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Genitori anziani ingestibili

Genitori anziani ingestibili

Imparare a prendersi cura dei propri genitori: una sfida difficile ma necessaria

Gestire un genitore in là con gli anni può essere una sfida tutt’altro che semplice, soprattutto per chi ha un lavoro e dei figli ancora in età evolutiva a cui badare. Come si fa a conciliare gli impegni quotidiani con le crescenti necessità di, magari, genitori anziani ingestibili, a volte affetti da patologie che ne limitano l’autosufficienza? A tali difficoltà, spesso si aggiunge anche un profondo senso di colpa, che tende ad assalire tante persone quando realizzano che i genitori anziani stanno diventando quasi un peso. Una sfida davvero complicata, se non traumatica, a volte aggravata dall’aspetto emotivo della persona non autosufficiente, che tende a sviluppare una repulsione per le cure e per una condizione tutt’altro che piacevole. Per gli anziani non è affatto semplice accettare la vecchiaia e tutte le limitazioni che ne derivano, soprattutto se hanno sempre condotto una vita attiva e indipendente. Vista dalla prospettiva opposta, quella dei figli, la situazione non è certamente migliore: sono costretti a fare i conti con il progressivo decadimento fisico e mentale delle persone a cui sono più legate, che spesso rifiutano le terapie e faticano ad accettare aiuti provenienti dall’esterno.

Le necessità dell’anziano

Gli anziani tendono ad evidenziare due tipologie di urgenze: una dipendenza fisica (che varia in relazione alle loro condizioni di salute) e la necessità di conservare una propria identità adulta (possibile soltanto quando si mantiene una certa autonomia di base). Tali bisogni spesso tendono ad entrare in conflitto tra loro, segnando in maniera profonda la natura delle normali relazioni genitori-figli, gli ultimi indotti a pensare che si tratti di genitori anziani ingestibili. Per le persone anziane obbligate a fare i conti con una patologia invalidante è molto difficile accettare l’idea di aver bisogno di qualcun altro, di dover dipendere dai propri figli e, spesso, di dover accettare l’aiuto di un professionista esterno al nucleo familiare. La perdita di autosufficienza di un caro è un evento che mette alla prova qualsiasi famiglia e al quale può essere molto difficile abituarsi. L’anziano non più autosufficiente che rifiuta l’ospedalizzazione si ritrova costretto a tornare a vivere con i figli, i quali dovranno provvedere a creare un nuovo spazio a lui dedicato, ridefinendo la divisione della casa e sacrificando ambienti diversamente concepiti. Queste sono fasi della vita cui far fronte con coraggio e forza d’animo, ma soprattutto da gestire con consapevolezza ed intelligenza.

Una nuova vita

Quando si prende coscienza della malattia di un genitore, vicino o lontano che sia, è necessario prepararsi ad affrontare una nuova vita. Sarà importante imparare rapidamente a gestire le difficoltà, sia sanitarie che psicologiche, ma anche a condividere i momenti di gioia, magari con presunti genitori anziani ingestibili, coinvolgerli il più possibile nelle scelte e nelle decisioni comuni e chiedergli consigli. Far sentire gli anziani non più autosufficienti ancora importanti, ascoltati, necessari, ritagliandogli un ruolo all’interno della famiglia, è fondamentale. Darà loro l’idea di essere ancora utili. Ascoltare le loro opinioni sarà certamente d’aiuto per i genitori, che in tal modo si sentiranno ancora considerati, nonostante le difficoltà ad uscire di casa e a svolgere una vita normale, come quella che conducevano fino a pochi mesi prima.

E poi c’è il capitolo riguardante l’accettazione di un aiuto esterno, come gli OSS – Operaratori Socio Sanitari: un supporto valido e professionale, in grado di gestire la terapia farmacologica prescritta all’anziano e gli eventuali momenti di emergenza. L’idea di farsi aiutare da qualcun altro può non essere vissuta bene dai genitori, perché intesa come un metodo adottato dai figli per scaricarli, per liberarsi dalle loro responsabilità. Oppure semplicemente perché convinti di potercela fare ancora da soli.

Il supporto di un professionista è una risorsa spesso irrinunciabile

Richiedere un aiuto esterno è molto importante e non vuol dire abbandonare i genitori o considerarli genitori anziani ingestibili. Al contrario, questo genere di supporto va vissuto come una risorsa, una maniera per evitare problemi e complicazioni legate alla malattia e per limitare lo stress, che può colpire chi non ha dimestichezza con questo tipo di assistenza. Da parte dell’anziano, non accettarlo potrebbe significare costringersi a sacrificare molti aspetti della propria vita e di quella dei figli, aumentando il disagio all’interno della famiglia. Potrebbe venirne fuori un accumulo di tensione difficile da sostenere per entrambi. È per questo che EpiCura mette a disposizione infermieri a domicilio in grado di offrire un aiuto capillare, gestendo la terapia concordata col medico e i momenti più difficili. Inoltre, un supporto professionale è in grado di suggerire ai familiari del paziente allettato tutte le pratiche indicate per affrontare la situazione nel modo migliore e più efficace possibile. L’abitudine ad accudire un genitore può rafforzare la relazione, in quanto garantisce più tempo per stare insieme. Tuttavia, questo aspetto positivo può manifestarsi pienamente e crescere soltanto se il supporto viene condiviso con una figura di riferimento, poiché la gestione solitaria di una situazione tanto complessa rischia di mettere in discussione parte degli equilibri costruiti nel corso della vita.

L’assistenza agli anziani non pienamente autosufficienti

A seconda degli impegni personali o lavorativi e del rapporto esistente con l’anziano, ciascun familiare dovrebbe offrire il proprio contributo nell’assistenza al malato. Tra gli interventi più importanti che compongono il supporto quotidiano figurano l’ospitalità offerta all’anziano genitore presso il proprio domicilio, l’abitudine ad accompagnarlo dal medico o a fare la spesa, l’aiuto ad alzarsi dal letto e a lavarsi, la somministrazione dei pasti e il monitoraggio dei parametri vitali (pressione, temperatura corporea, etc.). I più pratici, inoltre, possono fornire al parente allettato eventuali terapie antalgiche o iniettive. L’assistenza ai genitori anziani ingestibili può includere anche interventi di medicazione, tesi a curare ferite chirurgiche, ustioni, lesioni neuropatiche o vascolari e lesioni da decubito. Tutto ciò senza dimenticare l’importanza di un sostegno psicologico e morale costante, volto a limitare l’aggravarsi delle condizioni psichiche del soggetto. Si consiglia di proporre costantemente all’anziano attività ricreative di tipo ludico, cinematografico, musicale o artigianale, in modo da stimolare efficacemente le sue attività cognitive. Per la gestione dei casi più complessi, invece, sarà opportuno richiedere l’assistenza di personale esperto, che sia un OSS o valutando la necessità di un Infermiere a domicilio se il problema è inserente ad aspetti sanitari sensibili, in grado di gestire disturbi gravi o situazioni da trattare con maggiore attenzione, quali la presenza di infezioni gravi, presidi intravascolari, cateteri, etc.

Epicura Digest: Le 10 tecnologie che migliorano l’assistenza a domicilio per anziani

Epicura Digest: Le 10 tecnologie che migliorano l’assistenza a domicilio per anziani

Questo è un momento molto lieto per Epicura, perchè il nostro innovativo modello per l’assistenza a domicilio per anziani ha ricevuto, settimana scorsa, un nuovo riconoscimento di grande rilievo. Citando l’ANSA e il sito di settore BeBeez :

Sono D-Heart, Epicura, Noon Care e VillageCare le quattro startup selezionate a valle dalla #CallForGrowth “Smart Aging: Care for Baby Boomers”, lanciata in ambito insurtech nel settembre scorso da Europ AssistanceAssicurazioni Generali e growITup, la piattaforma di Open Innovation creata da Cariplo Factory in collaborazione con Microsoft

Gli specialist di Epicura si occupano delle persone andando a supportarle direttamente a domicilio. Conosciamo bene le difficoltà dell’assistenza a domicilio per anziani, per cui vogliamo condividere con te le innovazioni che ogni giorno si sforzano di migliorare l’assistenza a domicilio, migliorando la vita di tutti: dai figli magari lontani e preoccupati, al personale sanitario che si trova ad affrontare sfide sempre più grandi.

La tecnologia al servizio dell’anziano

Nel nostro Paese, complice l’invecchiamento della popolazione, la spesa sanitaria cresce rapidamente. Gli indicatori dimostrano come tra gli elementi che incidono maggiormente, vi siano proprio la diffusione di alcune patologie e il cronicizzarsi delle stesse, conseguenze fisiologiche di un marcato invecchiamento demografico e di una speranza di vita sempre più elevata. Gli italiani oltre i 65 anni sono circa 13,5 milioni (pari al 22,5% della popolazione complessiva), di cui quasi otto su dieci alle prese con patologie croniche. Di questi, tre hanno a che fare con malattie gravi: percentuali importanti, che hanno reso l’assistenza a domicilio per anziani una necessità sempre più diffusa, spesso irrinunciabile.

Da parte di tutto l’ecosistema della sanità c’è una forte preoccupazione per questa nuova immensa sfida. La risposta avviene spesso da piccole realtà, imprenditori che cercano e sviluppano soluzioni innovative, con l’aiuto dell tecnologia, della competenza e del buon senso. Qui alcune delle nostre “scoperte”, se pensi che ce ne siano delle altre, non esitare a scriverle nei commenti.

Internet of Things

Un altro dato che dovrebbe invitare a riflettere è quello relativo al tasso di ospedalizzazione delle persone anziane, che in Italia oltrepassa abbondantemente il 20%. Ciò contribuisce a fare della spesa sanitaria uno dei costi più importanti che il nostro Paese è chiamato ad affrontare. A tal proposito, l’assistenza a domicilio è un intervento di prevenzione in grado di produrre un risparmio rilevante. Ed ecco che ancora una volta la tecnologia ci viene in aiuto, essendo molte le innovazioni realmente in grado di migliorare la vita all’anziano ipomobile, delle persone a lui care e di tutti coloro che se ne occupano, siano essi medici, OSS o infermieri. Una delle conquiste recenti più efficaci è il cosiddetto Internet of Things (IoT), neologismo che indica l’evoluzione dell’uso del web: gli oggetti acquisiscono “intelligenza” grazie alla capacità di poter comunicare dati e accedere ad informazioni esterne. Tra questi figura la poltrona smart realizzata da Ergotek (una delle aziende che ha collaborato al progetto Habitat), che permette di valutare la postura del paziente e facilitarne la seduta. I sensori di pressione di cui è dotata e il relativo modulo per l’elaborazione dei dati sono realizzati per prevenire posture scorrette e potenzialmente pericolose.

Le tecnologie che migliorano l’assistenza a domicilio per anziani

A quanto detto, si aggiungono innovazioni come la radio-frequenza e l’intelligenza artificiale. Lo scopo di questi sistemi è garantire un monitoraggio costante e affidabile di tutti i comportamenti tenuti dai soggetti fragili, che in tal modo possono facilmente restare connessi con gli assistenti sanitari e con le figure di riferimento familiari. Il controllo da remoto della persona allettata è reso possibile da un dispositivo situato di fianco alla postazione del paziente. Stiamo parlando di My Doro Manager: grazie a questo l’anziano può configurare una lista di numeri cui rivolgersi in caso di emergenza, restando in contatto con chi di dovere. La stessa azienda, leader nel settore della telefonia “semplificata”, ha creato anche una rete privata cui possono prendere parte soltanto utenti autorizzati. Grazie a questa, il paziente può chiedere supporto per alzarsi dal letto, per la spesa o per sbrigare altre mansioni domestiche. Il suo nome è Doro Connect & Care.

Le aziende italiane attive nel settore delle tecnologie rivolte agli anziani

Uno dei progetti più interessanti tra quelli presentati di recente è CollegaMENTI, ideato da Cba Group, società informatica con sede in provincia di Trento. L’obiettivo del sistema è realizzare una rete virtuale composta dai tre principali protagonisti dell’assistenza a domicilio, ovvero anziani, familiari e operatori, mettendoli in comunicazione tra loro. La piattaforma richiede l’inserimento di alcuni dati relativi allo stato di salute dell’anziano, onde permettere alle figure coinvolte di interagire e ai familiari di restare costantemente informati circa le condizioni dell’assistito, grazie alle notifiche inviate su smartphone. Non manca la possibilità di effettuare videoconferenze, alle quali possono partecipare tutti i soggetti coinvolti. Con App Storygram, ideata dalla stessa azienda, è possibile realizzare un album digitale dei ricordi, caricandovi racconti, foto e aneddoti: una sorta di diario virtuale teso alla stimolazione cognitiva dell’anziano.

WiMHome è il frutto di una startup nata da poco, tesa a sfruttare le tecnologie più recenti a vantaggio dell’assistenza a domicilio per anziani, favorendone l’indipendenza e la domiciliarizzazione. Il sistema consente di monitorare l’ambiente domestico e di ottenere informazioni circa la regolarità di tutte le attività casalinghe dell’anziano. WiMHome funziona grazie ad alcuni sensori ambientali e segnala anche eventuali anomalie (cadute, abbandono del letto, fuga dall’appartamento, etc.).

L’importanza di un monitoraggio costante

Sensor-Care è un’altra invenzione tutta italiana, pensata per consentire all’anziano di conservare la propria indipendenza. Il dispositivo opera in maniera discreta, rispettando la privacy dell’assistito. Non impiega microfoni o telecamere, ma riesce comunque a garantire informazioni H24, sia agli assistenti domiciliari che ai familiari. Il monitoraggio permette di individuare eventuali situazioni anomale, tra cui alterazioni improvvise dei ritmi alimentari, nell’igiene personale o nel rapporto veglia/sonno. Le informazioni vengono elaborate in tempo reale, segnalando automaticamente (mediante email, notifiche su smartphone o sms) le anomalie rilevate di recente, valutate tali in seguito alla comparazione con i dati storici. Al sistema possono essere collegati sensori opzionali, in grado di evidenziare eventi potenzialmente pericolosi, come la presenza di fumo, acqua o gas.

Anche Cardea nasce per migliorare il monitoraggio delle abitudini dell’anziano, la cui alterazione può costituire la spia di un problema. La diminuzione dell’attività motoria, ad esempio, potrebbe essere sintomo di una difficoltà a deambulare.

Infine, Carely è l’app che permette di tenere traccia di tutte le visite mediche dell’anziano (con i relativi risultati) e di condividerle con chiunque. In questo modo, i parenti possono collaborare nell’assistenza al malato evitando possibili incomprensioni.

Lo Specialista a casa dell’Anziano

Assistenza a domicilio per anziani, ambienti di vita assistiti e tecnologie in grado di migliorare la qualità della vita sono alcuni degli obiettivi che qualsiasi società progredita dovrebbe perseguire. Ed è ciò in cui da sempre si impegna EpiCura che, grazie all’operato dei propri specialisti, pratica assistenza domiciliare ad anziani e pazienti allettati su tutto il territorio italiano, in particolare assistenza domiciliare a Milano, Torino, Roma, Firenze, Bologna, Brescia, Napoli, Catania e Genova. In un’epoca durante la quale la tecnologia sta conquistando tutti i settori, anche l’assistenza domiciliare può e deve sfruttarne al meglio le enormi potenzialità.

Eccoci al termine di questa prima tappa, se pensi che ci siano altre innovazioni nei servizi o nelle tecnologie, utili per l’assistenza a domicilio dell’anziano, non esitare a scriverle nei commenti.

10 interventi che un infermiere a domicilio può fare per te

10 interventi che un infermiere a domicilio può fare per te

La comodità di poter disporre di un infermiere a domicilio

L’assistenza a domicilio è uno di quei servizi che la maggior parte dei pazienti allettati, dei disabili e degli anziani con problemi di deambulazione benedicono. E non soltanto loro, considerati i vantaggi che ne derivano anche per i familiari, i quali possono contare su un supporto professionale, efficace, ma soprattutto estremamente rapido. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’assistenza a domicilio come la possibilità di fornire direttamente presso l’abitazione del paziente tutti i servizi e gli strumenti in grado di contribuire al mantenimento dei massimi livelli di salute, funzione e benessere del soggetto in questione. In sostanza, l’assistenza a domicilio evita al paziente il ricovero in ospedale, ma con la garanzia di poter ricevere tutte le cure necessarie direttamente a casa, senza essere costretto a spostarsi e a rinunciare alle proprie certezze e abitudini. Questo genere di assistenza si distingue per l’ampio portfolio di prestazioni offerte, ciascuna legata a una differente necessità. È basata, inoltre, sulla coordinazione degli interventi presenti all’interno del programma assistenziale, stilato sulla base delle esigenze fisiche e psicologiche del malato. Ogni intervento viene gestito da figure multidisciplinari.

L’importanza del supporto professionale offerto da EpiCura

Tutte le figure professionali coinvolte (siano essi infermieri, OSS, fisioterapisti, osteopati, etc.) garantiscono la condivisione delle responsabilità e degli obiettivi, offrendo le risorse necessarie al raggiungimento dei risultati di volta in volta prefissati. L’assistenza domiciliare include numerose tipologie di intervento, articolate su vari livelli, a loro volta diversificati in relazione alle necessità del paziente e alla minore o maggiore intensità assistenziale concordata con i familiari. EpiCura garantisce la presenza di operatori dotati di competenze professionali specifiche, in grado di intervenire secondo modalità differenti, onde assicurare la totale efficacia del programma operativo concordato. L’erogazione delle prestazioni infermieristiche in regime domiciliare viene effettuata in seguito a valutazioni di carattere medico, psicologico e ad altre specifiche dell’utente. I cittadini e le famiglie, da alcuni anni a questa parte, stanno optando sempre più frequentemente per queste forme di assistenza, realmente in grado di contribuire a migliorare la qualità della vita dell’assistito, perché più vicine alle esigenze e ai bisogni individuali. L’assistenza a domicilio contribuisce a ridurre le ospedalizzazioni non indispensabili e, soprattutto, a fare in modo che il paziente non rinunci alla sua indipendenza e al suo nucleo familiare, pur potendo contare su un supporto costante e su interventi rapidi in caso di emergenze.

Le aree di intervento dell’assistenza domiciliare

L’infermiere a domicilio assicura a tutti i pazienti, che per ragioni fisiche o psicologiche desiderano ricevere le cure necessarie presso la propria abitazione, un’assistenza che annovera un’ampia gamma di prestazioni sanitarie. L’infermiere agisce allo stesso modo di quanto fanno i colleghi che operano presso i presidi sanitari, ma ha piena responsabilità circa l’assistenza infermieristica (che include la pianificazione e la gestione degli interventi, nonché la valutazione delle condizioni del paziente). Riguardo alle attività incluse nella sua sfera d’azione, egli possiede totale autonomia tecnico funzionale. Le principali aree di intervento riguardano la prevenzione, la cura, la riabilitazione e l’educazione. La natura degli interventi può essere: tecnica, relazionale ed educativa. Inoltre, l’infermiere a domicilio assicura l’applicazione di tutte le prescrizioni terapeutiche e diagnostiche offerte dai medici. Pertanto, gli interventi dell’infermiere a domicilio riguardano ciascuno degli ambiti che costituiscono l’assistenza al malato:

La valutazione dei bisogni del paziente

La pianificazione dell’assistenza mediante definizione qualitativa e quantitativa degli interventi

L’esecuzione e la valutazione degli interventi sia diretti (relazione, assistenza tecnica, educazione), che indiretti (relativi alla gestione organizzativa dell’iter assistenziale)

I principali interventi garantiti da un infermiere a domicilio

Ecco di seguito i 10 interventi che un infermiere a domicilio può erogare al fine di migliorare la qualità della vita dell’assistito.
1. Nutrizione del malato critico.
2. Interventi terapeutici quali terapia iniettiva, terapia antalgica e terapia infusiva.
3. Corretta gestione delle stomie: PEG, urostomie, tracheostomie, sondino gastrico, stomie del tratto digerente, etc.
4. Cura e prevenzione delle infezioni: cateteri vescicali, presidi intravascolari (catetere venoso), lesioni cutanee (ustioni, lesioni neuropatiche o vascolari, ferite chirurgiche, piaghe da decubito).
5. Assistenza in situazioni legate ad incontinenza e a irregolarità dell’alvo.
6. Prevenzione delle piaghe da decubito in situazioni che presentano un rischio medio o elevato.
7. Assistenza in caso di sindrome ipocinetica (anche conosciuta come “sindrome da immobilizzazione”, legata ad una prolungata permanenza a letto del paziente, il quale assiste a una netta riduzione delle funzionalità e della capacità di movimento).
8. Assistenza in caso di carenza di informazioni nell’utente o nei suoi familiari, circa la patologia in atto e la corretta gestione dei sintomi.
9. Educazione finalizzata alla gestione burocratica delle pratiche assistenziali, all’uso dei presidi o altri dispositivi medici in dotazione.
10. Educazione finalizzata alla corretta applicazione delle indicazioni farmacologiche e/o terapeutiche affidate alle figure di riferimento familiare.

La multidisciplinarietà del personale sanitario che opera per EpiCura

Se le strutture ospedaliere pubbliche e private garantiscono un’elevata stratificazione e differenziazione delle mansioni erogate dal personale di riferimento, lo stesso non può avvenire presso il domicilio del paziente. Causa la complessità del lavoro, infatti, in ambito domiciliare i confini tra le varie mansioni appaiono molto più sfumati.

interventi garantiti da un infermiere a domicilio

interventi garantiti da un infermiere a domicilio

L’operatore gestisce da solo il programma assistenziale stilato per l’utente in questione e, di conseguenza, si espone in prima persona, facendo leva sulle proprie conoscenze e sul proprio bagaglio tecnico. Per tale motivo, quello domiciliare è un ambiente particolare, in cui contano la professionalità dell’infermiere e il rapporto instauratosi tra l’operatore sanitario, il paziente e il nucleo familiare. Tutti i soggetti coinvolti sono chiamati ad individuare le necessità primarie dell’assistito, ma anche a cogliere i segnali, molto spesso nascosti, di malessere fisico, psicologico e sociale che possono insorgere nel malato, a loro volta causati dalle difficoltà di relazione e da una situazione di forte stress emotivo. L’infermiere a domicilio è una figura professionale a 360 gradi, in grado di gestire la situazione offrendo le risposte più adeguate in merito ad ogni emergenza, comprese quelle caratterizzate da un elevato grado di imprevedibilità, che a causa della loro natura non possono essere codificate preventivamente.

Cosa fa un OSS (Operatore Socio Sanitario) e in cosa si distingue da un infermiere?

Cosa fa un OSS (Operatore Socio Sanitario) e in cosa si distingue da un infermiere?

L’Operatore Socio Sanitario: chi è e di cosa si occupa?

OSS è l’acronimo di Operatore Socio Sanitario, termine utilizzato per indicare la figura professionale. Per capire cosa fa un OSS ricorriamo alla normativa, istituita il 22 febbraio del 2001 dalla conferenza Stato-Regioni. La qualifica di OSS può essere conseguita da chiunque sia realmente motivato a supportare malati, anziani e persone in difficoltà, seguendo uno specifico percorso formativo della durata complessiva di 1000 ore, organizzate in maniera differente a seconda dell’Ente che istituisce il corso. Dal percorso di studi già si intuisce di cosa si occupa e Cosa fa un OSS. Le materie oggetto di studio possono essere raggruppate in quattro aree principali: area socio-culturale, legislativa ed istituzionale, comprensiva di materie quali legislazione sanitaria, sociale e previdenziale, organizzazione dei servizi e sociologia; area psicologica e sociale, inclusiva di materie come la pedagogia, la psicologia relazionale e le dinamiche di gruppo; l’area igienico-sanitaria, che include materie quali l’igiene della persona, gli aspetti medico-sanitari, le tecniche riabilitative e gli elementi di pronto soccorso; area tecnico-operativa, inclusiva di materie quali l’assistenza a domicilio, le attività domestiche e l’alfabetizzazione informatica. Il corso prevede una prova d’esame che dà diritto ad un attestato di qualifica che ha validità sull’intero territorio nazionale.

Cosa fa un OSS e perché il suo contributo è così importante?

Quella dell’Operatore Socio Sanitario è una professione che rientra nell’ambito sanitario ed è paritaria rispetto a quelle di sociologi ed assistenti sociali. L’OSS per malati ed anziani fornisce un supporto infermieristico nell’assistenza di base, essendo abilitato a sbrigare diverse mansioni. Tra queste figurano: supporto ai pazienti durante le normali attività quotidiane, piccole medicazioni, attività tese al supporto terapeutico e diagnostico, supporto nell’assunzione di terapie farmacologiche, cura e prevenzione di eventuali ulcere da decubito nei pazienti allettati, trasporto di materiale biologico, disbrigo delle pratiche burocratiche, attuazione di interventi di primo soccorso, attività di sanificazione e sterilizzazione di ambienti ed attrezzature. L’OSS, inoltre, può collaborare con medici ed infermieri ed occuparsi di attività specifiche dietro attribuzione da parte dell’infermiere. Tuttavia, è importante precisare che non può effettuare azioni di competenza medico-infermieristica. Piuttosto, è tenuto a rendere l’ospedalizzazione del paziente quanto più confortevole possibile, stringendo un legame di empatia con il malato. Nonostante la costruzione di tale rapporto possa essere piuttosto faticosa (il paziente difficilmente accetta il suo stato, evidenziando un certo imbarazzo nel ricevere assistenza da uno sconosciuto), ciò risulta fondamentale per la buona riuscita del trattamento.

Le funzioni di un OSS a domicilio e in ospedale

L’Operatore Socio Sanitario, secondo quanto stabilito il 22 febbraio 2001 dalla Conferenza Stato/Regioni, è tenuto a soddisfare i bisogni del paziente dal punto di vista relazionale, ambientale ed igienico. Tale assunto è sempre valido, indipendentemente dal luogo in cui l’utente è ricoverato: ospedale, clinica privata, domicilio. Un OSS a domicilio è tenuto a far fronte a non poche responsabilità. Che il servizio sia rivolto a persone anziane, o a pazienti diversamente abili o in dimissioni protette, l’OSS per malati è la figura più vicina all’utente, sia in termini di servizi erogati che di tempo, nonostante ci siano altre figure professionali tenute ad intervenire qualora ce ne fosse bisogno. E a riconoscere tali urgenze è proprio l’operatore socio sanitario. Inoltre, le stesse attività svolte dall’OSS, sono precedentemente individuate e progettate da commissioni multidisciplinari, tenute a redarre il cosiddetto PAI, il piano di assistenza individuale contenente tutte le prestazioni da effettuare, i giorni e le ore di servizio da erogare. Tutto ciò è teso a migliorare il più possibile le condizioni di vita del paziente e a renderlo via via più indipendente, qualora possibile. All’interno delle strutture ospedaliere, gli OSS sono tenuti a collaborare con infermieri ed ostetriche, nonché a svolgere alcune attività assistenziali, in base all’organizzazione dell’unità di appartenenza, e conformemente a quanto stabilito dalle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica.

OSS per malati: le mansioni principali

Cosa fa un OSS per malati? La risposta è semplice. Il suo compito principale è osservare con molta attenzione, riferendo quanto rilevato ai professionisti con cui collabora. L’operatore socio sanitario è tenuto ad annotare ogni genere di bisogno o esigenza, nonché tutti i cambiamenti occorsi nelle condizioni di salute del paziente. L’osservazione consiste essenzialmente in una rilevazione tecnica, che necessita dell’applicazione di scale di valutazione (quella di Norton, relativa all’incidenza delle piaghe da compressione, o quella di Cloney, dedicata al rischio di cadute). L’OSS, inoltre, è tenuto a consigliare gli utenti circa le modalità d’azione e a spiegar loro le principali norme di prevenzione circa i possibili incidenti. I pazienti con difficoltà deambulatorie, ad esempio, non dovrebbero tenere in casa tappeti o altri oggetti che possano fungere da ostacoli. Coloro che sono affetti da diabete, invece, vanno seguiti costantemente e supportati nell’adozione di diete appositamente create. Gli utenti che lamentano gravi problemi di obesità necessitano di attenersi ad una dieta ipocalorica, mentre le persone allettate vanno assistite mediante cure igieniche, applicate ricorrendo alle corrette tecniche di mobilizzazione e movimentazione, onde effettuare ogni spostamento in piena sicurezza, aggiungiamo qualche consiglio sul mantenersi in forma in vacanza.

Cosa fa un OSS per anziani?

L’OSS è tenuto anche a conoscere ed applicare le tecniche di supporto all’alimentazione: nel caso di pazienti anziani, ad esempio, è fondamentale aiutarli ad adottare la posizione più adatta durante i pasti, onde evitare che il cibo raggiunga la trachea anziché l’esofago. Altro elemento fondamentale è l’igiene e la cura degli ambienti: disinfezione e detersione sono attività che un OSS deve conoscere alla perfezione ed eseguire costantemente, onde non rischiare di peggiorare le condizioni di salute dell’anziano o del paziente allettato. In caso di demenza senile o malattie a carico del sistema nervoso, l’OSS per anziani è tenuto a ricorrere alle tecniche necessarie, che possono rivelarsi utili soprattutto in caso di complicazioni. Ricordare al paziente le fasi della giornata o il momento in cui consumare i pasti ed imporre l’uso di calendari e orologi che aiutino a comprendere meglio lo scorrere del tempo, sono azioni fondamentali. Orari che andranno rispettati anche nel caso di terapie farmacologiche. In questo caso, il dovere dell’OSS consiste nel ricordare l’assunzione dei medicinali al paziente, ma non include la somministrazione e la prescrizione di alcuna terapia farmacologica. In caso di problemi o emergenze, l’OSS a domicilio è tenuto a richiedere il parere, anche telefonico, del medico di base.

Assistenza Domiciliare, OSS o Infermiere?

Assistenza Domiciliare, OSS o Infermiere?

L’introduzione dell’operatorio socio sanitario (OSS) ha creato un po’ di confusione riguardo alla definizione, al ruolo e alle mansioni di infermieri e, appunto, OSS. Quest’incertezza deriva soprattutto dal disordine che affligge la sanità italiana, che da qualche anno a questa parte si trova ad affrontare una situazione abbastanza grave, legata alla cronica mancanza di fondi e alla conseguente carenza di organico. Le due figure sanitarie, oss o infermiere, pertanto, vengono spesso confuse ed interscambiate, quasi fossero equivalenti, creando una mescolanza di mansioni, ruoli e competenze che andrebbe opportunamente risolta.

OSS o Infermiere? differenze e iter formativo

Ma cosa fa un infermiere e cosa fa un OSS? Figura e ruolo dell’OSS restano elementi ancora piuttosto sfumati, a causa del mancato accordo Stato/Regioni, che spesso determina un diverso iter formativo da regione a regione. In tempi recenti si è assistito persino a richieste recapitate da OSS impiegati in strutture pubbliche ad avvocati specializzati, che riguardavano l’obbligo o meno di espletare specifiche mansioni. Ecco perché è necessario fare chiarezza circa il ruolo dell’operatore socio sanitario.

Cosa fa un OSS?

La figura dell’operatore socio sanitario fu istituita durante la Conferenza Stato/Regioni del 22 febbraio 2001. In quell’occasione fu stabilito che: un OSS è un operatore che, dopo essersi formato professionalmente attraverso uno specifico percorso, è chiamato a svolgere attività necessarie al soddisfacimento dei bisogni primari del paziente, favorendone benessere e autonomia. I corsi regionali prevedono 1000 ore di formazione di cui 550 di tirocinio. Durante la Conferenza Stato/Regioni del 16 gennaio 2003 le competenze dell’operatore socio sanitario si arricchirono di nuove mansioni: chi avesse completato con successo un ulteriore percorso formativo complementare di 300 ore, avrebbe potuto collaborare con infermieri ed ostetriche e svolgere attività assistenziali in maniera conforme a quanto stabilito dal responsabile dell’assistenza infermieristica e/o ostetrica. L’OSS può operare in autonomia in caso di:

  • assistenza alle persone non autosufficienti;
  • nell’ambito delle attività quotidiane e nell’igiene personale;
  • cura della pulizia e dell’igiene domestica;
  • realizzazione di attività di socializzazione destinate a singoli e gruppi.

In tutte le restanti attività, l’OSS può operare sotto la supervisione di un’infermiere o di un’ostetrica, effettuando:

  • somministrazione della terapia prescritta;
  • bendaggi e medicazioni semplici;
  • bagni terapeutici, frizioni e impacchi medicali; annotazione e rilevazione delle condizioni del paziente;
  • preparazione del materiale per la sterilizzazione;
  • preparazione e sterilizzazione delle apparecchiature sanitarie e dei dispositivi medici;
  • massaggio cardiaco e respirazione artificiale;
  • trasporto del materiale biologico;
  • clisteri;
  • somministrazione di pasti e diete.

Quindi ci sono condizioni in cui OSS o infermiere devono collaborare in modo continuativo.

Cosa fa un infermiere?

Al fine di chiarire la posizione di ogni figura professionale e sottolinearne le differenze, è importante ribadire anche chi è e cosa fa un infermiere, nonostante questo sia un concetto abbastanza chiaro.

Il decreto ministeriale del 14 settembre 1994 n.739 articolo 1, comma 1, afferma che: l’infermiere è la figura professionale che ha conseguito il necessario diploma universitario abilitante ed è regolarmente iscritto all’albo professionale.

Tale qualifica ne fa un responsabile dell’assistenza infermieristica, pienamente in grado di identificare i bisogni del paziente e formulare i relativi obiettivi. Gestisce, pianifica e valuta gli interventi infermieristici e, per l’espletamento di tutte le proprie funzioni si avvale, qualora necessario, di personale di supporto. Essendo detentore di facoltà decisionali, l’infermiere attribuisce e non delega eventuali compiti, i quali devono rientrare nelle competenze dello specifico operatore. Per capire la differenza fra OSS o Infermiere, gli errori di attribuzione e pianificazione, nonché la mancata supervisione, chiamano in causa le responsabilità dell’infermiere; eventuali errori di esecuzione, invece, rientrano nelle responsabilità dell’OSS. Nell’attribuire i compiti, l’infermiere ha il dovere di spiegare correttamente le modalità di intervento, verificando che l’OSS abbia perfettamente compreso quanto illustrato.

Le diverse tipologie di assistenza domiciliare

Cliniche private e Servizio Sanitario Nazionale garantiscono percorsi assistenziali presso il proprio domicilio alle persone non autosufficienti o con patologie in atto. Tali iter possono consistere in un insieme di terapie mediche, infermieristiche e riabilitative, utili a stabilizzare il quadro clinico, migliorare la qualità della vita del paziente e limitarne il declino funzionale. In relazione alle necessità di salute dell’assistito e al livello di complessità e durata dell’intervento assistenziale, si distinguono tre diversi tipi di cure a domicilio: l’assistenza domiciliare programmata (ADP), l’assistenza domiciliare integrata (ADI) e l’ospedalizzazione domiciliare. L’assistenza domiciliare programmata eroga prestazioni mediche, infermieristiche e riabilitative, limitate all’episodio patologico riscontrato. È limitata nel tempo e dedicata ai pazienti con problemi di deambulazione, impossibilitati a raggiungere autonomamente i servizi. L’assistenza domiciliare integrata (ADI) è un insieme coordinato di trattamenti sociosanitari e sanitari, erogati in maniera continuativa. Include, quindi, prestazioni sanitarie (infermieristiche, mediche e riabilitative) e socio-assistenziali (cura della persona). L’ospedalizzazione domiciliare è un servizio diagnostico, terapeutico e riabilitativo, di durata definita, eseguito da un’equipe a inquadramento ospedaliero. È destinata a pazienti affetti da patologie croniche evolutive, che richiedono un’assistenza infermieristica e medica h24. In questo caso si rende necessaria la presenza di un infermiere per la notte.

Assistenza a domicilio: infermiere o OSS?

L’indicazione della figura professionale che debba prendersi cura del paziente è legata alle condizioni e alle esigenze di quest’ultimo, che andranno valutate di volta in volta da personale specializzato. In questo articolo non consideriamo altri specifici casi, come l’intervento del fisioterapista, rimettendo il focus sulla scelta fra OSS o Infermiere. Esistono diversi livelli di gravità ed ognuno di questi necessita di prestazioni sanitarie differenti. L’operatore socio sanitario (OSS) è un professionista qualificato e certificato che ha il dovere esclusivo di assistere i pazienti non autosufficienti durante le attività legate alla quotidianità (alimentazione, igiene e mobilità). L’assistenza a domicilio praticata da un OSS è tesa al recupero o al mantenimento dell’autonomia del paziente. I soggetti che possono averne bisogno sono coloro che hanno appena subito un intervento chirurgico o chi è allettato per colpa di una malattia debilitante. L’OSS, inoltre, può affiancare un’equipe multidisciplinare formata da medici, infermieri e fisioterapisti, lavorando in supporto e collaborazione con gli altri professionisti. Chi necessita di servizi di tipo infermieristico, invece, deve affidarsi ad un infermiere (vedi sopra quando abbiamo spiegato le sue funzioni specifiche), indicato per necessità sanitarie post-ospedaliere o post-operatorie, piuttosto che ai pazienti che necessitano di un ciclo di cure. In alcuni casi potrebbe essere necessaria la presenza di un infermiere per la notte, onde intervenire in caso di criticità.

ATTENZIONE: L’infermiere è necessario in caso di: iniezioni intramuscolari e sottocutanee, medicazioni complesse, prelievi del sangue, somministrazione di terapie farmacologiche.

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