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Cosa sono le Analisi del Sangue

Cosa sono le Analisi del Sangue

Cosa sono Le Analisi del Sangue

Le analisi del sangue o esami del sangue, sono fondamentali strumenti di diagnostica medica per la rilevazione di sostanze presenti nel sangue e, quindi, per l’individuazione di eventuali squilibri, indicatori di patologie e disturbi dell’organismo. Di solito vengono realizzate da personale qualificato infermieristico.

L’iniezione per il prelievo è una delle più basilari procedure mediche attraverso la quale viene prelevato un piccolo campione di sangue venoso, generalmente dalla vena del braccio, da analizzare poi in laboratorio.

Il campione prelevato verrà raccolto in un apposito contenitore, chiamato provetta, che sarà utilizzato per esami specifici. Alcuni tipi di provette, infatti, hanno particolari caratteristiche e possono essere utilizzate esclusivamente per determinate analisi, per esempio vi sono contenitori con sostanze conservanti e anti coagulanti, necessarie per la corretta riuscita del test.  

Tramite l’analisi clinica delle cellule ematiche, attraverso cioè lo studio della percentuale, della forma, delle dimensioni e della struttura di globuli rossi, bianchi e piastrine, il medico riesce a ottenere informazioni precise sulle condizioni di salute della persona e sugli eventuali problemi, ossia il quadro clinico del paziente, informazioni che dovranno anche tener conto delle caratteristiche dell’assistito quali età, etnia e sesso. Eco cosa sono le Analisi del Sangue, anche se queste possono non bastare, infatti non è raro che, tra gli esami richiesti di routine, vengano effettuati anche gli esami delle feci e delle urine.

Quali tipi di esami del sangue esistono?

Sulla base del tipo di informazioni che si vogliono ottenere si classificano i vari tipi di esame del sangue. Il servizio prelievo del sangue permette di ottenere numerose informazioni.

Il più comune è l’esame emocromo con formula (o emocromocitometrico), cioè l’esame del sangue classico. Da qui si possono ricavare informazioni riguardo a:

–          lo stato dei globuli rossi o eritrociti (RBC)

–          l’emoglobina, cioè la proteina deputata al trasporto dell’ossigeno (HGB)

–          il volume medio corpuscolare dei globuli rossi (MVC)

–          lo stato e il livello medio di piastrine o trombociti, a cui è assegnata la funzione di coagulante del sangue

–          il contenuto medio di emoglobina (MCH)

–          lo stato dei globuli bianchi o leucociti, fondamentali per la difesa dell’organismo (WBC)

Altri esami del sangue più dettagliati riguardano l’osservazione di:

–          Creatina: si esamina l’omonima sostanza di scarto prodotta dal nostro corpo, indispensabile per i muscoli, ma che deve essere smaltita. Un’alta concentrazione comporta dubbi sul funzionamento dell’attività dei reni.

–          Colesterolo: un test per la rilevazione di grassi nel corpo.

–          Elettroforesi sieroproteica o protidogramma: si rileva il grado di concentrazione delle proteine plasmatiche nel sangue. In dipendenza all’alta o alla bassa concentrazione si avranno tipi di problemi differenti. Per esempio, valori alti segnalano la possibilità di problemi al fegato o ai reni o malattie autoimmuni; quando invece sono bassi i problemi potrebbero essere legati all’intestino.

–          PT e PTT: test che misurano il tempo di coagulazione del sangue, importante per esempio prima della prescrizione di farmaci contenenti eparina.

–          Fosfatasi alcalina: è un test per individuare la concentrazione dell’omonimo enzima, legato anche questo al sistema epatico. Variazioni dei parametri indicano probabili complicazioni al fegato.

–          Trigliceridi: misura il tasso di grassi prodotti dal fegato o ingeriti con gli alimenti

–          Urea del sangue: serve a indicare alterazioni sul funzionamento dei reni, un’alta concentrazione può essere imputata a un regime alimentare squilibrato o alla disidratazione.

–          Bilirubina: i valori alti indicano la presenza di ittero, ciò significa che si potrebbe essere in presenza di patologie a carico del fegato (come epatite alcolica o reazione ad alcuni tipi di farmaci).

–          Glucosio nel sangue o glicemia: fondamentale per rilevare scompensi dovuti a patologie legate agli zuccheri nel sangue (i vari tipi di diabete, intolleranze ecc.).

–          Anidride carbonica: valori non ottimali indicano l’ipercapnia, sintomo di un mal funzionamento del sistema respiratorio.

–          Transaminasi: analisi utilizzate per individuare la presenza degli enzimi chiamati, appunto, transaminasi. Una concentrazione elevata può indicare problemi a livello epatico (fegato in primis).

–          Corticotropina (ACHT): valore che in concentrazioni squilibrate è legato a tumori, ma anche a gravidanza, ipoglicemia o utilizzo di medicine non indicate come insulina o amfetamine.

–          Albumina: fondamentale per il mantenimento costante della pressione sanguigna, un suo scompenso indica quindi problemi di bassa o alta pressione.

–          Elettroliti: questo esame è molto complesso poiché analizza la percentuale di concentrazione di varie sostanze come calcio, sodio, magnesio ecc. e le combinazioni di queste. Al variare di tali combinazioni e delle singole concentrazioni, sono associate varie patologie, per questo è sì il più complesso, ma anche uno dei più importanti.

–          Sideremia: con il quale si misura il livello di ferro presente nell’organismo, fondamentale per la struttura di tessuti e organi e per il trasporto dell’ossigeno nel sangue.

–          Azotemia: sempre per valutare il funzionamento dei reni, indica la concentrazione di azoto nel sangue.

–          Proteina C-Reattiva: prodotta dalle cellule adipose e dal fegato, la sua elevata presenza è sintomo di varie malattie, infezioni o infiammazioni, soprattutto durante il periodo post operatorio.

–          Velocità di eritrosedimentazione (VES): serve per ottenere informazioni sullo stato di salute dell’organismo attraverso lo studio della parte corpuscolata e liquida del sangue.

–          TSH – FT4 – FT3 cioè ormoni tiroidei: valutano il funzionamento della tiroide e, quindi, la diagnosi di molte patologie legate al suo scompenso.-          Ormoni femminili come il progesterone: per studiare il funzionamento dell’apparato riproduttore femminile.

Se pensi di aver bisogno di fare delle analisi:

Esercizi di Kegel per uomini giovani e anziani. Il parere del fisioterapista

Esercizi di Kegel per uomini giovani e anziani. Il parere del fisioterapista

Esercizi di Kegel per gli uomini: a cosa servono e quanto sono utili?

Nonostante siano stati ideati durante la prima metà del Novecento, negli ultimi tempi gli esercizi di Kegel stanno vivendo una notevole riscoperta, dovuta soprattutto alla loro utilità e all’attenzione crescente di medici e fisioterapisti. Questo tipo di ginnastica, la cui valenza è riconosciuta a livello scientifico, ha l’obiettivo di curare differenti disturbi causati dal graduale indebolimento del pavimento pelvico. Tali disturbi riguardano la incontinenza urinaria ed alcuni problemi relativi alla sfera sessuale, tra cui anorgasmia nelle donne e disfunzione erettile ed eiaculazione precoce negli uomini. Abbiamo trattato degli esercizi di Kegel per donne settimana scorsa, ora invece concentriamoci sugli esercizi di Kegel per uomini.

Gli esercizi di Kegel per uomini consistono in contrazioni volontarie dei muscoli del pavimento pelvico, ovvero l’area terminale della cavità addominale, che sostiene gli organi genitali, il retto, la vescica e l’uretra. Il muscolo più importante di questo distretto è il pubo-coccigeo, capace di regolare il flusso urinario e le contrazioni provocate durante la stimolazione sessuale e l’orgasmo. Sono tanti i fattori in grado di ridurre le funzionalità del muscolo pubo-coccigeo, primi fra tutti l’obesità e gli sforzi ripetuti.

La tecnica di base degli Esercizi di Kegel per uomini

Negli anni Quaranta del XX secolo, il ginecologo americano Arnold Kegel mise a punto una serie di movimenti ripetuti che costituiscono la soluzione più semplice e immediata per risolvere o tenere sotto controllo eventuali disturbi a carico della regione perineale. Tali disturbi possono colpire uomini appartenenti a qualsiasi fascia d’età. Gli esercizi di Kegel possono essere eseguiti ovunque e in qualsiasi momento della giornata; non creano nessun imbarazzo e sono utilissimi nel restituire il tono perduto ai muscoli che costituiscono il pavimento pelvico. La tecnica suggerita da medici e fisioterapisti può essere attuata soltanto dopo il completo svuotamento della vescica il rischio in cui si incorre contravvenendo a tale condizione è che gli effetti ottenuti siano opposti a quelli sperati, se hai dubbi:

Innanzitutto, è necessario individuare il muscolo pubo-coccigeo: per farlo, può essere d’aiuto provare ad interrompere il flusso urinario per pochi attimi durante la minzione. La contrazione effettuata indicherà l’esatta posizione del muscolo pubo-coccigeo. La ginnastica di Kegel consiste nel contrarre i muscoli del pavimento pelvico per 5-10 secondi, quindi nel rilasciarli e rilassarli per lo stesso numero di secondi. È necessario eseguire dieci ripetizioni totali, che possono essere portate a termine tre o quattro volte durante il corso della giornata. Durante l’esecuzione di questi movimenti è fondamentale rilassarsi e restare concentrati sulla respirazione. È altrettanto importante non esagerare e svolgere la propria routine sotto stretta osservazione di un medico o di un fisioterapista. Dolori o fastidi sono segnali che suggeriscono la necessità di interrompere immediatamente tale pratica.

Gli esercizi di Kegel: consigli ed accortezze

Chi prova ad eseguire la ginnastica di Kegel, inizialmente tende a contrarre anche i muscoli più vicini al pubo-coccigeo, tra cui l’addome e quelli che circondano l’ano. Tuttavia, col passare del tempo e affidandosi alle istruzioni di un fisioterapista con la giusta esperienza, sarà possibile acquisire una maggior dimestichezza ed isolare correttamente il muscolo pubo-coccigeo. Da un punto di vista strettamente medico, gli esercizi di Kegel sono utilissimi ad ogni età, nonostante di tanto in tanto possano causare alcuni effetti indesiderati. Proprio per il motivo appena espresso, prima di effettuare questo genere di attività, è consigliato rivolgersi a uno specialista, in modo da capire se la ginnastica di Kegel possa apportare benefici apprezzabili in relazione alla patologia o al disturbo di cui si soffre. È opportuno affidarsi ai consigli di uno specialista soprattutto in caso di incontinenza: contrazioni eseguite in maniera scorretta, infatti, possono contribuire a ridurre ancor di più la capacità della vescica e, con essa, la regolazione del flusso urinario. Alla lunga, potrebbero risentirne anche l’erezione e l’eiaculazione.

Il ruolo degli esercizi di Kegel in relazione ai problemi degli uomini in giovane età

Una delle disfunzioni più diffuse tra quelle riscontrate nei più giovani è l’eiaculazione precoce. Per capire meglio quali siano gli effetti positivi degli esercizi di Kegel in relazione a questo problema è necessario partire da una breve considerazione di carattere anatomico: i muscoli e i legamenti che costituiscono il pavimento pelvico ricoprono un ruolo fondamentale sia nel provocare che nel prolungare l’erezione. Inoltre, hanno un ruolo attivo anche durante l’eiaculazione. Ecco spiegati i motivi per cui gli esercizi di Kegel possono garantire un notevole giovamento a tutti coloro che hanno a che fare con disturbi della sfera sessuale. Se effettuati in giovane età e combinati con una terapia tesa a curare un problema abbastanza diffuso come l’eiaculazione precoce, gli esercizi di Kegel hanno un grado di efficacia molto elevato, pari al 60% dei casi. E i primi miglioramenti sono apprezzabili già a partire dalle prime due o tre settimane. Per risultati ottimali, che includono la risoluzione o l’attenuazione del problema, è necessario attendere almeno tre o quattro mesi. In base ai risultati di una ricerca svolta da un gruppo di andrologi dell’Università degli Studi di Milano, un trattamento fisioterapico dei muscoli pelvici può sortire effetti benefici evidenti, soprattutto in soggetti giovani colpiti da disturbi direttamente legati a un indebolimento del pavimento pelvico.

Il ruolo della ginnastica di Kegel nella terza età

Gli effetti positivi degli esercizi di Kegel sono tanti e accuratamente descritti da un’ampia letteratura medica. Nello specifico, la ginnastica di Kegel risulta particolarmente efficace nella cura e nella prevenzione dell’incontinenza urinaria, un disturbo tanto fastidioso quanto diffuso, soprattutto nei pazienti che hanno superato gli 80 anni d’età. Questa problematica influenza in maniera negativa la qualità della vita di coloro che ne soffrono e di chi è solito prendersene cura, i quali possono trarre giovamento dalle indicazioni e dal supporto costante di professionisti come quelli che operano per conto di EpiCura. Numerosi studi indicano come l’epidemiologia dell’incontinenza urinaria superi il 25% della popolazione maschile oltre gli 80 anni. In questo caso, gli esercizi di Kegel costituiscono lo step iniziale della terapia, tesa a rieducare e a ripristinare le funzionalità dei muscoli che costituiscono il pavimento pelvico. Muscoli pelvici in buona salute possono favorire un netto miglioramento delle funzionalità di vescica, sfintere urinario e intestino. Qualora tali esercizi non dovessero bastare a risolvere il disturbo in questione, allora l’intervento chirurgico potrebbe costituire la soluzione migliore.

Esercizi di Kegel per donne. Il parere del fisioterapista

Esercizi di Kegel per donne. Il parere del fisioterapista

Ginnastica di Kegel: cos’è e a che serve?

Gli esercizi di Kegel consistono in brevi sequenze di contrazioni volontarie dei muscoli del cosiddetto pavimento pelvico, i quali sostengono utero, vescica, uretra e retto. Tali esercizi vengono solitamente indicati con il nome del loro ideatore, il ginecologo Arnold Kegel, medico statunitense nato nel 1894 a Lennox, nel South Dakota. Kegel insegnò ginecologia, in parte per questo motivo sono particolarmente indicati gli Esercizi di Kegel per donne in gravidanza, presso l’Università della Southern California ed oltre a questi particolari esercizi inventò anche il manometro perineale, uno strumento utilizzato per misurare il tono dei muscoli pelvici. L’utilità degli esercizi di Kegel sta nella loro capacità di incrementare il tono muscolare della regione pelvica e con esso le funzionalità dell’area. Ma cos’è il pavimento pelvico e quali sono i suoi compiti principali? Il pavimento pelvico è costituito da un complesso di muscoli e legamenti situati nella parte terminale della cavità pelvica/addominale: tutti i muscoli e le strutture associate qui presenti sono indispensabili per il sostegno di vescica, uretra, intestino e, nelle donne, dell’utero. Tra i muscoli del pavimento pelvico quello più importante è il pubo-coccigeo, adibito alla regolazione del flusso urinario e al controllo delle strutture coinvolte durante il parto.

Perché eseguire gli esercizi di Kegel?

Taluni fattori e condizioni patologiche possono causare la progressiva debilitazione dei muscoli che costituiscono il pavimento pelvico: tra questi obesità, gravidanza, menopausa e sforzi frequenti sono i maggiori indiziati. L’indebolimento dei muscoli pelvici può originare un’ampia gamma di disagi piuttosto importanti, in grado di ripercuotersi in maniera negativa sia nella quotidianità che nella sfera sessuale. L’utilità degli esercizi di Kegel sta nella loro capacità di aumentare la resistenza e il tono del pavimento pelvico, ripristinandone le varie funzionalità. Nonostante siano stati ideati e messi a punto durante la prima metà del XX secolo, tali esercizi continuano ad essere impiegati su ampia scala e la loro applicazione coinvolge numerosi ambiti. Gli esercizi di Kegel possono coadiuvare i trattamenti medici volti a risolvere casi di: incontinenza da sforzo (che si manifesta attraverso perdite involontarie di urina in seguito a un aumento repentino della pressione addominale, causato da sforzi, colpi di tosse o starnuti), lesioni e traumi causati dalla gravidanza e dal parto, prolasso uterino e persino anorgasmia (incapacità nel raggiungere l’orgasmo). Per le relazioni con le patologie e i trattamenti alla schiena, rimandiamo ad apposito articolo. La pratica con regolarità degli Esercizi di Kegel per donne in gravidanza al secondo parto confermano l’utilità di questi ultimi durante il travaglio e riferiscono di aver partorito più facilmente.

Esercizi di Kegel in gravidanza: benefici

La ginnastica di Kegel può rivelarsi particolarmente utile per tutte le donne in dolce attesa, essendo in grado di allenare il pavimento pelvico e renderlo più resistente all’enorme mole di stress fisiologico al quale verrà sottoposto durante il parto. Per stessa ammissione di tantissime donne, gli esercizi di Kegel aiutano a partorire più facilmente, poiché in grado di sviluppare una maggior capacità di controllo dei muscoli pelvici durante il travaglio. Inoltre, praticare questa ginnastica in gravidanza aiuta a prevenire la comparsa delle emorroidi, oltre che della cosiddetta incontinenza urinaria da sforzo.

Esercizi di Kegel per donne in gravidanza
Esercizi di Kegel per donne in gravidanza

Le donne afflitte da questa condizione hanno confermato l’utilità degli esercizi di Kegel nel rafforzamento dei muscoli pelvici e della vescica. Chi soffre di incontinenza dovrebbe eseguire tali esercizi immaginando di voler interrompere il flusso urinario. Contrarre e rilassare il muscolo pubo-coccigeo in maniera alternata e più volte al giorno, oltre ai muscoli pelvici rafforza anche lo sfintere urinario, riducendo la frequenza e l’intensità delle perdite urinarie. Inoltre, gli esercizi di Kegel sono consigliati come rimedio al prolasso degli organi pelvici. Le donne cui il parto naturale ha causato considerevoli perdite di tono muscolare possono trarre giovamento da questo tipo di ginnastica, in grado di garantire un recupero pressoché totale del tono dei muscoli vaginali.

Come vanno eseguiti?

Gli esercizi di Kegel sono discreti e facili da eseguire; possono essere svolti in qualsiasi momento della giornata, ma soprattutto ovunque. Garantiscono la loro efficacia indipendentemente dalla posizione adottata: possono essere eseguiti in piedi, seduti, sdraiati o sotto la doccia. Per ottenere i benefici promessi basta compiere pochi movimenti in maniera lenta e controllata. Prima di cominciare, è fondamentale svuotare perfettamente la vescica: eseguire questi esercizi con la vescica anche solo parzialmente piena può danneggiare e indebolire ulteriormente i muscoli del pavimento pelvico, con particolare riferimento al muscolo pubo-coccigeo, causando successive difficoltà nello svuotamento della vescica. Dopo aver liberato preventivamente la vescica, sarà opportuno contrarre i muscoli pelvici per almeno 5/10 secondi, in maniera delicata e senza esagerare. Dopodiché, bisognerà rilasciare e rilassare i muscoli per altri 5/10 secondi. Durante il movimento è importante mantenere sempre la stessa posizione e focalizzarsi unicamente sull’area interessata, evitando di muovere gambe, addominali e glutei. Ogni step si compone di 10 ripetizioni e può essere eseguito 2 o 3 volte al giorno, al mattino, dopo pranzo e di sera, prima di coricarsi. Inizialmente, tenere i muscoli pelvici contratti per 10 secondi potrebbe rivelarsi più difficile del previsto: in tal caso, sarà necessario cominciare in maniera graduale, contraendo i muscoli per non più di 4 o 5 secondi. Col passare delle settimane sarà quindi possibile aumentare il tempo di contrazione fino a raggiungere i 10 secondi.

Raccomandazioni e consigli

Durante l’esecuzione della ginnastica di Kegel è importante evitare di sottoporre il muscolo pubo-coccigeo a un esercizio eccessivo: tale atteggiamento, infatti, alla lunga può provocare un considerevole affaticamento muscolare, causando effetti opposti a quelli desiderati (perdite di urina, difficoltà nella minzione e un certo disagio, sia fisico che sociale). Per evitare questo genere di inconvenienti il consiglio è affidarsi al supporto di uno specialista a domicilio: le fisioterapiste di EpiCura sapranno indicare le corrette modalità secondo cui svolgere gli esercizi, evitando eventuali effetti indesiderati. Molte persone trovano difficoltà nell’individuare il muscolo pubo-coccigeo: per riconoscerlo con sicurezza è possibile provare ad interrompere il flusso urinario per qualche attimo durante la minzione. Su consiglio del fisioterapista, inoltre, è possibile ricorrere all’uso di specifici dispositivi medici, i quali possono tornare utili nell’individuare il muscolo pubo-coccigeo e facilitarne la contrazione. Tali dispositivi consistono in bilancieri, molle e coni vaginali; il loro impiego può rivelarsi particolarmente felice, a patto che vengano utilizzati in maniera aderente alle indicazioni offerte dagli specialisti del settore.

Per quanto riguarda i neonati, suggerisco anche di leggere cosa sono la osteopatia neonatale e pediatrica. Per quanto riguarda gli aspetti legati a problemi ossei o muscolari in generali, fate riferimento al nostro fisioterapista o ad un ostetrica per un primo consulto gratuito.

Soddisfattissima.E’ sempre difficile prenotare velocemente prestazioni sanitarie. EpiCura ha un servizio di…

Geplaatst door Laura Presicci op Maandag 22 januari 2018
Incontinenza urinaria maschile e femminile: cause, rimedi naturali e specialisti (a domicilio)

Incontinenza urinaria maschile e femminile: cause, rimedi naturali e specialisti (a domicilio)

Un disturbo che colpisce uomini e donne e abbassa notevolmente la qualità della vita dei pazienti

L’ incontinenza urinaria maschile e femminile causa perdite involontarie di urina. Può colpire uomini e donne ed è legata a condizioni patologiche differenti, tra cui età avanzata, tumori, disturbi neurologici ed infezioni del tratto urinario. Se alcune delle cause elencate comportano disagi passeggeri e facili da curare, altre possono rivelarsi assai durature. L’incontinenza può sortire un forte impatto sulla qualità della vita del paziente, in particolare se anziano, intaccando il suo benessere emotivo e sociale. Nel linguaggio medico, la condizione clinica riferita all’incapacità di controllare la vescica e il suo svuotamento è detta enuresi, nonostante questo termine sia più spesso riferito all’incontinenza infantile. Ma cosa accade nel concreto a chi ne soffre? Quando la vescica si riempie per almeno 1/3 della sua capacità massima compare lo stimolo minzionale, causato dallo stiramento delle pareti della vescica. Ricevuto lo stimolo, il sistema nervoso comunica alla vescica la necessità di svuotarsi, favorendo la contrazione del muscolo detrusore e il rilassamento dello sfintere interno. La continenza, pertanto, è affidata all’attività di due sfinteri principali e dei muscoli pelvici, insieme ai legamenti e alle strutture nervose dell’uretra e del collo vescicale. L’incontinenza sorge nel momento in cui il collo vescicale non si chiude bene o quando i muscoli che avvolgono la vescica si contraggono involontariamente.

Le cause del disturbo da
incontinenza urinaria maschile e femminile

Alcune ricerche hanno dimostrato come il parto possa aumentare notevolmente il rischio di incontinenza, anche se in questo caso si tratta di una condizione transitoria. Traumi e dilatazioni, infatti, indeboliscono i legamenti e i muscoli che sostengono il pavimento pelvico, causando una condizione detta ipermobilità uretrale, in grado di alterare la capacità di richiudersi dell’uretra. In menopausa, invece, è possibile lamentare perdite causate dalla diminuzione degli estrogeni. Negli uomini, a favorire l’incontinenza possono essere casi di iperplasia prostatica benigna (ovvero ingrossamento della prostata), frequenti dopo i 45 anni, ma anche tumori alla prostata e determinate cure volte a risolvere questa tipologia di cancro (intervento chirurgico e radioterapia, che danneggiano i muscoli deputati al controllo della minzione). Una delle cause più importanti resta l’età avanzata, per cui bisognerebbe avere una serie di accortezze anche nella progettazione della casa, ed il conseguente indebolimento dei muscoli che sostengono il pavimento pelvico. Esistono anche casi di incontinenza temporanei, legati allo stile di vita e all’abuso di caffeina, alcol, sigarette, cibi piccanti e farmaci (estrogeni, diuretici, lassativi, antidepressivi e benzodiazepine). Oppure aggravi vissuti durante certi momenti dell’anno, come Feste mengiereccie oppure vacanze non molto sportive. Infine, l’incontinenza può dipendere da patologie quali: ipertensione, diabete, obesità, disturbi alla schiena, morbo di Parkinson, Alzheimer e traumi alla schiena, quali ad es. lesioni del midollo spinale.

Tipologie di incontinenza

Vari sono i tipi di incontinenza urinaria maschile e femminile

Incontinenza da sforzo o stress
Viene meno il sostegno dell’uretra ed è spesso conseguenza di danni rilevanti ai muscoli del pavimento pelvico, causati dal parto o altri traumi. Si caratterizza per la perdita di quantità minime di urina e si manifesta soltanto in presenza di una forte pressione addominale (tosse, sforzi, starnuti, etc).

Incontinenza da rigurgito
Si manifesta quando la vescica non si svuota totalmente o quando il muscolo detrusore non riesce a contrarsi in maniera efficace. Si palesa attraverso un accentuato gocciolamento post-minzione e può essere causata da: stitichezza, tumori, diabete, danni ai nervi e iperplasia prostatica benigna.

Incontinenza da urgenza

Il disturbo è accompagnato da un intenso bisogno di urinare, con
l’impossibilità di bloccare lo stimolo. È originato da contrazioni improvvise
del muscolo detrusore, che possono originare fuoriuscite di urina. Le cause
annoverano l’età avanzata e un’alimentazione ricca di sostanze irritanti.

Incontinenza funzionale

In genere, si verifica nei pazienti con disabilità fisiche o mentali,
nonostante il sistema urinario sia sano. In questi casi, l’assistito sente la
necessità di urinare, ma non vuole o non riesce a raggiungere la toilette. I
fattori di rischio includono: malattia di Alzheimer, morbo di Parkinson,
ipomobilità, depressione, crisi di ansia e demenza senile.

Incontinenza strutturale

È una condizione più rara delle precedenti ed è legata a problemi congeniti
strutturali, tra cui: uretere ectopico, fistole uretero-vaginali e
vescico-vaginali causate da lesioni e traumi.

Incontinenza transitoria

È una condizione temporanea e può essere indotta da farmaci, ridotta mobilità o
casi gravi di stipsi.

Diagnosi e rimedi naturali

L’anamnesi del problema passa attraverso un esame approfondito delle condizioni del paziente. La figura di riferimento in questi casi è l’urologo, che interroga il paziente circa le sue abitudini, raccogliendo informazioni relative alla sua storia clinica e a quella del suo nucleo familiare, stabilisce
come affrontare l’ incontinenza urinaria maschile e femminile . Di solito, alla valutazione iniziale vengono accostate analisi delle urine e del sangue, utili ad individuare eventuali infezioni, calcoli o altri elementi in grado di alimentare il disturbo. Il trattamento è legato alla tipologia di incontinenza riscontrata, alla sua gravità e alle cause ad essa legate. L’obiettivo di ciascun trattamento è migliorare la qualità della vita dell’assistito. In genere, il primo approccio è prettamente conservativo e consiste in alcune modifiche allo stile di vita: una dieta sana ed equilibrata è necessaria per perdere peso e sovraccaricare meno il pavimento pelvico, così come lo è una regolare attività fisica. Altre possibili misure includono un’attenta prevenzione della stitichezza, una diminuzione dei liquidi ingeriti ed un minor consumo di caffeina e sostanze irritanti.

L’importanza del supporto medico

speciallista Epicura per donne
specialista EpiCura per donne

In alcuni casi, il supporto di uno specialista a domicilio è fondamentale, soprattutto se il paziente è in là con gli anni e lamenta patologie o disturbi associati. Un infermiere e un fisioterapista con la giusta esperienza, infatti, possono consigliare come affrontare l’ incontinenza urinaria maschile e femminile all’assistito le corrette regole di prevenzione, ma anche favorire l’accesso alla toilette, consigliare minzioni programmate, indicare presidi per l’incontinenza come pannolini o slip assorbenti, curare eventuali infezioni o irritazioni e prescrivere esercizi muscolari in grado di limitare la sintomatologia. In particolare, gli esercizi di Kegel possono contribuire al rafforzamento dei muscoli che sostengono vescica, utero, uretra e retto, permettendo al paziente di migliorare le sue capacità di controllo urinario. Tali esercizi consistono nel contrarre e rilassare i muscoli che sostengono il pavimento pelvico e vanno ripetuti due o tre volte al dì. Per migliorare il tono muscolare, inoltre, è possibile ricorrere a tecniche alternative, tra cui la stimolazione tramite impulsi elettrici e l’uso di coni vaginali. Tornando agli esercizi di Kegel, la loro corretta esecuzione prevede:
– il completo svuotamento della vescica
– la contrazione profonda dei muscoli del pavimento pelvico per 5 secondi
– il rilassamento dei muscoli per 10 secondi

Come scegliere un OSS per assistenza a domicilio: 10 suggerimenti utili

Come scegliere un OSS per assistenza a domicilio: 10 suggerimenti utili

Chi è l’OSS e quali sono le sue mansioni?

Vogliamo scoprire come scegliere un operatore professionale a domicilio. Per maggiori informazioni sugli OSS, trattasi di un acronimo per Operatore Socio Sanitario, rimandiamo a questi approfondimenti sulle sue mansioni. 

L’Oss è una figura professionale capace di fungere da supporto nell’assistenza ospedaliera e domiciliare rivolta ad anziani, disabili, malati e soggetti fragili. Il ruolo e le mansioni dell’OSS sono state chiarite in occasione della Conferenza Stato Regioni del 22 febbraio 2001. L’OSS svolge tutte le attività necessarie al soddisfacimento dei bisogni primari della persona, sia dal punto di vista sociale che sanitario, in ambito domiciliare e ospedaliero. Lavora per alleviare le difficoltà quotidiane cui sono soggetti gli individui più fragili, costretti a vivere in condizioni di disagio: anziani ipomobili o di difficile gestione oppure affetti da disturbi cronici e acuti (a questo link trovi informazioni utili su come progettare la casa per l’anziano), disabili, ragazzi problematici, adulti con disturbi psichiatrici, pazienti ricoverati presso cliniche ospedaliere, case di cura, case di riposo o domicilio privato. Indipendentemente dall’ambito in cui l’Operatore Socio Sanitario è chiamato a svolgere le proprie mansioni, egli è tenuto a collaborare con tutte le altre figure professionali di riferimento. L’assistenza al malato è un lavoro di squadra, che coinvolge medici, educatori, assistenti sociali, infermieri e fisioterapisti. Di fatto, l’OSS sostituisce le due figure professionali che lo hanno preceduto, assorbendo le loro competenze: l’OTA (attivo esclusivamente in ambito sanitario) e l’OSA (in ambito sociale e relazionale).

Come regolarsi nella scelta di un OSS per assistenza a domicilio?

Chiarito il ruolo dell’OSS, è importante suggerire all’utenza le principali caratteristiche e qualità di cui questa figura professionale non può fare a meno.

1. Oltre a sapersi calare appieno nel lavoro di squadra, sviluppando doti che gli consentano di collaborare in piena armonia con le altre figure professionali coinvolte nell’assistenza a domicilio, l’Operatore Socio Sanitario è tenuto a supportare ed educare la famiglia del paziente, coinvolgendo in particolar modo i cosiddetti caregiver (coloro che sono soliti occuparsi in prima persona del congiunto in difficoltà) e fornendo loro indicazioni di carattere sanitario e comportamentale. L’OSS dovrà dimostrarsi in grado di insegnare ai familiari dell’assistito tutti i modelli comportamentali da adottare, sia nel quotidiano che in caso di emergenza, riservando particolare attenzione all’ambito psicologico del paziente, oltre che all’approccio concreto.

2. L’OSS deve essere un bravo osservatore. Deve essere in grado di rilevare tutte le necessità dell’utente, interpretandone i segnali e le urgenze. Gli anziani spesso si rifiutano di collaborare attivamente ed esternare chiaramente quelle che sono le loro difficoltà e volontà, pertanto sarà opportuno scegliere un OSS che sappia stabilire un contatto positivo e profondo con l’assistito, condizione fondamentale per soddisfare tutti i suoi bisogni più importanti. Si tratta di un elemento umano importantissimo, a cui può essere dato un sostegno con tecnologie adatte all’anziano.

Un attento lavoro di documentazione

3. L’Operatore Socio Sanitario è tenuto a documentare fedelmente i propri interventi e le condizioni di salute del paziente, in modo da informare gli altri operatori coinvolti nell’assistenza circa gli eventi occorsi giorno dopo giorno. L’OSS, inoltre, deve mostrarsi in grado di riconoscere per tempo le condizioni dell’utente e le situazioni ambientali cui far fronte ricorrendo alle differenti competenze tecniche maturate in precedenza. Tutto ciò rilevando, annotando e segnalando a chi di dovere ogni sorta di problema, sia generico che specifico. Nell’ambito assistenziale è molto importante individuare immediatamente le condizioni di rischio e scongiurare i comuni disturbi legati all’allettamento prolungato o all’immobilizzazione.

4. L’operatore deve essere capace di attuare tutti gli interventi di prevenzione utili ad evitare possibili complicanze, educando i pazienti e le loro famiglie circa le principali regole di profilassi. Attenersi alle norme di prevenzione è fondamentale, soprattutto nei casi in cui il paziente lamenta condizioni di benessere parzialmente o totalmente compromesse.

5. L’OSS deve saper gestire autonomamente il proprio lavoro ed essere sempre pronto ad affrontare eventuali emergenze. Anche in questo caso, non è possibile prescindere da quanto previsto dai relativi protocolli sanitari e dalla collaborazione con le figure professionali di riferimento.

Le imprescindibili competenze tecniche di un OSS

6. L’OSS deve aver maturato l’esperienza necessaria a svolgere tutte le mansioni che hanno come obiettivo il soddisfacimento delle necessità primarie del paziente. Deve essere in grado, pertanto, di eseguire le attività rivolte all’igiene della persona, all’espletamento delle sue funzioni biologiche, alla deambulazione, alla mobilizzazione e al mantenimento di una postura corretta.

7. È molto importante che l’OSS sia in possesso delle necessarie competenze riguardo la gestione e la somministrazione dei pasti, in modo da assicurare all’anziano un’adeguata nutrizione. Chi è solito trascorrere buona parte della giornata fuori casa per motivi di lavoro, dovrebbe scegliere un assistente domiciliare che sappia cucinare, in modo da rendere più varia ed equilibrata la dieta dell’assistito.

8. L’OSS deve avere molta pazienza e focalizzarsi sulle esigenze del malato, migliorandone, per quanto possibile, la qualità della vita. È opportuno, in tal senso, che l’operatore socio sanitario sia in grado di svolgere determinate attività di supporto infermieristico (tra cui bendaggi e piccole medicazioni, oltre al costante monitoraggio dei parametri vitali dell’assistito), ma soltanto dietro precisa indicazione del medico o dell’infermiere di riferimento.

Le competenze relazionali dell’Operatore Socio Sanitario

9. Come detto in precedenza, l’OSS deve saper coinvolgere l’intero nucleo familiare nell’assistenza al malato, con particolare riferimento ai caregiver, fornendo loro sostegno e precise indicazioni fattuali. Di conseguenza, sono richieste buone doti organizzative e comunicative: sarà opportuno, pertanto rivolgere la scelta su operatori che abbiano sviluppato buone capacità relazionali.

10. L’OSS deve agire sempre secondo precise regole etiche e morali, gestendo i propri interventi con la necessaria riservatezza e garantendo all’utente la privacy più totale. Non è difficile comprendere come all’interno del processo assistenziale tali qualità rivestano un ruolo fondamentale. Qualora l’assistenza dovesse mostrarsi carente da questo punto di vista e non dovesse stabilirsi la giusta empatia tra il paziente e l’operatore, allora la scelta potrebbe essere caduta sulla persona sbagliata. Trovare il modo per legare ed entrare in sintonia con l’assistito non è facile e per riuscirvi sono necessarie una buona dose di esperienza e innate capacità relazionali.

Per assicurare ai propri clienti il miglior supporto possibile, il poliambulatorio online EpiCura investe costantemente sulle proprie figure assistenziali, accertandosi che riescano a stabilire un contatto umano, prima ancora che professionale, sia con il paziente che con la sua famiglia.

Epicura presenta “Progettare la casa per l’anziano”

Epicura presenta “Progettare la casa per l’anziano”

Come va progettata e a quali
necessità deve rispondere?

Racentemente abbiamo pubblicato un articolo che ha avuto molto successo sulle innovazioni per migliorare la vita dell’anziano. La casa è l’ambiente dove l’anziano trascorre la maggior parte del tempo e quindi le principali innovazioni si stanno concentrando proprio in questo ambito. Allora ecco una guida con alcuni accorgimenti utili per progettare la casa per l’anziano.

Gli anziani sono coloro che più di tutti hanno bisogno di abitazioni comode e funzionali, in grado di risolvere, o per lo meno alleviare, i problemi più frequenti. Con un occhio allo stile, sono sempre di più gli architetti che si dedicano alla formulazione di soluzioni adeguate per chi ha superato i 70 anni.
Ma cosa possono fare architettura e design per migliorare la qualità della vita degli anziani? Nella ricerca quotidiana di Epicura per migliorare la vita dell’anziano ci siamo fatti alcune domande.

Innanzitutto, l’anziano necessita di un’abitazione accessibile e priva di ostacoli. Le persone appartenenti alla terza e alla quarta età hanno bisogno di avere tutto a portata di mano e questo è uno dei principali motivi per cui preferiscono case di piccole dimensioni, a misura d’uomo. Architetti e designer studiano le loro necessità proprio per risolvere i problemi quotidiani, concentrandosi soprattutto su alcuni ambienti critici, quali:

  • il bagno,
  • la cucina
  • la zona notte.

Il bagno in particolare, è un luogo che intimorisce chiunque lamenti difficoltà di movimento, in quanto scomodo e potenzialmente pericoloso. Basta poco per scivolare e peggiorare le proprie condizioni di salute. La cucina, invece, è il posto in cui gli anziani passano la maggior parte del tempo e che quindi necessita di tutte le accortezze del caso, fondate su un’attenta analisi dei bisogni della persona.

La casa per l’anziano: la toilette

Gli anziani necessitano di bagni sicuri e possibilmente di piccole dimensioni. Sono spaventati, infatti, dagli ambienti troppo spaziosi e privi di appoggi. A tal proposito, è fondamentale dotare la toilette di maniglioni e corrimano fissati alle pareti, soprattutto di fianco ai servizi, e di pratici sgabelli dotati di gommini antiscivolo all’interno della doccia.
Al contempo, molte persone si dicono infastidite dalle toilette per disabili: gli anziani, infatti, non si ritengono tali e tanto meno vogliono essere definiti così. Considerate anche l’attenzione che pongono le esperte di EpiCura nell’assistenza a domicilio dove abbiamo più volte parlato delle caratteristiche dell’anziano fragile. Sono sempre di più le persone che hanno una predilezione per gli oggetti di design caratterizzati da piccoli accorgimenti capaci di renderli più accessibili. Qualche esempio? Tra i più utili figurano le piastrelle antiscivolo, ad es. Refin Ceramiche ha ideato 3 finiture con livelli di attrito crescenti, e le sedute ergonomiche, che assecondano ogni movimento. Insistiamo sul concetto di antiscivolo, perché uno dei problemi più pesanti che abbiamo affrontato nei nostri articolo è la rottura del femore dell’anziano.

Fanno al caso degli anziani e di coloro che hanno problemi di mobilità anche i mobili privi di spigoli e i lavandini con uno spazio libero sottostante, come il lavabo regolabile Swing prodotto da Ropox. Il design studiato per gli anziani è così: discreto, funzionale e piacevole. Dagli arredi ai sanitari, ogni scelta va fatta in funzione del comfort, ma senza trascurare l’estetica, che ha un valore molto elevato, perché in grado di rendere qualsiasi ambiente più intimo, avvolgente, desiderabile.

La Cucina a misura di anziano

La casa per anziano prevede lavello, piani di lavoro e di cottura collocati ad un livello più basso rispetto al normale. Questi, infatti, devono essere comodi e raggiungibili anche da una persona seduta: assumere una posizione più confortevole è fondamentale, soprattutto quando la preparazione del pasto richiede tempo. Queste accortezze permettono di evitare fastidiosi mal di schiena. Anche la disposizione dei piani necessita di una logica ben definita: ad esempio, potrebbe essere utile collocare il piano di lavoro vicino ai fornelli ed un piano d’appoggio per le teglie bollenti proprio di fianco al forno. Un’altra raccomandazione importante riguarda la scelta del piano cottura: sarà meglio acquistarne uno dotato del blocco di sicurezza del gas in caso di spegnimento della fiamma. Inoltre, potrebbe essere utile installare dispositivi di rilevamento del gas e del fumo (come quelli proposti da CasaSicura.it), che entrano in funzione in caso di perdite dell’impianto o quando ci si dimentica le vivande sui fornelli. La sicurezza non è un optional!

Progettare la casa per anziani

Di fianco alla cucina l’ideale sarebbe predisporre un piccolo ambiente che funga da dispensa, nel quale conservare cibi e bevande su appositi scaffali a mezza altezza, che non obblighino l’anziano ad abbassarsi, né ad usare sedie o sgabelli per raggiungere i ripiani più elevati.

La camera da letto

Nelle camere da letto la regola è preferire gli armadi dotati di ante scorrevoli assistite, più facili da aprire e molto più leggere. Anche qui sarà il caso di valutare bene l’altezza alla quale collocare i vari capi d’abbigliamento: quelli di uso comune andranno sistemati a mezza altezza. Per riporre gli occhiali, le medicine o qualsiasi altra cosa debba restare a portata di mano, è necessario dotare la stanza di comodini ampi e solidi, sistemandoli vicino al letto. Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda le condizioni climatiche della camera da letto, che non devono disturbare il sonno: riposare male può causare insonnia e disturbi generalizzati, in grado di sfociare in problemi cronici abbastanza fastidiosi. A volte, gli anziani possono avere problemi di carattere respiratorio, soprattutto durante le ore notturne. Qualora la respirazione notturna dovesse essere difficoltosa, allora sarà opportuno evitare di collocare piante all’interno della stanza, poiché in grado di sottrarre ossigeno ed peggiorare la qualità dell’aria.

Una delle innovazioni che più apprezziamo è legata al letto. Diciamo sempre di non scegliere letti troppo bassi, i quali richiedono più impegno per alzarsi e sono sconsigliati a coloro che hanno problemi alla schiena. Ma oggi andiamo molto oltre e vi consigliamo una soluzione quale Aquabuddy. L’ho trovata una delle innovazioni più significative, in grado realmente di migliorare la qualità della vita degli anziani allettati, i quali potranno così evitare le a volte drammatiche piaghe da decupito. Abbiamo per questo intervistato Paolo Monticelli, il quale spiega in questo modo la soluzione:

Aquabuddy è un sistema per fare una vera doccia o un bidet direttamente nel letto del paziente. E’ rivolto quindi a disbilità gravi croniche o terminali. I punti di forza si possono riassumere in tre categorie:

– La semplicità di lavare un paziente senza rischi di traumi o necessità di ristrutturazioni costose

– La prevenzione delle INFEZIONI (oggi causa di centinaia di migliaia di vittime)  e delle lesioni da decubito. Quindi benessere del paziente e forte risparmio economico.

– Last but not least “il piacere di fare una doccia ” cioè miglioramento della qualità della vita. Noi crediamo che una semplice doccia, così scontata quando si è sani, sia un vero toccasana per chi non potrebbe più permettersela.

Paolo Monticelli presenta Aquabuddy

Le invenzioni che rendono la casa per l’anziano più smart

Dalle più semplici alle più complesse, tante nuove conquiste tecnologiche sono riuscite a rendere la vita degli anziani più comoda. Progettare la casa per l’anziano oggi richiama subito alla domotica: esistono termostati in grado di regolarsi automaticamente, in base alla temperatura esterna e alle abitudini degli inquilini. Gestiscono la temperatura in maniera indipendente e garantiscono ambienti sempre caldi ed accoglienti. Tado è uno dei più intuitivi e facili da utilizzare, dotato anche di un sensore per l’umidità, in grado di individuare eventuali finestre aperte e spegnere la caldaia per limitare gli sprechi. In sala da pranzo o in camera da letto è possibile sistemare la poltrona Smart Relax, capace di prevenire le posture dannose e facilitare la seduta. Non mancano neanche i dispositivi utili a monitorare le abitudini dell’assistito (Sensor-Care), con i quali tenere sotto controllo gli spostamenti, i ritmi alimentari e l’alternanza veglia/sonno. Questi sensori, discreti e rispettosi della privacy dell’inquilino, servono a rilevare eventuali anomalie o cambi di abitudine, che potrebbero essere la spia di sopraggiunte difficoltà. Parenti e assistenti a domicilio avranno la possibilità di restare costantemente aggiornati circa le condizioni dell’anziano.