Calcoli renali, sintomi, cura e prevenzione.

Cosa fare in caso di coliche renali: i consigli del medico.

Ali Saad

Indice

Le coliche renali (o calcoli renali) sono un’aggregazione di sali minerali a livello delle vie urinarie.

Possono manifestarsi con dolore molto intenso, febbre e vomito.

Per rimuovere i calcoli renali esistono diverse terapie, sia farmacologiche che naturali (come, ad esempio, una dieta sana e un’adeguata assunzione di liquidi).

Abbiamo chiesto al Dottor Ali Saad, medico EpiCura, di darci maggiori informazioni sulle coliche renali, chiedendo consigli su come riconoscereprevenire trattare questo disturbo.

Cosa sono le coliche renali?

La colica renale, più comunemente conosciuta come calcolo renale, è un’aggregazione di sali minerali che si forma lungo il corso delle vie urinarie, dunque dal rene all’uretere passando per l’uretra e la vescica.

La litiasi renale (questo il termine medico) deriva dall’accumulo di sostanze normalmente presenti nelle urine che, se in quantità eccessiva, causano la formazione del calcolo renale.

Questo può avere dimensione variabile, divenendo anche grande come una palla da golf.

Parliamo di un’aggregazione di sali minerali normalmente presenti nelle urine, come il calcio e l’acido urico, che se esistenti in quantità elevate possono formare questi sassolini.

I calcoli renali dovuti ad accumulo di calcio o di acido urico sono quelli più frequenti.

Il calcolo renale viene generalmente classificato in base alla sua posizione e alla sostanza di cui è formato.

A livello renale, dunque, parliamo di calcolo superiore, medio o inferiore.

Ma i calcoli possono presentarsi anche a livello di uretere o vescica ad esempio.

In base alla composizione invece abbiamo calcoli formati da calcio, ammonio, magnesio, acido urico…

Alcune di queste sostanze sono facilmente individuabili attraverso le radiografie (come il calcio, che è radio-opaco, quindi facilmente riconoscibile sulle lastre).

Altre sostanze, invece, sono scarsamente radio-opache o persino radio-trasparenti.

I calcoli renali formati da acido urico, ad esempio, non sono individuabili da radiografia e sono necessari altri esami strumentali.

La presenza di calcoli renali si manifesta con sintomi particolari?

Il calcolo renale può anche non causare sintomi, soprattutto se la dimensione è ridotta.

Quando tuttavia la grandezza del calcolo è maggiore oppure questo passa dai reni all’uretere, stimolando quindi il sistema nervoso, può causare un dolore intenso a livello lombare, che si irradia verso l’inguine.

I calcoli possono anche accompagnarsi a infezioni urinarie: in questo caso si osserva sangue nelle urine o si ha un bisogno frequente di urinare, ma con quantità di urina molto scarsa.

Un altro sintomo possibile è il dolore durante la minzione.

In generale, la manifestazione più chiara della presenza di calcoli renali è l’insieme di questi sintomi:

  • dolore a livello dei reni;
  • febbre, che indica un’infezione del tratto urinario;
  • nausea e vomito.

Aggiungo inoltre che è bene prestare attenzione se l’urina è torbida, fa cattivo odore e, soprattutto, se c’è sangue nelle urine.

Qual è la causa delle coliche renali?

Le cause dei calcoli renali possono essere molteplici.

Innanzitutto, una dieta poco sana in cui si mangia molto cibo spazzatura, che spesso è ad alto contenuto di sodio.

Anche un’assunzione elevata di calcio (da latte e formaggi soprattutto) può condurre alla formazione di calcoli renali.

Ma ci sono anche cause infettive o persino genetiche: se diversi familiari, ad esempio, soffrono o hanno sofferto di coliche renali si è maggiormente predisposti ad avere questo disturbo.

Tra le cause, infine, può esserci anche una reazione avversa ai farmaci.

Esistono fattori di rischio rispetto alle coliche renali?

Come appena detto, un fattore di rischio può essere la genetica, ovvero la predisposizione familiare.

Un altro fattore d’interesse è il sesso: gli uomini, infatti, hanno una possibilità tre volte maggiore rispetto alle donne di sviluppare calcoli renali.

Rispetto all’età, invece, abbiamo una maggiore incidenza nella fascia 20-40 anni: questo perché i bambini e i ragazzi più giovani sono seguiti dalla famiglia a livello dietetico e, in generale, di salute.

Dopo quell’età si è persone indipendenti, che magari curano meno la propria dieta e non fanno attenzione a bere abbastanza.

Bere poco, di fatti, favorisce questo ristagno di sali minerali nei reni, che normalmente vengono espulsi con le urine.

Anche l’abuso di farmaci o persino di integratori può essere un fattore di predisposizione.

Rispetto agli integratori alimentari, sconsiglio di comprarli al supermercato, ma di acquistarli sempre sotto consiglio di un medico: un eccesso di sali minerali, di fatti, può favorire significativamente l’insorgenza di calcoli renali.

Un ulteriore fattore di rischio può essere l’ipertiroidismo, che causa nei soggetti che ne soffrono una predisposizione all’accumulo di calcio nei reni.
In questo caso è bene tenere sotto controllo l’ipertiroidismo per prevenire i calcoli renali.

Infine, un fattore di rischio può essere persino la stagione estiva: c’è una maggiore incidenza, infatti, di persone che soffrono di coliche renali proprio in estate.

Questo accade perché fa più caldo e si perdono più liquidi attraverso il sudore, che magari non compensiamo bevendo.
Il corpo quindi accusa una doppia perdita di liquidi, favorendo il ristagno e il rischio di formare un calcolo renale.

Come si manifesta una colica renale e come è possibile individuarla?

Un dolore intenso nella zona lombare, spesso accompagnato da febbre e vomito, sono i segnali più chiari di una colica renale.

Il primo approccio medico, in questo caso, è fare un’anamnesi, chiedendo al paziente di descrivere i sintomi in modo esaustivo: il paziente dunque riferirà il tipo di dolore che prova e dove è localizzato, se ha nausea vomitofebbredolore nella minzione e così via…

Prima degli esami strumentali, ad esempio la radiografia, il medico fa un esame obiettivo eseguendo la cosiddetta manovra di giordano: si tratta di un colpo deciso sui reni, al fine di stimolare meccanicamente il calcolo e osservare la reazione del paziente.

Si passa poi agli esami emato-chimici e urinari, che vanno a rilevare un’infiammazione in atto osservabile tramite un aumento dei globuli bianchi e indici di infiammazioni quali VES e PCR.

E poi ci sono gli esami strumentali, fondamentali in questo caso.

Abbiamo innanzitutto l’ecografia renale o vescicale, che evidenzia la posizione del calcolo a livello delle vie urinarie.
L’ecografia, non includendo radiazioni, è un esame sicuro al 100%.

Si può inoltre fare una radiografia addominale, che evidenzia i calcoli radio-opachi: il limite della radiografia, come detto prima, riguarda il fatto che non individua i calcoli renali se formati da sostanze radio-trasparenti, come ad esempio l’acido urico.

Ma abbiamo in questo caso anche esami di secondo livello, come la tac addominale, che individua in modo preciso sia la posizione che la composizione del calcolo renale.

La tac, tuttavia, è un esame che richiede un’alta quantità di radiazioni ed è dunque consigliato solo in caso vi siano dubbi rispetto al calcolo renale (ad esempio, la posizione non è chiara).

Che fare in caso di coliche renali? Qual è la terapia consigliata per eliminare un calcolo renale?

In realtà, quando parliamo di terapie per le coliche renali, abbiamo necessità di raggiungere due obiettivi: il primo è trattare il calcolo, liberando le vie urinarie, il secondo è prevenire una nuova litiasi renale.

Le opzioni terapeutiche sono molteplici: possiamo avere un’espulsione spontanea, con o senza terapia medica, promuovendo lo spostamento del calcolo verso l’esterno.

La terapia non farmacologica prevede innanzitutto che paziente beva di più, aumentando i liquidi assunti quotidianamente fino a 2-3 litri a giorno.

C’è poi l’opzione di assumere i miorilassanti, farmaci che aiutano a liberare le vie urinarie attraverso un’azione di distensione e rilassamento dei muscoli.

I miorilassanti agiscono dilatando i muscoli delle vie urinarie e aiutando così il passaggio del calcolo renale.

Un’altra opzione è la terapia orale o litiasi chimica, fatta attraverso farmaci specifici che aiutano a distruggere i calcoli renali, frammentandoli.

Ultimamente si usa anche un’altra tecnica chiamata frammentazione extra-corporea, che si basa su onde ultrasuono, come quelle dell’ecografia.

È una terapia assolutamente non dannosa per l’organismo: attraverso uno strumento specifico, queste onde d’urto vengono ripetute frequentemente contro il calcolo renale, colpendolo per frammentarlo.

C’è poi la frammentazione intra-corporea, una tecnica più invasiva ma necessaria in alcuni casi: tramite la vescica, attraverso appositi strumenti chirurgici, si sale verso l’uretere e si distrugge il calcolo.

Nella maggior parte dei casi, se il calcolo non supera la dimensione di 5 millimetri, l’espulsione avviene spontaneamente; fino a 10 millimetri, invece, abbiamo una possibilità di espulsione spontanea pari al 50% dei casi.

Se il calcolo renale supera la dimensione di 1 centimetro l’espulsione spontanea è invece più rara ed è necessario ricorrere ai farmaci.

Come è possibile prevenire le coliche renali?

La prevenzione è molto importante, soprattutto nei soggetti che hanno già sofferto di calcoli renali.

Circa il 30% di chi ha già avuto coliche renali, infatti, presenta una recidiva.

Il medico, dunque, deve innanzitutto valutare se nel paziente esistono dei fattori di rischio che lo predispongono alla calcolosi, come cause genetiche o altre patologie (ad esempio l’ipertiroidismo).

In linea generale la prevenzione inizia dalla tavola, seguendo una dieta sana, normo-calorica e normo-proteica (dunque con un limitato consumo di carne, soprattutto carni rosse).

È bene limitare gli alcolici, soprattutto la birra e bere, come più volte consigliato, molta acqua.

Un’idratazione abbondante, anche 2-3 litri al giorno, è l’ideale.

Consiglio, inoltre, di limitare o evitare gli integratori di potassio e magnesio, che è bene invece vengano consigliati dal medico stesso in caso di necessità.

Le coliche renali possono riguardare anche le donne in gravidanza. Come è necessario comportarsi in caso di calcolo renale in gravidanza?

Purtroppo, durante la gravidanza c’è una maggiore probabilità di sviluppare calcoli renali, dovuti al fatto che i liquidi introdotti nel corpo vanno a nutrire anche il feto, e possono dunque essere insufficienti per l’organismo.

Durante la gravidanza, in caso sia necessario un esame diagnostico, è possibile fare solo l’ecografia, poiché è l’unico esame strumentale privo di radiazioni in grado di individuare la posizione dei calcoli renali. 

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, i calcoli vengono espulsi spontaneamente e senza necessità di particolare trattamento.

Ma se sono presenti coliche renali, e dunque manifestazioni dolorose, si può rischiare il travaglio ed è necessario ricevere adeguata assistenza.

In caso di gravidanza è consigliabile bere molta acqua proprio per evitare un’alta concentrazione di minerali come calcio e fosforo, che possono accumularsi nei reni.

Come si manifestano i calcoli renali in gravidanza? Quali sono i sintomi?

Se una donna è in stato interessante è bene che ascolti con attenzione il proprio corpo.

Alcuni dei sintomi più comuni dei calcoli renali sono, come già detto:
– dolori ai reni;
– febbre;
– nausea e vomito;
– sangue nelle urine;
– dolore durante la minzione.

Tutti questi sintomi rappresentano, in questo caso, dei campanelli d’allarme.

Quali sono le terapie per curare le coliche renali in gravidanza?

Innanzitutto, è necessaria la visita di un urologo, che consiglierà rimedi naturali.

La priorità è trattare la patologia per prevenire eventuali infezioni della vescica, perché in questo caso potrebbero causare problemi al nascituro.

Se la situazione non è di facile risoluzione, è necessario un trattamento farmacologico o chirurgico.

In questi casi, come prima ribadito, l’arma più importante è la prevenzione e il modo migliore per prevenire è la semplice assunzione di un’adeguata quantità d’acqua.

Dico sempre che il modo migliore è assumere molti liquidi, soprattutto acqua.

Poi assolutamente limitare o ancor meglio evitare l’assunzione di cibi spazzatura, ad alto contenuto di sodio.

Bene, invece, consumare abbondanti frutta e verdura, ricchi di vitamine e fibre.

Infine, anche in gravidanza, l’esercizio fisico è essenziale perché contribuisce all’espulsione di sostanze nocive e dannose dall’organismo.
Non è necessaria la palestra in questo caso, va bene anche un allenamento dolce, come può esserlo una camminata.

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