Affrontare l’anoressia nervosa e comprendere il disturbo alimentare.

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capire le cause dell'anoressia nervosa per curarla
capire le cause dell'anoressia nervosa per curarla

L’anoressia nervosa è una patologia che aggredisce in modo subdolo. Dobbiamo capire che i disturbi alimentari sono vere e proprie patologie che comportano anche grossi rischi per la salute.

Anoressia, bulimia e binge eating sono i più comuni e a soffrirne sono soprattutto i giovanissimi.

Ma come si riconosce un l’anoressia nervosa e in cosa consiste il trattamento?

Ne abbiamo parlato con la nostra nutrizionista Francesca Trento.


In cosa consiste l’anoressia nervosa?

L’anoressia nervosa può essere innanzitutto definita come una patologia mentale, tanto da essere elencata nel manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali.

(Si veda il bell’articolo di Stefano Tricoli che definisce la anoressia come la fame di amore.)

È caratterizzata da una restrizione calorica volta a ridurre il proprio peso corporeo.

C’è una costante paura di ingrassare, a cui si abbina a un’anomalia nel riconoscere la propria figura.

Mi spiego meglio: un anoressico, guardandosi allo specchio vede di essere pelle e ossa, ma misinterpreta certi segnali corporei.

dott.ssa Trento, nutrizionista

Ad esempio, nelle ragazze, la zona fianchi è più pronunciata rispetto agli uomini.

L’anoressica che vede i propri fianchi più larghi rispetto alla zona vita percepisce questo come una sproporzione, e questo le crea un forte disagio.

Oppure nel momento in cui bevono dell’acqua e vedono un leggero rigonfiamento dello stomaco, quello viene percepito come tessuto adiposo.

C’è, insomma, una percezione alterata delle forme del proprio corpo.

Il problema più grande dell’anoressia è che chi ne soffre non si accorge della gravità della propria situazione: il primo lavoro da fare è far capire quanto si rischia in una situazione simile, perché l’anoressia può anche portare alla morte.

Quanti tipi di anoressia esistono? l’anoressia restrittiva e l’anoressia purging

Ci sono due sottotipi: l’anoressia restrittiva e l’anoressia purging.

Nell’anoressia restrittiva, il comportamento tipico è quello di restringere l’alimentazione in modo radicale, fino ad arrivare al sottopeso.

Nell’anoressia purging, invece, ci sono fasi di digiuno intervallate da crisi bulimiche.

Questo significa che ci sono delle abbuffate, a cui segue però l’assunzione di lassativi o il vomito auto-indotto per evitare di prendere peso.

È simile alla bulimia in un certo senso, ma nel caso dell’anoressia purging è presente una condizione di sottopeso.

In cosa consiste la rieducazione al gusto nei pazienti affetti da anoressia nervosa?

Quando si fa rieducazione al gusto, ai pazienti si chiede di tenere un diario alimentare, in cui possano annotare le sensazioni provate mangiando quel cibo.

Questo va fatto con l’accompagnamento di dietologi e nutrizionisti.

A causa del disturbo alimentare, infatti, si perde come la percezione dei sapori, soprattutto del sapore dolce, che normalmente è associato a uno stato di benessere.

Per gli anoressici, invece, al dolce è abbinata una sensazione di ansia, una situazione di allarme.

E in questo diario si annotano sensazioni, paure

Ad esempio, spesso capitano ragazze che, seguendo un nuovo regime alimentare dato da nutrizionisste, come cura dall’anoressia, dichiarano dopo la colazione di sentirsi gonfie e appesantite, tanto da preoccuparsi di non riuscire a mangiare a pranzo.

Secondo te come è possibile prevenire i disturbi alimentari?

Purtroppo, è molto difficile prevenire i disturbi alimentari in una società come la nostra.

I nostri canoni di bellezza si basano molto sui modelli che vediamo in TV, nelle pubblicità e sui social network.

La società in cui viviamo, in generale, si basa moltissimo sull’aspetto esteriore, persino abbinando bellezza e magrezza a valori morali!

Prevenire i disturbi alimentari quindi è molto difficile, perché dovremmo mutare la nostra società dal basso, cambiare i nostri canoni estetici… cercare una equilibrio, anche con diete equilibrate e semplici.

Quello che invece si può fare è educare i più giovani, soprattutto negli ambienti a rischio, come le squadre sportive o la scuola.

Bisogna lavorare sull’educazione su due fronti: da un lato dal punto di vista psicologico, su tutto ciò che ha a che fare con la percezione del proprio corpo, dall’altro dal punto di vista nutrizionale, per educare non solo alla sana alimentazione ma anche ad un sano rapporto col cibo.

Educare e sensibilizzare quindi è fondamentale, perché magari proprio i giovanissimi, che più di tutti possono essere vittime dei disturbi alimentari, non conoscono questi fenomeni.

Ma prevenzione significa anche diagnosi precoce: se un amico o un familiare si rende conto che ci sono dei campanelli d’allarme è bene subito parlarne con uno specialista.

La prevenzione si fa educando e vigilando sempre.

Chi è Francesca Trento, nutrizionista.

Mi sono avvicinata a questa professione perché mi è sempre piaciuto l’ambito medico-clinico.

Ho studiato dapprima biologia e poi scienze della nutrizione, puntando proprio a diventare nutrizionista, una professione che mi avrebbe permesso di lavorare a stretto contatto con le persone.

Ricordo che alle scuole medie io stessa ho fatto una dieta dimagrante, ma ovviamente al tempo non ero consapevole di molti aspetti che riguardavano la nutrizione.

Poi invece ho scoperto l’importanza dell’alimentazione, ciò che mangiare fa al nostro corpo: il nostro organismo, infatti, risponde a ciò che mangiamo non soltanto causando un aumento o una perdita di peso, ma anche dal punto di vista mentale, ormonale…

La rieducazione alla sana alimentazione è ciò di cui mi occupo anche e soprattutto nel trattare i pazienti che soffrono di disturbi alimentari.

In generale ho un approccio clinico alla nutrizione, ovvero, quando preparo un regime alimentare, penso agli effetti che quel tipo di alimentazione ha sull’organismo, tanto che mi occupo anche di creare diete per chi ha problemi renali o cardiologici, ad esempio.

La nutrizione è un aspetto fondamentale per trattare al meglio una patologia, perché una dieta non significa solo ciò che si mangia ma è anche è soprattutto uno stile di vita.

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