Osteoporosi: sintomi, cause e rimedi

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Osteoporosi: sintomi, cause e cure

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Osteoporosi: i primi sintomi

L’osteoporosi è una patologia metabolica caratterizzata da una riduzione significativa della componente minerale delle ossa (soprattutto il calcio), nonché dal progressivo deterioramento delle strutture ossee.

La fragilità è la causa principale dell’aumentato rischio di fratture, spesso provocate anche da traumi di lieve entità.

Le ossa sono costituite da tessuti vivi e sono formate prevalentemente da calcio e collagene, che garantiscono rispettivamente durezza flessibilità.

A causa dell’avanzare dell’età, questi tessuti tendono a perdere la capacità di rigenerarsi; inoltre, le cellule che producono nuovo tessuto osseo (osteoblasti) risultano meno attive rispetto a quelle che riassorbono il tessuto vecchio (osteoclasti).

L’espressione più grave della malattia è rappresentata dalle fratture causate da motivi banali, quali la torsione del busto o il sollevamento di un peso modesto.

I distretti più a rischio sono il bacino, il femore, le vertebre e l’avambraccio.

Attualmente, nel nostro Paese più di 1 milioni di uomini e 3,5 milioni di donne son affetti da osteoporosi.

Per diagnosticare la malattia, l’OMS ha creato una definizione della stessa, utilizzando un parametro detto T-score.

Quest’ultimo indica la densità ossea dell’individuo in relazione alla densità ossea di un giovane adulto in buona salute.

Valori inferiori possono indicare la presenza di osteopenia (riduzione del contenuto minerale nelle ossa) o di osteoporosi.

Osteoporosi cause

È importante sottolineare come l’osteoporosi sia soprattutto una patologia della terza età: motivo per il quale è conosciuta anche come osteoporosi senile e post-menopausale.

La prima causa di osteoporosi è quindi l’età: se nelle donne è spesso causata da un repentino calo degli ormoni, negli uomini la patologia si manifesta più tardi, in quanto l’abbassamento dei livelli ormonali è progressiva e termina in età più avanzata.

Tra i principali fattori di rischio dell’osteoporosi primaria figura la familiarità, una menopausa precoce (che sopraggiunge intorno ai 45 anni) sia indotta che spontanea, un’eccessiva magrezza, la sedentarietà, una cattiva alimentazione (con conseguente carenza di calcio), il fumo di sigaretta, l’abuso di sostanze alcoliche, una prolungata immobilità, l’appartenenza alle razze asiatica e caucasica.

Anche l’abuso di farmaci a base di cortisone e/o di anticoagulanti, anti-convulsivanti, antiacidi e lassativi può contribuire ad aumentare la propensione a sviluppare la malattia.

Deve prestare molta attenzione anche chi soffre di patologie come morbo di Crohn, anoressia nervosa, ipertiroidismo, celiachia e sindromi immuno-reumatiche.

Osteoporosi sintomi

Inizialmente, infatti, il paziente non presenta nessun sintomo degno di nota.

Non esistono per l’osteoporosi sintomi iniziali specifici; soltanto col passare del tempo compaiono la tipica postura incurvata, un progressivo calo della statura (causato dallo schiacciamento dei corpi vertebrali) e, per ultime, le classiche fratture provocate da eccessiva fragilità ossea.

Queste ultime sono associate a dolore forte e acuto e possono verificarsi in diverse sedi: femore, polso, omero e vertebre (osteoporosi e colonna vertebrale sono un binomio tipico dell’osteoporosi senile).

Le fratture sono la chiara manifestazione di una malattia che, nonostante l’assenza di sintomi premonitori, si trova già in uno stadio piuttosto avanzato.

Per evitare situazioni spiacevoli e dolorose, è fondamentale valutare insieme al proprio medico curante l’eventuale predisposizione a sviluppare la malattia, e quindi il rischio di fratture.

Nell’osteoporosi i sintomi e i dolori tipici alla schiena e all’anca, non compaiono quasi mai al mattino appena ci si alza dal letto, ma soltanto dopo essere stati a lungo in piedi.

Al contrario, tendono a scemare rapidamente quando ci si sdraia.

Tra gli altri sintomi tipici (non esclusivi) della malattia figurano: ipercalcemia, calcolosi renale, osteopenia (valore della densità minerale ossea più basso del normale), iperlordosi (accentuazione della curva lombare), ipercifosi (nel caso l’angolo di curvatura del rachide superi i 35 gradi).

Vale la pena ricordare anche che la presenza di dolori ossei diffusi non appartiene al quadro sintomatologico della malattia.

Osteoporosi e colonna vertebrale

Le zone più a rischio rottura sono quelle del rachide lombare e toracico.

A livello della colonna vertebrale l’osteoporosi si manifesta attraverso sintomi spesso sottovalutati, catalogati come semplici mal di schiena transitori.

Eppure, dolori acuti, esacerbati da movimenti anche lievi, possono essere la spia di un imminente crollo vertebrale.

I segnali d’allarme cui è necessario fare attenzione sono la riduzione della statura nell’ordine dei 3 centimetri tra un check diagnostico e l’altro e una rapida accentuazione della curvatura dorsale.

Una delle procedure chirurgiche più diffuse per ridurre i danni da osteoporosi alla colonna vertebrale è la vertebroplastica, in grado di attenuare efficacemente il dolore e proteggere il paziente da eventuali o ulteriori crolli del rachide.

Anche la fisioterapia può essere d’aiuto, a patto che movimenti ed esercizi vengano eseguiti in maniera dolce e controllata.

Vale la pena ricordare ancora una volta l’importanza dell’attività fisica nei percorsi di prevenzione a molte malattie.

La sollecitazione meccanica dello scheletro, infatti, ha ricadute positive sul processo metabolico delle ossa, tali da stimolare la formazione di nuovo tessuto.

Come curare l’osteoporosi

Eppure, qualcosa si può fare.

Oltre che in fase di prevenzione, è possibile adoperarsi anche per rallentarne, o persino per arrestarne, la progressione.

Tra le terapie farmacologiche, è possibile scegliere tra 3 diverse categorie di farmaci:
– agenti con doppio meccanismo, che inibiscono il riassorbimento osseo e stimolano la neoformazione ossea
– agenti anabolici (teriparatide), che stimolano la formazione ossea ed aumentano la BMD (densità minerale ossea)
– agenti anti-riassorbitivi (bisfosfonati, denosumab, terapia ormonale sostitutiva e modulatori selettivi dei recettori degli estrogeni), che riducono il riassorbimento osseo, rallentando la perdita di osso e preservando la densità ossea

Tra i farmaci anti-riassorbitivi, i bisfosfonati attualmente sono considerati l’opzione terapeutica migliore per moltissimi pazienti.

Inoltre, l’effetto anti-riassorbitivo di questi medicinali persiste anche dopo la loro sospensione.

Esistono anche altri tipi di trattamenti in grado di rallentare la progressione dell’osteporosi e dei suoi sintomi.

Ad esempio, in presenza di osteopenia e osteoporosi non grave, il medico può limitarsi a prescrivere supplementi di vitamina D e calcio.

Nei casi di osteoporosi senile conclamata (quando il paziente ha già subito una frattura e/o la densità ossea è molto bassa), gli integratori appena citati non sono più sufficienti e diventa indispensabile accompagnarli con una terapia farmacologica adeguata.

In ogni caso, i supplementi di vitamina D e calcio vanno sempre abbinati ai farmaci, poiché diversi studi ne hanno già dimostrato l’efficacia.

Inoltre, entrambi gli interventi vanno associati ad uno stile di vita adeguato alla salute delle ossa (attività fisica regolare, alimentazione ricca di latticini, mantenimento del corretto peso forma, limitazione del fumo e dell’alcool).

Bibliografia
– https://www.siommms.it/come-si-cura-losteoporosi/
– https://www.siommms.it/i-sintomi-dellosteoporosi/
– https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/osteoporosis/symptoms-causes/syc-20351968
– https://medlineplus.gov/osteoporosis.html

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