Come gestire i Genitori Anziani Lontani

Come gestire i Genitori Anziani Lontani

Da risorsa al problema dei genitori anziani lontani

Oggigiorno, considerato il moltiplicarsi degli impegni e lo stile di vita sempre più frenetico, un nonno in piena salute costituisce una risorsa eccezionale per figli e nipoti: i genitori anziani, infatti, sostituiscono la baby sitter, aiutano i ragazzi a fare i compiti, li accompagnano a scuola e spesso garantiscono persino un sostegno economico laddove ce ne sia bisogno. Tuttavia, col passare del tempo le cose cambiano e i ruoli finiscono per invertirsi. Tantissimi figli si trovano a dover affrontare una sfida molto complicata: fare da genitori ai propri figli e, al contempo, accudire i genitori anziani. Un duplice ruolo che spesso cozza con il lavoro e gli impegni; una condizione che accomuna tantissime persone, costrette ad ingegnarsi per trovare soluzioni efficaci e, con esse, anche un po’ di serenità. Purtroppo, non ci si inventa di colpo bravi caregiver; si tratta di una sfida che obbliga i figli a muoversi freneticamente tra lavoro, abitazione e ambulatori medici. E a peggiorare la situazione spesso interviene anche il tipico senso di colpa che assale chi finisce col considerare i propri genitori anziani soltanto un “peso”. Ma c’è una condizione che rischia addirittura di peggiorare una situazione già di per sé difficile: la lontananza, che si frappone tra le necessità del genitore e le possibilità di rendersi utili dei figli. Come ovviare a questo problema dei genitori anziani lontani?

La lontananza, madre di tutte le preoccupazioni

Attraverso una legge ad hoc, il governo cinese ha stabilito che i figli devono far visita con una certa costanza ai propri genitori anziani lontani. Il provvedimento intende far fronte al rapido invecchiamento della popolazione, causato dall’ormai nota politica del figlio unico. Nel nostro Paese non vi è necessità di una legge del genere, ma è pur vero che non tutti i membri della famiglia sono disponibili ad assistere i genitori anziani: c’è chi assume il controllo della situazione facendosi in quattro e chi, invece, se ne lava le mani. Secondo le statistiche, sarebbero soprattutto le donne a fornire assistenza. Molto dipende dagli impegni lavorativi e dal rapporto maturato nel tempo con gli stessi genitori. Eppure la condivisione in termini di cure offerte ai propri cari è fondamentale: c’è chi può garantire assistenza ospitandoli nella propria abitazione, chi può accompagnarli dal medico, chi può occuparsi della spesa o delle faccende domestiche e così via. L’importante è che ognuno faccia la sua parte, compreso chi vive lontano. Certo, per questi ultimi prendersi cura dei genitori anziani può essere più complicato, ma non per questo impossibile.

Accudire i genitori anziani a distanza: è possibile?

Coloro che vivono lontano dai propri cari, spesso tendono a sviluppare maggiore ansia. Preoccuparsi per le sorti di un genitore non più autosufficiente è più che normale, ma non è detto che chi vive lontano non possa far nulla per aiutare i propri cari. Molte persone vivono la medesima situazione e, per questo, si sono ingegnate per capire come comportarsi. Nei limiti del possibile, è necessario far sentire costantemente la propria presenza agli anziani, garantir loro il proprio sostegno psicologico ed emotivo attraverso telefonate costanti, stabilire un rapporto che aiuti a tenere sotto controllo le preoccupazioni e a gestire le situazioni difficili. Da un punto di vista puramente pratico, è possibile provare a coordinare i vari servizi: ad esempio, organizzare le visite del caregiver o di una persona che si occupa della casa, restando sempre in contatto con costoro. Prendersi cura dei genitori anziani lontani può essere complesso. Esistono, però, alcuni modi per far sì che la cosa funzioni. L’organizzazione è fondamentale, ma possono esserlo anche altri elementi per aiutare i genitori anziani lontani.

Gestire i genitori anziani lontani in maniera efficace

Innanzitutto, è importante stilare un programma ben definito: un approccio utile a conoscere meglio la situazione della persona in difficoltà, gli eventuali pericoli e la tipologia di assistenza di cui necessita. In questa fase, è opportuno individuare le risorse locali e le varie opzioni praticabili. Ad esempio si può anche intervenire nella progettazione della casa per l’anziano.

Sarà opportuno mantenere i contatti con chi si occupa del genitore lontano, raccogliendo quotidianamente appunti sulle sue condizioni. È importante avere sempre a portata di mano i vari contatti, i numeri degli eventuali conti correnti (utili in caso di cure mediche e assistenza domiciliare) e altri dettagli fondamentali.

dott.ssa De Rossi, esperta nella cura dell’anziano

Altrettanto importante è tenere sotto controllo disturbi e patologie e reperire notizie circa i trattamenti più indicati. L’altra regola è creare una rete di contatti locali facilmente raggiungibili in caso di necessità. Una buona idea potrebbe essere organizzare visite regolari da parte dei familiari o dei vicini, chiedendo loro aggiornamenti circa le condizioni di salute della persona cara.

In caso di peggioramenti è possibile richiedere l’aiuto di un caregiver professionista, in grado di gestire le emergenze e aiutare l’anziano in difficoltà. EpiCura offre un servizio attento e professionale, mediante il supporto a domicilio di:

Nonostante l’impegno nel gestire le cose a distanza, non bisogna lesinare sulle visite: è importante mantenere i contatti e, di tanto in tanto, raggiungere fisicamente la persona in difficoltà. In tal modo sarà più facile verificare di persona il suo stato emotivo, fisico e finanziario.

La tecnologia corre in nostro aiuto

Abbiamo ampiamente approfondito il ruolo della tecnologia nell’assistenza anziani. Quando non è possibile far visita a qualcuno, tablet e smartphone ci tendono la mano, permettendoci di restare in contatto con chi vogliamo. Se la persona assistita possiede un cellulare, è importante accertarsi che sia in grado di usarlo, facilitandole l’accesso ai contatti più importanti. Vale la pena tenere in considerazione le opzioni dedicate alle persone anziane nel campo della telefonia mobile, tra cui comandi vocali, compatibilità con gli apparecchi acustici e pulsanti più grandi. Se la persona in difficoltà è d’accordo, è possibile farle indossare un braccialetto elettronico salvavita. Premendo un semplice tasto, questi dispositivi allertano chi si prende cura dell’anziano in caso di emergenze. I più efficaci? SalvavitaGo Beghelli è facile da usare e ideato per anziani e giovani, persone affette da patologie gravi e sportivi.

Chi è e cosa fa una Badante

Chi è e cosa fa una Badante

Per rispondere alla domanda su chi sono le badanti e cosa fa una badante, ossia quali siano i compiti previsti per questa figura, si deve partire da un antefatto doveroso.

Il ricorso a servizi privati di assistenza è frutto di un’esigenza di bisogni e di cure di lungo periodo, le cosiddette Long Term Care, per la maggior parte esigenza che proviene da anziani.

Per rispondere a tale necessità diverse sono le tipologie di assistenza alternativa, più o meno formalizzata.

  • È ancora molto forte la componente “familiare”: i cosiddetti caregiver informali, cioè familiari, magari figli di genitori anziani ingestibili, che si fanno carico delle cure assistenziali a parenti non auto sufficienti.
  • A questa realtà si affianca quella dei servizi assistenziali privati, che offrono e organizzano piani di assistenza personalizzati.
  • La richiesta è anche rivolta al sistema sanitario nazionale, attraverso ricoveri in ospedale, anche se, per stessa natura del servizio, non si può parlare di long term care, ma di periodi di tempo limitato.
  • Infine, una delle porzioni più importanti nell’ambito assistenziale di lungo termine, le famiglie si rivolgono al mercato delle badanti, non ancora debitamente regolarizzato. Specialmente quando si tratta di assistenza domiciliare ad anziani.

I dati sul settore delle “badanti”, che sarebbero utili anche solo per capire realmente cosa fa una badante, sono di difficile raccolta e soffrono di carenze statistiche sia per le molteplici sfumature del fenomeno, sia per l’assenza, come già accennato, di regolamentazione apposita.

Tralasciando in questa sede le prime 3 risoluzioni, ci concentreremo sull’ultimo riguardante le badanti, un fenomeno italiano diffuso in tutte le regioni del Paese. Il rivolgersi a queste figure, in maniera sempre più massiccia, è dovuta a una serie di fattori sociali che stanno cambiando la fisionomia e l’organizzazione della società odierna:

  • allungamento della durata media della vita (aumentata di 3,3 anni negli ultimi 15 anni);
  • l’accesso al mercato femminile del lavoro, che quindi fa venir meno la figura di caregiver “tradizionale”, cioè la donna casalinga;
  • l’età avanzata del concepimento del primo figlio;
  • la diffusione di patologie croniche e degenerative.

Non ci sono dati certi, come detto, sul ricorso a queste figure semi-professionali, poiché è molto diffusa l’assunzione “in nero”, tuttavia lo studio incrociato di dati INPS lasciano presupporre che il numero delle badanti si aggiri intorno a 1,6 milioni tra regolari e irregolari. Alcune regioni (Lombardia e Emilia Romagna) hanno avviato iniziative per cercare di legittimare il fenomeno istituendo albi per badanti, al fine di formalizzare e professionalizzare le figure, agendo contemporaneamente sulla qualità e la sicurezza del servizio e introducendo strumenti fiscali (voucher e detrazioni) per incentivare la regolarizzazione di questa figura.

Non avendo una chiara connotazione professionale è difficile definire l’identikit del ruolo delle badanti, cosa fa una badante e quali compiti le spettano. Tuttavia le caratteristiche generali delle badanti, per prassi più che per definizione, si presentano così:

  • I ruoli riguardano l’assistenza e la sorveglianza dell’assistito, per far fronte a faccende domestiche, in base alle condizioni di salute si ha anche il monitoraggio notturno, la somministrazione di farmaci semplici e assistenza infermieristica semplice (nutrizione, controllo dei parametri vitali etc) senza che però ne abbiano la licenza e in generale supporto e assistenza.
  • È molto diffusa la convivenza: la figura è infatti richiesta in condizioni di particolare esigenze continuative, a cui ci si affida completamente, per questo è richiesta 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
  • La maggior parte sono donne, tra i 40-55 anni, straniere.
  • L’assunzione “in nero” è data anche, ma non solo, dalla mancata regolarizzazione della professione.

Riferendoci a questo particolare dato si suppone che più del 60% delle badanti non sia regolarizzata e non abbia specifiche competenze per far fronte alle esigenze dell’assistito.

Anche per far fronte a questa lacuna sistemica sono stati istituiti gli OSS (operatore socio assistenziale): figure di recente formalizzazione che assolvono a compiti che erano precedentemente appannaggio degli infermieri riguardo l’assistenza.

Interessante capire cosa può fare un OSS, in quanto figura qualificata, rispetto a una badante o ad altre figure professionali. Inoltre cliccando qui, diamo alcuni suggerimenti utili su come scegliere un OSS.

In sintesi gli OSS possiedono competenze professionali, acquisite tramite corsi e tirocini regionali, successivamente ai quali viene rilasciato un attestato che ne codifica la professionalità e qualità. La differenza sostanziale con la figura delle badanti è da ricercare proprio nella certificazione di qualità: in un contesto di assistenza il ruolo delle badanti è di fondamentale importanza per le famiglie che si trovano ad oggi a dover sostenere quasi interamente gli oneri dell’assistenza di lungo termine, tuttavia non vi è alcuna certificazione che ne attesti le competenze specifiche.

Migliorare la memoria dell’Anziano, tecniche e strumenti utili

Migliorare la memoria dell’Anziano, tecniche e strumenti utili

Perdita di memoria e cause

Sono molte le cause legate alla perdita della memoria, sia a breve che a lungo termine, e quasi tutte dipendono dall’età e da problemi ad essa collegati. Con l’avanzare dell’età, capacita di apprendimento e qualità della memoria tendono a deteriorarsi, anche in assenza di patologie gravi.
Migliorare la memoria dell’anziano richiede la comprensione di alcune dinamiche collegate. Quando la situazione peggiora, si può parlare di deterioramento cognitivo lieve (MCI) e demenza senile. La perdita di memoria può derivare anche da problemi emotivi, come aver perso una persona amata o sentire la propria utilità sociale venir meno. In questi casi, la perdita di memoria è spesso accompagnata da stati depressivi. Il deterioramento cognitivo lieve può essere un indicatore precoce della malattia di Alzheimer. Quest’ultima è provocata dall’accumulo della proteina “beta-amiloide” all’interno dei neuroni e dalla conseguente formazione di placche, che poco alla volta paralizzano i neuroni. Tale condizione provoca un deterioramento della memoria progressiva, insieme ad evidenti problemi di orientamento. Nella fase più critica, il paziente può mostrare una certa confusione, sviste sempre più importanti, mancanza di orientamento anche in luoghi familiari e comportamenti ostili o aggressivi.

Prevenire la perdita di memoria

Per rallentare o prevenire la progressione della malattia di Alzheimer e gli altri disturbi della memoria sono necessari: una corretta alimentazione, un rapporto veglia/sonno adeguato, attività fisica costante e una vita sociale attiva e soddisfacente. Il cervello funziona in maniera simile agli altri muscoli: di conseguenza, più viene impiegato e più facilmente resterà in forma a lungo. Uno strumento molto importante per arrestarne il degrado è rappresentato dalla cosiddetta stimolazione cognitiva, un insieme di tecniche tese ad allenare e a rafforzare le capacità cognitive del paziente, tra cui attenzione, memoria, linguaggio e funzioni esecutive. Le normali attività che stimolano le capacità cognitive hanno il potere di rafforzare le connessioni cerebrali, prevenendone il deterioramento. Tuttavia, ciò non vuol dire praticare attività a casaccio: la stimolazione cognitiva, infatti, si compone di tecniche specifiche e di un programma aderente alle esigenze del paziente.

In questo senso possono essere di aiuto gli assistenti domiciliari. Ecco qualche consiglio utile per migliorare la memoria dell’anziano:

– È importante stimolare l’assistito a dedicarsi quanto più possibile ai propri interessi e hobby, invogliandolo a praticare attività che tengano allenata la mente

– Supportare l’anziano nella pratica dell’attività fisica. Sono tante le ricerche che hanno evidenziato il collegamento tra esercizio fisico e funzionalità cerebrali

– Seguire una dieta sana ed equilibrata; in tal senso il modello mediterraneo è quello più indicato. È molto importante, invece, limitare il consumo di alcolici.


Cure e rimedi

Ogni trattamento dipende dalla causa scatenante; le difficoltà originate dagli effetti collaterali dei farmaci impongono modifiche alla terapia, mentre una carenza di vitamina B12 può essere risolta mediante integrazioni o interventi nutrizionali. Chi è affetto da demenza senile dovrebbe essere seguito da un neurologo, uno psichiatra o un geriatra. Chi soffre di Alzheimer è tenuto ad assumere determinati farmaci, tra cui donepezil, rivastigmina, galantamina e memantina, utilizzata per le forme più severe. Noi consigliamo di rivolgersi sempre ad un medico. Tali farmaci servono a rallentare il declino causato dalla malattia, salvaguardando alcune funzionalità specifiche, quali capacità di parola, pensiero e memoria. Ad oggi l’approccio più efficace nella lotta all’Alzheimer è rappresentato dalla prevenzione, in particolar modo nel caso di predisposizione e/o famigliarità. Un lavoro recentemente pubblicato da JAMA Neurology, seppur da interpretare con molta cautela, afferma che mediante un intervento teso a migliorare lo stile di vita del paziente (alimentazione ed esercizio fisico) è possibile contrastare concretamente il declino funzionale e cognitivo anche nei soggetti predisposti geneticamente.

Soluzioni tecnologiche utili a migliorare la memoria dell’anziano

Con riabilitazione neurocognitiva si fa riferimento a una metodologia di lavoro tesa ad alleviare svariate condizioni di disabilità. Il metodo si basa anche sulle recenti conquiste in campo tecnologico, volte al ripristino della plasticità cerebrale, ovvero alla riorganizzazione corticale che segue eventi degenerativi o lesioni. Lo scopo di questa attività è ottenere una stimolazione sufficiente a compensare i deficit mediante un approccio personalizzato, capace di rispondere ai bisogni emotivi, motivazionali e cognitivi del paziente. I training cognitivi informatici offrono stimoli adatti ai pazienti malati di Alzheimer. Tra questi figurano alcuni software espressamente dedicati alla memoria degli anziani, come Roberto (scaricabile dall’app store Android) e Sofia, due programmi progettati da Dynseo e IPAB, che hanno individuato i test preferiti dai residenti di alcune case di riposo. I programmi sono stati concepiti affinché possano essere utilizzati da persone affette da Alzheimer e disturbi cognitivi in fase moderata o grave. Wireless Sensor Networks, società specializzata nella realizzazione di programmi interattivi in grado di stimolare le capacità cognitive dei pazienti fragili, ha ideato Smartbrain, strumento dedicato al trattamento a domicilio di qualsiasi deterioramento cognitivo. Un sistema atto a migliorare la memoria dell’anziano utilizzabile tramite PC o tablet, da soli o col supporto di un assistente. Infine, Brainer (www.brainer.it/) è una piattaforma dedicata alla riabilitazione cognitiva a domicilio, sviluppata dal Politecnico di Torino in collaborazione con un team di professionisti (geriatri, neurologi, logopedisti e neuropsicologi).

Migliorare la memoria dell'Anziano un aiuto concreto

un aiuto concreto per Migliorare la memoria dell’Anziano

La tecnologia corre in aiuto della memoria

L’ultima soluzione ideata dagli scienziati si chiama stimolazione magnetica transcranica. L’intuizione potrebbe aiutare i pazienti affetti da morbo di Alzheimer a contrastare la perdita progressiva di memoria. L’idea è venuta a un gruppo di medici e ricercatori che operano per conto della Fondazione Santa Lucia di Roma. Il team è guidato dal Dott. Giacomo Koch che, in un articolo pubblicato sulle pagine della rivista scientifica NeuroImage, ha indicato un miglioramento evidente (un ripristino delle funzionalità cognitive pari al 20%) in tutti i pazienti sottoposti alla terapia. Questa ricerca punta i riflettori su un trattamento già da tempo applicato nella cura di alcuni deficit neurologici. La tecnologia in questione genera campi magnetici che, indirizzati verso il cervello dell’assistito, si trasformano in altrettanti impulsi elettrici, in grado di stimolare la riattivazione delle connessioni esistenti tra sinapsi e neuroni. Con l’obiettivo di migliorare la memoria dell’anziano, i ricercatori hanno concentrato la loro attenzione su una rete neurale specifica, indicata con il nome di default mode network. Si tratta di una regione collocata in una zona centrale e profonda del cervello, connessa con l’ippocampo, altra area critica quando si parla di Alzheimer e disturbi legati alla memoria. Inoltre, il default mode network sarebbe in grado di influenzare la consapevolezza dell’ambiente circostante e della cosiddetta propriocezione.