Parvovirosi canina, quali sono i sintomi e quando consultare il veterinario?

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Parvovirosi canina, quali sono i sintomi e quando consultare il veterinario
Parvovirosi canina, quali sono i sintomi e quando consultare il veterinario

Cos’è la parvovirosi canina?

La parvovirosi canina è una malattia infettiva di origine virale, nota anche come gastroenterite trasmissibile.

Colpisce soprattutto i cuccioli ed è provocata dal Parvovirus, un patogeno particolarmente contagioso e resistente, in grado di sopravvivere per lunghi periodi anche in ambienti esterni.

La patologia fu individuata per la prima volta tra i cani domestici europei durante la seconda metà degli anni ’70.

La trasmissione della parvovirosi avviene quando un animale sano entra in contatto con feci infette (trasmissione oro-fecale), oppure quando ingerisce o lecca alimenti o superfici contaminati dal virus.

L’infezione da Parvovirus Canino di Tipo 2 (CPV 2) può causare miocardite o gastroenterite; per fortuna, la miocardite è in via di scomparsa, probabilmente in virtù dell’immunità acquisita dagli animali nel corso del tempo.

Di conseguenza, oggigiorno la malattia provoca soprattutto sintomi comparabili a quelli della gastroenterite (canina).

Le forme più gravi della parvovirosi canina possono portare l’animale alla morte in pochi giorni.

La causa della parvovirosi canina

Il virus responsabile della parvovirosi canina prende il nome di Parvovirus Canino di Tipo 2 (CPV 2).

Va distinto dal Parvovirus Canino di Tipo 1 (CPV 1), anch’esso riscontrato nelle feci dei cani, ma privo di significato patologico.

I medici ipotizzano si tratti di una mutazione del virus responsabile della Panleucopenia felina (nota anche come gastroenterite felina e diffusa tra i gatti ed altre specie feline selvatiche).

Il CPV 2 è molto resistente agli agenti atmosferici e persino all’azione dei comuni disinfettanti e detergenti.

La mortalità della parvovirosi non curata raggiunge il 10% nei cani adulti e il 91% nei cuccioli.

Come per altre malattie di origine virale cui sono soggetti i cani, non esistono ancora trattamenti specifici.

Il veterinario, infatti, è in grado di intervenire soltanto tramite alcune terapie di sostegno, capaci di aiutare l’animale a superare la fase critica, rinforzandone le difese immunitarie e contrastando la comparsa di eventuali complicanze.

Per fortuna, la ricerca scientifica ha reso disponibili alcuni vaccini, sebbene la malattia non sia stata ancora debellata.

Parvovirosi cane sintomi

Il periodo di incubazione del virus varia dai 3 ai 7 giorni.

Al termine di questo lasso di tempo, compaiono i primi sintomi: inizialmente, il virus aggredisce i linfonodi della gola, quindi penetra nel flusso sanguigno.

Dal sangue migra verso le pareti intestinali e il midollo spinale; qui aggredisce le cellule del sistema immunitario, mentre nell’intestino colpisce villi e microvilli, provocando gravi conseguenze per tutto l’organismo. Generalmente, il cane presenta sintomi come:

  • inappetenza
  • vomito
  • diarrea emorragica (le feci si presentano di colore grigio-giallastro e sono spesso striate di sangue)
  • forti dolori addominali
  • febbre alta
  • depressione

Vomito e diarrea causano una condizione di disidratazione le cui conseguenze possono essere fatali, soprattutto nei cani più giovani.

In presenza dei sintomi appena elencati è fondamentale rivolgersi subito al veterinario: una diagnosi tempestiva consente, infatti, di intervenire per tempo ed avviare una terapia efficace.

I sintomi della parvovirosi canina sono comuni ad altre patologie, pertanto il veterinario è tenuto a visitare accuratamente l’animale, ricorrendo, se necessario, ad eventuali test clinici.

Tra questi, vale la pena citare il cosiddetto test ELISA (Enzyme Linked ImmunoSorbent Assay, anche noto come test immunoenzimatico).

Nei cani infettati all’interno dell’utero materno, invece, il virus può causare malformazioni del sistema nervoso centrale, oppure aggredire il miocardio e causare forme di insufficienza cardiaca acuta, che si manifestano durante il primo mese di vita.

In questo caso, l’animale può presentare addome gonfio, mucose pallide e respiro affannoso.

Vaccino Parvovirosi canina

Considerata l’impossibilità nel controllare l’ambiente esterno e le azioni del proprio amico a quattro zampe e visto che non è affatto una buona idea tenere costantemente il cane tra le mura di casa, la soluzione migliore per proteggerlo è sottoporlo al vaccino contro la parvovirosi.

Per evitare che il cane corra il rischio di ammalarsi, è buona norma chiedere al veterinario come procedere.

Ciascun veterinario, infatti, è tenuto ad indicare al proprietario il momento più opportuno per sottoporre l’animale al vaccino e portarlo fuori di casa, senza che questo corra il rischio di contrarre l’infezione.

Il vaccino parvovirosi canina possono essere somministrati a partire dall’ottava settimana di vita; va ridotto al minimo il contatto dei cuccioli non ancora vaccinati con i cani adulti.

All’interno delle cliniche veterinarie e dei canili è fondamentale disinfettare regolarmente gabbie e ambienti comuni con ipoclorito di sodio (varechina).

Vale la pena ricordare che il Parvovirus CPV 2, oltre che nelle feci canine, può trovarsi anche nelle urine e nel vomito degli animali infetti; il contagio può avvenire tramite attrezzature (mangiatoie, gabbie, giocattoli, etc) o superfici contaminate, sulle quali il virus resta infettivo a lungo.

I più sensibili sono i cani con meno di sei mesi. Come detto, il Parvovirus è un patogeno particolarmente resistente, sia agli agenti chimici (disinfettanti) che fisici (calore), pertanto risulta diffuso in tutto il mondo e in grado di sopravvivere anche per 5 o 6 mesi.

Parvovirosi canina cura

La parvovirosi è un’infezione grave, che si caratterizza per la presenza di sintomi particolarmente debilitanti.

Inoltre, si tratta di una malattia altamente contagiosa; di conseguenza, il cane infetto va prontamente isolato dagli altri animali.

Qualora il veterinario dovesse ritenerlo opportuno, il cane andrà ricoverato presso una clinica, in modo da somministrargli tutte le cure necessarie.

Le terapie disponibili hanno l’obiettivo di alleviare la sintomatologia e migliorare le condizioni dell’animale.

Il veterinario può somministrare farmaci tesi a limitare diarrea, vomito e dolori intestinali, oltre ad integratori in grado di combattere la disidratazione.

È possibile ricorrere, pertanto, ad antibiotici contro le infezioni batteriche provocate dai danni alle pareti intestinali, a fluidi destinati a correggere gli squilibri elettrolitici, somministrati per via endovenosa o orale, e a farmaci contro il vomito e la diarrea.

Nei casi più gravi, è possibile che il veterinario decida di ricorrere a trasfusioni di sangue o altri trattamenti d’emergenza.

Inizialmente, l’alimentazione dell’animale avverrà soltanto tramite sondino. In caso di trattamento adeguato e diagnosi tempestiva, la prognosi risulta quasi sempre positiva.

Gli animali colpiti da parvovirosi canina possono recuperare completamente e sviluppare immunità al virus.

Bibliografia

  • https://www.nature.com/articles/s41598-019-47773-6
  • https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3550768/

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