Sintomi dell’autismo nei bambini. Come riconoscere l’autismo

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I sintomi dell'autismo nei bambini
I sintomi dell'autismo nei bambini

Quali sono i sintomi dell’autismo nel bambino? come riconoscere l’autismo ed orientarsi in un disturbo complesso e sempre più diffuso?

Ecco il contributo di Loredana Cimmino, psicologa e psicoterapeuta che collabora con EpiCura, con una specializzazione in Psicopatologia dello Sviluppo dell’Età Evolutiva, la persona ideale a cui chiedere informazioni su questo “universo parallelo” di cui molto dobbiamo ancora imparare.

Cosa è l’autismo? Cosa si intende con “disturbi dello spettro autistico”?

L’autismo o meglio i disturbi dello spettro autistico, come sono definiti nel nuovo manuale diagnostico DSM 5, sono attualmente il più grave e diffuso disturbo dell’infanzia.

I dati nazionali sulla prevalenza del disturbo, infatti, hanno rilevato che, all’interno della fascia di età dai 7 ai 9 anni, 1 bambino italiano ogni 77 presenta un disturbo dello spettro autistico

La prevalenza è maggiore nei maschi rispetto che nelle femmine, per un rapporto di 4 maschi ogni 1 femmina.

L’autismo è un disturbo del neuro-sviluppo che colpisce i bambini nei primi anni di vita

Nel DSM c’è una grande novità… si parla di spettro autistico per indicare diversi livelli di gravità del disturbo che permette di programmare interventi più specifici per il recupero della difficoltà presente.

Quali sono i sintomi tipici dell’autismo?

Il DSM 5 definisce i quattro criteri che orientano gli specialisti nella diagnosi di autismo.

I sintomi principali dell’autismo: 

  • Compromissione qualitativa dell’interazione sociale e della comunicazione;
  • Interessi ristretti e attività stereotipate e sensibilità alterata; 
  • Sintomi presenti già nella prima infanzia (ma possono non manifestarsi chiaramente fino a che la domanda sociale non superi le capacità del soggetto);
  • Tutti i sintomi limitano e rendono difficile la vita quotidiana del soggetto.

Esistono dei comportamenti tipici nei bambini con autismo?

Un bambino autistico è un bambino che ha tante risorse nonostante le alterazioni descritte e bisogna partire proprio dai suoi punti di forza.

In genere, ha una buona attenzione specifica e presenta un’adeguata capacità di concentrazione su un determinato stimolo per un tempo prolungato. 

Come gli altri bambini, è necessario da parte del caregiver trovare il modo funzionale per contenere le sue crisi e anticipare eventuali reazioni di rabbia.

Sintomi dell’autismo nei bambini: Quali segni possono far pensare ai genitori di avere a che fare con un bambino autistico?

Riguardo ai sintomi dell’autismo nei bambini, i segnali o comportamenti che possono richiamare l’autismo nei bambini, sono:

  • Difficoltà di contatto oculare
  • il bambino non si gira quando viene chiamato
  • sorride molto poco nei primi mesi e sembra che sia sordo
  • piange in modo disperato in assenza di un bisogno fisiologico da soddisfare
  • asimmetria durante i primi passi.

Tutti questi sono i primi segnali dell’autismo a cui i genitori devono prestare attenzione.

Quando si manifesta l’autismo? Esiste un’età in cui i sintomi dell’autismo si manifestano maggiormente? 

Nel secondo anno di vita. 

La diagnosi viene effettuata entro i primi 30 mesi

Più precoce è la diagnosi, più efficaci e duraturi sono i risultati che si raggiungono.

dott.ssa cimmino

Come si comporta un bambino autistico?

Il bambino autistico non accetta facilmente un cambiamento o la presentazione di più stimoli contemporaneamente. 

La routine è molto importante per lui perché scandisce le sue giornate. 

Il bambino autistico tollera difficilmente un “no” o le attese. 

Tende a stare isolato e ad avere pochi contatti con i genitori, può trascorrere anche ore con lo sguardo perso nel vuoto o davanti ad un giocattolo per analizzare una minima parte. 

Inoltre, i bambini autistici non giocano con gli altri bambini.

In molti si chiedono se i bambini autistici parlano. Il rifiuto nel parlare è spesso associato all’autismo. È un’associazione corretta?

È necessario precisare che non è il bambino che si oppone e non vuole parlare, ma lui non ha raggiunto la capacità linguistica tipica della sua età e non riesce a pronunciare parole o semplici frasi nonostante la sua età cronologica. 

Come abbiamo detto prima, non basta che ci sia solo un ritardo del linguaggio per diagnosticare un Disturbo dello Spettro Autistico… 

La mancanza di parola può essere un indicatore importante che ci mette in allerta ma è necessario la presenza di comportamenti ripetitivi o interessi ristretti e l’esordio dei sintomi nella prima infanzia.

Cosa significa essere autistici?

Un bambino autistico si caratterizza per il fatto di essere nel suo mondo con una ridotta o assente connessione con gli altri.  

dott.ssa Cimmino

L’età mentale è inferiore rispetto all’ età cronologica con conseguenze nei diversi ambiti di vita, dalla sfera personale alla sociale, dalle capacità linguistiche a quelle motorie. 

Per una famiglia, scoprire che il proprio bambino ha una diagnosi di disturbo dello spettro autistico ha un impatto emotivo molto forte.

Infatti, è molto importante supportare con uno spazio dedicato i genitori nelle diverse fasi dalla segnalazione (che arriva spesso dalla scuola) alla diagnosi dell’autismo fino al trattamento. 

È possibile, se supportati da un’equipe specializzata, per il bambino apprendere nuove strategie, adattarsi alle richieste dell’ambiente e migliorare giorno dopo giorno.

Si può scoprire di essere autistici già da bambini?

La diagnosi di disturbo dello spettro autistico è basata principalmente sulla descrizione e osservazione del comportamento. 

Un’accurata diagnosi appare realizzabile non prima dei 2 – 3 anni di età, periodo in cui possiamo pensare sia almeno in parte completato lo sviluppo di alcune competenze, che si evolvono nei bambini nei primi anni di sviluppo. 

Ad oggi numerose ricerche evidenziano che alcune alterazioni dello sviluppo possono essere individuate già a 15-18 mesi.

Osservazioni attente, diagnosi precoci e interventi intensivi, sembrano essere ad oggi gli unici strumenti per ridurre gli effetti di un disturbo del neuro-sviluppo.

Quali sono i sintomi tipici dell’autismo nei bambini? A quali segnali e comportamenti i genitori di bambini autistici devono prestare attenzione?

Già nel secondo anno di vita si possono osservare alcuni indicatori precoci da tener sotto controllo per monitorarne l’evoluzione

Consigliamo ai genitori di prestare attenzione a queste particolari alterazioni proprio per intervenire quanto prima e ridurre al minimo il loro impatto sullo sviluppo del bambino.

Le alterazioni a cui prestare attenzione sono:

Alterazioni nella preferenza visiva e nello sguardo

Alcuni studi, registrando la traiettoria dei movimenti oculari, hanno evidenziato come le persone con Disturbo dello Spettro Autistico, guardando un volto mostrino una tendenza a guardare meno gli occhi rispetto a persone con sviluppo tipico. 

Inoltre, la ricerca ha ampiamente dimostrato come bambini con Disturbo dello Spettro Autistico abbiano difficoltà a mantenere il contatto oculare, a modularlo appropriatamente e a seguire la direzione dello sguardo dell’altro. 

Alterazioni nel sorriso e nelle espressioni facciali 

Il sorriso è uno degli strumenti comunicativi più elementari per favorire interazioni con l’altro.

Nei bambini con rischio di disturbo o con disturbo dello spettro autistico, sia l’abilità di sorridere in risposta al sorriso, sia l’abilità di veicolare tramite il proprio volto le emozioni spesso risulta alterata. 

Alterazioni nell’indicazione e nell’attenzione congiunta

L’attenzione congiunta è l’inseguimento della direzione dello sguardo dell’altro e permette di focalizzare la propria attenzione sullo stesso oggetto o evento. 

L’attenzione congiunta è considerata quindi un’abilità di interazione con l’altro e si sviluppa durante il primo anno di vita, ben prima dello sviluppo della comunicazione verbale.

Nei bambini con autismo tali competenze compaiono molto in ritardo o non compaiono affatto. 

Alterazioni nella ricerca di contatto e nella reciprocità 

Quando si parla di reciprocità e di scambio sociale è importante ricordare che il bambino sin dai primi istanti di vita gioca un ruolo attivo nel creare scambi sociali.

Al contrario, difficilmente il bambino con disturbo dello spettro autistico inizia spontaneamente interazioni sociali in una quantità paragonabile a quelle iniziate dai bambini con sviluppo tipico, né con gli adulti, né con i fratellini o con gli altri coetanei.

Questo diminuisce drasticamente le sue opportunità di apprendimento.

In aggiunta a ciò, spesso il bambino con disturbo dello spettro autistico non risponde normalmente ai tentativi di interazione sociale dei genitori o dei fratellini, anche semplicemente al contatto oculare e al sorriso.

Questi, in mancanza di una risposta chiara e interpretabile che faccia capire loro che il bambino apprezza l’interazione, possono ridurre questi comportamenti.

In questo senso, il bambino con autismo ha una doppia carenza: da un lato i suoi tentativi di iniziativa sociale, e quindi di ricerca di contatto, non sono abbastanza frequenti e quindi non creano sufficienti situazioni di apprendimento sociale.

Dall’altro anche i partner sociali possono diminuire il numero delle loro iniziative, andando ulteriormente a diminuire le opportunità di questa tipologia di apprendimento. 

Alterazioni nell’imitazione e nel gioco 

L’imitazione è uno strumento fondamentale per l’apprendimento del bambino: infatti, guardando il comportamento degli altri, il bambino apprende spontaneamente una vasta gamma di comportamenti e di conoscenze sul mondo.

Molti studi hanno dimostrato come bambini piccoli affetti da Disturbo dello Spettro Autistico mostrano delle difficoltà nell’imitare gli altri.

Tali difficoltà coinvolgono l’imitazione spontanea sia a livello quantitativo (il bambino con Disturbo dello Spettro Autistico imita poco) sia a livello qualitativo (il bambino con Disturbo dello Spettro Autistico imita con poca accuratezza). 

Le difficoltà imitative manifestate dai bambini con Disturbo dello Spettro Autistico riducono drasticamente le loro opportunità di apprendimento, data l’importanza dell’imitazione per lo sviluppo cognitivo e sociale del bambino. 

Anche il gioco per lo sviluppo del bambino è molto importante.

Tramite esso, infatti, il bambino può provare e consolidare le abilità mentali, apprendere funzioni e modelli sociali e rappresentare vissuti emotivi e stati mentali.

Gravi difficoltà cognitive del bambino compromettono il gioco dal punto di vista quantitativo e qualitativo. 

A livello quantitativo, ad esempio, il bambino con disabilità intellettiva solitamente acquisisce in ritardo e con lentezza le tappe del gioco, che, una volta raggiunte, difficilmente presenteranno lo stesso grado di sofisticazione di quelle di un bambino con sviluppo tipico. 

A livello qualitativo, inoltre, questi bambini rimangono spesso focalizzati molto più a lungo su attività di tipo esplorativo, che, nei casi più gravi, possono rimanere la modalità prevalente di gioco. 

Chi è Loredana Cimmino

Psicologa e Psicoterapeuta a Torino, ho scelto di fare psicologia già alle scuole superiori, dove mi sono appassionata alla materia tanto da leggere interi manuali in autonomia.

Immaginarmi in futuro ad aiutare persone e bambini con diversi disturbi era il mio sogno, mi rendeva felice pensare di essere loro utile.

Così ho scelto questo corso di laurea: ho frequentato a Napoli i primi 3 anni e ho poi deciso di spostarmi a Torino per specializzarmi in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione, un corso dedicato all’età evolutiva.

Durante il tirocinio, fatto con adulti che avevano subito trauma cranico, mi sono interessata alla terapia cognitivo-comportamentale, tanto da essermi poi iscritta a Milano in questa scuola di Specializzazione.  

Mi sono specializzata in Psicopatologia dello Sviluppo dell’Età Evolutiva, un ambito che riguarda ad esempio disturbi alimentari, disturbi d’ansia nei bambini, ma anche dell’umore e relazionali… 

E poi ovviamente anche l’autismo, studiato negli ultimi due anni. 

Occupandomi di Disturbi dello Spettro Autistico mi sono anche occupata di supporto genitoriale: il percorso di sostegno alla famiglia è sempre essenziale in casi come questi.   

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