I sensi di colpa: liberarsi dalla frustrazione e dall’ansia

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I sensi di colpa liberarsi dalla frustrazione e dall'ansia
I sensi di colpa liberarsi dalla frustrazione e dall'ansia

Cosa sono i sensi di colpa e da dove nascono?

Esistono emozioni, come l’amore, la paura, la sicurezza, l’istinto di protezione, che sono insite in noi, che nascono insieme a noi. Poi ve ne sono altre, tra cui i sensi di colpa, che vengono prodotti dalla società e dagli educatori (genitori, insegnanti, religione, etc).

Da piccoli ci viene insegnato che non bisogna commettere errori e spesso i comportamenti “giusti” ci vengono imposti attraverso le punizioni, che finiscono per condizionare la nostra psiche, inducendoci a distinguere quel che è giusto da ciò non lo è.

Tuttavia, ogni valore è filtrato dalla logica di chi interagisce con noi.

Ciò può provocare effetti collaterali abbastanza pericolosi.

Comincia a serpeggiare nella nostra mente una sensazione nuova e soffocante, che scaturisce nei succitati sensi di colpa.

Ma quali sono le origini dei sensi di colpa?

Possono cominciare a farsi strada in seguito a frasi che ci vengono dette da piccoli.

Queste possono essere “la maestra ti ha dato un voto negativo, è tutta colpa tua!” oppure “comportati bene con il fratellino, perché se si fa male dò la colpa a te” o ancora “mangia tutto, perché ci sono bambini che non hanno nulla…”.

Poi, col passare del tempo crescono, fino a diventare sempre più grandi.

Quanti tipi di sensi di colpa esistono?

Il termine “colpa” proviene dal greco e vuol dire “mancare il bersaglio”.

È un meccanismo che segnala un disagio e ci rimprovera ogni volta che commettiamo un errore.

Ma tali sentimenti non nascono come qualcosa di sbagliato o insano.

Se sviluppati in maniera corretta, rappresentano un fattore evolutivo importante, poiché rendono possibile un codice etico personale ed un maggior senso di responsabilità.

Tuttavia, se diventano eccessivi, rischiano di costituire un elemento di blocco piuttosto doloroso.

Spesso, si accompagnano con emozioni negative quali rabbia, frustrazione, preoccupazioni e depressione.

A causare tali stati d’animo sono i sensi di colpa derivati dal moralismo.

Questi sentimenti provengono dall’esterno e ci inducono a credere di non esser degni dell’approvazione e della stima altrui.

Coloro che si sentono “colpevoli” hanno paura di essere abbandonati, di perdere un’amicizia o un amore.

L’altra tipologia di sensi di colpa (l’accezione positiva del termine), proviene da noi stessi e provoca insoddisfazione, ma ci sprona ad esprimere meglio le nostre qualità.

Un fattore da considerare è l’ideale dell’Io che ognuno di noi coltiva, ovvero ciò che vorremmo essere o a cui aspiriamo.

Nella maggior parte dei casi, questo “Io” è sproporzionato rispetto alle nostre effettive capacità e, qualora non venga ridimensionato, può essere causa di sensi di colpa e ansia.

Pensate ad un caregiver dinnanzi a situazioni difficili quali ad un anziano affetto da Alzheimer.

Mamme, lavoro e sensi di colpa

Anche le mamme in carriera possono convivere con sensi di colpa e frustrazioni, spesso dimenticando le proprie qualità.

Conciliare professione e famiglia non è semplice.

Essere mamma e lavorare vuol dire fare l’acrobata, destreggiarsi tra figli e ufficio, educazione e lavoro, riunioni e recite scolastiche.

Ma cercare di stare dietro ad ogni cosa non è l’unico problema.

A questo si aggiunge il fatto di dover convivere con un deficit di energie psicofisiche costante e, appunto, con sensi di colpa e ansia, legati all’impossibilità di trascorrere più tempo con i propri bambini.

L’80% delle mamme si sente in difetto nei confronti dei figli.

Eppure, essere una mamma che lavora non è una condizione negativa, anzi.

Bisogna tener conto anche dei numerosi vantaggi.

Quali?

Innanzitutto, un figlio che cresce con una mamma lavoratrice riceve un bell’esempio di impegno, applicazione e responsabilità; può acquisire, fin dalla più tenera età, valori importanti e farli propri.

Inoltre, per un figlio, avere una mamma in carriera significa crescere con una mamma soddisfatta e gratificata, essendo il lavoro fonte di realizzazione personale.

Chi lavora, poi, interagisce continuamente con altre persone e apprende storie e modi di pensare differenti.

Una mamma lavoratrice può portare a casa una preziosa pluralità di punti di vista.

Come sconfiggere i sensi di colpa?

Secondo la psicologia esistono determinate regole cui attenersi.

La prima è imparare a prevenire i sensi di colpa convincendosi di essere meritevoli.

Per una mamma può voler dire meritare l’amore dei figli, per uno studente valere il massimo dei voti.

Questo step è fondamentale, poiché senza condizionamenti positivi, raramente è possibile conseguire buoni risultati.

Per sentire di meritare qualcosa è importante cercare di dare sempre il meglio di sé, nello studio come nelle relazioni.

È questo il “segreto” per eradicare sensi di colpa, ansia e rimorsi.

E se dovesse andar male, saremo comunque certi di aver fatto tutto ciò che era nelle nostre corde.

Ma non finisce qui.

È altrettanto importante essere consapevoli che il passato non può essere cambiato, pertanto è inutile struggersi per qualcosa che è avvenuto.

Sentirsi in colpa non cambierà le cose e non renderà nessuno migliore.

Certo, può essere difficile perdonarsi un errore, un atteggiamento sbagliato, oppure superare un tradimento senza sensi di colpa e rimorsi.

Ma vale la pena andare avanti.

In fin dei conti conviene mettere da parte il passato o rovinarsi anche presente e futuro?

È importante saper perdonare ma anche sapersi perdonare: soltanto così sarà possibile risollevare la testa e continuare per la propria strada.

Accettare di essere umani per superare i sensi di colpa

Siamo esseri umani e commettere errori fa parte della nostra natura.

Spesso agiamo d’impulso, o peggio, mossi dall’egoismo, senza pensare alle possibili conseguenze.

Ognuno di noi può sbagliare, violare determinati precetti e perdere temporaneamente di vista correttezza e integrità.

Non siamo delle macchine programmate per comportarci in un certo modo, ma non per questo sensi di colpa, depressione e rimpianti devono viaggiare insieme.

Tormentarsi è sbagliato per il semplice motivo che errare è umano.

E qualora le nostre azioni dovessero suscitare disapprovazione, sarà necessario lavorare su noi stessi nel tentativo di rimuovere o limitare il timore di essere disapprovati.

E’ proprio questo, in fin dei conti, che tiene chiunque irrimediabilmente legato ai sensi di colpa.

Tante persone odiano deludere il prossimo, poiché convinte di non sopportare il giudizio negativo degli altri: niente di più sbagliato.

L’importante è essere fedeli alle proprie idee, in modo da rafforzare autostima e personalità.

È l’unica via per essere orgogliosi del proprio operato.

Tutto ciò, ovviamente, andrà fatto sempre nella tolleranza e nel rispetto delle idee altrui.

Sensi di colpa a mettere un genitore in casa di riposo 

Una grande causa di sensi di colpa?

Se per la maggior parte delle persone (parenti, vicini di casa, amici) il ricovero di un anziano presso una casa di riposo può apparire come la soluzione migliore dal punto di vista fattivo, non è possibile affermare lo stesso da quello psicologico ed affettivo.

Certo, affidare un familiare non più autosufficiente, magari afflitto dall’allettamento, ad una struttura specializzata può alleviare le condizioni di stress cui si è sottoposti, soprattutto se costretti a prendersene cura quotidianamente.

Eppure, non tutto è semplice come potrebbe sembrare.

Paure, emozioni ed aspettative di un figlio che ricovera un genitore anziano in casa di riposo

Il ricovero di un familiare presso una casa di riposo anzichè l’assistenza a domicilio è una scelta dettata dalle necessità, che spesso segue numerosi tentativi di affidarsi a soluzioni differenti come l’assunzione di OSS e badanti, l’inserimento in un centro diurno e così via.

Quando i figli sono costretti a separarsi dai genitori, tale distacco non può che essere causa di forti sensi di colpa.

Nel caso in cui determinati impedimenti non dovessero permettere di accudire come si vorrebbe i propri cari, una delle soluzioni è affidarli a una struttura che sappia farlo nel migliore dei modi, cercando di non far mancare loro nulla.

Naturalmente, quel legame così intenso non potrà che risentirne.

E i motivi risiedono proprio nel senso di colpa dei figli, aggravato dal fatto che quel papà e quella mamma potrebbero non sembrare più gli stessi.

Le origini del dolore

Spesso, il fantasma con il quale un figlio è chiamato a confrontarsi è quello dell’abbandono, generato dal ricovero del genitore anziano, malgrado molti geriatri suggeriscano l’assistenza a casa.

Questa ha una forte relazione con il senso di colpa.

Questa scelta non fa che causare rimorsi e ripensamenti.

La devozione di un figlio nei confronti del genitore è un sentimento del tutto naturale, che può portarlo a sacrificare un’infinità di cose, nel tentativo di contrastare tale angoscia.

Ecco perché tantissime persone cercano di posticipare il più possibile la decisione del ricovero.

Affidare un genitore alle cure di terzi costituisce un ostacolo etico e morale spesso invalicabile, peggiorato anche dalle difficoltà dell’anziano ad accettare la sua nuova condizione di vita.

Questo momento di separazione viene avvertito in maniera negativa da entrambe le parti, in quanto inconsciamente sancisce l’inizio del periodo finale della vita del genitore.

Tali dinamiche psicologiche fanno la loro comparsa in maniera più o meno articolata, combinandosi in un peculiare intreccio differente a seconda della persona.

Secondo John Bowlbypadre della teoria dell’attaccamento, le persone anziane, con le loro credenze, aspettative e modalità di chiedere e offrire supporto, possono alleggerire o appesantire il carico emozionale dei più giovani.

Tale complessità relazionale ed emozionale riveste un ruolo centrale nella nostra storia evolutiva.

Tra realtà ed aspettative

Dal testo di Annalisa Patruno e Paola Savarino, intitolato “Quando un anziano entra in istituto: le aspettative, le paure, le domande e le esperienze dei familiari”, emergono due grosse speranze iniziali da parte dei familiari.

Da una parte essi si aspettano di veder accudito e curato il proprio parente esattamente come a casa (case progettate per accudire meglio l’anziano), mentre dall’altra desiderano, spesso inconsciamente, la possibilità di conservare la maggior parte delle abitudini di relazione precedenti.

Aspettative che spesso si scontrano con le regole imposte dall’istituto stesso, che a loro volta rischiano di essere vissute come una negazione del diritto ad accudire e a vedere il proprio caro come auspicato in precedenza.

Ma è proprio la presenza di regole e procedure a rendere il rapporto tra paziente, familiari e struttura scevro di fraintendimenti ed incertezze.

Le autrici del volume indicato poc’anzi affermano anche che né l’istituto né la famiglia sono onnipotenti e in grado di rispondere a tutte le necessità dell’anziano.

Tuttavia, insieme possono dar vita a percorsi di assistenza in grado di completarsi a vicenda e trasformarsi a seconda delle mutate esigenze del paziente.

Tuttavia si può fare molto per supportare l’anziano a rimanere nella sua casa, vicino al reale affetto dei suoi cari.

In questo senso si pensi ai percorsi riabilitativi dopo gravi traumi come quelli ad esempio correlati alla frattura del femore, che nell’anziano creano disagi straordinari.

Eppure storie di donne e uomini coraggiosi, raccontano di figli che con l’aiuto di servizi specializzati come Epicura assistenza anziani, sono riusciti a trattenere l’amato a casa e anzi a trovare poi nuova gioia di vivere.

Sensi di Colpa: Dalla negazione al coinvolgimento eccessivo, passando per la collera

Patrizia Taccani, psicologa, formatrice e autrice di numerosi testi ed articoli sul tema dell’invecchiamento e delle cure da dedicare all’anziano, già nel 1994 aveva evidenziato questa situazione.

I familiari più stretti, sostiene la psicologa, nel percorso che porta all’accettazione della malattia di un proprio caro possono attraversare numerose fasi.

La prima è quella della negazione, durante la quale il figlio tende a perdonare gli atteggiamenti dell’anziano, attribuendo tali cambiamenti al fisiologico processo di invecchiamento.

Si passa poi all’eccessivo coinvolgimento, durante il quale i familiari cercano di compensare le mancanze dell’anziano man mano che il declino fisico e psichico si manifesta in maniera più evidente.

Infine, è possibile notare come sia la collera a dominare la scena, con i familiari che sperimentano un crescente sentimento di disappunto.

Questo talvolta rischia di sfociare in rabbia a causa dell’onere fisico, delle frustrazioni e delle difficoltà che derivano dai comportamenti dell’anziano.

I sensi di colpa, prima latenti, tendono ad accentuarsi allorquando si decide di affidare l’anziano a una casa di riposo.

Sensi di colpa a mettere un genitore in casa di riposo
Sensi di colpa a mettere un genitore in casa di riposo

Ma allora qual è la soluzione ai sensi di colpa?

Tra l’istituto e la famiglia dell’anziano può entrare in gioco un terzo protagonista: stiamo parlando delle aziende che garantiscono assistenza malati a domicilio attraverso l’operato dei loro professionisti. 

EpiCura è in grado di mettere a disposizione del paziente e del suo nucleo familiare servizi e specialisti di ogni genere, pronti a supportare entrambi.

Se un OSS è in grado di offrire assistenza di base al malato ed istruire il caregiver circa le possibili modalità di intervento, un infermiere può pianificare autonomamente le attività terapeutiche, riabilitative, educative e preventive necessarie.

Non meno importante è il ruolo dello psicologo, chiamato a valutare gli aspetti cognitivi del paziente (attenzione, memoria, ragionamento, linguaggio, etc) e a prevenirne il deterioramento.

Infine, fisioterapista e osteopata possono limitare o risolvere problemi motori, onde ridurre il rischio di cadute.

Ciò è possibile tramite esercizi mirati, che vanno affiancati ad una leggera attività fisica, da svolgere durante l’arco della giornata, così da garantire una tenuta migliore di ossa e tendini, condizione essenziale per l’autonomia negli spostamenti.

In particolare, l’osteopata può migliorare la mobilità e la funzionalità del paziente, al fine di ridurre al minimo i sintomi delle patologie croniche o degenerative tipiche della terza età, tra cui artrosi, malattie respiratorie, etc.

Insomma, la soluzione esiste, basta cercarla!

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