Chi è e cosa fa una Badante

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Badante per anziani

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Per rispondere alla domanda su chi sono le badanti e cosa fa una badante, ossia quali siano i compiti previsti per questa figura, si deve partire da un antefatto doveroso.

Il ricorso a servizi privati di assistenza è frutto di un’esigenza di bisogni e di cure di lungo periodo, le cosiddette Long Term Care, per la maggior parte esigenza che proviene da anziani.

Per rispondere a tale necessità diverse sono le tipologie di assistenza alternativa, più o meno formalizzata.

  • È ancora molto forte la componente “familiare”: i cosiddetti caregiver informali, cioè familiari, magari figli di genitori anziani ingestibili, che si fanno carico delle cure assistenziali a parenti non auto sufficienti.
  • A questa realtà si affianca quella dei servizi assistenziali privati, che offrono e organizzano piani di assistenza personalizzati.
  • La richiesta è anche rivolta al sistema sanitario nazionale, attraverso ricoveri in ospedale, anche se, per stessa natura del servizio, non si può parlare di long term care, ma di periodi di tempo limitato.
  • Infine, una delle porzioni più importanti nell’ambito assistenziale di lungo termine, le famiglie si rivolgono al mercato delle badanti, non ancora debitamente regolarizzato. Specialmente quando si tratta di assistenza domiciliare ad anziani.

I dati sul settore delle “badanti”, che sarebbero utili anche solo per capire realmente cosa fa una badante, sono di difficile raccolta e soffrono di carenze statistiche sia per le molteplici sfumature del fenomeno, sia per l’assenza, come già accennato, di regolamentazione apposita.

Tralasciando in questa sede le prime 3 risoluzioni, ci concentreremo sull’ultimo riguardante le badanti, un fenomeno italiano diffuso in tutte le regioni del Paese. Il rivolgersi a queste figure, in maniera sempre più massiccia, è dovuta a una serie di fattori sociali che stanno cambiando la fisionomia e l’organizzazione della società odierna:

  • allungamento della durata media della vita (aumentata di 3,3 anni negli ultimi 15 anni);
  • l’accesso al mercato femminile del lavoro, che quindi fa venir meno la figura di caregiver “tradizionale”, cioè la donna casalinga;
  • l’età avanzata del concepimento del primo figlio;
  • la diffusione di patologie croniche e degenerative.

Non ci sono dati certi, come detto, sul ricorso a queste figure semi-professionali, poiché è molto diffusa l’assunzione “in nero”, tuttavia lo studio incrociato di dati INPS lasciano presupporre che il numero delle badanti si aggiri intorno a 1,6 milioni tra regolari e irregolari. Alcune regioni (Lombardia e Emilia Romagna) hanno avviato iniziative per cercare di legittimare il fenomeno istituendo albi per badanti, al fine di formalizzare e professionalizzare le figure, agendo contemporaneamente sulla qualità e la sicurezza del servizio e introducendo strumenti fiscali (voucher e detrazioni) per incentivare la regolarizzazione di questa figura.

Non avendo una chiara connotazione professionale è difficile definire l’identikit del ruolo delle badanti, cosa fa una badante e quali compiti le spettano. Tuttavia le caratteristiche generali delle badanti, per prassi più che per definizione, si presentano così:

  • I ruoli riguardano l’assistenza e la sorveglianza dell’assistito, per far fronte a faccende domestiche, in base alle condizioni di salute si ha anche il monitoraggio notturno, la somministrazione di farmaci semplici e assistenza infermieristica semplice (nutrizione, controllo dei parametri vitali etc) senza che però ne abbiano la licenza e in generale supporto e assistenza.
  • È molto diffusa la convivenza: la figura è infatti richiesta in condizioni di particolare esigenze continuative, a cui ci si affida completamente, per questo è richiesta 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
  • La maggior parte sono donne, tra i 40-55 anni, straniere.
  • L’assunzione “in nero” è data anche, ma non solo, dalla mancata regolarizzazione della professione.

Riferendoci a questo particolare dato si suppone che più del 60% delle badanti non sia regolarizzata e non abbia specifiche competenze per far fronte alle esigenze dell’assistito.

Anche per far fronte a questa lacuna sistemica sono stati istituiti gli OSS (operatore socio assistenziale): figure di recente formalizzazione che assolvono a compiti che erano precedentemente appannaggio degli infermieri riguardo l’assistenza.

Interessante capire cosa può fare un OSS, in quanto figura qualificata, rispetto a una badante o ad altre figure professionali. Inoltre cliccando qui, diamo alcuni suggerimenti utili su come scegliere un OSS.

In sintesi gli OSS possiedono competenze professionali, acquisite tramite corsi e tirocini regionali, successivamente ai quali viene rilasciato un attestato che ne codifica la professionalità e qualità. La differenza sostanziale con la figura delle badanti è da ricercare proprio nella certificazione di qualità: in un contesto di assistenza il ruolo delle badanti è di fondamentale importanza per le famiglie che si trovano ad oggi a dover sostenere quasi interamente gli oneri dell’assistenza di lungo termine, tuttavia non vi è alcuna certificazione che ne attesti le competenze specifiche.

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