Microchip per Animali, 10 cose da sapere

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Microchip per Animali, 10 cose da sapere
Microchip per Animali, 10 cose da sapere

Secondo l’American Veterinary Medical Association i cani e i gatti dotati di microchip per animali hanno il 21,4% in più di possibilità di tornare a casa sani e salvi.

Questo piccolo dispositivo, grande all’incirca come un chicco di riso, è una capsula di vetro che viene inserita sotto la pelle del nostro amico a quattro zampe e che viene letta dal veterinario con uno scanner. Tale transponder contiene un codice univoco di 15 cifre attraverso le quali è possibile risalire al nome e alla residenza del suo proprietario. Non è un intervento doloroso, non provoca crisi di rigetto e non rilascia alcun liquido estraneo nel corpo dell’animale. In questa guida vi sveleremo tutto quello che c’è da sapere su questo strumento così utile.

Le 10 cose da sapere sui microchip per cani e gatti

1) Il microchip è obbligatorio?

Il microchip è obbligatorio e risulta fondamentale non solo in caso di smarrimento e furto dell’animale ma anche per svolgere le normali operazioni di vaccinazione e sterilizzazione. A dirlo è l’Ordinanza del 2008 concernente le misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina. In poche parole è la carta d’identità dell’esemplare, necessaria per assolvere all’iscrizione all’anagrafe canina, obbligatoria per tutti i cuccioli nati dopo il 2004. La legge inoltre stabilisce che un animale senza microchip non può essere venduto, regalato o ceduto.

Per quanto l’inserimento del microchip per animali sia consigliabile anche per gli esemplari nati prima del 2004, per la legge fa comunque fede il tatuaggio di riconoscimento .Questa forma ormai obsoleta di protezione degli animali domestici consiste in un tatuaggio numerico fatto all’interno dell’orecchio del cane collegabile ai dati forniti dal padrone e inseriti in un apposito database. Tale sistema con il tempo ha presentato una serie di svantaggi molto importanti. Il primo è senza dubbio rappresentato dal fatto che se è vero che risulta meno invasivo di un microchip, è comunque più doloroso. Inoltre il tatuaggio con il tempo scolorisce e se il database per qualche motivo chiude o viene perso, salta in automatico il riconoscimento dell’animale.

2) Cos’è l’anagrafe canina?

L’anagrafe canina è il registro italiano di tutti i cani che possono essere identificati tramite tatuaggio di riconoscimento o microchip. I dati relativi all’animale e al proprietario vengono raccolti dall’amministrazione regionale che ha l’obbligo di inviarli alla banca dati nazionale. Ogni esemplare deve essere iscritto nell’anagrafe del proprio comune di residenza entro 2 mesi dalla nascita o comunque entro 15 giorni in caso di regalo, vendita o cessione. L’iscrizione costa in totale 28 euro da pagare con un bollettino intestato alla Asl di appartenenza.

Registrare il proprio amico a 4 zampe è molto semplice. Basta infatti chiamare il proprio veterinario a domicilio muniti di codice fiscale e documento di riconoscimento. Il professionista provvederà quindi a compilare la scheda apposita nella quale verranno inseriti:

  • I dati del proprietario
  • Numero identificativo del microchip
  • I dati relativi all’animale quindi la razza, il sesso, il colore ed eventuali segni particolari

In caso di proprietario minorenne saranno i genitori di quest’ultimo a dover procedere all’iscrizione all’anagrafe canina.

3) Il passaggio di proprietà dell’animale

Poniamo il caso di una coppia che si sta per separare e il cane viene preso dal coniuge non proprietario o ancora che il cucciolo sia adottato presso un canile o acquistato in un allevamento. In tutti questi casi la legge impone il passaggio di proprietà. La procedura è molto semplice.

Nel certificato rilasciato dal veterinario dopo l’iscrizione all’anagrafe canina, è contemplata una sezione speciale dedicata proprio a questa evenienza. In questi spazi va indicato il nome del nuovo proprietario, i vari recapiti, il codice fiscale, il giorno della cessione dell’animale. I dati vanno firmati sia dal vecchio proprietario che dal nuovo.

Il passaggio va fatto entro 15 giorni dalla cessione dell’animale e i documenti devono essere portati all’ufficio competente della Asl dove risiede il nuovo padrone.

I documenti da allegare sono:

  • Ricevuta del versamento di 8 euro alla Asl di residenza
  • Documenti di riconoscimento e codici fiscali di entrambi i proprietari
  • L’iscrizione all’anagrafe canina
  • La richiesta del passaggio di proprietà debitamente compilata dal vecchio proprietario e firmata da entrambi.

4) Cosa succede se il proprietario cambia la residenza?

Il cane segue gli spostamenti del suo proprietario. Quindi se si cambia città o paese occorre presentare l’apposita segnalazione alla Asl presso la quale l’animale è iscritto, entro e non oltre 15 giorni dal momento dell’effettivo trasferimento. I documenti necessari sono:

  • La ricevuta relativa al versamento degli 8 euro previsti dalla legge per l’iscrizione presso la nuova Asl
  • Documenti dai quali si può evincere con chiarezza il nuovo indirizzo
  • Il modello apposito debitamente compilato

5) Le sanzioni in caso di mancata registrazione

La mancata registrazione all’anagrafe canina comporta sanzioni il cui importo varia in base alla regione di residenza. L’Ordinanza prevede delle pene pecuniarie anche in caso di mancata apposizione del microchip per animali entro il terzo mese di vita del cucciolo, e in caso di scomparsa, furto e decesso dell’animale. La legge punisce anche chi non comunica entro i termini previsti, il passaggio di proprietà e il cambio di residenza.

6) E se il microchip per animali non dovesse funzionare?

La casistica riporta un serie di casi in cui, pur in presenza di microchip, non è possibile risalire ai dati del proprietario. Per evitare di incorrere in questo problema, è sempre consigliabile chiedere una prima lettura immediata al veterinario per verificare l’esatta corrispondenza tra il codice a 15 cifre e i propri dati. Insieme al certificato di iscrizione solitamente viene rilasciata una medaglietta metallica con inciso il codice. Tale medaglietta va inserita sempre nel collare dell’animale perché può rappresentare un aiuto in più per identificarlo. Qualche tempo dopo l’impianto, recatevi da un altro veterinario e richiedete la lettura del codice per verificarne il funzionamento a distanza di mesi. In caso di mancata lettura dovete recarvi, documenti alla mano, all’anagrafe canina di appartenenza per richiedere la titolarità del microchip.

7) Il microchip espone il cane a inutili radiazioni?

Niente affatto! Il microchip per animali utilizza una tecnologia chiamata R.F.I.D ovvero Radio Frequency Identification. Il piccolo strumento quindi emette onde a radio frequenza soltanto quando il lettore viene avvicinato alle pelle del nostro piccolo amico. In ogni caso l’impatto di queste onde è trascurabile in quanto sono veramente piccole e innocue.

8) Il microchip non è un GPS

Non si può tracciare o localizzare un animale tramite microchip. Questi strumenti sono classificati come “transponder passivi” ovvero strumenti che non contengono una fonte di energia e che quindi si trovano nella impossibilità di inviare un segnale in caso di smarrimento del cucciolo. Tutto quello che può fare il microchip è semplicemente rivelare allo scanner il codice univoco che identifica l’animale.

9) Il microchip da solo può aiutare l’animale in caso di smarrimento?

Le statistiche parlano chiaro. Il microchip è necessario per identificare un animale. È anche vero però che in caso di smarrimento quello che può aiutare nell’immediato è la presenza del classico collare con inseriti all’interno il recapito e il numero di telefono del proprietario. La presenza contemporanea di collare e microchip per animali in questo caso possono fare la differenza.

10) Il microchip è obbligatorio per i gatti?

Il microchip per il gatto è obbligatorio soltanto se dovete recarvi all’estero. Rimane comunque un intervento consigliabile per aumentare la possibilità di ritrovare il proprio animale in caso di smarrimento o furto nel caso di razze pregiate. Il collare, oltre a essere un po’ pericoloso vista la vivacità di questi felini, non è un metodo affidabile e sicuro. Nel caso del gatto il microchip va impiantato intorno alla quinta settimana di vita ed ha un costo variabile tra i 30 e i 50 euro.

Rinviamo a questa pagina per conoscere ulteriori elementi necessari al veterinario a domicilio.


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