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Un disturbo tanto diffuso quanto invalidante

La cervicalgia è una delle patologie più diffuse tra quelle a carico della schiena: interessa le sette vertebre superiori del rachide, poste a ridosso del collo e della testa. Colpisce maggiormente le donne e ad oggi costituisce una delle cause più frequenti di disabilità nel mondo occidentale. In genere, i forti dolori causano l’irrigidimento dei muscoli del collo e una netta diminuzione delle capacità di movimento. Questa forma di mal di schiena tende ad irradiarsi verso le spalle e le braccia e ad accompagnarsi con sintomi quali vertigini, mal di testa e disturbi sensoriali (all’udito e alla vista). Può insorgere in seguito a un ampio ventaglio di eventi traumatici, ma può essere legata anche a condizioni di forte stress, sedentarietà o a posture scorrette reiterate nel tempo. Per risolvere tale condizione è fondamentale inquadrare prima le cause e i sintomi, quindi avviare un trattamento specifico. In genere, il disturbo si risolve spontaneamente nel giro di una settimana. Superati i 7/10 giorni, oppure in presenza di recidive frequenti, sarà necessario rivolgersi ad un medico e concordare una terapia. La cervicalgia e torcicollo non vanno confusi. Quest’ultimo, infatti, è solitamente caratterizzato da violente fitte dovute a una contrattura improvvisa.

Le cause della cervicalgia

La cervicalgia interessa la parte alta della schiena, nota con il nome di rachide cervicale. Quest’area è formata da 7 vertebre che costituiscono il sostegno per il collo e la testa. Infiammazioni e dolori che colpiscono questa regione sono principalmente legati a traumi e possono coinvolgere le vertebre, piuttosto che le articolazioni o i muscoli che le sorreggono. In genere, questi traumi dipendono da posture scorrette reiterate nel tempo, come spesso accade a chi svolge professioni che costringono a restare seduti per molto tempo. Anche una scarsa attività fisica e un tono muscolare inadeguato possono predisporre a lesioni, strappi e contratture, soprattutto in caso di movimenti bruschi o carichi eccessivi, rimediati praticando sport o in seguito ad incidenti stradali. Da non sottovalutare lo stress, in grado di determinare forti tensioni muscolari, rendendo più sensibile l’area ad eventuali traumi o infiammazioni. Altre cause sono da ricercarsi in patologie quali la scoliosi, la lordosi lombare e la cifosi o in malattie come l’artrite reumatoide, l’osteoartrosi e l’ernia del disco. L’artrite causa il consumo progressivo dei dischi intervertebrali, i quali tendono a schiacciare le vertebre, causando rigidità e dolori. Non di rado, mal di schiena e mal di testa possono palesarsi in seguito a malocclusioni dentali, ovvero quando le arcate dentali non si chiudono in maniera corretta.

I sintomi della cervicalgia

I dolori alla schiena percepiti dai pazienti colti da cervicalgia sono variabili, sia in termini di intensità che di durata. In ogni caso, il dolore è costante e localizzato in aree specifiche del rachide superiore. La localizzazione può aiutare il medico e il fisioterapista a comprendere l’origine del problema, nonché l’eventuale coinvolgimento dei nervi. È possibile distinguere tre diverse categorie di dolori:

– La cervicalgia tensiva (o torcicollo), i cui sintomi riguardano soprattutto il collo. È caratterizzata da fitte violente, rigidità muscolare e da una limitata mobilità dell’area interessata. Può essere legata a traumi o colpi di freddo.

– La sindrome cervico-brachiale, caratterizzata da dolori che tendono ad irradiarsi verso spalle e braccia. Sensibilità eccessiva e formicolii agli arti sono gli indizi di un’anomala compressione dei nervi cervicali.

– La sindrome cervico-cefalica, che causa forti cefalee di tipo tensivo, ma anche vertigini, emicrania, disturbi all’udito e alla vista, vomito e nausea.

Per fortuna, i dolori tipici della cervicalgia durano soltanto pochi giorni, soprattutto se legati a traumi. Qualora non trattati in maniera adeguata, tuttavia, i sintomi possono ripresentarsi facilmente. Se la condizione dolorosa si protrae per mesi, può essere definita cronica.

La diagnosi del problema

La localizzazione e la natura dei dolori possono aiutare il medico a identificare l’origine del disturbo e le sue cause. Nel corso della visita, il medico specialista provvederà all’anamnesi del paziente, ponendo l’attenzione sulla tipologia di lavoro che svolge, sulle origini del dolore (progressivo o improvviso e quindi legato a traumi), sull’eventuale irradiazione del dolore verso spalle, braccia e mani. In seguito, sarà possibile procedere con l’esame obiettivo, che consiste in una valutazione neurologica e muscolo-scheletrica del paziente, utile ad escludere problematiche più serie, quali ernie o protrusioni in grado di sollecitare o comprimere oltremodo le strutture nervose. L’ortopedico o il fisiatra possono avvalersi di esami approfonditi quali radiografia, risonanza magnetica, TAC o elettromiografia. Una volta individuato il problema scatenante, il medico specialista indicherà la terapia più adatta, che può comprendere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o cortisonici (in caso di problemi più gravi o mal di schiena persistenti), oltre a un iter fisioterapico da effettuarsi in compagnia di un professionista come quelli che operano per conto di EpiCura.

Rimedi e prevenzione

La fisioterapia per i dolori alla schiena ci insegna tanto. La prevenzione del disturbo passa attraverso uno stile di vita sano: un’attività fisica costante aiuterà a tonificare e a rafforzare la muscolatura della schiena e del collo. Durante la fase acuta, alle terapie farmacologiche sarà opportuno affiancare alcuni accorgimenti: la zona colpita andrà tenuta a riposo e, qualora consigliato dal medico, il paziente dovrà indossare un tutore (il cosiddetto collare ortopedico). In seguito, bisognerà prestare molta attenzione alla postura, onde alleviare il carico su vertebre e articolazioni. La fisioterapia potrà aiutare a correggere eventuali difetti posturali e a ripristinare le funzionalità della regione colpita. Esercizi di rafforzamento e stretching, ma anche massoterapia e manipolazioni, possono aiutare il paziente a prevenire eventuali recidive. Il paziente dovrà eseguire regolarmente gli esercizi consigliati dal fisioterapista: ogni movimento andrà effettuato lentamente, evitando gesti bruschi, in grado di esacerbare il problema. Grazie al supporto dei professionisti che operano tramite EpiCura sarà possibile eseguire gli esercizi anche a domicilio. I movimenti consigliati riguardano:

– La rotazione del collo e della testa, da compiere effettuando tre giri verso sinistra e altrettanti verso destra.

– La flessione del capo, da eseguire inclinando la testa su un lato e dall’altro, cercando di avvicinare quanto più possibile l’orecchio alla spalla.

– L’estensione del collo in avanti, da effettuare cercando di toccare il torace con il mento.