La quarantena da coronavirus: gli effetti psicologici secondo il dott. Stefano Tricoli

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quarantena da coronavirus gli effetti psicologici
quarantena da coronavirus gli effetti psicologici. Solitudine, Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La quarantena da coronavirus: come coltivare la capacità desiderante in questo periodo

Le norme di isolamento sociale, quindi la quarantena, sono necessarie per contenere la diffusione del nuovo Coronavirus.

All’interno di questo articolo cercherò di approfondire quali possono essere gli effetti psicologici.

Essi possono essere gravosi per tutti e diventare un problema psicologico specialmente per le persone che erano in difficoltà già prima o per chi è costretto a vivere a stretto contatto con persone con cui non si trova bene.

Tralasciando tutte quelle persone che non percepiscono la “casa” come un luogo sicuro, ma come un posto in cui possono anche subire violenze.

Assieme a questi elementi si aggiunge l’ansia del contagio o dell’essere portatori sani del virus, oltre alla paura di una possibile crisi economica. 

Restringimento dei contatti sociali

Milioni di persone in praticamente tutto il mondo si ritrovano in una condizione di isolamento dettato dalla quarantena, ciò produce ovviamene una drastica riduzione delle interazioni sociali e un aumento del tempo trascorso in isolamento.

La condizione di quarantena genera sentimenti di impotenza, frustrazione poiché ci si sente in balia di decisioni altrui e di un qualcosa che sfugge al controllo del singolo.

Inoltre il disagio aumenta poiché questa condizione produce una notevole incertezza verso il futuro. 

La variabile che interviene maggiormente, a mio parere, è che ci è chiesto un vero e proprio stravolgimento dello stile di vita quotidiano dove l’obbligo (la regola) è la riduzione delle nostre solite attività.

E si ha un passaggio dall’essere stressati per le troppo attività allo stress del non fare nulla e dello restare a casa.

Sostare in questo vuoto genera un’emozione che possiamo definire angoscia.

Quali possono essere gli effetti di tutto ciò?

Diverse ricerche hanno scoperto che la quarantena è collegata ad un quadro diagnostico particolare di ciò che viene definito “disturbo post traumatico da stress”, poiché i sentimenti collegati sono confusione e rabbia.

Inoltre il non avere un tempo sicuro e certo per il ritorno alla cosiddetta normalità accentua tale sintomatologia. Si pensi ai bambini in quarantena e alla relazione genitori-figli.

Le ricerche effettuate a seguito dell’isolamento per altre pandemie (Sars) hanno scoperto come il 29% della popolazione sviluppava depressione ed il 31 % disturbo post traumatico da stress.

Vissuti rispetto alla quarantena

Vi sono alcune fasi nell’accettare un condizione di questo tipo.

Inizialmente si prova diffidenza e non si riesce a comprendere nel profondo cosa stia succedendo (ad esempio erano molti i casi di “sottovalutazione” del pericolo).

E quindi le persone iniziano a sottovalutare la gravità del coronavirus e quindi continuano a perseverare nelle loro abitudini.

Un secondo passaggio può essere la rabbia. Tale emozione è prodotta sia dall’imposizione dall’alto di tutte le restrizioni a cui nessuno di noi è abituato.

Il terzo passaggio è la rassegnazione, in cui dobbiamo osservare tutte quelle norme igieniche e sociali nell’attesa che il periodo di quarantena finisca.

La fase ultima, e quella auspicabile, è quella dell’accettazione, ovvero il momento in cui si inizierà a convivere con questo nuovo modo i vivere.

Quest’ultima condizione è quella che dovrebbe essere il nostro punto di arrivo.

Superare gli effetti psicologici della quarantena da coronavirus

Questi consigli partiranno dal presupposto di coltivare ciò che definisco come “capacità desiderante”.

Questa definizione è sinonimo di darsi una prospettiva, una visione sul futuro.

Lo stare entro non deve far dimenticare alle persone che ci sarà un fuori che dovrà essere affrontato. Ed il presupposto è proprio coltivare i nostri desideri.

Per chi vive da solo i suggerimenti sono quelli di creare una routine molto simile a quella vissuta precedentemente al periodo di quarantena, soprattutto percependo che in questo momento le emozioni sono amplificate e quindi alcune reazioni emotive più intense sono normali in questo momento. 

Per chi vive in situazioni di conflitto pur nella difficoltà occorre trovare degli spazi neutri in cui evitare (in maniera sana) il conflitto.

So che è difficile, ma arriverà il momento in cui poter affrontare i problemi – come l’elaborazione del lutto – in maniera più lucida e razionale

Per concludere tutti gli studi ci indicano gli effetti negativi sulla popolazione dopo una pandemia. Tali studi si basano sul presupposto che esiste un prima ed un dopo.

La cosa importante è appunto fare in modo che la capacità di dare un senso ed un significato si possa trasporre anche sul dopo e non soltanto sul prima. 

Per ora siamo dentro, ma domani andremo di nuovo fuori e cosa ci porteremo di quel dentro? 

Forse che quando finirà tutto questo potremmo dare un senso a tutto il dolore vissuto

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