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Riabilitazione a domicilio, il futuro è ora. Intervista a David Tacconi, presidente CoRehab

Riabilitazione a domicilio, il futuro è ora. Intervista a David Tacconi, presidente CoRehab

Fredda giornata di gennaio, siamo a Trento, in mezzo alle Alpi. Un luogo d’incontro fra la cultura tedesca e quella italiana. Il Trentino è patria di atleti e sport che fanno della montagna il loro perno: grandi campioni del ciclismo, dello sci di fondo e di quello alpino. Poi le Champions con la pallavolo e ora la meraviglia di un club di basket che da cenerentola è arrivato per 2 campionati consecutivi a contendersi la finale scudetto. A fianco allo sport tanta cultura, una delle migliori università d’Italia e centri di ricerca d’eccellenza. Forse doveva proprio nascere qui, questa startup che ha avvicinato la tecnologia a tutti coloro che, per lo sport, hanno sacrificato qualcosa, anche in termini di salute. Infortuni anche gravi che sollecitavano una risposta, arrivata nel 2012 con CoRehab, l’azienda che sta dotando i fisioterapisti di tutto il mondo di un potente strumento per la cura continua del paziente con la riabilitazione a domicilio. A Trento incontriamo David Tacconi, dottore in Ingegneria ed ex ricercatore, ora a capo della missione CoRehab di curare con la fisioterapia a domicilio chi ne ha bisogno.

Ciao David, eccoci qui per capire assieme come le nuove tecnologie porteranno a migliorare la vita ai pazienti, diminuendo il più possibile i costi e i disagi degli spostamenti verso gli ospedali. Come nasce Co-Rehab?

Ho sempre giocato a calcio a livello agonistico, ma purtroppo, nonostante una grande passione, mi sono sempre scontrato con infortuni più o meno gravi che mi hanno limitato nel gioco e costretto a molte ore di fisioterapia e riabilitazione. Quando mi sono ritrovato a fare esercizi in clinica e a casa, mi sono reso conto che mancava qualcosa, uno strumento che permettesse ai fisioterapisti di vedere cosa stavo facendo e a me di misurare i miei progressi. Lì mi è venuto in mente che usando dei sensori indossabili e sviluppando dei software “intelligenti” si sarebbe potuto semplificare la vita di molti pazienti e permettere ai fisioterapisti di svolgere meglio il loro lavoro, senza che si potessero più lamentare perché i pazienti a casa non fanno gli esercizi. Ne ho parlato con Roberto, che è molto più bravo e capace di me con la tecnologia e il software, e abbiamo messo a punto un prototipo che usava la pedana della Wii e una fascia cucita in cantina da mia mamma. Con quel prototipo, senza vergogna, siamo andati da investitori, medici, abbiamo fatto test nella mia cantina con oltre 30 persone e abbiamo capito due cose: primo che quel prototipo andava buttato e rifatto da zero, secondo che però l’idea piaceva e poteva avere un mercato.

Abbiamo così incontrato i nostri soci, Andrea Cappelletti, Vittorio Dusini e Daniel Moran, che hanno creduto in noi e nella nostra idea e nell’ottobre 2012 siamo partiti, io, Roberto e i nostri primi 4 dipendenti con cui abbiamo creato Riablo. Due di loro sono ancora con noi, e oggi siamo in 11, con oltre 250 prodotti installati in 12 paesi nel mondo e un portafoglio prodotti che sta suscitando l’interesse di medici, fisioterapisti, assicurazioni e grandi aziende del settore che ci propongono di collaborare.

Riablo è basato su un’idea semplice: i sensori inerziali e una pedana di movimento si collegano via bluetooth a un laptop e misurano i movimenti del paziente nello spazio. Il fisioterapista ha la possibilità di preparare delle schede di lavoro grazie alla nostra web application, scegliendo tra centinaia di esercizi e personalizzando i parametri. Il software di Riablo trasforma questi esercizi in videogiochi semplici da eseguire ma anche motivanti, che sono comandati dal paziente e che lo “costringono” a fare il movimento correttamente, quasi senza accorgersene. I risultati sono poi disponibili sulla web app per essere consultati in seguito. Per come è costruito, Riablo funziona sia in clinica che come
riabilitazione a domicilio .

Certo, l’effetto e di motivare il paziente a fare gli esercizi a casa ed essere supervisionato dal fisioterapista, che potrà andarlo a trovare regolarmente. Un servizio d’eccellenza, un passo avanti per la fisioterapia e la
riabilitazione a domicilio. Chi sono i pazienti e perchè usano questa tecnologia?

Siamo partiti dall’idea che i nostri prodotti fossero adatti solo a pazienti come me, giovani e sportivi. Ma cominciando a installare Riablo nelle cliniche riabilitative e nei centri di fisioterapia abbiamo visto un grandissimo interesse da parte di paziente anziani, con problemi di natura ortopedica e neurologica. Abbiamo però ancora una buona fetta di sportivi che utilizzano anche delle valutazioni clinicamente validate che abbiamo implementato in Riablo.

Per quale motivo i Fisioterapisti utilizzano questi nuovi strumenti e come lo fanno?

I fisioterapisti fanno spesso fatica a motivare i loro pazienti, specialmente quelli anziani, cronicizzati o con problematiche di natura neurologica. L’esercizio e l’autotrattamento in genere è una delle parti più importanti di un percorso di recupero (laddove questo è possibile), ma è anche la parte più noiosa e dove i pazienti mollano prima. La tecnologia, come Riablo, contribuisce a rendere misurabile l’esercizio e a motivare i pazienti con videogiochi, meccanismi di gamification e confronti nel tempo che oggettivano i miglioramenti e quindi motivano sempre di più il paziente.

Alcuni dei nostri clienti, ci hanno raccontato di sfide in palestra tra pazienti anche over 75 o di come i pazienti che vedono i propri “colleghi” fare gli esercizi con Riablo, chiedano anche stizziti “perchè lui sì e io no?”. E’ anche per questo che abbiamo realizzato il Riablo Space, uno spazio dove più Riablo lavorano in parallelo, fornendo la possibilità di lavorare insieme a più pazienti e quindi anche di moltiplicare il tempo dei fisioterapisti.

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verifica risultati con il fisioterapista per la riabilitazione a domicilio Credit: corehab

Quanto conta oggi lasciare il paziente a casa e cosa funziona – e cosa no – nella riabilitazione a domicilio?

La riabilitazione a domicilio, anzichè solo in ospedale, con tecnologia è un settore emergente e noi di CoRehab siamo tra gli apripista in Italia e in Europa. Molti fisioterapisti e molti medici intuiscono che ci sia bisogno di tecnologia per garantire un efficiente monitoraggio dei pazienti a domicilio e aumentare la compliance. Riablo Home poi garantisce una convenienza per tutti: per i pazienti, perchè possono fare gli esercizi da casa, per i fisioterapisti, perchè possono garantire un’elevata compliance a fronte di un impegno ridottissimo. Purtroppo però i modelli organizzativi della sanità non prevedono questo tipo di trattamento e molto spesso, nonostante la voglia dei pazienti, dei caregiver e anche dei terapisti stessi, ci si scontra con una impossibilità logistica o di natura economico finanziara a offrire servizi come Riabl oHome per avere un miglior trattamento a domicilio.

Quali evoluzioni ci saranno nel prossimo futuro nell’ambito della riabilitazione a domicilio e come andranno a migliorare la vita delle persone?

Nell’esperienza accumulata in questi anni, abbiamo visto come il tempo di permanenza in ospedale per alcune tipologie di pazienti si stia riducendo sempre di più, arrivando a volte a pochi giorni. Per questi casi abbiamo pensato di implementare una soluzione più semplice e meno accurata, ma che garantisce comunque il risultato atteso.

Stiamo svolgendo alcuni importanti studi clinici e progetti pilota per validare questa nuova soluzione da un punto di vista clinico, cercando di dimostrare che si possono avere gli stessi risultati facendo
riabilitazione a domicilio con uno strumento che aumenta la compliance piuttosto che tenendolo in clinica a fare esercizi.

Se così fosse, possiamo convincere il paziente che grazie ai nostri prodotti e alla nostra metodologia si può spostare buona parte del lavoro a domicilio, con un risparmio di tempo e risorse per tutti.

PENSI CHE LA RIABILITAZIONE A DOMICILIO FACCIA AL CASO TUO?


Esercizi di Kegel per donne. Il parere del fisioterapista

Esercizi di Kegel per donne. Il parere del fisioterapista

Ginnastica di Kegel: cos’è e a che serve?

Gli esercizi di Kegel consistono in brevi sequenze di contrazioni volontarie dei muscoli del cosiddetto pavimento pelvico, i quali sostengono utero, vescica, uretra e retto. Tali esercizi vengono solitamente indicati con il nome del loro ideatore, il ginecologo Arnold Kegel, medico statunitense nato nel 1894 a Lennox, nel South Dakota. Kegel insegnò ginecologia, in parte per questo motivo sono particolarmente indicati gli Esercizi di Kegel per donne in gravidanza, presso l’Università della Southern California ed oltre a questi particolari esercizi inventò anche il manometro perineale, uno strumento utilizzato per misurare il tono dei muscoli pelvici. L’utilità degli esercizi di Kegel sta nella loro capacità di incrementare il tono muscolare della regione pelvica e con esso le funzionalità dell’area. Ma cos’è il pavimento pelvico e quali sono i suoi compiti principali? Il pavimento pelvico è costituito da un complesso di muscoli e legamenti situati nella parte terminale della cavità pelvica/addominale: tutti i muscoli e le strutture associate qui presenti sono indispensabili per il sostegno di vescica, uretra, intestino e, nelle donne, dell’utero. Tra i muscoli del pavimento pelvico quello più importante è il pubo-coccigeo, adibito alla regolazione del flusso urinario e al controllo delle strutture coinvolte durante il parto.

Perché eseguire gli esercizi di Kegel?

Taluni fattori e condizioni patologiche possono causare la progressiva debilitazione dei muscoli che costituiscono il pavimento pelvico: tra questi obesità, gravidanza, menopausa e sforzi frequenti sono i maggiori indiziati. L’indebolimento dei muscoli pelvici può originare un’ampia gamma di disagi piuttosto importanti, in grado di ripercuotersi in maniera negativa sia nella quotidianità che nella sfera sessuale. L’utilità degli esercizi di Kegel sta nella loro capacità di aumentare la resistenza e il tono del pavimento pelvico, ripristinandone le varie funzionalità. Nonostante siano stati ideati e messi a punto durante la prima metà del XX secolo, tali esercizi continuano ad essere impiegati su ampia scala e la loro applicazione coinvolge numerosi ambiti. Gli esercizi di Kegel possono coadiuvare i trattamenti medici volti a risolvere casi di: incontinenza da sforzo (che si manifesta attraverso perdite involontarie di urina in seguito a un aumento repentino della pressione addominale, causato da sforzi, colpi di tosse o starnuti), lesioni e traumi causati dalla gravidanza e dal parto, prolasso uterino e persino anorgasmia (incapacità nel raggiungere l’orgasmo). Per le relazioni con le patologie e i trattamenti alla schiena, rimandiamo ad apposito articolo. La pratica con regolarità degli Esercizi di Kegel per donne in gravidanza al secondo parto confermano l’utilità di questi ultimi durante il travaglio e riferiscono di aver partorito più facilmente.

Esercizi di Kegel in gravidanza: benefici

La ginnastica di Kegel può rivelarsi particolarmente utile per tutte le donne in dolce attesa, essendo in grado di allenare il pavimento pelvico e renderlo più resistente all’enorme mole di stress fisiologico al quale verrà sottoposto durante il parto. Per stessa ammissione di tantissime donne, gli esercizi di Kegel aiutano a partorire più facilmente, poiché in grado di sviluppare una maggior capacità di controllo dei muscoli pelvici durante il travaglio. Inoltre, praticare questa ginnastica in gravidanza aiuta a prevenire la comparsa delle emorroidi, oltre che della cosiddetta incontinenza urinaria da sforzo.

Esercizi di Kegel per donne in gravidanza
Esercizi di Kegel per donne in gravidanza

Le donne afflitte da questa condizione hanno confermato l’utilità degli esercizi di Kegel nel rafforzamento dei muscoli pelvici e della vescica. Chi soffre di incontinenza dovrebbe eseguire tali esercizi immaginando di voler interrompere il flusso urinario. Contrarre e rilassare il muscolo pubo-coccigeo in maniera alternata e più volte al giorno, oltre ai muscoli pelvici rafforza anche lo sfintere urinario, riducendo la frequenza e l’intensità delle perdite urinarie. Inoltre, gli esercizi di Kegel sono consigliati come rimedio al prolasso degli organi pelvici. Le donne cui il parto naturale ha causato considerevoli perdite di tono muscolare possono trarre giovamento da questo tipo di ginnastica, in grado di garantire un recupero pressoché totale del tono dei muscoli vaginali.

Come vanno eseguiti?

Gli esercizi di Kegel sono discreti e facili da eseguire; possono essere svolti in qualsiasi momento della giornata, ma soprattutto ovunque. Garantiscono la loro efficacia indipendentemente dalla posizione adottata: possono essere eseguiti in piedi, seduti, sdraiati o sotto la doccia. Per ottenere i benefici promessi basta compiere pochi movimenti in maniera lenta e controllata. Prima di cominciare, è fondamentale svuotare perfettamente la vescica: eseguire questi esercizi con la vescica anche solo parzialmente piena può danneggiare e indebolire ulteriormente i muscoli del pavimento pelvico, con particolare riferimento al muscolo pubo-coccigeo, causando successive difficoltà nello svuotamento della vescica. Dopo aver liberato preventivamente la vescica, sarà opportuno contrarre i muscoli pelvici per almeno 5/10 secondi, in maniera delicata e senza esagerare. Dopodiché, bisognerà rilasciare e rilassare i muscoli per altri 5/10 secondi. Durante il movimento è importante mantenere sempre la stessa posizione e focalizzarsi unicamente sull’area interessata, evitando di muovere gambe, addominali e glutei. Ogni step si compone di 10 ripetizioni e può essere eseguito 2 o 3 volte al giorno, al mattino, dopo pranzo e di sera, prima di coricarsi. Inizialmente, tenere i muscoli pelvici contratti per 10 secondi potrebbe rivelarsi più difficile del previsto: in tal caso, sarà necessario cominciare in maniera graduale, contraendo i muscoli per non più di 4 o 5 secondi. Col passare delle settimane sarà quindi possibile aumentare il tempo di contrazione fino a raggiungere i 10 secondi.

Raccomandazioni e consigli

Durante l’esecuzione della ginnastica di Kegel è importante evitare di sottoporre il muscolo pubo-coccigeo a un esercizio eccessivo: tale atteggiamento, infatti, alla lunga può provocare un considerevole affaticamento muscolare, causando effetti opposti a quelli desiderati (perdite di urina, difficoltà nella minzione e un certo disagio, sia fisico che sociale). Per evitare questo genere di inconvenienti il consiglio è affidarsi al supporto di uno specialista a domicilio: le fisioterapiste di EpiCura sapranno indicare le corrette modalità secondo cui svolgere gli esercizi, evitando eventuali effetti indesiderati. Molte persone trovano difficoltà nell’individuare il muscolo pubo-coccigeo: per riconoscerlo con sicurezza è possibile provare ad interrompere il flusso urinario per qualche attimo durante la minzione. Su consiglio del fisioterapista, inoltre, è possibile ricorrere all’uso di specifici dispositivi medici, i quali possono tornare utili nell’individuare il muscolo pubo-coccigeo e facilitarne la contrazione. Tali dispositivi consistono in bilancieri, molle e coni vaginali; il loro impiego può rivelarsi particolarmente felice, a patto che vengano utilizzati in maniera aderente alle indicazioni offerte dagli specialisti del settore.

Per quanto riguarda i neonati, suggerisco anche di leggere cosa sono la osteopatia neonatale e pediatrica. Per quanto riguarda gli aspetti legati a problemi ossei o muscolari in generali, fate riferimento al nostro fisioterapista o ad un ostetrica per un primo consulto gratuito.

Soddisfattissima.E’ sempre difficile prenotare velocemente prestazioni sanitarie. EpiCura ha un servizio di…

Geplaatst door Laura Presicci op Maandag 22 januari 2018
Osteopatia Neonatale

Osteopatia Neonatale

L’osteopatia pediatrica considera il neonato nel suo complesso, al fine di individuare con precisione elementi nocivi per lo sviluppo del bambino, cause di disfunzioni agli apparati: muscolo-scheletrico, dentale, oculare, digerente, ristabilendo l’armonia e l’equilibrio dell’organismo.
Cos’è Osteopatia Neonatale? è una disciplina olistica adatta a qualunque età, anche prima della nascita: l’osteopatia in gravidanza è infatti un importante ambito di applicazione della terapia, sia per la mamma che per il futuro nascituro. Grazie alla non invasività e all’assenza di effetti collaterali, la terapia osteopatica è una pratica particolarmente indicata per i soggetti più delicati, come appunto i neonati, anche prematuri. Ogni età e ogni problema da affrontare o prevenire saranno trattati in maniera differente, con particolare riguardo alle condizioni dell’assistito, a maggior ragione se bambino. L’osteopatia, infatti, grazie a una conoscenza approfondita del corpo e alle manovre manipolative su punti specifici, è in grado di stimolare la capacità dell’organismo di auto-guarigione. Il fine ultimo dell’osteopatia è l’equilibrio del corpo, quindi il mantenimento ottimale della salute dell’organismo, non solo intervenendo su un problema, come cura successiva, ma soprattutto come prevenzione, per vanificare il pericolo di insorgenze di disturbi futuri. Per questo motivo è consigliabile far visitare i bambini con cadenze periodiche sin dai primi giorni di vita, proprio per favorire una corretta crescita.

Osteopatia dolce per neonati

Nei bambini in generale si preferisce adottare un approccio leggero e dolce, un trattamento abile effettuato da un osteopata professionista può spesso apportare miglioramenti significativi. Inoltre, l’efficacia dei trattamenti osteopatici non risiede tanto nella tecnica utilizzata, quanto nell’identificazione corretta delle cause del malessere, che fungerà da base per la scelta successiva della tecnica osteopatica più adeguata.

Osteopatia cranio-sacrale sui bambini: cos’è?

Un esempio molto comune di trattamento osteopatico per bambini è quello che viene effettuato sul cranio: pur essendo una pratica completamente fisiologica e naturale, la nascita rappresenta un momento traumatico per il bambino, oltre che per la madre, sia che si verifichi in maniera naturale sia con cesareo. In questa fase il cranio del neonato, composto da placche ossee molli non ancora completamente sviluppate, si adatterà perfettamente alle spinte uterine della madre della fase espulsiva, modellandosi per affrontare il momento del parto. Tuttavia non sempre il cranio torna alla forma corretta in maniera autonoma. In questi casi può intervenire l’osteopata cranio-sacrale. Le alterazioni della forma cranica possono alterare funzioni importanti come la suzione, con conseguenti problemi di deglutizione, coliche, rigurgiti fino ad alterazioni sonno-veglia. È solo in questo primo periodo di vita che l’osteopata può intervenire modificando la forma del cranio, ancora malleabile, successivamente si potrà agire per curare problemi disfunzionali, ma non sull’anatomia del cranio in senso stretto.

Cosa sono le Stomie

Cosa sono le Stomie

Se ci sono domande vi invitiamo a scriverle nei commenti sotto, in modo che poi sarà un nostro esperto a rispondervi. Buona Epi-Cura a tutti!

Cos’è la stomia?

La stomia (dal greco stoma, ossia bocca) è un’apertura nel corpo creata chirurgicamente per permettere l’evacuazione dell’intestino danneggiato.
In base alla posizione dell’apertura si distinguono differenti tipi di stomie: urostomia, ilestomia e colostomia.
Un’ulteriore classificazione delle stomie può essere fatta sulla base della durata di utilizzo, se temporanea – ossia se definita in un arco temporale e quindi utilizzata per il tempo necessario alla guarigione del tratto di intestino compromesso – o definitiva.  

Per capire come un infermiere tratta la stomia clicca qui.

In Italia si contano oltre 70 mila pazienti portatori di stomia. Il numero più alto di stomie confezionate è rappresentato dalle colostomie (55%), seguito da ileostomie (31%) e urostomie (14%).

Il binomio Fisioterapista – ginocchio. Parliamo di trattamenti al ginocchio con Matteo Fisioterapista a Torino

Il binomio Fisioterapista – ginocchio. Parliamo di trattamenti al ginocchio con Matteo Fisioterapista a Torino

Perché hai deciso di diventare Fisioterapista a Torino e come lo si diventa?

Ho deciso di provare a diventare un fisioterapista a Torino durante l’ultimo anno del liceo, ma è solo dopo la maturità che questa idea ha incominciato a prendere forma. La caratteristica che mi ha da sempre attratto di questo lavoro sta nella particolarità del prendersi cura degli altri, del seguirli in un percorso che li avrebbe portati a stare meglio. Fino ad allora però l’immagine che mi ero fatto del mio lavoro era Fisioterapista = colui che mette a posto la schiena e il collo, informazione che ho subito capito essere limitante dal primo giorno di università. Ma prima di frequentare il corso di laurea in Fisioterapia ho dovuto passare un impegnativo e assai selettivo test d’ingresso per accedere alla facoltà di Torino: solo 48 studenti su 1800 infatti sono stati selezionati per intraprendere il percorso di studi. Io sono stato uno tra questi.

Il Corso di Laurea è articolato su tre anni e prevede l’acquisizione di 180 CFU attraverso un numero cospicuo di esami teorici e pratici ai fini del conseguimento della Laurea in Fisioterapia. È solamente alla fine di questo percorso formativo che ho realizzato quali siano le potenzialità del mio lavoro e i numerosi ambiti lavorativi in cui poteva essere applicato: non solo a livello ortopedico, ma anche neurologico, pediatrico, geriatrico, reumatologico, viscerale, sportivo e tanti altri ancora. Ed è proprio questa vastità di campi di applicazione che stuzzica la mia curiosità ogni giorno e che mi porta a studiare e aggiornarmi costantemente e che non rende mai per scontato il mio lavoro.

Da quanto tempo sei fisioterapista e dove operi principalmente?

Mi sono laureato presso l’Università di Torino nel 2013. Da allora ho frequentato diversi corsi di specializzazione e Master universitari che mi hanno permesso di aggiornare costantemente il mio core competence e migliorare la mia abilità manuale e riabilitativa.

Attualmente lavoro come libero professionista  fisioterapista a Torino, collaborando in diversi studi a Torino, Rosta e Beinasco oltre a svolgere la mia professione a domicilio a casa dei pazienti che richiedono tale servizio.

Hai avuto modo di trattare disturbi al ginocchio? Quali sono i problemi più frequenti che hai incontrato?

Quotidianamente mi occupo di trattamenti al ginocchio, per pazienti che hanno disturbi a livello dell’articolazione del ginocchio. In relazione all’età e soprattutto all’utilizzo che se ne fa possiamo avere diverse patologie, tutte accomunate da uno stesso sintomo: dolore.

Una prima classificazione che se ne può fare delle più comuni patologie che tratto sovente si basa sulla localizzazione della causa del dolore:

Patologie meniscali

spesso dovute ad eventi traumatici, si caratterizzano per un dolore al ginocchio anche a riposo, specialmente notturno, creando una condizione di scarsa mobilità e sovente dei blocchi articolari.

Lesioni capsulo-legamentose

Anch’esse spesso dovute a traumi, dove al dolore e alla scarsa mobilità di aggiunge una sensazione di instabilità e cedimento;

Condropatia femoro-rotulee

Patologia che colpisce più sovente il sesso femminile e si caratterizza per un dolore a livello della rotula nel mantenere il ginocchio piegato e soprattutto nel mantenerlo flesso per molto tempo;

Artrosi

Patologia comune, molto legata all’età del paziente, che si caratterizza da una usura della componente cartilagine che ne compromette la funzione articolare e può portare a interventi chirurgici di protesi al ginocchio.

Cosa fa il fisioterapista per il ginocchio, ossia come agisce la fisioterapia per la riabilitazione del ginocchio?

In base all’origine della patologia, ai sintomi che si presenta e soprattutto in base al paziente, il trattamento fisioterapico cambia. Non dobbiamo infatti dimenticare che ognuno di noi ha età diverse, richieste funzionali diverse, fisicità diverse e tutto ciò implica trattamenti al ginocchio personalizzati. Nonostante ciò l’obiettivo rimane sempre quello di far tornare a star bene la persona cercando di raggiungere un livello di qualità di vita il più simile possibile a quello precedente la patologia. Per far ciò il fisioterapista si avvale di due strumenti per noi fondamentali: la nostra testa e le nostre mani, che altro non sono che il ragionamento clinico alla base di ogni terapia proposta e la manualità data dalla esperienza e dal continuo aggiornamento. Queste svolgono la prima parte della fisioterapia per la riabilitazione del ginocchio, andando a ristabilire la completa mobilità laddove mancasse, la riduzione del dolore, contratture e infiammazioni attraverso specifiche manovre, supportate inoltre dall’utilizzo di terapia strumentale. Ristabiliti questi obiettivi a breve termine si andrà infine a lavorare sulla forza, resistenza e stabilità del ginocchio attraverso un lavoro attivo, con particolari esercizi che il paziente dovrà eseguire sotto la supervisione del fisioterapista a Torino.

Che cosa c’entra la fisioterapia con la protesi al ginocchio?

Nei trattamenti al ginocchio la fisioterapia dopo un intervento di Protesi Totale di Ginocchio (PTG) ha un ruolo centrale nella buona riuscita di una operazione ortopedica. Sottoporsi infatti ad un intervento di PTG senza effettuare un adeguato ciclo di fisioterapia e una mirata rieducazione del ginocchio può comportare in non pochi casi un fallimento non solo delle aspettative del paziente ma dell’intervento stesso. Se infatti un paziente decide di sottoporsi ad una PTG per risolvere una situazione di intenso dolore al ginocchio, per migliorarne la funzionalità e il conseguente stile di vita, senza una terapia personalizzata e guidata da esperti nella riabilitazione il rischio di disattendere a tali obiettivi è molto alto. Il fisioterapista seguirà il paziente fin dal primo giorno post-operatorio, per questo è molto importante la fisioterapia a domicilio, sopratutto per gli anziani. La riabilitazione si svolge in un percorso condiviso col paziente che lo porterà dal deambulare nei primi giorni con le stampelle all’essere autonomo in pochi giorni, per poi accompagnarlo al più completo recupero e alla migliore qualità di vita possibile.