici.
  • Evitare farmaci irritanti come i FANS.
  • Evitare vestiti aderenti, responsabili anch’essi di un aumento della pressione sullo stomaco.

Farmaci e chirurgia

Qualora l’approccio comportamentale dovesse fallire, allora come si cura l’ernia iatale da scivolamento? sarà bene ricorrere ad una terapia a base di inibitori della pompa protonica e antiacidi. Questi medicinali sono in grado di inibire in maniera temporanea la secrezione acida dello stomaco, favorendo la rigenerazione delle mucose esofagee. Sono consigliati anche i cosiddetti gastro-protettori, i quali agiscono direttamente sui tessuti dell’esofago, proteggendoli dal reflusso. Se l’ernia è particolarmente voluminosa o dovessero insorgere complicanze gravi, il medico potrebbe consigliare l’intervento chirurgico, nonostante si tratti di una soluzione assai rara ed associabile soltanto alle forme più gravi di ernia iatale. Da qualche anno, è stata adottata una tecnica mini-invasiva che si basa sull’inserimento di alcune microtelecamere attraverso altrettante incisioni addominali. In questo modo, il chirurgo può avvalersi dell’ausilio delle immagini. Dopo il riposizionamento dell’ernia, il medico interviene per eliminare il pericolo di eventuali recidive, attraverso la riduzione dello iato diaframmatico esofageo. La maggior parte dei pazienti riesce ad alzarsi dal letto e a camminare già il giorno dopo l’operazione. Nel giro di pochi giorni, sarà possibile riprendere le normali attività quotidiane, pur astenendosi da quelle più pesanti per un periodo di circa 2 mesi.

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