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Genitori anziani ingestibili

Genitori anziani ingestibili

Imparare a prendersi cura dei propri genitori: una sfida difficile ma necessaria

Gestire un genitore in là con gli anni può essere una sfida tutt’altro che semplice, soprattutto per chi ha un lavoro e dei figli ancora in età evolutiva a cui badare. Come si fa a conciliare gli impegni quotidiani con le crescenti necessità di, magari, genitori anziani ingestibili, a volte affetti da patologie che ne limitano l’autosufficienza? A tali difficoltà, spesso si aggiunge anche un profondo senso di colpa, che tende ad assalire tante persone quando realizzano che i genitori anziani stanno diventando quasi un peso. Una sfida davvero complicata, se non traumatica, a volte aggravata dall’aspetto emotivo della persona non autosufficiente, che tende a sviluppare una repulsione per le cure e per una condizione tutt’altro che piacevole. Per gli anziani non è affatto semplice accettare la vecchiaia e tutte le limitazioni che ne derivano, soprattutto se hanno sempre condotto una vita attiva e indipendente. Vista dalla prospettiva opposta, quella dei figli, la situazione non è certamente migliore: sono costretti a fare i conti con il progressivo decadimento fisico e mentale delle persone a cui sono più legate, che spesso rifiutano le terapie e faticano ad accettare aiuti provenienti dall’esterno.

Le necessità dell’anziano

Gli anziani tendono ad evidenziare due tipologie di urgenze: una dipendenza fisica (che varia in relazione alle loro condizioni di salute) e la necessità di conservare una propria identità adulta (possibile soltanto quando si mantiene una certa autonomia di base). Tali bisogni spesso tendono ad entrare in conflitto tra loro, segnando in maniera profonda la natura delle normali relazioni genitori-figli, gli ultimi indotti a pensare che si tratti di genitori anziani ingestibili. Per le persone anziane obbligate a fare i conti con una patologia invalidante è molto difficile accettare l’idea di aver bisogno di qualcun altro, di dover dipendere dai propri figli e, spesso, di dover accettare l’aiuto di un professionista esterno al nucleo familiare. La perdita di autosufficienza di un caro è un evento che mette alla prova qualsiasi famiglia e al quale può essere molto difficile abituarsi. L’anziano non più autosufficiente che rifiuta l’ospedalizzazione si ritrova costretto a tornare a vivere con i figli, i quali dovranno provvedere a creare un nuovo spazio a lui dedicato, ridefinendo la divisione della casa e sacrificando ambienti diversamente concepiti. Queste sono fasi della vita cui far fronte con coraggio e forza d’animo, ma soprattutto da gestire con consapevolezza ed intelligenza.

Una nuova vita

Quando si prende coscienza della malattia di un genitore, vicino o lontano che sia, è necessario prepararsi ad affrontare una nuova vita. Sarà importante imparare rapidamente a gestire le difficoltà, sia sanitarie che psicologiche, ma anche a condividere i momenti di gioia, magari con presunti genitori anziani ingestibili, coinvolgerli il più possibile nelle scelte e nelle decisioni comuni e chiedergli consigli. Far sentire gli anziani non più autosufficienti ancora importanti, ascoltati, necessari, ritagliandogli un ruolo all’interno della famiglia, è fondamentale. Darà loro l’idea di essere ancora utili. Ascoltare le loro opinioni sarà certamente d’aiuto per i genitori, che in tal modo si sentiranno ancora considerati, nonostante le difficoltà ad uscire di casa e a svolgere una vita normale, come quella che conducevano fino a pochi mesi prima.

E poi c’è il capitolo riguardante l’accettazione di un aiuto esterno, come gli OSS – Operaratori Socio Sanitari: un supporto valido e professionale, in grado di gestire la terapia farmacologica prescritta all’anziano e gli eventuali momenti di emergenza. L’idea di farsi aiutare da qualcun altro può non essere vissuta bene dai genitori, perché intesa come un metodo adottato dai figli per scaricarli, per liberarsi dalle loro responsabilità. Oppure semplicemente perché convinti di potercela fare ancora da soli.

Il supporto di un professionista è una risorsa spesso irrinunciabile

Richiedere un aiuto esterno è molto importante e non vuol dire abbandonare i genitori o considerarli genitori anziani ingestibili. Al contrario, questo genere di supporto va vissuto come una risorsa, una maniera per evitare problemi e complicazioni legate alla malattia e per limitare lo stress, che può colpire chi non ha dimestichezza con questo tipo di assistenza. Da parte dell’anziano, non accettarlo potrebbe significare costringersi a sacrificare molti aspetti della propria vita e di quella dei figli, aumentando il disagio all’interno della famiglia. Potrebbe venirne fuori un accumulo di tensione difficile da sostenere per entrambi. È per questo che EpiCura mette a disposizione infermieri a domicilio in grado di offrire un aiuto capillare, gestendo la terapia concordata col medico e i momenti più difficili. Inoltre, un supporto professionale è in grado di suggerire ai familiari del paziente allettato tutte le pratiche indicate per affrontare la situazione nel modo migliore e più efficace possibile. L’abitudine ad accudire un genitore può rafforzare la relazione, in quanto garantisce più tempo per stare insieme. Tuttavia, questo aspetto positivo può manifestarsi pienamente e crescere soltanto se il supporto viene condiviso con una figura di riferimento, poiché la gestione solitaria di una situazione tanto complessa rischia di mettere in discussione parte degli equilibri costruiti nel corso della vita.

L’assistenza agli anziani non pienamente autosufficienti

A seconda degli impegni personali o lavorativi e del rapporto esistente con l’anziano, ciascun familiare dovrebbe offrire il proprio contributo nell’assistenza al malato. Tra gli interventi più importanti che compongono il supporto quotidiano figurano l’ospitalità offerta all’anziano genitore presso il proprio domicilio, l’abitudine ad accompagnarlo dal medico o a fare la spesa, l’aiuto ad alzarsi dal letto e a lavarsi, la somministrazione dei pasti e il monitoraggio dei parametri vitali (pressione, temperatura corporea, etc.). I più pratici, inoltre, possono fornire al parente allettato eventuali terapie antalgiche o iniettive. L’assistenza ai genitori anziani ingestibili può includere anche interventi di medicazione, tesi a curare ferite chirurgiche, ustioni, lesioni neuropatiche o vascolari e lesioni da decubito. Tutto ciò senza dimenticare l’importanza di un sostegno psicologico e morale costante, volto a limitare l’aggravarsi delle condizioni psichiche del soggetto. Si consiglia di proporre costantemente all’anziano attività ricreative di tipo ludico, cinematografico, musicale o artigianale, in modo da stimolare efficacemente le sue attività cognitive. Per la gestione dei casi più complessi, invece, sarà opportuno richiedere l’assistenza di personale esperto, che sia un OSS o valutando la necessità di un Infermiere a domicilio se il problema è inserente ad aspetti sanitari sensibili, in grado di gestire disturbi gravi o situazioni da trattare con maggiore attenzione, quali la presenza di infezioni gravi, presidi intravascolari, cateteri, etc.

Epicura Digest: Le 10 tecnologie che migliorano l’assistenza a domicilio per anziani

Epicura Digest: Le 10 tecnologie che migliorano l’assistenza a domicilio per anziani

Questo è un momento molto lieto per Epicura, perchè il nostro innovativo modello per l’assistenza a domicilio per anziani ha ricevuto, settimana scorsa, un nuovo riconoscimento di grande rilievo. Citando l’ANSA e il sito di settore BeBeez :

Sono D-Heart, Epicura, Noon Care e VillageCare le quattro startup selezionate a valle dalla #CallForGrowth “Smart Aging: Care for Baby Boomers”, lanciata in ambito insurtech nel settembre scorso da Europ AssistanceAssicurazioni Generali e growITup, la piattaforma di Open Innovation creata da Cariplo Factory in collaborazione con Microsoft

Gli specialist di Epicura si occupano delle persone andando a supportarle direttamente a domicilio. Conosciamo bene le difficoltà dell’assistenza a domicilio per anziani, per cui vogliamo condividere con te le innovazioni che ogni giorno si sforzano di migliorare l’assistenza a domicilio, migliorando la vita di tutti: dai figli magari lontani e preoccupati, al personale sanitario che si trova ad affrontare sfide sempre più grandi.

La tecnologia al servizio dell’anziano

Nel nostro Paese, complice l’invecchiamento della popolazione, la spesa sanitaria cresce rapidamente. Gli indicatori dimostrano come tra gli elementi che incidono maggiormente, vi siano proprio la diffusione di alcune patologie e il cronicizzarsi delle stesse, conseguenze fisiologiche di un marcato invecchiamento demografico e di una speranza di vita sempre più elevata. Gli italiani oltre i 65 anni sono circa 13,5 milioni (pari al 22,5% della popolazione complessiva), di cui quasi otto su dieci alle prese con patologie croniche. Di questi, tre hanno a che fare con malattie gravi: percentuali importanti, che hanno reso l’assistenza a domicilio per anziani una necessità sempre più diffusa, spesso irrinunciabile.

Da parte di tutto l’ecosistema della sanità c’è una forte preoccupazione per questa nuova immensa sfida. La risposta avviene spesso da piccole realtà, imprenditori che cercano e sviluppano soluzioni innovative, con l’aiuto dell tecnologia, della competenza e del buon senso. Qui alcune delle nostre “scoperte”, se pensi che ce ne siano delle altre, non esitare a scriverle nei commenti.

Internet of Things

Un altro dato che dovrebbe invitare a riflettere è quello relativo al tasso di ospedalizzazione delle persone anziane, che in Italia oltrepassa abbondantemente il 20%. Ciò contribuisce a fare della spesa sanitaria uno dei costi più importanti che il nostro Paese è chiamato ad affrontare. A tal proposito, l’assistenza a domicilio è un intervento di prevenzione in grado di produrre un risparmio rilevante. Ed ecco che ancora una volta la tecnologia ci viene in aiuto, essendo molte le innovazioni realmente in grado di migliorare la vita all’anziano ipomobile, delle persone a lui care e di tutti coloro che se ne occupano, siano essi medici, OSS o infermieri. Una delle conquiste recenti più efficaci è il cosiddetto Internet of Things (IoT), neologismo che indica l’evoluzione dell’uso del web: gli oggetti acquisiscono “intelligenza” grazie alla capacità di poter comunicare dati e accedere ad informazioni esterne. Tra questi figura la poltrona smart realizzata da Ergotek (una delle aziende che ha collaborato al progetto Habitat), che permette di valutare la postura del paziente e facilitarne la seduta. I sensori di pressione di cui è dotata e il relativo modulo per l’elaborazione dei dati sono realizzati per prevenire posture scorrette e potenzialmente pericolose.

Le tecnologie che migliorano l’assistenza a domicilio per anziani

A quanto detto, si aggiungono innovazioni come la radio-frequenza e l’intelligenza artificiale. Lo scopo di questi sistemi è garantire un monitoraggio costante e affidabile di tutti i comportamenti tenuti dai soggetti fragili, che in tal modo possono facilmente restare connessi con gli assistenti sanitari e con le figure di riferimento familiari. Il controllo da remoto della persona allettata è reso possibile da un dispositivo situato di fianco alla postazione del paziente. Stiamo parlando di My Doro Manager: grazie a questo l’anziano può configurare una lista di numeri cui rivolgersi in caso di emergenza, restando in contatto con chi di dovere. La stessa azienda, leader nel settore della telefonia “semplificata”, ha creato anche una rete privata cui possono prendere parte soltanto utenti autorizzati. Grazie a questa, il paziente può chiedere supporto per alzarsi dal letto, per la spesa o per sbrigare altre mansioni domestiche. Il suo nome è Doro Connect & Care.

Le aziende italiane attive nel settore delle tecnologie rivolte agli anziani

Uno dei progetti più interessanti tra quelli presentati di recente è CollegaMENTI, ideato da Cba Group, società informatica con sede in provincia di Trento. L’obiettivo del sistema è realizzare una rete virtuale composta dai tre principali protagonisti dell’assistenza a domicilio, ovvero anziani, familiari e operatori, mettendoli in comunicazione tra loro. La piattaforma richiede l’inserimento di alcuni dati relativi allo stato di salute dell’anziano, onde permettere alle figure coinvolte di interagire e ai familiari di restare costantemente informati circa le condizioni dell’assistito, grazie alle notifiche inviate su smartphone. Non manca la possibilità di effettuare videoconferenze, alle quali possono partecipare tutti i soggetti coinvolti. Con App Storygram, ideata dalla stessa azienda, è possibile realizzare un album digitale dei ricordi, caricandovi racconti, foto e aneddoti: una sorta di diario virtuale teso alla stimolazione cognitiva dell’anziano.

WiMHome è il frutto di una startup nata da poco, tesa a sfruttare le tecnologie più recenti a vantaggio dell’assistenza a domicilio per anziani, favorendone l’indipendenza e la domiciliarizzazione. Il sistema consente di monitorare l’ambiente domestico e di ottenere informazioni circa la regolarità di tutte le attività casalinghe dell’anziano. WiMHome funziona grazie ad alcuni sensori ambientali e segnala anche eventuali anomalie (cadute, abbandono del letto, fuga dall’appartamento, etc.).

L’importanza di un monitoraggio costante

Sensor-Care è un’altra invenzione tutta italiana, pensata per consentire all’anziano di conservare la propria indipendenza. Il dispositivo opera in maniera discreta, rispettando la privacy dell’assistito. Non impiega microfoni o telecamere, ma riesce comunque a garantire informazioni H24, sia agli assistenti domiciliari che ai familiari. Il monitoraggio permette di individuare eventuali situazioni anomale, tra cui alterazioni improvvise dei ritmi alimentari, nell’igiene personale o nel rapporto veglia/sonno. Le informazioni vengono elaborate in tempo reale, segnalando automaticamente (mediante email, notifiche su smartphone o sms) le anomalie rilevate di recente, valutate tali in seguito alla comparazione con i dati storici. Al sistema possono essere collegati sensori opzionali, in grado di evidenziare eventi potenzialmente pericolosi, come la presenza di fumo, acqua o gas.

Anche Cardea nasce per migliorare il monitoraggio delle abitudini dell’anziano, la cui alterazione può costituire la spia di un problema. La diminuzione dell’attività motoria, ad esempio, potrebbe essere sintomo di una difficoltà a deambulare.

Infine, Carely è l’app che permette di tenere traccia di tutte le visite mediche dell’anziano (con i relativi risultati) e di condividerle con chiunque. In questo modo, i parenti possono collaborare nell’assistenza al malato evitando possibili incomprensioni.

Lo Specialista a casa dell’Anziano

Assistenza a domicilio per anziani, ambienti di vita assistiti e tecnologie in grado di migliorare la qualità della vita sono alcuni degli obiettivi che qualsiasi società progredita dovrebbe perseguire. Ed è ciò in cui da sempre si impegna EpiCura che, grazie all’operato dei propri specialisti, pratica assistenza domiciliare ad anziani e pazienti allettati su tutto il territorio italiano, in particolare assistenza domiciliare a Milano, Torino, Roma, Firenze, Bologna, Brescia, Napoli, Catania e Genova. In un’epoca durante la quale la tecnologia sta conquistando tutti i settori, anche l’assistenza domiciliare può e deve sfruttarne al meglio le enormi potenzialità.

Eccoci al termine di questa prima tappa, se pensi che ci siano altre innovazioni nei servizi o nelle tecnologie, utili per l’assistenza a domicilio dell’anziano, non esitare a scriverle nei commenti.

Mal di schiena, cervicalgia e torcicollo – Cause, sintomi e rimedi

Mal di schiena, cervicalgia e torcicollo – Cause, sintomi e rimedi

Un disturbo tanto diffuso quanto invalidante

La cervicalgia è una delle patologie più diffuse tra quelle a carico della schiena: interessa le sette vertebre superiori del rachide, poste a ridosso del collo e della testa. Colpisce maggiormente le donne e ad oggi costituisce una delle cause più frequenti di disabilità nel mondo occidentale. In genere, i forti dolori causano l’irrigidimento dei muscoli del collo e una netta diminuzione delle capacità di movimento. Questa forma di mal di schiena tende ad irradiarsi verso le spalle e le braccia e ad accompagnarsi con sintomi quali vertigini, mal di testa e disturbi sensoriali (all’udito e alla vista). Può insorgere in seguito a un ampio ventaglio di eventi traumatici, ma può essere legata anche a condizioni di forte stress, sedentarietà o a posture scorrette reiterate nel tempo. Per risolvere tale condizione è fondamentale inquadrare prima le cause e i sintomi, quindi avviare un trattamento specifico. In genere, il disturbo si risolve spontaneamente nel giro di una settimana. Superati i 7/10 giorni, oppure in presenza di recidive frequenti, sarà necessario rivolgersi ad un medico e concordare una terapia. La cervicalgia e torcicollo non vanno confusi. Quest’ultimo, infatti, è solitamente caratterizzato da violente fitte dovute a una contrattura improvvisa.

Le cause della cervicalgia

La cervicalgia interessa la parte alta della schiena, nota con il nome di rachide cervicale. Quest’area è formata da 7 vertebre che costituiscono il sostegno per il collo e la testa. Infiammazioni e dolori che colpiscono questa regione sono principalmente legati a traumi e possono coinvolgere le vertebre, piuttosto che le articolazioni o i muscoli che le sorreggono. In genere, questi traumi dipendono da posture scorrette reiterate nel tempo, come spesso accade a chi svolge professioni che costringono a restare seduti per molto tempo. Anche una scarsa attività fisica e un tono muscolare inadeguato possono predisporre a lesioni, strappi e contratture, soprattutto in caso di movimenti bruschi o carichi eccessivi, rimediati praticando sport o in seguito ad incidenti stradali. Da non sottovalutare lo stress, in grado di determinare forti tensioni muscolari, rendendo più sensibile l’area ad eventuali traumi o infiammazioni. Altre cause sono da ricercarsi in patologie quali la scoliosi, la lordosi lombare e la cifosi o in malattie come l’artrite reumatoide, l’osteoartrosi e l’ernia del disco. L’artrite causa il consumo progressivo dei dischi intervertebrali, i quali tendono a schiacciare le vertebre, causando rigidità e dolori. Non di rado, mal di schiena e mal di testa possono palesarsi in seguito a malocclusioni dentali, ovvero quando le arcate dentali non si chiudono in maniera corretta.

I sintomi della cervicalgia

I dolori alla schiena percepiti dai pazienti colti da cervicalgia sono variabili, sia in termini di intensità che di durata. In ogni caso, il dolore è costante e localizzato in aree specifiche del rachide superiore. La localizzazione può aiutare il medico e il fisioterapista a comprendere l’origine del problema, nonché l’eventuale coinvolgimento dei nervi. È possibile distinguere tre diverse categorie di dolori:

– La cervicalgia tensiva (o torcicollo), i cui sintomi riguardano soprattutto il collo. È caratterizzata da fitte violente, rigidità muscolare e da una limitata mobilità dell’area interessata. Può essere legata a traumi o colpi di freddo.

– La sindrome cervico-brachiale, caratterizzata da dolori che tendono ad irradiarsi verso spalle e braccia. Sensibilità eccessiva e formicolii agli arti sono gli indizi di un’anomala compressione dei nervi cervicali.

– La sindrome cervico-cefalica, che causa forti cefalee di tipo tensivo, ma anche vertigini, emicrania, disturbi all’udito e alla vista, vomito e nausea.

Per fortuna, i dolori tipici della cervicalgia durano soltanto pochi giorni, soprattutto se legati a traumi. Qualora non trattati in maniera adeguata, tuttavia, i sintomi possono ripresentarsi facilmente. Se la condizione dolorosa si protrae per mesi, può essere definita cronica.

La diagnosi del problema

La localizzazione e la natura dei dolori possono aiutare il medico a identificare l’origine del disturbo e le sue cause. Nel corso della visita, il medico specialista provvederà all’anamnesi del paziente, ponendo l’attenzione sulla tipologia di lavoro che svolge, sulle origini del dolore (progressivo o improvviso e quindi legato a traumi), sull’eventuale irradiazione del dolore verso spalle, braccia e mani. In seguito, sarà possibile procedere con l’esame obiettivo, che consiste in una valutazione neurologica e muscolo-scheletrica del paziente, utile ad escludere problematiche più serie, quali ernie o protrusioni in grado di sollecitare o comprimere oltremodo le strutture nervose. L’ortopedico o il fisiatra possono avvalersi di esami approfonditi quali radiografia, risonanza magnetica, TAC o elettromiografia. Una volta individuato il problema scatenante, il medico specialista indicherà la terapia più adatta, che può comprendere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o cortisonici (in caso di problemi più gravi o mal di schiena persistenti), oltre a un iter fisioterapico da effettuarsi in compagnia di un professionista come quelli che operano per conto di EpiCura.

Rimedi e prevenzione

La fisioterapia per i dolori alla schiena ci insegna tanto. La prevenzione del disturbo passa attraverso uno stile di vita sano: un’attività fisica costante aiuterà a tonificare e a rafforzare la muscolatura della schiena e del collo. Durante la fase acuta, alle terapie farmacologiche sarà opportuno affiancare alcuni accorgimenti: la zona colpita andrà tenuta a riposo e, qualora consigliato dal medico, il paziente dovrà indossare un tutore (il cosiddetto collare ortopedico). In seguito, bisognerà prestare molta attenzione alla postura, onde alleviare il carico su vertebre e articolazioni. La fisioterapia potrà aiutare a correggere eventuali difetti posturali e a ripristinare le funzionalità della regione colpita. Esercizi di rafforzamento e stretching, ma anche massoterapia e manipolazioni, possono aiutare il paziente a prevenire eventuali recidive. Il paziente dovrà eseguire regolarmente gli esercizi consigliati dal fisioterapista: ogni movimento andrà effettuato lentamente, evitando gesti bruschi, in grado di esacerbare il problema. Grazie al supporto dei professionisti che operano tramite EpiCura sarà possibile eseguire gli esercizi anche a domicilio. I movimenti consigliati riguardano:

– La rotazione del collo e della testa, da compiere effettuando tre giri verso sinistra e altrettanti verso destra.

– La flessione del capo, da eseguire inclinando la testa su un lato e dall’altro, cercando di avvicinare quanto più possibile l’orecchio alla spalla.

– L’estensione del collo in avanti, da effettuare cercando di toccare il torace con il mento.

Dolori alla Schiena media o Dorsalgia: cause, sintomi e rimedi

Dolori alla Schiena media o Dorsalgia: cause, sintomi e rimedi

La dorsalgia, un disturbo che interessa la parte centrale della schiena

Pur essendo legati a numerose cause scatenanti, i dolori alla schiena possono essere suddivisi in tre grandi gruppi: quelli alla bassa schiena, quelli che coinvolgono la parte superiore del dorso e quelli che colpiscono la zona mediana, comunemente detta dorso, da cui dorsalgia in casi di affezione patologica. La dorsalgia, pur essendo meno diffusa rispetto a lombalgia e cervicalgia, resta una delle patologie responsabili della maggior parte delle assenze sul lavoro. Interessa la colonna vertebrale e si manifesta attraverso un dolore costante e superficiale, localizzato nel tratto centrale della schiena, tra le vertebre D1 e D12. In genere, trae origine da problemi pregressi o sovraccarichi a danno delle strutture muscolo-scheletriche (costole, vertebre, tendini, muscoli), oppure da altre patologie a carico degli organi interni (il cuore, i polmoni, il fegato, etc). Le pubblicazioni scientifiche sull’argomento sono meno numerose rispetto a quelle relative ad altri disturbi che interessano la colonna vertebrale e i muscoli associati, probabilmente perché si tratta di una patologia più rara, anche se in grado di interessare ogni fascia d’età. La dorsalgia viene spesso confusa o associata alla lombalgia, un disturbo che può interessare tendini, muscoli e ossa della bassa schiena e del bacino, o alla cervicalgia, la cui sintomatologia colpisce il collo e le spalle.

Tutte le possibili cause delle dorsalgia

I fattori di rischio della dorsalgia sono numerosi, ma possono essere suddivisi in due grandi categorie. Alla prima appartengono tutte le cause legate a patologie e cattive abitudini in grado di gravare sulla condizione delle strutture muscolo-scheletriche, ovvero: microtraumi a carico dei muscoli e dei legamenti che irradiano la schiena, causati da movimenti ripetuti in ambito lavorativo o sportivo; posture scorrette (alla scrivania o alla guida dell’auto); patologie quali la cervicalgia (i dolori al collo e alle spalle tendono ad irradiarsi lungo la colonna vertebrale e a coinvolgere anche la zona mediana della schiena), l’artrosi, la scoliosi, forme gravi di osteoporosi, infezioni ossee (tra cui la “Malattia di Pott”, una rara forma di tubercolosi che attacca le vertebre) e alcune malattie reumatologiche (tra cui la spondilite anchilosante, una forma di artrite ad eziologia autoimmune e genetica). Più raramente, la dorsalgia può essere legata a problemi che colpiscono gli organi interni (contrattura del diaframma causata da sovraccarico fisico o condizioni di forte stress), oppure a prolungati stati di sofferenza gastrica (tra cui la gastrite).

I sintomi

La dorsalgia si manifesta attraverso dolori forti e persistenti, localizzati nel tratto mediano della schiena e più precisamente tra le vertebre D1 e D12. I dolori alla colonna vertebrale possono peggiorare e diventare particolarmente intensi qualora si assumano posizioni scorrette o si eseguano attività che impongono movimenti ripetuti. In alcuni casi il fastidio può irradiarsi lungo le coste e raggiungere il torace. Numerosi pazienti lamentano dolori che dal tratto cervicale tendono ad irradiarsi nella sezione mediana della schiena. I dolori che caratterizzano la dorsalgia possono essere acuti e cronici e a volte direttamente correlati a quelli che interessano la cervicale. Oltre al fastidio intenso e localizzato, la muscolatura del dorso tende ad irrigidirsi, con i muscoli più vicini alla colonna vertebrale contratti e dolenti. L’irrigidimento del dorso può accompagnarsi ad un indebolimento degli arti inferiori e a parestesie intercostali (intorpidimento, prurito e formicolii), che interessano tutta l’area di distribuzione della radice nervosa. Inoltre, una contrazione eccessiva dei muscoli che sostengono la colonna vertebrale può causare difficoltà di deambulazione e casi di ritenzione urinaria.

I principali rimedi contro i dolori alla schiena

Essendo la maggior parte delle dorsalgie di origine muscolo-tendinea, queste sono destinate a risolversi con la combinazione di una terapia farmacologica (assunzione controllata di antinfiammatori, antidolorifici e miorilassanti) e di una terapia fisioterapica mirata. Se la prima serve esclusivamente ad attenuare il dolore nella sua fase più acuta, la terapia riabilitativa, che consiste in alcune sedute di massoterapia o ultrasuoni, è utile a rilassare la muscolatura e ad allentare le tensioni. Nei casi più gravi può essere necessario un intervento chirurgico (frattura vertebrale causata da osteoporosi). Nella fase che segue la scomparsa del dolore acuto, è importante affidarsi ad uno specialista in grado di stilare un programma di lavoro utile a correggere eventuali posture scorrette o piccoli difetti anatomici. Per minimizzare il rischio di incorrere in pericolose recidive, è necessario eseguire tutti gli esercizi prescritti dal fisioterapista ed imparare a sollevare i carichi come conviene, senza mettere a repentaglio le strutture muscolo scheletriche della schiena. È buona norma prendere parte a sedute di chinesiterapia posturale e, nei casi più gravi, indossare un busto correttivo. I professionisti che operano per conto di EpiCura offrono interventi a domicilio, in grado di rendere più comode le sedute e migliorare l’applicazione del paziente.

L’importanza del fisioterapista

Il fisioterapista interviene per alleviare il dolore e le tensioni muscolari durante la fase acuta e per insegnare al paziente come prevenire le ricadute. In caso di dolori alla colonna vertebrale dovuti a traumi, problemi meccanici o sovraccarichi, è possibile ricorrere a diverse metodologie, tra cui: la tecarterapia, utile ad alleviare le tensioni dovute a posture scorrette e a carichi elevati, oltre che ad estinguere la conseguente infiammazione; la ginnastica posturale, necessaria per ristabilire un corretto equilibrio tra le tensioni fasciali e migliorare lo scarico del tratto dorsale, in modo da ottenere un’efficace decompressione delle vertebre e dei dischi intervertebrali; il trattamento osteopatico, che ricerca la causa del sovraccarico e valuta l’eventuale presenza di disfunzioni meccaniche o viscerali, allo scopo di risalire alla causa del problema. Il fisioterapista aiuterà il paziente ad allungare ed irrobustire i muscoli della schiena attraverso la pratica di esercizi mirati:

– Seduti a terra con le gambe incrociate, allargate le braccia mantenendole parallele al suolo con i palmi rivolti verso l’alto e facendo attenzione a non sollevarle oltre le spalle. Portate lentamente le braccia indietro arrivando fin dove è possibile e mantenendo la posizione per quindici secondi.

– In piedi con le braccia rilassate lungo il tronco, portate lentamente le braccia sopra la testa. Dopodiché girate i palmi verso l’esterno. Spingete il più possibile per cinque secondi e tornate nella posizione iniziale.

Lombalgia e dolori bassa schiena

Lombalgia e dolori bassa schiena

La lombalgia, un problema che interessa milioni di persone

I dolori lombari rappresentano uno dei disturbi più frequenti nella popolazione adulta, soprattutto dopo i 30 anni. La lombalgia e dolori bassa schiena colpiscono sia gli uomini che le donne e più raramente può insorgere anche in età pediatrica. Si stima che almeno l’80% della popolazione mondiale abbia avuto a che fare almeno una volta nella vita con episodi di lombalgia. Esistono due tipologie di dolori lombari: la lombalgia acuta e quella cronica. La prima è caratterizzata da manifestazioni dolorose intense, legate a lesioni muscolari, articolari, legamentose e discali e che tendono ad accompagnarsi a fenomeni infiammatori. In questi casi, dolore ed infiammazione cessano relativamente presto, perdurando per un massimo di trenta giorni. Il dolore acuto, pertanto, ha un ruolo adattivo e protettivo, poiché serve ad impedire ulteriori movimenti in grado di danneggiare il rachide e i muscoli dorsali. Tuttavia, il mal di schiena acuto può cronicizzarsi, a causa di alcuni fattori secondari, quali lo stress, un’errata gestione ergonomica della schiena e una scarsa attività fisica. A differenza di quello acuto, il dolore cronico non ha alcuna funzione protettiva, in quanto autonomo e recidivo, e in grado di limitare la mobilità e le funzionalità della colonna vertebrale e dei muscoli associati.

Le cause dei dolori alla bassa schiena

Nella maggior parte dei casi, i dolori alla parte bassa della schiena sono di origine meccanica; più raramente sono collegati a neuropatie o a disturbi viscerali con irradiazione in sede lombare. I fattori di rischio della lombalgia sono tanti e possono essere divisi in due categorie principali, ovvero quelli individuali e quelli occupazionali. I primi includono l’età, il tabagismo, condizioni di forte sovrappeso, eventuali sforzi e posture scorrette. I fattori di rischio occupazionali, invece, riguardano la necessità di trascorrere molto tempo in piedi o seduti (alla scrivania o alla guida dell’auto), le vibrazioni prodotte dal veicolo e la movimentazione abituale di carichi. Infine, come anticipato poc’anzi, sono più suscettibili a lombalgia aspecifica i pazienti sottoposti ad elevati livelli di stress, ansia o depressione. In tutti i casi appena elencati, i muscoli, i legamenti e i tendini che innervano la regione lombare vengono sottoposti ad un logorio eccessivo, condizione direttamente collegata alla comparsa del dolore, che può assumere durata e intensità variabili. Episodi ricorrenti riguardano circa la metà dei pazienti e le recidive sono caratterizzate da dolori ancora più intensi rispetto alla prima volta. L’incidenza del problema aumenta con l’avanzare dell’età.

I sintomi

I pazienti affetti da lombalgia acuta lamentano dolori lancinanti e intensi. Nella forma cronica, invece, il dolore tende a diventare più costante e sordo. Il fastidio tipico della patologia è di natura muscolare, tende ad essere persistente e superficiale ed è localizzato nella regione lombosacrale. Tuttavia, può irradiarsi fino ai glutei e alle cosce, senza scendere oltre il ginocchio, contrariamente a quanto accade nella sciatica, o lombo-sciatalgia( parliamo di cose’è e come si cura la sciatalgia in questa pagina), disturbo che interessa il nervo sciatico. Quest’ultima condizione determina un dolore che ha origine nella regione lombosacrale e che interessa tutta la fascia posteriore di uno o di entrambi gli arti inferiori, scendendo fino al polpaccio o al piede. I dolori causati dalla lombalgia possono essere acuiti da alcuni cambi di posizione o da sforzi più o meno intensi e, nei casi più gravi, possono associarsi a un’importante limitazione funzionale. Ne conseguono difficoltà a camminare, a muoversi e talvolta persino a starnutire o a tossire. Nella speranza di lenire il dolore, il paziente tende ad assumere posizioni innaturali, che spesso rischiano di peggiorare ulteriormente la sintomatologia. Ci sono poi casi di associazioni particolari, come quello fra mal di schiena lombare e pancia gonfia.

Come intervenire

I dolori lombari possono essere così intensi da costringere chi ne è afflitto al riposo totale. Tuttavia, è necessario limitare l’immobilità ai primi due o tre giorni, trascorsi i quali bisognerà gradualmente riprendere confidenza con i movimenti e la deambulazione. Il trattamento si basa sulla chinesiterapia e sulla fisioterapia, oltre che sull’assunzione di farmaci miorilassanti e analgesici. In questa fase, il fisioterapista deve mostrare al paziente le tecniche per gestire meglio il proprio corpo, ridurre il dolore e prevenire eventuali recidive. Gli esercizi più indicati sono finalizzati al rilassamento, all’allungamento della muscolatura e alla rieducazione posturale. Tra gli esercizi antalgici, tesi a lenire il dolore, e da eseguire anche diverse volte al giorno figurano:

– la “posizione Psoas“, che va effettuata distesi a terra in posizione supina, con le gambe piegate a formare un angolo di novanta gradi e i polpacci poggiati su un piano orizzontale. Quest’esercizio consente il rilassamento del muscolo ileo-psoas, riducendone la trazione sulle vertebre lombari.

– la “posizione della Sfinge“, da effettuarsi distesi a terra in posizione prona, con i gomiti e gli avambracci poggiati a terra e la schiena inarcata. Permette la centralizzazione del dolore in caso di ernie o protrusioni discali.

Terminata la fase acuta, bisognerà attenersi al seguente protocollo: esercizi di isometria, tesi al rafforzamento muscolare, seguiti da esercizi di stabilizzazione lombosacrale e di mobilizzazione progressiva. In caso di miglioramenti, sarà possibile inaugurare un trattamento conservativo. Qualora si dovessero registrare peggioramenti, allora sarà il caso di effettuare ulteriori indagini e vagliare soluzioni terapeutiche differenti, comprese quelle chirurgiche.

Prevenzione del problema

Prevenire i dolori alla bassa schiena è possibile. Per farlo occorre modificare le abitudini sbagliate, correlate soprattutto alla sedentarietà. I fattori di rischio della lombalgia sono noti e la prevenzione del disturbo si fonda essenzialmente sulla loro riduzione, per quanto possibile: converrà tenere sotto stretto controllo il peso corporeo, correggere eventuali posture sbagliate, imparare le tecniche di sollevamento consigliate da medici e fisioterapisti, evitare di sollevare pesi eccessivi.

Lombalgia e dolori bassa schiena

Lombalgia e dolori bassa schiena

È fondamentale fare sufficiente attività fisica, allo scopo di mantenere i muscoli tonici e allenati, senza dimenticare che lo sport permette anche di scaricare tensione, ansia e stress. Massoterapia ed esercizi mirati sono molto importanti, sia per combattere lo stress psicologico che per evitare un eccessivo logorio meccanico. Per mantenere in forma la schiena ed ottenere un allenamento funzionale soddisfacente è molto importante svolgere con costanza gli esercizi consigliati dai fisioterapisti, anche a domicilio, grazie all’intervento di specialisti come quelli che operano per EpiCura. Tali esercizi sono parte fondamentale del trattamento conservativo e preventivo e servono a mantenere il soggetto attivo e autonomo.

I dolori alla schiena: quali sono e come riconoscerli

I dolori alla schiena: quali sono e come riconoscerli

I dolori alla schiena e la loro origine

Il mal di schiena è uno dei fastidi più diffusi. Nella maggior parte dei casi, si manifesta come un dolore episodico della durata di pochi giorni, che finisce per risolversi spontaneamente, oppure grazie a un iter terapeutico breve e di modesta entità. I dolori alla schiena possono insistere in qualsiasi parte della regione dorsale e irradiarsi fino alla testa e ai glutei. Chi ne soffre in genere non accusa fastidi ben localizzati e definiti, fatta eccezione nel caso di fratture alle vertebre. Scopriamo I dolori alla schiena: quali sono e come riconoscerli.  Il mal di schiena può essere acuto o recidivante. La quasi totalità degli episodi acuti che coinvolgono la regione dorsale è originata da traumi, sforzi intensi, colpi di freddo e posture sbagliate, in grado di provocare stiramenti, rigidità e tensioni muscolari. Il mal di schiena acuto insorge in maniera brusca: il dolore è improvviso e lancinante e può causare una totale impotenza funzionale. Il fastidio da postura errata si manifesta dopo aver tenuto una posizione obbligata per molte ore (alla scrivania, alla guida, etc.). Può essere originato da tensioni muscolari eccessive, alimentate da un forte stress meccanico, dal sovrappeso o da un tono muscolare scadente. Quando il mal di schiena diventa una condizione recidivante e tende ad irradiarsi lungo le gambe (sciatalgia) può dipendere da una eccessiva compressione nervosa, causata da un’ernia del disco o altre patologie.

I dolori dorsali

I dolori dorsali compaiono nel tratto centrale della schiena e tra le scapole. Tale manifestazione è meno frequente rispetto a lombalgie e cervicalgie, eppure può essere altrettanto invalidante. I dolori possono accentuarsi adottando determinate posizioni; al contrario, diminuiscono con il riposo. In genere, questo sintomo è legato a posture scorrette, lesioni discali o alterazioni a carico delle articolazioni intervertebrali. Qualora i dolori dorsali dovessero cronicizzarsi, allora potrebbero dipendere dall’adozione abituale di posture errate, scoliosi, osteoporosi o artrosi della colonna vertebrale. Sovrappeso, scarso tono muscolare e alcune patologie legate agli organi interni (contrattura del diaframma o disturbi come la gastrite) possono peggiorare la situazione. La dorsalgia si manifesta attraverso un forte dolore localizzato nel tratto dorsale e più precisamente tra la vertebra 1 e la vertebra 12. Da lì può estendersi fin lungo le coste e al torace. Il dorso tende ad irrigidirsi e i muscoli prossimi alla colonna vertebrale risultano dolenti e contratti. Per alleviare il dolore può essere utile ricorrere a sedute di fisioterapia o ultrasuoni. Sarà opportuno anche correggere eventuali posture scorrette, magari prendendo parte a sedute di chinesiterapia posturale o indossando un busto correttivo.

I dolori cervicali

Il disturbo in questione coinvolge la parte posteriore del collo, la nuca, la testa e le spalle. La cervicalgia è uno dei disturbi muscolo-scheletrici più diffusi. A soffrirne sono soprattutto gli adulti oltre i 45 anni, con particolare riferimento a chi svolge uno stile di vita sedentario e a coloro che assumono abitualmente posture scorrette. Anche lo stress può causare questo disturbo. Tra i sintomi della cervicalgia possiamo riconoscere rigidità del collo e delle spalle, mal di testa e giramenti, vertigini, fastidi alla vista e all’udito, formicolio agli arti e torcicollo. La cervicalgia può risolversi spontaneamente, ma può anche cronicizzarsi, peggiorando drasticamente la qualità della vita di che ne soffre. Una delle cause più frequenti dei dolori cervicali è l’artrosi, ovvero la lenta e progressiva erosione della cartilagine che occupa gli spazi articolari. Col progredire dell’artrosi e del deterioramento della cartilagine, le ossa cominciano a sfregare tra loro, causando dolori, rigidità e limitazioni importanti della mobilità. La cervicalgia legata all’artrosi è particolarmente frequente dopo i 55 anni. Il freddo, l’umidità e il movimento possono peggiorarne i sintomi.

I dolori lombari

Nei paesi industrializzati circa l’80% della popolazione soffre o ha sofferto almeno una volta di dolori lombari. La lombalgia è una sindrome dolorosa che coinvolge la parte inferiore della schiena e si irradia nei segmenti lombare e sacrale della colonna vertebrale, a volte interessando anche i glutei e gli arti inferiori. Può manifestarsi in forma acuta, spesso risolvibile in breve tempo e senza particolari interventi. La lombalgia cronica, invece, può sfociare in lombo-sciatalgia: in tal caso il dolore si irradia verso gli arti inferiori, peggiorando la deambulazione. Gli sforzi eccessivi, la sedentarietà, le posture scorrette e alcune patologie quali l’ernia del disco e la spondilolistesi possono causare o peggiorare le manifestazioni dolorose. La mancanza di tono muscolare e condizioni di forte sovrappeso possono aggravare la situazione, così come influiscono eventuali alterazioni della spina dorsale, quali la lordosi e la scoliosi. A seconda della diagnosi, le terapie possibili riguardano: antidolorifici e antinfiammatori, farmaci miorilassanti e cortisonici, massoterapia, manipolazioni e ginnastica posturale insieme a professionisti come quelli che operano per EpiCura, tecar, laser e tens terapia e, nel peggiore dei casi, intervento chirurgico.

Come prevenire i dolori alla schiena

Il mal di schiena è un disturbo dai costi sociali ed economici estremamente elevati. Per prevenire i dolori alla schiena, siano essi dorsali, lombari o cervicali, è molto importante un’accorta prevenzione. Per combattere e prevenire questo disturbo è necessario correggere alcune abitudini sbagliate. La prevenzione secondaria, invece, si fonda su interventi rieducativi che coinvolgono figure come medici e terapisti della riabilitazione. In questo modo si tenta da un lato di ristabilire le condizioni precedenti al trauma e dall’altro di allontanare il rischio di eventuali recidive. Per prevenire il mal di schiena è necessario curare la qualità del riposo notturno tramite una scelta accorta del materasso e della rete, che dovranno essere abbastanza rigidi, oltre che di qualità. Evitare condizioni di forte sovrappeso è un altro dovere cui non sottrarsi, così come imparare le giuste tecniche di sollevamento, pratica fondamentale per prevenire lesioni, strappi e problemi ancora più gravi, come l’ernia del disco. L’attività fisica è un vero e proprio toccasana per la schiena. L’obiettivo principale di qualsiasi programma riabilitativo è rendere la muscolatura spinale, addominale e lombare più tonica ed elastica. Nel 90% dei casi, il mal di schiena regredisce spontaneamente entro trenta giorni dalla sua comparsa. Tuttavia, se non si procede all’eliminazione delle cause e dei fattori predisponenti, il dolore si ripresenterà nel giro di pochi mesi.