Ansia e depressione collegata ai disturbi alimentari

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Disturbi alimentari, ansia e depressione: c'è un legame?

Francesca Trento

Indice

disturbi alimentari sono un sintomo di malessere molto diffuso nelle società opulente, dove c’è stato un passaggio dall’economia di sussistenza all’economia di consumo.

Questi cambiamenti, associati a modifiche nella sfera dei valori sia nelle famiglie che nei media, hanno inciso sulle dinamiche della crescita. Oggi i giovani sono spesso turbati da questi problemi che, per chi non ne è coinvolto direttamente, sono di difficile comprensione:

  • Quali sono i disturbi alimentari?
  • Perchè si sviluppano i disturbi alimentari?
  • Come si riconoscono?
  • Come si curano i disturbi alimentari?

Abbiamo allora deciso di parlarne con una nutrizionista professionista, consulente per Epicura, la dott.ssa Francesca Trento.

Parliamo di disturbi alimentari. Qual è una definizione per queste patologie?

Disturbi alimentari è il termine più familiare con cui sono conosciute malattie come anoressia, bulimia e binge eating, ma dal punto di vista clinico parliamo di disturbi dell’alimentazione e della nutrizione.

È importante sottolineare che i disturbi alimentari si caratterizzano per la necessità di un trattamento integrato e multi-disciplinare: questo significa che sono patologie che richiedono un approccio medico, psicologico (leggi “Anoressia: la malattia della fame di amore” da un punto di vista dello psicologo) e nutrizionale.

I disturbi alimentari infatti hanno forti ripercussioni anche sul benessere psicologico e sociale di che ne soffre, non soltanto sul suo corpo.

Quali sono i disturbi alimentari più comuni?

disturbi alimentari più conosciuti e diffusi sono:

Nel caso di anoressia e bulimia, la parola “nervosa” indica la dicitura clinica.

Questi due sono sicuramente i più noti, mentre il binge eating disorder è meno conosciuto ma, purtroppo, altrettanto diffuso.

In poche parole, il binge eating consiste in episodi continui di alimentazione incontrollata, di abbuffate.

Parlando in generale di disturbi alimentari, esiste una fascia d’età o un genere più a rischio?

Tendenzialmente sono più le ragazze a sviluppare disturbi alimentari, in particolar modo anoressia e bulimia.

Il binge eating, invece, è molto frequente anche nei ragazzi, che magari iniziano diete ipocaloriche o restrittive per motivi legati allo sport (ovvero, devono avere un certo peso forma e decidono di mettersi a dieta perché si sentono inadeguati).

Purtroppo, anoressia e bulimia si sviluppano anche in fasce d’età molto precoci, tra i 13 e i 14 anni.

In generale quindi troviamo come soggetti più predisposti ai disturbi alimentari giovani e giovanissimi.

E questo perché l’anoressia è solitamente una risposta a un sentimento di mancanza di autonomia, sensazione particolarmente comune durante l’adolescenza.

Prendiamo ad esempio una ragazzina di 13-14 anni, che inizia a crescere e vede il proprio corpo cambiare, con i fianchi e il seno che pian piano si delineano…

ECCO, QUESTA RAGAZZINA SENTE IN QUEL MOMENTO DI NON AVERE PIÙ CONTROLLO SUL PROPRIO CORPO, CHE CAMBIA SENZA IL SUO VOLERE.

L’ANORESSIA PUÒ ESSERE UNA RISPOSTA A QUESTO, È UN MODO MALDESTRO DI PRENDERE IL CONTROLLO SUL PROPRIO CORPO.

dott.ssa Trento

Come si cura un disturbo alimentare?

Bisogna partire da un presupposto: guarire da soli è impossibile.

Affinché ci sia una regressione della patologia, infatti, deve essere fatto un trattamento specifico da parte di più figure professionali.

Medico, psicologo e nutrizionista sono i tre specialisti fondamentali per affrontare un disturbo alimentare.

Il medico, in particolare, dà un supporto dal punto di vista clinico, cerca di prevenire o curare le patologie collaterali ai vari disturbi (ad esempio nei soggetti anoressici l’osteoporosi è molto frequente).

teleconsulto medico

Come si riconosce un disturbo alimentare?

Il primo sintomo di disturbi come anoressia e bulimia è il calcolo ossessivo delle calorie.

A queste si aggiungono anche comportamenti peculiari come la tendenza a utilizzare sempre lo stesso piatto per avere, visivamente, la capacità di calcolare la giusta porzione di cibo.

Un altro comportamento caratteristico dell’anoressia è, ad esempio, il fatto che amino cucinare per gli altri: poiché non possono mangiare quei cibi e se li vietano, i soggetti anoressici cucinano per gli altri, soprattutto dolci.

In questi casi, infatti, il cibo è una vera e propria ossessione.

Quando lavoravo alle Molinette, un ospedale di Torino, ricordo che ai degenti era permesso di portarsi le proprie stoviglie e posate, dunque tazze, bicchieri, cucchiaini…

Si trattava per lo più ragazzine, che quindi avevano magari delle tazze con raffigurate delle principesse o alcuni personaggi dei cartoni animati.

Questo collezionismo, quest’attaccamento per tali oggetti è indicativo di due cose: innanzitutto, come già detto, dell’ossessione per il cibo; in secondo luogo, della volontà di rimanere legati all’infanzia.

Come già spiegato, l’anoressia che scaturisce nel periodo adolescenziale è una sorta di opposizione al cambiamento del proprio corpo, che diventa quello di una donna.

La perdita di peso è quindi un modo per evitare questo cambiamento, per perdere il più possibile quelle forme.

Di fatti, nelle giovani anoressiche, è molto difficile riuscire a stabilire con certezza quale età abbiano.

Un altro campanello d’allarme che può segnalare un disturbo alimentare è il fatto che ci si guardi costantemente allo specchio, o a qualunque cosa rifletta la propria immagine, guardando soprattutto fianchi e addome.

Per quanto riguarda la bulimia, i segnali sono molto simili, ma è peculiare il fatto di nascondere confezioni di cibo e avanzi… ci sono quindi comportamenti che cercano di nascondere le abbuffate.

Nei bulimici inoltre può esserci un grande consumo di lassativi, che si potrebbe notare magari nel bilancio familiare, oppure quando c’è il vomito auto-indotto, il soggetto bulimico accusa spesso di avere la nausea.

A tal proposito è utile osservare le mani, perché a causa del vomito auto-indotto queste possono risultare scorticate. 

Anche nel binge eating si nascondono confezioni vuote di cibo e avanzi.

In particolare, tendono a soffrire di questo disturbo i giovani che fanno sport in cui è necessario rientrare in certe categorie di peso, come il karate, il judo, la danza, la ginnastica artistica…

In quel caso si mettono in atto diete ipocaloriche e la frustrazione può portare alle abbuffate compulsive.

Nel binge eating c’è molta rabbia e frustrazione.

Quali sono le maggiori cause dei disturbi alimentari come anoressia, bulimia e binge eating?

Si tratta di disturbi multi-fattoriali, non c’è un’unica causa e dipende molto dai vari soggetti.

Possiamo dire che ci sono fattori predisponenti, scatenanti e di mantenimento.

Uno dei fattori predisponenti è quello genetico, ovvero qualcuno in famiglia ha sofferto di disturbi alimentari.

Un altro fattore predisponente è l’età adolescenziale, un’età piena di insicurezze e timori.

fattori scatenanti possono invece riguardare un evento stressante, come un lutto o un episodio di bullismo.

Il fattore di mantenimento, infine, è un elemento che permette che il disturbo si mantenga nel tempo.

Ad esempio, i disturbi gasto-intestinali per la quale l’anoressico sta male quando mangia (proprio perché il suo corpo non è più abituato) è un fattore di mantenimento.

Qual è il trattamento da seguire in caso di disturbi alimentari?

Solitamente i pazienti che si rivolgono al nutrizionista arrivano già con diagnosi di psicologi o psichiatri, che rendono manifesta la presenza del disturbo alimentare.

Ci possono essere anche casi in cui in studio arrivano pazienti molto sottopeso: a quel punto bisogna assolutamente farli recare in pronto soccorso.

In generale, il trattamento consiste in due parti.

La prima è una fase educativa, in cui il nutrizionista spiega le basi dell’alimentazione, come funziona il metabolismo, cosa succede al corpo quando mangiamo… è un vero e proprio percorso di consapevolezza.

Questi disturbi si caratterizzano, infatti, per un’estrema consapevolezza su quante calorie abbia un alimento, dimenticandosi poi di tutto il resto.

Dunque si educa su come e perché i macronutrienti contenuti nei cibi siano essenziali per la nostra salute, ma anche sul gusto dei cibi e sulla sensazione di benessere che si prova mangiando.  

Alla rieducazione si abbina ovviamente un regime alimentare, aderente il più possibile alle esigenze del paziente (il rischio è altrimenti che la dieta venga subito abbandonata).

Durante il trattamento dei disturbi alimentari, le visite di controllo sono molto ravvicinate, soprattutto all’inizio della terapia, e tra gli specialisti che seguono il paziente c’è molta sinergia.

La collaborazione tra le varie figure professionali è fondamentale: bisogna che medico, psicologo e nutrizionista si scambino costantemente informazioni sul percorso terapeutico, su eventuali difficoltà e sui progressi ottenuti.

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