Autismo lieve, come si riconosce e le differenze fra i tipi

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Autismo lieve adulto
Autismo lieve padre figlia, Foto di Daniela Dimitrova da Pixabay

Preoseguiamo la nostra indagine, trattando questa volta di autismo lieve, in particolare negli audulti e nella sua diagnosi, sempre con la collaborazione della psicologa Loredana Cimmino.

Esistono forme di autismo lieve?

Certamente, questa è una grande novità della nuova edizione del Manuale Diagnostico. 

Esistono tre forme di autismo in base al livello di compromissione cognitiva, sociale e comunicativa che viene diagnosticato: 

  1. autismo lieve;
  2. autismo moderato;
  3. autismo grave. 

Questo presuppone un diverso livello di supporto che varia da 1 a 3, dove il livello 1 è dato ai bambini che hanno un quoziente intellettivo nella norma e capacità generali lievemente ridotte.

I livelli 2 e 3 invece indicano un supporto significativo o molto significativo per intervenire su capacità ridotte o assenti a causa dell’autismo

L’autismo lieve, se ben trattato, ha buone probabilità di recupero così da permettere al bambino e alla sua famiglia di superare le difficoltà che si presentano.

dott.ssa Loredana Cimmino

Come si riconosce se si tratta di autismo lieve? La diagnosi è più difficoltosa? 

Grazie alla ricerca che permette di diagnosticare l’autismo sempre prima attraverso l’uso di test, questionari e interviste specifiche ed efficaci ai caregiver, è possibile diagnosticare anche un livello lieve di autismo così da effettuare un intervento mirato. 

È importante che la diagnosi venga effettuata da specialisti, specializzati nel settore della psicopatologia dello sviluppo, che siano formati nella somministrazione e codifica dei test, che abbiamo ottime capacità osservative e che conoscano le fasi evolutive tipiche dell’età così da notare le deviazioni tipiche nel bambino con sospetto Disturbo dello Spettro Autistico

Gli specialisti sono psicologi e psicoterapeuti dell’età evolutiva, psicomotricisti e logopedisti coordinati da un neuropsichiatra infantile che supervisiona il lavoro dell’equipe e condivide l’ipotesi di trattamento.

Cosa caratterizza l’autismo infantile dall’autismo negli adulti? Esiste una differenza nel comportamento di un bambino autistico rispetto a un adulto con autismo?

Il bambino autistico non è consapevole di quello che accade a sè stesso e agli altri.

Come dicevamo prima vive nel suo mondo e spesso non entra in relazione con gli altri. 

L’adulto con autismo ha avuto diverse occasioni per relazionarsi con il mondo circostante e nonostante le difficoltà, ha imparato il modo per adattarsi alla sua patologia e trovare nuove strategie di comportamento più funzionali. 

Ad esempio, il bambino tende ad esplodere attraverso crisi di rabbia incontrollata perché ancora troppo piccolo per apprendere strategie alternative più funzionali di espressione della rabbia…

Ci aspettiamo che un adulto con autismo sappia cosa lo porta ad avere reazioni incontrollate e cercherà modi per chiedere aiuto prima che si verifichino.

Speriamo che l’adulto abbia trovato il suo modo di stare con sè stesso e con gli altri. 

È importante guidare il bambino e i suoi genitori affinché anche lui apprenda nuove modalità per entrare in relazione con sé e gli altri. 

Questo è possibile attraverso interventi mirati e integrati che coinvolgano la famiglia, la scuola e gli ambiti di vita del bambino. 

Il messaggio “insieme si può” è ancora più importante per queste persone, per dare loro la speranza di una vita “normale” nonostante la sofferenza.

Chi è Loredana Cimmino

Psicologa e Psicoterapeuta a Torino, ho scelto di fare psicologia già alle scuole superiori, dove mi sono appassionata alla materia tanto da leggere interi manuali in autonomia.

Immaginarmi in futuro ad aiutare persone e bambini con diversi disturbi era il mio sogno, mi rendeva felice pensare di essere loro utile.

Così ho scelto questo corso di laurea: ho frequentato a Napoli i primi 3 anni e ho poi deciso di spostarmi a Torino per specializzarmi in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione, un corso dedicato all’età evolutiva.

Durante il tirocinio, fatto con adulti che avevano subito trauma cranico, mi sono interessata alla terapia cognitivo-comportamentale, tanto da essermi poi iscritta a Milano in questa scuola di Specializzazione.  

Mi sono specializzata in Psicopatologia dello Sviluppo dell’Età Evolutiva, un ambito che riguarda ad esempio disturbi alimentari, disturbi d’ansia nei bambini, ma anche dell’umore e relazionali… 

E poi ovviamente anche l’autismo, studiato negli ultimi due anni. 

Occupandomi di Disturbi dello Spettro Autistico mi sono anche occupata di supporto genitoriale: il percorso di sostegno alla famiglia è sempre essenziale in casi come questi.   

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