I Sensi di Colpa

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Sensi di colpa a mettere un genitore in casa di riposo
Sensi di colpa a mettere un genitore in casa di riposo

Sensi di colpa a mettere un genitore in casa di riposo 

Una grande causa di sensi di colpa? Se per la maggior parte delle persone (parenti, vicini di casa, amici) il ricovero di un anziano presso una casa di riposo può apparire come la soluzione migliore dal punto di vista fattivo, non è possibile affermare lo stesso da quello psicologico ed affettivo. Certo, affidare un familiare non più autosufficiente, magari afflitto dall’allettamento, ad una struttura specializzata può alleviare le condizioni di stress cui si è sottoposti, soprattutto se costretti a prendersene cura quotidianamente. Eppure, non tutto è semplice come potrebbe sembrare.

Paure, emozioni ed aspettative di un figlio che ricovera un genitore anziano in casa di riposo

Il ricovero di un familiare presso una casa di riposo anzichè l’assistenza a domicilio è una scelta dettata dalle necessità, che spesso segue numerosi tentativi di affidarsi a soluzioni differenti (tra cui l’assunzione di OSS e badanti, l’inserimento del paziente in un centro diurno e così via). Quando i figli sono costretti a separarsi dai genitori, tale distacco non può che essere causa di forti sensi di colpa. Nel caso in cui determinati impedimenti non dovessero permettere di accudire come si vorrebbe i propri cari, una delle soluzioni è affidarli a una struttura che sappia farlo nel migliore dei modi, cercando di non far mancare loro nulla. Naturalmente, quel legame così intenso non potrà che risentirne. E i motivi risiedono proprio nel senso di colpa dei figli, aggravato dal fatto che quel papà e quella mamma potrebbero non sembrare più gli stessi.

Le origini del dolore

Spesso, il fantasma con il quale un figlio è chiamato a confrontarsi è quello dell’abbandono, generato dal ricovero del genitore anziano, malgrado molti geriatri suggeriscano l’assistenza a casa. Questa ha una forte relazione con il senso di colpa. Questa scelta non fa che causare rimorsi e ripensamenti. La devozione di un figlio nei confronti del genitore è un sentimento del tutto naturale, che può portarlo a sacrificare un’infinità di cose, nel tentativo di contrastare tale angoscia. Ecco perché tantissime persone cercano di posticipare il più possibile la decisione del ricovero. Affidare un genitore alle cure di terzi costituisce un ostacolo etico e morale spesso invalicabile, peggiorato anche dalle difficoltà dell’anziano ad accettare la sua nuova condizione di vita. Questo momento di separazione viene avvertito in maniera negativa da entrambe le parti, in quanto inconsciamente sancisce l’inizio del periodo finale della vita del genitore. Tali dinamiche psicologiche fanno la loro comparsa in maniera più o meno articolata, combinandosi in un peculiare intreccio differente a seconda della persona. Secondo John Bowlbypadre della teoria dell’attaccamento, le persone anziane, con le loro credenze, aspettative e modalità di chiedere e offrire supporto, possono alleggerire o appesantire il carico emozionale dei più giovani. Tale complessità relazionale ed emozionale riveste un ruolo centrale nella nostra storia evolutiva.

Tra realtà ed aspettative

Dal testo di Annalisa Patruno e Paola Savarino, intitolato “Quando un anziano entra in istituto: le aspettative, le paure, le domande e le esperienze dei familiari”, emergono due grosse speranze iniziali da parte dei familiari: da una parte essi si aspettano di veder accudito e curato il proprio parente esattamente come a casa (case progettate per accudire meglio l’anziano), mentre dall’altra desiderano, spesso inconsciamente, la possibilità di conservare la maggior parte delle abitudini di relazione precedenti. Aspettative che spesso si scontrano con le regole imposte dall’istituto stesso, che a loro volta rischiano di essere vissute come una negazione del diritto ad accudire e a vedere il proprio caro come auspicato in precedenza. Ma è proprio la presenza di regole e procedure a rendere il rapporto tra paziente, familiari e struttura scevro di fraintendimenti ed incertezze. Le autrici del volume indicato poc’anzi affermano anche che né l’istituto né la famiglia sono onnipotenti e in grado di rispondere a tutte le necessità dell’anziano: tuttavia, insieme possono dar vita a percorsi di assistenza in grado di completarsi a vicenda e trasformarsi a seconda delle mutate esigenze del paziente.

Tuttavia si può fare molto per supportare l’anziano a rimanere nella sua casa, vicino al reale affetto dei suoi cari. In questo senso si pensi ai percorsi riabilitativi dopo gravi traumi come quelli ad esempio correlati alla frattura del femore, che nell’anziano creano disagi straordinari. Eppure storie di donne e uomini coraggiosi, raccontano di figli che con l’aiuto di servizi specializzati come Epicura assistenza anziani, sono riusciti a trattenere l’amato a casa e anzi a trovare poi nuova gioia di vivere.

Sensi di Colpa: Dalla negazione al coinvolgimento eccessivo, passando per la collera

Patrizia Taccani, psicologa, formatrice e autrice di numerosi testi ed articoli sul tema dell’invecchiamento e delle cure da dedicare all’anziano, già nel 1994 aveva evidenziato come i familiari più stretti, nel percorso che porta all’accettazione della malattia di un proprio caro, possano attraversare numerose fasi. La prima è quella della negazione, durante la quale il figlio tende a perdonare gli atteggiamenti dell’anziano, attribuendo tali cambiamenti al fisiologico processo di invecchiamento. Si passa poi all’eccessivo coinvolgimento, durante il quale i familiari cercano di compensare le mancanze dell’anziano man mano che il declino fisico e psichico si manifesta in maniera più evidente. Infine, è possibile notare come sia la collera a dominare la scena, con i familiari che sperimentano un crescente sentimento di disappunto (che talvolta rischia di sfociare in rabbia) a causa dell’onere fisico, delle frustrazioni e delle difficoltà che derivano dai comportamenti dell’anziano. I sensi di colpa, prima latenti, tendono ad accentuarsi allorquando si decide di affidare l’anziano a una casa di riposo.

Ma allora qual è la soluzione ai sensi di colpa?

Tra l’istituto e la famiglia dell’anziano può entrare in gioco un terzo protagonista: stiamo parlando delle aziende che garantiscono assistenza malati a domicilio attraverso l’operato dei loro professionisti. EpiCura è in grado di mettere a disposizione del paziente e del suo nucleo familiare servizi e specialisti di ogni genere, pronti a supportare entrambi. Se un OSS è in grado di offrire assistenza di base al malato ed istruire il caregiver circa le possibili modalità di intervento, un infermiere può pianificare autonomamente le attività terapeutiche, riabilitative, educative e preventive necessarie. Non meno importante è il ruolo dello psicologo, chiamato a valutare gli aspetti cognitivi del paziente (attenzione, memoria, ragionamento, linguaggio, etc) e a prevenirne il deterioramento. Infine, fisioterapista e osteopata possono limitare o risolvere problemi motori, onde ridurre il rischio di cadute. Ciò è possibile tramite esercizi mirati, che vanno affiancati ad una leggera attività fisica, da svolgere durante l’arco della giornata, così da garantire una tenuta migliore di ossa e tendini, condizione essenziale per l’autonomia negli spostamenti. In particolare, l’osteopata può migliorare la mobilità e la funzionalità del paziente, al fine di ridurre al minimo i sintomi delle patologie croniche o degenerative tipiche della terza età, tra cui artrosi, malattie respiratorie, etc. Insomma, la soluzione esiste, basta cercarla!


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