Dieta consigliata per sindrome dell'intestino irritabile

Sindrome dell’intestino irritabile: la dieta consigliata

EpiCura

Indice

Patologia a sé stante o insieme di disturbi correlati tra loro?

Quando si parla di sindrome dell’intestino irritabile, è necessario fare una precisazione importante.

Questa particolare condizione clinica non è una patologia a sé stante, ma un insieme di disturbi cronici a carico dell’intestino, riferibili al tratto noto con il nome di colon.

Definita anche colite spastica, questa sindrome è molto diversa dalle altre malattie infiammatorie intestinali (tra cui morbo di Crohn e colite ulcerosa).

Mentre queste ultime causano evidenti alterazioni dell’anatomia intestinale, la sindrome del colon irritabile non provoca alcuna anomalia visibile.

Nonostante la presenza di numerosi studi, ad oggi le cause del disturbo restano per gran parte sconosciute.

Tuttavia, la scienza sembra convergere sulla teoria relativa all’esistenza di taluni difetti di comunicazione tra muscoli intestinaliencefalo e fibre nervose che innervano l’intestino.

La sindrome dell’intestino irritabile è una condizione clinica che tende a cronicizzarsi e che può durare anni; per fortuna, non favorisce in nessun modo la comparsa di cancro al colon o al retto.

Secondo recenti indagini statistiche, tale condizione interesserebbe circa il 15% della popolazione dei cosiddetti Paesi sviluppati, con un’incidenza superiore in America centrale e meridionale.

Il sesso femminile sembrerebbe essere un fattore di rischio rilevante, così come l’età (una parte consistente degli individui affetti da colite spastica ha un’età compresa tra 20 e 30 anni).

Per motivi poco chiari, chi accusa i sintomi dell’intestino irritabile è spesso affetto anche da problemi di natura psichica, quali ansia, depressione e disturbi della personalità (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4223878/ ).

Sintomi intestino irritabile

sintomi dell’intestino irritabile sono stati definiti sulla base di alcuni criteri diagnostici internazionali.

Innanzitutto, il fastidio/dolore addominale e pancia gonfia (manifestatosi almeno sei mesi prima della diagnosi) deve essere costante o presente per almeno tre giorni al mese e associato a due o più dei seguenti sintomi principali:

  • alterazione dell’aspetto delle feci
  • alterazione della frequenza delle evacuazioni
     dolore o fastidio che tende a diminuire dopo l’evacuazione

Gli altri sintomi, meno diffusi dei precedenti ma comunque presenti in una larga fetta della popolazione, riguardano:

  • distensione addominale e gonfiore, spesso alternati tra loro
  • mucorrea (passaggio di elevate quantità di muco attraverso le feci)
  • evacuazione difficoltosa (sensazione di urgenza e/o di evacuazione incompleta)
  • alterazione della consistenza delle feci
  • frequenza anomala delle evacuazioni (in alcuni casi più di tre volte al giorno; in altri meno di tre a settimana)

Spesso, la sindrome del colon irritabile si presenta in associazione con altri disturbi del tratto digestivo, tra cui la malattia da reflusso gastroesofageo e la dispepsia funzionale; più raramente insieme alla celiachia.

Un’elevata percentuale di pazienti, inoltre, lamenta dolori alla schiena (soprattutto a ridosso della regione lombare)cefaleastanchezzainsonniadolore pelvico e dolori all’articolazione temporo-mandibolare.

Cause intestino irritabile

Le cause della Sindrome dell’intestino irritabile restano un mistero.

Tuttavia, l’ipotesi più accreditata resta quella legata a particolari difetti di comunicazione tra intestino ed encefalo, organi strettamente connessi tra loro mediante un’ampia rete di terminazioni nervose.

In base a quanto affermato da numerosi ricercatori, la sindrome dell’intestino irritabile sarebbe legata a contrazioni (peristalsi) troppo deboli o troppo violente dei muscoli intestinali.

Tali contrazioni favoriscono il transito del cibo durante il processo digestivo.

Contrazioni eccessivamente forti comporterebbero sintomi quali pancia gonfia e dura, meteorismo e diarrea; al contrario, contrazioni deboli sarebbero responsabili di un brusco rallentamento del transito intestinale (stipsi) e di sintomi quali feci troppo secche e/o dure.

Alcune indagini cliniche hanno messo in evidenza “triggers” (stimoli), in grado di innescare o peggiorare la condizione. Tra questi:

  • il consumo di determinati alimenti, quali caffè, cioccolata, spezie, tè, cibi ricchi di grassi, piselli, frutta, cavolo, cavolfiore, latte, broccoli, cipolle, bevande zuccherate, sostanze alcoliche
  • determinate malattie infettive a carico del tratto gastrointestinale. Le gastroenteriti di origine batterica o virale potrebbero innescare la condizione
  • alterazioni ormonali. Questa ipotesi nasce dal fatto che le donne, per natura soggette ad alterazioni ormonali cicliche, sono molto più colpite degli uomini dalla sindrome del colon irritabile
  • lo stress. Parecchi pazienti che lamentano i tipici sintomi dell’intestino irritabile manifestano disturbi peggiori durante i periodi di maggior stress

Principali fattori di rischio

Secondo studi accreditati, i fattori di rischio più importanti alla base della sindrome del colon irritabile sarebbero:

  • squilibri ormonali (cronici o frequenti)
  • alterazione di alcuni neurotrasmettitori
  • alterazione dei movimenti intestinali (responsabili di un transito intestinale troppo rapido o troppo lento)
  • sindrome da proliferazione batterica intestinale. Si tratta di una condizione rara e anomala, nota anche con l’acronimo SIBO, determinata da un aumento della quantità di batteri nell’intestino tenue e/o dalla proliferazione di specie generalmente non presenti in questo tratto. I sintomi più comuni sono meteorismo, diarrea e dolore addominale (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11151884/ )
  • gastroenterite di origine batterica o virale. Secondo diversi studi, la sindrome del colon irritabile post-infettiva dipenderebbe dalla durata dell’infezione, ma soprattutto dalla tipologia dell’agente patogeno responsabile dell’infezione
  • presenza di iperalgesia viscerale, ovvero di un aumento patologico della sensibilità al dolore a carico dei visceri addominali, con particolare riferimento all’intestino (https://gut.bmj.com/content/51/suppl_1/i67 )

Intestino irritabile dieta

La dieta per l’intestino irritabile serve a moderare l’intensità e la frequenza dei sintomi.

Chiaramente, non tutti i pazienti possono adottare lo stesso regime alimentare; quest’ultimo va modificato a seconda dei casi e delle eventuali intolleranze.

Inoltre, i pazienti affetti da stipsi non devono attenersi alle stesse indicazioni valide per coloro che lamentano diarrea o feci liquide.

Oggi, sappiamo che se la stitichezza colpisce soprattutto le donne, la diarrea riguarda prevalentemente il sesso maschile, nonostante spesso i due sintomi tendano ad alternarsi.

Per le ragioni appena descritte, la gestione degli alimenti non risulta così semplice. Ma ora entriamo nel dettaglio.

Cosa mangiare e quali cibi evitare?

  • Nella sindrome da intestino irritabile con stipsi servono più liquidi e fibre, pertanto un aiuto rilevante può provenire dagli alimenti diversamente lassativi come i fattori probiotici, le nespole e i kiwi.
  • In caso di colon irritabile con diarrea, invece, vanno preferite le fibre solubili, poiché capaci di gelificare l’acqua residua nel lume intestinale. Al contrario, è bene limitare quelle insolubili (buccia di frutta e verdura, porzione esterna di cereali e legumi), che incrementano la produzione di gas e il meteorismo. Inoltre, è necessario escludere fitati (cereali, legumi, crusca, semi oleosi), ossalati (soia, spinaci, bietole, rabarbaro, barbabietole, cacao, cavolo, patate dolci, arachidi), inibitori delle proteasi ed elementi osmotici. Lo stesso discorso vale per gli alimenti potenzialmente irritanti come la caffeina, l’alcol, il pepe, il peperoncino e per gli alimenti fermentabili (con importanti carichi glicemici, come la pizza). Si consiglia, inoltre, di fare attenzione ai probiotici: se in alcuni casi mostrano effetti positivi, migliorando la salute della mucosa intestinale, in altri tendono ad aggravare i sintomi.

    Bibliografia
  • https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3348735/
  • https://www.sciencedirect.com/topics/neuroscience/irritable-bowel-syndrome
  • https://www.nhs.uk/conditions/irritable-bowel-syndrome-ibs/diet-lifestyle-and-medicines/
  • https://www.healthline.com/health/ibs-diet#low–fiber-diet
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