Sindrome da allettamento: cause, sintomi e riabilitazione

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Sindrome da allettamento: sintomi e riabilitazione

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Indice

La sindrome da allettamento o sindrome da immobilizzazione è un complesso di segni e sintomi a carico di vari organi e apparati che si manifesta quando una persona, specialmente se anziana, è costretta all’immobilità per un lungo periodo di tempo.

L’intervento della fisioterapista di Epicura, Annalisa Grasso.

Quali sono le principali cause della sindrome da allettamento?

Le principali cause della sindrome da allettamento sono:

Ci sono in realtà dei fattori da considerare prima ancora degli stati patologici diagnosticati.

Ambiente domestico: la presenza o meno di barriere architettoniche, come nel caso della casa per l’anziano, può incidere sulla performance del soggetto e l’impatto sulla disabilità.

Invecchiamentol’invecchiamento è un cambiamento fisiologico della struttura psicofisica che deve essere ben compreso per adattare stimoli e attività ai propri bisogni e capacità, si pensi alla categoria dell’anziano fragile.

Fattori psicologici: il tipo di personalità e la capacità di reagire sono importanti nel regolare il rapporto malattia-danno- disabilità.

Il supporto sociale: un altro fattore assai importante. La mancanza di supporto o integrazione sociale sono condizioni che favoriscono i problemi di mobilità.

Quali sono le conseguenze della sindrome da allettamento?

Nell’anziano gli effetti di una permanenza a letto protratta si sommano a quelli dell’invecchiamento, accompagnati da una sorte di sindrome ipocinetica, in cui vi è in generale una riduzione della riserva funzionale (perdita di omeostasi), con insorgenza di problematiche in diversi apparati che possono diventare anche danni irreversibili.

L’immobilità riduce la qualità della vita della persona, minaccia seriamente l’autonomia personale e quindi la possibilità di condurre una vita indipendente, aumentando proporzionalmente la richiesta di cure formali ed informali, da qui la richiesta di assistenza anziani a domicilio.

Inoltre l’immobilità genera immobilità in un circolo vizioso, ritornando appunto alla sindrome ipocinetica.

Apparato muscolo-scheletrico

Si ha una perdita di forza muscolare che è proporzionale al grado di inattività; nei casi estremi la forza muscolare può ridursi del 5% al giorno.

L’ipostenia (perdita di forza) interessa più precocemente i grandi muscoli degli arti inferiori (antigravitari) ed è secondaria ad una ipotrofia muscolare (riduzione del tono muscolare) con perdita di massa muscolare.

L’atrofia muscolare (assenza di tono muscolare) è precoce, inizia in seconda giornata e cresce esponenzialmente nei primi 15 giorni. Dopo 6 settimane di immobilità totale il peso muscolare è dimezzato; si hanno inoltre una ridotta capacita ossidativa ed una prevalenza del metabolismo anaerobico muscolare.

In particolare si ha una perdita nella capacità di eseguire lavori di tipo aerobico, che non può essere prevenuta neanche mediante l’esercizio fisico a letto. Questo risulta invece utile nella prevenzione della atrofia muscolare.

Con l’inattività fisica e la perdita delle forze esercitate da carico posturale si ha una perdita di massa ossea ben documentata; questo fenomeno è assai rilevante nell’anziano che già presenta i segni di una più o meno grave osteoporosi.

La perdita di massa ossea è molto più marcata al rachide, al bacino ed agli arti inferiori (scheletro assiale), che non agli arti superiori.

A livello articolare possono comparire:

  • dopo pochi giorni: ispessimento della capsula articolare, iperemia sinoviale, proliferazione di tessuto connettivo fibro-adiposo all’interno dello spazio articolare e riduzione dell’acqua connettivale con riduzione della mobilità articolare
  • dopo 2 settimane: proliferazione ed accrescimento di osteofiti
  • dopo 3-4 settimane: proliferazione di tessuto fibro-adiposo nelle articolazioni, alterazioni cartilaginee con fissurazioni ed erosioni, riassorbimento osseo con aspetto pseudocistico.

Mentre l’immobilità è il principale fattore causale, la mancanza di carico sembra essere ancora più importante della mancanza di movimento.

Infatti, la sola mobilizzazione sembra non essere in grado di prevenire completamente i danni articolari se il paziente permane a letto.

in questo senso è importante un supporto domiciliare, un caso reale in cui chiedere assistenza domiciliare.

Cosa fare in caso di sindrome da allettamento?

Obiettivo

RECUPERO della MOBILITA’ e dell’AUTONOMIA MOTORIA. MIGLIORAMENTO della QUALITA’ della VITA.

Caratteristiche dell’approccio riabilitativo

MULTIFATTORIALITA’:  il trattamento è focalizzato su malattie, deterioramento ed altri fattori che possono ridurre la funzione.

PARTECIPAZIONE ATTIVA: Il paziente deve essere sempre COINVOLTO attivamente nelle decisioni.

MULTIDISCIPLINARIETA’: un percorso di recupero in equipe, compreso care giver e familiari permette di aiutare la persona nella sua interezza.

Metodologia

A) Favorire in ogni modo l’alzata precoce dell’anziano.

B) Mantenimento da parte del paziente allettato di posture corrette nel letto.

In ogni condizione patologica che determini un periodo più o meno lungo di inattività, ogni segmento corporeo deve adottare una corretta posizione, come viene suggerito dagli infermieri specializzati nell’assistenza agli anziani malati.

Posizione supina: la posizione deve variare più volte nella giornata così da variare il carico e la posizione dei vari segmenti scheletrici.

Scopi della riabilitazione:

 Per quanto riguarda la sindrome da immobilizzazione, bisogna favorire il decubito più idoneo al soddisfacimento del bisogno del paziente in termini di respirazione, circolazione, nutrizione, riposo e movimento. 

Prevenire posizioni viziate e contratture nonche’ l’insorgenza di piaghe da decubito.

 N.B.  Cambiare il decubito del paziente circa ogni due ore.

Per contrastare gli effetti negativi nella sindrome da allettamento dovuti alla pressione tra il piano del letto e le prominenze ossee, quando la persona è allettata, è necessario stabilire un programma di cambio di posizione ogni due ore, questo anche quando la persona è seduta in carrozzina. Va ricordata, nel cambio delle posture, in termini più ampi si ricorda quanto sia utile la ginnastica posturale, la corretta successione delle 4 posizioni: posizione supina, fianco destro, posizione prona (se possibile e gradito dal paziente), fianco sinistro. Per questo sono molto utili esperti nell’assistenza domiciliare agli anziani.

Le posizioni vengono fatte assumere per: 

         – non procurare dolori articolari

         – non danneggiare la persona

         – darle sicurezza

Posizione seduta

Tutta la superficie superiore del rachide e la testa vanno sostenute da cuscini.

Gli arti inferiori appoggiano alla sedia per tutta la lunghezza della faccia posteriore delle cosce fino alle tuberosità ischiatiche. L’anca è flessa a 90°, il ginocchio a circa 100°, gli arti inferiori sono lievemente divaricati ed i piedi appoggiano su tutta la pianta.

E’ ormai possibile monitorare costantemente la posizione dell’anziano, anche a distanza, grazie alle tecnologie per l’assistenza agli anziani.

Posizione eretta

Capo eretto, schiena dritta, piedi lievemente divaricati, ginocchia in flessione lievemente accennata, arti superiori paralleli al tronco o leggermente estesi e abdotti se vengono appoggiati su un ausilio.

La muscolatura è in tensione, specialmente addominali, glutei, muscoli del cingolo scapolare.

Paziente in posizione eretta

Paziente dalla posizione eretta a quella seduta

C) Mobilizzazione adeguata del paziente allettato.

 Per mantenere la flessibilità articolare in caso di sindrome da allettamento e la massa muscolare è molto importante ed efficace un costante movimento durante la posizione orizzontale, in relazione allo stato della persona, della sua autonomia e peso corporeo.

Si consiglia pertanto di effettuare movimenti attivi contro resistenza, attivi o attivi assistiti a seconda del grado di autonomia della persona.

STRATEGIE DI MOBILIZZAZIONE PRECOCE SINDROME DA ALLETTAMENTO

  • ROM: Range Of Motion. Questi esercizi sfruttano il fisiologico grado di escursione articolare

D) Utilizzo dei presidi necessari alla prevenzione della piaghe da decubito:

 – materasso antidecubito, poggiapiedi ed archetti alza coperte, idratanti ed emollienti, cuscini e sostegni di varia misura, di diversa consistenza e di materiale differente a seconda delle necessità.

E) Alimentazione ed idratazione

F) Educazione del care giver e della famiglia

G) Adattare l’ambiente alle necessità della persona.

L’ambiente va preparato all’accoglienza di un soggetto con caratteristiche nuove, ma con una esperienza di vita normale.

Ambiente domestico vuole dire massima cura ed affetto.

Una valutazione continuativa dei progressi, la presa in carico di complicanze mediche e psicologiche sono di importanza fondamentale per il processo riabilitativo nell’anziano, il che conferma la necessità di una stretta collaborazione tra gli operatori impegnati nel trattamento del paziente con sindrome da immobilizzazione.

Bibliografia

  • Unife – sindrome ipocinetica 
  • anzianievita.it
  • Nova vita onlus dr. Giovanni Scalera fisioterapista
  • Neurofisiologia del movimento – M. Marchetti – P.Pillastrini
  • Tempera A., Re LG, Lusignani M. (2013). La mobilizzazione precoce per la prevenzione della sindrome da allettamento prolungato nell’utente anziano ospedalizzato: una revisione della letteratura. L’infermiere, 57(4), e63-e73.
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Professionista

Annalisa Grasso

Fisioterapista