Attacchi di panico e ansia: quali sintomi e cause. Intervista all’esperta.

0
87

Gli attacchi di panico sono un problema sempre più diffuso, allo stesso tempo emerge la difficoltà di saper esprimere le proprie emozioni

Spesso, alla radice di molti problemi, c’è proprio l’incapacità di riconoscere e comprendere ciò che sentiamo. 

“Un’educazione emotiva può essere utile per fronteggiare la quotidianità in modo più sereno e più libero”

Anna De Micco, psicologa

afferma Anna De Micco, psicologa EpiCura con la quale abbiamo affrontato il tema dell’ansia e attacchi di panico.

Imparare a gestire le proprie emozioni è la chiave di un maggiore benessere personale e relazionale. 

Gli attacchi di panico sono, invece, emblematici di una vera e propria perdita di controllo: ma come si gestisce un attacco di panico improvviso? Quali sono i sintomi e le cause degli attacchi di panico?

Lo abbiamo chiesto all’esperta. 

Attacchi di panico: cosa sono?

Vorrei innanzitutto soffermarmi sulla parola “panico”.

Questo termine deriva dalla mitologia greca e, nello specifico, dal dio Pan, una creatura metà uomo e metà caprone.

Secondo la mitologia, questa divinità compariva all’improvviso sul cammino dei passanti per poi sparire velocemente, suscitando dunque reazioni di paura e terrore.

Le vittime di queste apparizioni, infatti, restavano incredule e non riuscivano a gestire la reazione emotiva sperimentata.

Ecco, nell’attacco di panico avviene qualcosa di molto simile: c’è un improvviso episodio di terrore, che dura tendenzialmente una decina di minuti, e nel quale si sperimentano delle sensazioni molto sgradevoli.

L’attacco di panico inizia repentinamente, d’improvviso, e raggiunge il picco d’intensità in pochi minuti.

Per l’individuo che esperisce l’attacco di panico, queste sensazioni sono spaventose e allarmanti, tanto che si può pensare di perdere il controllo su sé stessi e addirittura di morire.

Attacchi di panico: cause scatenanti

Si tratta in buona sostanza di un pericolo non realistico, ma che viene percepito con forte intensità da chi lo vive. 

I pazienti che mi parlano dei loro attacchi di panico lo descrivono come un fulmine a ciel sereno, qualcosa che avviene improvvisamente e per questo li spaventa moltissimo. 

In realtà, però, c’è sempre una causa scatenante, anche quando non si riconosce la causa. 

Il lavoro dello psicologo è poi comprendere quale sia questo fattore. 

A livello neuro-fisiologico, invece, succede questo: i segnali provenienti dai sensi (vista, udito, olfatto) raggiungono delle strutture che hanno una funzione sorvegliante, e ci danno delle informazioni sull’esperienza sensoriale con cui entriamo a contatto. 

Ciò significa che a quest’informazione attacchiamo un’etichetta, riconoscendola ad esempio come sconosciuta o potenzialmente minacciosa

Quello che succede in chi soffre di attacchi di panico è che la nostra “centralina” riconosce lo stimolo come pericoloso, attivando il sistema nervoso simpatico (ovvero quello involontario), che è finalizzato a preparare l’organismo a reagire a situazioni di pericolo. 

Quando questo sistema di allarme si attiva tante volte, si inceppa: si diventa più reattivi e impulsivi, ci si sente confusi e disorientati al punto di percepire ogni stimolo come minaccioso o pericoloso, scatenando una reazione di attacco-fuga. 

Nel panico il Sistema Autonomo va fuori controllo e scarica in modo disordinato: ecco perché l’ansia sembra una malattia fisica, ma non è propriamente tale.

Le crisi d’ansia sono in qualche modo utili, perché riducono la tensione interna, ma sono molto fastidiose: assomigliano a una tormenta e per questo fanno paura. 

Quali possono essere le cause degli attacchi di panico?

Le cause di un attacco di panico possono essere molteplici: alcuni studi confermano che può esserci una predisposizione genetica, che deriva da tratti del temperamento vulnerabili e sensibili.

Essere particolarmente sensibili quindi può esporre maggiormente al rischio di avere degli attacchi di panico, ma voglio rassicurare dicendo che ciò non è per nulla matematico!

In generale, gli attacchi di panico possono avere origine da un’esposizione a eventi particolarmente stressanti: di fatto, gli attacchi di panico sono più frequenti laddove ci sono degli eventi “forti”, che fungono da catalizzatori.

Ad esempio, mi viene in mente una separazione, una perdita, una malattia, un lutto… ma anche problemi lavorativi o finanziari

Ognuno di queste situazioni può generare dentro noi un forte stress emotivo

È per questo che gli attacchi di panico tendono a manifestarsi più spesso in periodi di passaggio della vita, come può esserlo quello dall’età adolescenziale a quella adulta. 

Sono momenti di crescita e dunque di cambiamento, che genera come una frattura tra la necessità e la paura di cambiare

Ansia e attacchi di panico sono correlati? 

Nel manuale diagnostico, l’attacco di panico è classificato come un tipo di disturbo d’ansia

Poi la principale differenza sta nei criteri diagnostici: l’ansia è una preoccupazione anticipatoria del futuro, cioè si anticipa qualcosa che non è accaduto (ad esempio, la paura di perdere il treno l’indomani).

L’ansia procura sintomi fisici che causano un disagio significativo, una tensione perpetua ma tollerabile in un certo senso; nell’attacco di panico, invece, magari ci si sente bene e poi d’improvviso c’è la sintomatologia. 

Perché chi soffre di ansia è più soggetto ad attacchi di panico?

In realtà non necessariamente se soffri d’ansia puoi avere un attacco di panico: ci sono una marea di fattori che concorrono alla manifestazione di un disturbo, come componenti genetiche, ambientali o socio-relazionali…

È la combinazione di tutti questi fattori che fa in modo che si possa o meno sviluppare un attacco di panico

In generale però l’attacco di panico si verifica proprio a partire da uno stato ansioso, tanto che la sintomatologia è simile. 

Il panico è una forma di ansia accumulata, una possibile reazione da parte del cervello quando si viene a creare un eccesso di tensione emotiva

La tensione quindi si scarica sul corpo producendo le sensazioni di cui abbiamo parlato prima, dovute all’attivazione del sistema nervoso autonomo. 

In generale, nei periodi di forte stress, di stanchezza eccessiva, di pressioni legate a scelte incombenti, la tensione sale e se non viene accolta e stemperata, può crescere fino a determinare un attacco improvviso: la crisi è come il fischio di una pentola a pressione.

Quali sono i sintomi di un attacco di panico? Si tratta anche di sintomi fisici?

In caso di attacco di panico, abbiamo due tipi di sintomatologie, che è bene distinguere: una di tipo fisico, che coinvolge il corpo, e una riguardante la sfera cognitiva, delle sensazioni.

Nel caso di sintomi fisici degli attacchi di panico abbiamo:

  • rossore al viso,
  • capogiri,
  • sensazione di stordimento,
  • parestesie (ovvero formicolii che si avvertono alle mani, ai piedi al viso),
  • difficoltà respiratorie
  • aumento della sudorazione
  • brividi. 

Sono sensazioni spiacevoli e molto forti, a cui si abbinano sintomi cognitivi, come la paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire. 

C’è poi la de-realizzazione, ovvero la sensazione di non appartenere alla realtà, o la depersonalizzazione, che fa vivere quel momento come spettatori esterni. 

Tutto ciò avviene perché è come se il corpo si preparasse a fuggire da un pericolo, e dunque ci sono dei veri e propri cambiamenti a livello fisiologico.

Questa attivazione è talmente forte che si va incontro al panico perché si ha il timore di non poter affrontare il pericolo. 

Cosa sono gli attacchi di panico notturni?

L’attacco di panico notturno è caratterizzato da crisi che avvengono nel corso della notte, svegliando l’individuo senza che ci sia una causa apparente.

Questi attacchi si manifestano normalmente anche nelle fasi del sonno profondo: il paziente si sveglia terrorizzato, sudando. 

Si tratta di un’esperienza tanto intensa che porta il paziente ad avere paura di addormentarsi

La sensazione che si sperimenta è di confusione e turbamento, che probabilmente è maggiore proprio perché in quel momento non si è sufficientemente svegli per capire cosa sta accadendo.

Magari di giorno si sa riconoscere che sta per arrivare un attacco di panico, mentre di notte siamo esposti a una maggiore vulnerabilità. 

Gli attacchi di panico sono sempre improvvisi?

Purtroppo è proprio quello che li caratterizza, gli attacchi di panico arrivano all’improvviso e sono intensi.

Si verificano in modo spontaneo, senza che si sia per forza una causa scatenante riconoscibile

Magari c’è un segnale ambientale, apparentemente innocuo, che il nostro cervello capta come ansiogeno e questo scatena l’attacco di panico. 

Per questo motivo, con l’aiuto di un bravo professionista, bisogna scavare molto per comprendere le cause. 

Ovviamente bisogna innanzitutto escludere quelle organiche, ovvero escludere patologie che magari possono avere questi sintomi. 

Come si gestisce un attacco di panico?

Innanzitutto, partirei da accorgimenti pratici: oltre al percorso terapeutico, che in questo caso è fortemente consigliato, dal punto di vista pratico ciò che si può fare è imparare a regolare il ritmo del respiro.

Si pone una mano sull’addome, per sentire il ritmo del proprio respiro, e si procede con respiri lenti e profondi dal naso, espirando poi l’aria dalla bocca.

Questo accorgimento è assolutamente valido per gestire un attacco di panico.

Poi ci sono dei comportamenti da evitare: come fumare o assumere alcool e caffeina.

Può aiutare inoltre evitare ambienti particolarmente affollati.

A livello cognitivo, ciò che può essere utile è sospendere i giudizi critici su se stessi, liberarsi dai sensi di colpa, assumendo una posizione di compassione, un approccio tipico della meditazione mindfulness. 

Un altro accorgimento è imparare a dirsi delle frasi semplici e forti, ma che siano di supporto e di aiuto: bisogna ripetersi parole positive, aperte al futuro.

Un altro metodo è la visualizzazione di immagini o di persone che ci fanno sentire al sicuro: questo crea un’immagine mentale che crea un senso di sicurezza e ci fa sentire protetti.

Un’immagine di questo tipo è di grande conforto, è molto potente e ci dà la forza di entrare in contatto con un genitore interiore in grado di spegnere la paura

Nel percorso di terapia si apprendono alcune di queste tecniche per la gestione degli attacchi di panico.

Poi, ovviamente, la meditazione ad esempio aiuta molto, ma possono esserci pazienti che magari hanno bisogno di interventi mirati più concreti.

Uno di questi interventi è la ristrutturazione cognitiva, che svolge due funzioni: da una parte introduce un’evidenza contraria alle interpretazioni catastrofiche (errate) che si hanno nei casi degli attacchi di panico e, dall’altro, offre una spiegazione alternativa alla situazione.

Se, ad esempio, si avverte un giramento di testa, il primo pensiero potrebbe essere “sto per svenire!”.

In terapia, invece, si impara a pensare “sto provando questi sintomi, non è detto che debba svenire”: si sostituiscono dunque pensieri catastrofici dando un significato alla sensazione corporea, rassicurando e permettendo un maggiore contatto con la realtà. 

Questo tipo di intervento costituisce le fasi iniziali del percorso terapeutico, importante perché aumenta la fiducia e la sicurezza del paziente, che non si sente più solo, malato e confuso. 

Come si combattono gli attacchi di panico? Esiste una cura?

Ad oggi le terapie elette per glia attacchi di panico sono le cosiddette “terapie combinate”, che prevendono sia un trattamento farmacologico (soprattutto nei casi più invalidanti) che un percorso di psicoterapia.

Questo abbinamento è particolarmente efficace perché va ad agire sinergicamente sul disturbo e non solo permette di ridurlo ma evita soprattutto il rischio di ricaduta e di cronicizzazione degli attacchi di panico. 

L’intervento del farmaco sicuramente blocca i sintomi dell’attacco di panico, ma non quello che c è a monte, che invece è compito della terapia trovare.

Il farmaco è un palliativo, toglie il dolore, ma la terapia è fondamentale per imparare a gestire gli attacchi di panico.

L’ideale è quindi un approccio integrato, sia farmacologico che cognitivo-comportamentale.

Si parte quindi dalla ristrutturazione cognitiva per poi poi passare a un percorso che promuova il mantenimento dei risultati raggiunti, lavorando sulla vulnerabilità psicologica sottesa al disturbo. 

Durante la terapia si danno degli strumenti pratici e concreti da mettere in atto contro il disturbo e poi si passa a un lavoro più profondo, che permetta una ristrutturazione mentale ed emotiva. 

Qual è il ruolo dei farmaci nella cura degli attacchi di panico?

Nel caso in cui si soffra di attacchi di panico, bisogna ridurre la tensione del Sistema Nervoso Autonomo, che è il responsabile di tali sensazioni fisiche. 

A questo proposito i farmaci sono molto utili, ovviamente presi a dosi moderate e sotto controllo medico.

Prendere gli psicofarmaci a dosi moderate permette alla persona di capire che non è malata, che il suo corpo è soltanto troppo sollecitato dall’ansia e che c’è un rimedio. 

Permette anche di non interrompere i progetti di vita e di ritrovare l’energia sufficiente per intraprendere un percorso di cura come la psicoterapia

Perché la psicoterapia è un rimedio utile contro gli attacchi di panico?

Non dobbiamo pensare che le difficoltà siano uguali per tutti, poiché ognuno di noi ha la proprie: può essere la paura di non farcela, di perdere un sogno o un legame, la ribellione a troppe responsabilità, la fuga dalla solitudine…
Proprio questa unicità rende la psicoterapia indispensabile. 

I farmaci sono uguali per tutti e servono a sedare l’ansia, ma la causa dell’ansia è contenuta in una storia unica, che solo quella persona conosce e può raccontare.

Il disturbo da attacco di panico fa capire che si è in bilico, tra una strada vecchia e una nuova: la prima rassicura ma è pesante, mentre la seconda è percepita come rischiosa. 

Questa incertezza, unita alla paura di perdere i propri appigli, crea una carica emotiva che sfocia nell’ansia acuta, dove non si vede alcuna soluzione. 

L’attacco di panico è semplicemente la spia che qualcosa non funziona e che bisogna correre ai ripari: la psicoterapia può essere quel rifugio. 

Chi è Anna De Micco, Psicologa 

A intraprendere il percorso di Psicologia mi ha spinto la voglia di fare ricerca: il mio obiettivo era fare la ricercatrice ma, strada facendo, mi sono appassionata all’aspetto clinico della psicologia, che poi in effetti è diventata il mio lavoro. 

Attualmente lavoro come consulente in strutture con utenza psichiatrica. Pratico inoltre l’attività da libera professionista e, in collaborazione con una collega, facciamo progetti su terapie di gruppo. 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore scrivi il tuo commento qui!
Per favore inserisci il tuo nome qui