La verità sulla Sindrome Fibromialgica, da dove iniziare

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Sindrome fibromialgica come riconoscerla
Sindrome fibromialgica come riconoscerla

Cos’è la Sindrome Fibromialgica o fibromialgia?

Come affermato dall’AISF, Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica, la fibromialgia è una forma di dolore muscolo-scheletrico, che tende a diffondersi in tutto il corpo e che possiede le caratteristiche di un forte affaticamento (astenia). Nel nostro Paese, questo disturbo interessa circa 1.5 – 2 milioni di persone, di cui la maggior parte donne, con un rapporto di incidenza di 9:1 rispetto agli uomini. Il termine fibromialgia indica proprio il dolore che colpisce i muscoli e le strutture connettivali fibrose (tendini e legamenti). Tale condizione viene comunemente definita “sindrome”, in quanto comporta la presenza contemporanea di sintomi e segni (i sintomi sono quelli che il paziente riferisce al medico, mentre i segni sono le evidenze cliniche individuate dallo specialista). La natura stessa della fibromialgia è in grado di confondere il medico chiamato a diagnosticarla, in quanto molti dei suoi sintomi sono tipici di altre condizioni cliniche. Per definire questa condizione, in passato veniva impiegato il termine fibrosite, il cui suffisso “-ite” stava ad indicare la presenza di un’infiammazione, ovvero di un processo patologico in grado di causare calore, dolore e rigidità, sia a livello muscolare che articolare. In seguito, la ricerca scientifica ha evidenziato come l’infiammazione non costituisca un elemento significativo di questa sindrome. Ecco spiegato il motivo per cui i termini fibromialgia e sindrome fibromialgica risultano più adeguati.

Le caratteristiche principali della sindrome fibromialgica e le difficoltà che accompagnano la diagnosi

La fibromialgia e i sintomi ad essa collegati interessano in particolare i muscoli e le loro inserzioni sulle ossa. Nonostante possa essere confusa con una più comune patologia articolare, la sindrome fibromialgica si differenzia in maniera significativa dall’artrite e non causa alcuna deformità delle strutture articolari, nemmeno nel lungo periodo. La fibromialgia è a tutti gli effetti un tipo di reumatismo dei tessuti molli (extra-articolare). Le difficoltà del medico in sede diagnostica dipendono dalla mancanza di esami approfonditi, pertanto, la diagnosi della patologia è legata soprattutto ai sintomi riferiti dal paziente. In passato, si era più propensi a considerare tali sintomi come frutto dell’immaginazione del paziente o comunque, non particolarmente rilevanti. Per fortuna, nell’ultimo decennio la fibromialgia è stata definita in maniera più accurata, grazie a studi che hanno individuato le principali linee guida utili alla diagnosi.

Tali ricerche hanno dimostrato come determinati sintomi, tra cui il dolore muscolo-scheletrico diffuso e la presenza di aree sensibili alla digito-pressione (i cosiddetti “tender points”), siano ricorrenti nei pazienti affetti da fibromialgia, a differenza di quanto avviene nelle persone sane o nei pazienti colpiti da altre malattie reumatiche dolorose.

Quali sono le cause della sindrome fibromialgica?

Le cause esatte della fibromialgia sono ancora sconosciute. Tuttavia, le ricerche effettuate negli ultimi anni ritengono possano essere coinvolti numerosi fattori (genetici, biochimici, ambientali, neurochimici, psicologici, ormonali, etc). Il meccanismo alla base della comparsa della patologia è un argomento discusso: al momento non disponiamo di dati definitivi, nonostante diversi studi stiano cercando di approfondire l’interazione multifattoriale da cui prende origine la malattia.

Negli ultimi tempi, l’attenzione dei ricercatori si è concentrata soprattutto sulla presunta capacità della fibromialgia di amplificare talune sensazioni dolorose (o di ridurne l’inibizione). Questo comportamento influenzerebbe la maniera in cui il cervello elabora i segnali di dolore. Ciò che ha permesso ai ricercatori di presupporre l’esistenza di tale meccanismo è il fatto che i sintomi spesso cominciano a manifestarsi in seguito ad un trauma fisico, a un intervento chirurgico, a particolari infezioni o a una prolungata condizione di stress. Altri pazienti, tuttavia, hanno mostrato come la presenza dei segni tipici della malattia tenda ad aumentare gradualmente nel corso del tempo, senza l’intervento di alcun evento scatenante.

Fattori e segni associati alla malattia

I principali elementi associati alla sindrome fibromialgica sono:

  • Stress fisico e/o emotivo. È stato ampiamente dimostrato come lo stress sia una delle principali cause della fibromialgia. Ad una marcata condizione di stress possono associarsi depressione, sindrome da fatica cronica (CFS) e sindrome del colon irritabile. Come detto in precedenza, anche i traumi fisici possono aumentare il rischio di sviluppare fibromialgia (traumi cerebrali, al midollo spinale, interventi chirurgici, colpi di frusta, etc).
  • Una forte alterazione del livello dei neurotrasmettitori, causato da una condizione di stress cronico. Ciò può alterare il funzionamento di alcuni neurotrasmettitori cerebrali (dopamina, serotonina, Gaba, noradrenalina, etc), contribuendo all’insorgenza di determinati sintomi dolorosi. Al contempo, anche il sistema immunitario e quello endocrino vengono interessati dal malfunzionamento delle reti neurali-cerebrali. Il cattivo funzionamento di noradrenalina e serotonina, inoltre, causa l’iperattività del sistema nervoso neurovegetativo (sede di controllo dei meccanismi involontari), che a sua volta provoca un deficit di irrorazione sanguigna a livello muscolare. Tutto ciò si traduce in iperalgesia (ovvero dolori e tensioni muscolari ed astenia).
  • Predisposizione genetica
  • Infezioni. Alcune malattie virali sembrerebbero innescare o peggiorare i sintomi della fibromialgia. Tra queste la mononucleosi infettiva causata dal virus di Epstein-Barr, il morbo di Lyme e la Sindrome da Contaminazione Batterica del Tenue.
  • Disequilibri ormonali. Alcuni pazienti presentano alterazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, collegate con una presenza di cortisolo più bassa del normale. Tali squilibri possono causare anche disturbi del sonno, in quanto alcuni neurotrasmettitori coinvolti nella modulazione del dolore sono implicati anche nella regolazione del sonno e dell’umore.

Quanto è grave la fibromialgia?

Nonostante la fibromialgia venga comunemente associata ad altre malattie reumatiche, questa non provoca alcun danno ai tessuti interessati, conseguenza comune di patologie quali la polimiosite e l’artrite reumatoide. Di conseguenza, i pazienti interessati da fibromialgia non vanno incontro ad alcuna possibile degenerazione, né ad eventuali compromissioni della normale speranza di vita. Tuttavia, quando i sintomi non si risolvono nel giro di pochi mesi, questi possono causare un marcato peggioramento della qualità della vita del paziente. In molti casi, infatti, la patologia tende a mostrare un decorso cronico (e persistente), con tendenza al peggioramento. Ciò rende la guarigione una condizione tutt’altro che frequente. In genere, la fibromialgia non causa l’insorgenza di altre malattie. Tuttavia, il costante stato di affaticamento, i dolori persistenti e i disturbi del sonno possono interferire con le normali attività quotidiane e professionali. Alcuni pazienti lamentano, infatti, importanti alterazioni della memoria a breve termine e marcate difficoltà di concentrazione (manifestazioni che rientrano nel novero dei sintomi tipici della condizione definita “fibro-fog”, ovvero annebbiamento fibromialgico).

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