Rettocolite ulcerosa: sintomi e cause

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donna con sitomi di retticolite ulcerosa
donna con sitomi di retticolite ulcerosa

Cos’è la rettocolite ulcerosa?

La rettocolite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica che inizialmente colpisce il retto ma che, col passare del tempo, può coinvolgere il colon o una parte di esso.

L’eziologia e la cura definitiva del problema sono ancora sconosciute.

Si manifesta attraverso sintomi quali diarrea, spesso con muco e sangue, e crampi addominali e mal di schiena.

Una parte consistente dei pazienti affetti dalla malattia (circa il 30-35% del totale) lamenta anche sintomi extra-intestinali, quali astenia, manifestazioni dermatologiche e dolori articolari.

Nel 10-15% dei casi, la malattia manifesta i propri effetti in maniera più violenta, tanto da provocare feci liquide con sangue, febbre e disidratazione; in alcuni casi è necessario ricorrere alle cure ospedaliere.

Per i pazienti refrattari ai trattamenti medici si rende necessario un intervento di colectomia totale.

La patologia si manifesta in maniera simile al morbo di Crohn, essendo caratterizzata da recidive più o meno frequenti con acutizzazione dei sintomi e da periodi di temporanea remissione, durante i quali resta silente.

La frequenza delle recidive varia da uno a dieci o più attacchi all’anno. Se curata male, l’infiammazione può causare alterazioni irreversibili dei tessuti intestinali con comparsa di lesioni cancerose.

La terapia medica è basata sulla somministrazione di immunosoppressori e antinfiammatori.

I sintomi della rettocolite ulcerosa

I sintomi della rettocolite ulcerosa variano in relazione alla localizzazione del processo infiammatorio e alla severità con cui avvengono le riacutizzazioni.

Se l’infiammazione resta confinata in sede rettale, il paziente avverte un modesto sanguinamento e frequenti spasmi dolorosi che interessano la regione anale; la sensazione tipica è un urgente bisogno di defecare.

Man mano che l’infiammazione si estende all’intestino, compaiono sintomi della rettocolite ulcerosa sempre più gravi:

  • scariche di diarrea miste a sangue,
  • forti dolori addominali,
  • perdita di peso,
  • affaticamento
  • sudorazione notturna.

I sintomi appena elencati hanno un andamento recidivante; per fortuna, la malattia non è ingravescente, nonostante sia possibile un’esacerbazione dei disturbi.

Se osservata tramite esame endoscopico, la mucosa del retto e del colon presenta ulcerazioni puntiformi, da cui il termine “rettocolite ulcerosa”.

Nella fase avanzata della malattia, le ulcere confluiscono fra loro, creando lesioni piuttosto estese.

Tali ulcerazioni, che causano il riversamento del muco e del sangue nell’intestino e nelle feci, sono responsabili dei sintomi tipici della rettocolite ulcerosa.

I segnali più comuni della rettocolite ulcerosa

Oltre ai sintomi appena descritti, è possibile riconoscere la malattia grazie alla presenza dei seguenti segni tipici:

  • dolori addominali
  • mancanza di appetito
  • astenia
  • atonia della muscolatura intestinale
  • aumento della VES (la velocità di eritrosedimentazione è un indice ematico che evidenzia la presenza o meno di infiammazioni)
  • bolle sulla lingua
  • bruciore e tensione anale
  • cachessia (sindrome da deperimento con perdita di peso, stanchezza, atrofia muscolare e significativa diminuzione dell’appetito, slegata da cause anoressiche)
  • coliche addominali
  • crampi addominali
  • diarrea gialla
  • dissenteria
  • dita ippocratiche o a bacchetta di tamburo (ingrossamento dell’ultima falange)
  • ematochezia (emissione di feci miste a sangue di colore rosso vivo)
  • emorragie gastrointestinali
  • eosinofilia (condizione caratterizzata da un aumento del numero di eosinofili nel sangue periferico)
  • gonfiore addominale
  • gorgoglii addominali
  • iridodonesi (tremolio dell’iride che compare quando si muove l’occhio)
  • mucorrea
  • peritonismo (irritazione del peritoneo)
  • ritardo di crescita
  • schiuma nelle urine (dipesa da un’abbondante presenza di proteine nell’urina e dalla disidratazione conseguente alla diarrea)
  • sudorazione notturna
  • tenesmo rettale (lo sfintere anale è soggetto a contrazioni spasmodiche e dolorose, accompagnate da un costante stimolo all’evacuazione)
  • trombocitosi (aumento del numero delle piastrine oltre la soglia del range di normalità)
  • vomito biliare (è causato da alterazioni della motilità intestinale e varia dal giallo al verde scuro, a seconda di quanto tempo la bile ristagna nello stomaco)
  • dolori articolari
  • rash cutaneo

Le cause e i fattori di rischio

La scienza ignora l’esatta causa della malattia, nonostante la maggior parte delle ipotesi vada in direzione dell’ereditarietà e della teoria immunitaria.

Alcuni ricercatori hanno individuato l’origine di alcune manifestazioni in un virus o in un batterio in grado di scatenare una risposta infiammatoria esagerata, a sua volta capace di alterare il metabolismo cellulare della mucosa intestinale.

Altri medici ritengono che l’alterazione della risposta immunitaria sia causata da allergeni di origine batterica, alimentare o autogena.

L’ultima teoria, fondata sull’eziologia autoimmune, è ritenuta una delle ipotesi più percorribili.

Anche la genetica sembrerebbe avere un ruolo importante, considerata la maggiore incidenza del disturbo tra i familiari delle persone che ne sono affette.

Gli studi tesi ad indagare le cause della malattia hanno comunque fatto luce sui principali fattori di rischio, i quali sembrano predisporre il paziente allo sviluppo della stessa. Tra questi vanno annoverati :

  • l’età (il rischio sembra essere maggiore al di sotto dei trent’anni e intorno ai sessanta),
  • la razza (gli individui con carnagione bianca sembrerebbero più suscettibili),
  • un’alimentazione ricca di grassi e povera di fibre;
  • esiste, infine, una lieve predominanza nel genere femminile.

Gli studi più recenti hanno individuato in una condizione nota come colangite sclerosante un altro importante fattore di rischio.

Il disturbo causa una infiammazione dei dotti biliari, che dal fegato si riversano nell’intestino tenue. Le due patologie risultano spesso associate.

Le principali norme di prevenzione

Nonostante non sia possibile prevenire l’insorgenza della malattia, è possibile prevenirne l’evoluzione e le complicanze più gravi.

Innanzitutto, è necessario ricorrere ai sistemi di diagnosi precoce: in caso di diarrea frequente e/o dolori addominali, è buona norma richiedere un esame delle feci che faccia luce sulle cause del disturbo.

Inoltre, si consiglia il ricorso al medico a tutti i soggetti con familiarità per le malattie autoimmuni.

In caso di sanguinamento rettale cronico, è fondamentale ricorrere alla colonscopia ogni due anni, in modo da individuare per tempo eventuali neoplasie intestinali.

Il rischio di sviluppare cancro del colon-retto aumenta dopo 8-10 anni dalla diagnosi di rettocolite ulcerosa, a maggior ragione se la malattia è estesa al colon o a parte di esso.

È molto importante anche ricorrere alla prevenzione sistematica delle cosiddette infezioni opportunistiche, soprattutto nel caso dei pazienti che si sottopongono a terapie immunosoppressive; vanno eseguite, pertanto, le vaccinazioni anti-influenzali ogni 12 mesi, la vaccinazione anti-pneumococco ogni 5 anni e la vaccinazione contro l’epatite B.

Bibliografia

  • https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/ulcerative-colitis/symptoms-causes/syc-20353326
  • https://www.nhs.uk/conditions/ulcerative-colitis/
  • https://www.crohnscolitisfoundation.org/what-is-ulcerative-colitis
  • https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(19)32545-0/fulltext

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