I sintomi delll’invaginazione intestinale nel bambino e nell’adulto

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invaginamento intestinale sintomi neonato
invaginamento intestinale sintomi neonato

L’invaginazione intestinale, chiamata anche intussuscezione, è una patologia grave e urgente che consiste nel ripiegamento di una porzione di intestino dentro un’altra immediatamente adiacente.

Colpisce per la maggior parte neonati di sesso maschile con un’incidenza del 92%, soprattutto nella fascia d’età che vai dai 5 ai 9 mesi.

L’invaginamento intestinale nel bambino

L’invaginazione dell’intestino, secondo la rivista Nature, è la causa più comune di ostruzione intestinale nei bambini di età inferiore ai 36 mesi.

Descritta per la prima volta nel 1674, tale patologia venne trattata chirurgicamente con successo nella prima metà dell’Ottocento.

Nei primi anni del secolo successivo, grazie a uno studio sistematico su un vasto campione di pazienti, gli studiosi conclusero che il 35% dei casi di mortalità infantile erano da attribuire all’intussuscezione.

Nel bambino, così come nell’adulto, l’invaginazione consiste in una serie di porzioni dell’intestino che si ripiegano l’una dentro l’altra.

Questo meccanismo impedisce alle feci di scorrere liberamente fino ad arrivare a una vera e propria occlusione.

Esistono tre tipi di intussuscezione, la cui differenza è data dal numero di segmenti intestinali coinvolti.

Nell’invaginazione unica, il segmento è soltanto uno mentre in quella doppia sono cinque fino ad arrivare ai sette dell’invaginazione tripla.

Questo fenomeno può verificarsi in qualsiasi tratto dell’intestino anche se, otto volte su dieci, si trova nella posizione ileo-cecale, raramente nella colo-colica e nell’ileo-ileale.

Le cause dell’invaginazione intestinale

Gli specialisti ritengono che la maggior parte delle volte questa patologia sia idiopatica, non legata quindi a nessuna causa particolare anche se presenta una maggiore incidenza nella stagione autunnale e colpisce soprattutto la popolazione maschile.

Le invaginazioni primitive nei bambini dipendono da uno spiccato aumento della peristalsi dovuto, ad esempio, a un’infezione virale che turba il delicato equilibrio dell’apparato gastrointestinale infantile o a una malattia del tratto respiratorio che aumenta il volume dell’apparato linfatico.

La causa dell’invaginazione secondaria che colpisce soltanto il 2/3% dei piccoli dipende invece da una situazione anatomica particolare, come il diverticolo di Meckel, l’appendice cecale, oppure da alcune alterazioni intestinali congenite che provocano un’anomalia nella peristalsi.

I sintomi dell’invaginazione intestinale

L’intussuscezione non è sempre sintomatica. Ci sono bambini che non presentano nessun dolore oppure sentono il fastidio senza altri sintomi degni di nota.

Nel resto dei casi, i sintomi dell’invaginazione intestinale sono ben precisi:

  • Il piccolo piange all’improvviso a causa del forte dolore addominale e tende a tirare le gambe al petto. La sensazione dolorosa non è continua ma intermittente, si verifica ogni 15/20 minuti. Con il trascorrere del tempo, aumenta la durata degli episodi così come l’intensità del dolore. Queste coliche addominali possono essere associate a nausea e vomito.
  • Nella prima fase il piccolo sta bene tra un episodio e l’altro, risponde in modo attivo e veloce. In un secondo momento, nel giro di 12 ore, la mucosa intestinale inizia a sanguinare. Il bambino diventa letargico e reagisce di meno agli stimoli esterni. Le feci presentano il classico aspetto “a gelatina di ribes”. Spesso il medico avverte un nodulo nell’addome e in alcuni casi è presente anche la febbre.
  • Particolare attenzione va prestata al vomito. Se in un primo momento è legato a cause strettamente alimentari, in seguito cambia aspetto e colore diventando verdastro, quindi biliare.

Diagnosi e cura dell’invaginazione intestinale

Secondo gli specialisti della rivista svizzera RevMed, la diagnosi di invaginazione deve essere presa immediatamente in considerazione quando un bambino di età compresa tra i tre mesi e i tre anni presenta i tre sintomi classici della patologia ovvero dolore addominale intermittente, feci con tracce di sangue e vomito.

Tale eziologia però riguarda soltanto il 20% dei casi.

In assenza della concomitanza di tali sintomi, la diagnosi si avvale dell’ecografia (oggi preferita all’esame radiologico) e del clisma opaco con contrasto che nel 60% dei casi può rivelarsi anche curativo.

L’invaginazione ileo-ileale è una condizione transitoria che spesso si risolve da sola o con l’aiuto del clisma.

Quella ileo-cecocolica invece spesso richiede l’intervento chirurgico per liberare il tratto d’intestino che risulta invaginato.

Nel caso in cui tale manovra non fosse completamente risolutiva o la porzione d’intestino apparisse troppo sofferente e danneggiata, il chirurgo può decidere di asportarla.

In alcuni casi, come succerisce MedScape, l’anestesia generale che precede l’intervento può rivelarsi risolutiva in quanto rilassa i muscoli dell’intestino, favorendo così l’evaginazione spontanea.

L’invaginazione intestinale nell’adulto

Le cause

L’invaginamento intestinale negli adulti è una patologia rara che rappresenta soltanto il 5% delle sindromi occlusive.

Anche in questo caso si assiste alla penetrazione di un segmento dell’intestino in quello vicino. La posizione comune è nell’ileo, più raramente nel colon.

Contrariamente a quanto avviene nei bambini, l’intussuscezione adulta presenta un’evoluzione subacuta e cronica, quindi difficilmente è idiopatica. Spesso è la spia di una causa organica sottostante che deve essere indagata con molta attenzione, soprattutto nei pazienti più anziani.

In alcuni casi, l’invaginamento intestinale dipende dal morbo di Crohn, una malattia autoimmune, dalla presenza di polipi intestinali o di aderenze che si distribuiscono lungo il tratto addominale.

In altri invece sono la conseguenza di alcuni interventi chirurgici come il bypass gastrico o, in generale, delle operazioni che riguardano l’intestino.

Esistono una serie di fattori di rischio che possono predisporre all’intussuscezione. Tra questi ricordiamo la presenza di una familiarità con la patologia, l’appartenenza al sesso maschile e alcune malformazioni congenite a carico dell’intestino.

I sintomi e la diagnosi

È difficile riconoscere un’invaginamento intestinale nell’adulto in quanto spesso la triade rappresentata da vomito, dolore e feci con sangue, è coperta da altri sintomi più pesanti dovuti a patologie preesistenti.

Rivolgersi immediatamente al medico è fondamentale per scongiurare qualsiasi complicazione. Un’ecografia addominale, unita all’indagine clinica, rappresenta il mezzo più indicato per una diagnosi tempestiva.

Trattamento

L’invaginazione intestino nell’adulto necessita sempre del ricovero in ospedale per stabilire le condizioni di salute del paziente. Il trattamento è quasi esclusivamente chirurgico.

Grazie all’intervento infatti è possibile sia ridurre l’intussuscezione che le cause che l’hanno provocata.

Come nel caso dei pazienti più piccoli, qualora il tratto di intestino risultasse troppo danneggiato, lo specialista può decidere di effettuare l’asportazione della parte lesionata.

Complicazioni

L’ostruzione non permette al sangue di irrorare i vasi sanguigni intestinali. I tessuti, in questo modo, iniziano a soffrire per la mancata ossigenazione, andando incontro alla necrosi.

Questo meccanismo ne può scatenare un altro, molto insidioso, la peritonite.

Un tratto danneggiato o morto dell’intestino è più soggetto alla perforazione dovuta ai batteri e ai succhi digestivi.

In questo caso va posta molta attenzione ai sintomi correlati come il vomito, la febbre, il dolore e l’edema a carico dell’addome.

Invaginazione intestino: si può prevenire?

Allo stato delle conoscenze attuali non esiste alcuna forma di prevenzione dell’invaginamento intestinale.

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