La Psicosi Coronavirus? Superare panico e ansia

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Il panico ai tempi del Coronavirus? Nasce la “Psicosi Coronavirus” quasi un neologismo per uno stato d’ansia generale che ha colpito l’Italia e non solo.

Abbiamo la fortuna di parlarne con Stefano Tricoli, Psicologo a Torino per Epicura.

Quali sono i fatti? Siamo di fronte ad un panico da Coronavisus giustificato?

Da qualche giorno a questa parte tutte le Tv, i telegiornali e tutti i mass media non fanno altro che parlare del Coronavirus, che si è diffuso inizialmente a Wuhan e di seguito in diverse parti del mondo.

Allo stato attuale i 3 paesi più colpiti sono la Cina, la Corea e al terzo posto l’Italia. Ad oggi in Italia si parla di 17 morti e ca. 650 contagi.

I sintomi del virus sono quelli di una comunissima influenza, ma un’influenza che ha un tasso di mortalità più elevato rispetto a quelle a cui siamo più abituati. 

Allora cosa è successo? Perché tutta questa ansia da Coronavirus?

Ciò ha provocato una reazione, un effetto davvero “sorprendente” e “sconcertante”.

Molte persone dal Nord Italia hanno scelto di andare via con un innalzamento dei prezzi degli aerei dal Nord al Sud, eccetto per le persone che abitano dove ci sono i focolai.

I supermercati e le farmacie sono state prese dall’assalto.

I provvedimenti che sono stati presi riguardano la chiusura di scuole, università, asili, qualche azienda e qualche esercizio commerciale. 

Forse possiamo cominciare a parlare di fenomeno “Psicosi Coronavirus“.

Cosa significa Psicosi Coronavirus?

Le persone hanno timore e preoccupazione, una sorta di ansia, su cosa accadrà su come si evolverà la situazione, se si troverà o meno una cura.

L’attenzione è rivolta a tutte quelle notizie che riguardano il virus.

Tutto ciò ha generato un vero e proprio schieramento tra i “negazionisti” che banalizzano ed affermano come questo virus sia come una comune influenza e dall’altro lato gli “allarmisti” che inneggiano all’apocalisse, alla fine del mondo e alla peste. 

Possiamo, senza pretese di scientificità, parlare di Psicosi Coronavirus

Quale reazione alla Psicosi Coronavirus?

Il panico da Coronavirus non è giustificato.

Allo stato attuale, senza protendere per nessuno dei due partiti, mi preme ricordare ciò che allo stato attuale riferisce il Ministero della Salute, che raccomanda tutte le precauzioni per difendersi dal Coronavirus.

Si tratta di fatti di sintomatologie simili alla già nota influenza, con la specifica che sembra che la letalità del virus resti, nonostante tutto, piuttosto bassa.

teleconsulto medico
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Cosa dice la comunità scientifica su questi fenomeni di Panico da Coronavirus?

Considerando che la prevenzione e tutte le precauzioni del caso sono fondamentali, allo stato attuale molti psicologi e soprattutto sociologi si stanno interrogando sul perché questa malattia stia generando tanta paura e attenzione

La conseguenza di tutto ciò è sicuramente lo stress (con conseguenze anche mediche come l’ipertensione), verso qualcosa di nuovo e di potenzialmente nocivo e mortale, di cui non si conosce bene la causa e di cui ancora non è stato scoperto un vaccino.

Abbiamo osservato prima i 2 gruppi che hanno risposte differenti a tale stress.

Allo stato attuale ciò che mi preme consigliare non è patteggiare per un partito o l’altro ma attenersi alle fonti ufficiali sul prendersi cura di sé e sulle precauzioni da adottare. 

Quale Spiegazione Psicologica e sociologica del fenomeno può darci?

Un concetto fondamentale della psicologia sociale e molto studiato è quello di influenza sociale.

Con tale termine intendiamo la pressione che il gruppo esercita sui singoli individui alterandone percezioni, opinioni, atteggiamenti e comportamenti.

Dunque un singolo individuo è inserito all’interno di un contesto sociale e ne è inevitabilmente l’influenzato, ma nel caso del coronavirus la percezione non è tanto legata a quel fenomeno di influenza reciproca quanto piuttosto dalla percezione del rischio. 

Perché proprio il coronavirus genera questa psicosi di massa collettiva? Perché abbiamo una percezione elevata del rischio?

Diversi studi affermano quanto alla percezione del rischio concorrano diversi fattori sia di ordine razionale che irrazionale.

Evidente a tal proposito sono stati gli episodi di discriminazione razziale verso cittadini cinesi, una pulsione di morte che travalica la scienza e le spiegazioni razionali.

Se provassimo a mettere in parallelo la crisi climatica ed il corona virus osserviamo quanto l’epidemia di quest’ultimo si sviluppi in breve termine, si sviluppa in focolai ed è individuabile.

Al contrario la crisi climatica si sviluppa in arco temporale più ampio è quindi la percezione del rischio è minore, anche se le conseguenze reali possono essere davvero più catastrofiche. 

Quindi sicuramente non esiste una ricetta vincente per convincere le persone a mobilitarsi non solo in situazioni di emergenza, come adesso ma anche in altre situazioni pretendendo azioni concrete per la salvaguardia di sé e degli altri.  

Per concludere, la mobilitazione di adesso per tale emergenza mi auguro che accada anche per altre “emergenze” cui la percezione del rischio è meno elevata

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